giovedì 11 dicembre 1986

Anna Maria Ortese scrive: Carissimo Beppe

Rapallo - 11.12.86

Carissimo Beppe,
la tua lettera è del 27.11
scorso, e dunque non sono tanto in ritardo nel risponderti, come temevo. Temo poi che questa letterina ti sembrerà scialba. Caro Beppe, la forza di tradurre subito, in giuste parole, ciò che si pensa, l’avevo, e ora vedo che se n’è andata. Nessuno di noi sa perché (per quale più diretta ragione), a un certo momento, si diventa deboli. Con un po’ di coraggio, posso rispondermi che la lunga lotta (almeno 50 anni) per sopravvivere, e l’altra feroce lotta che, adesso, gli anni muovono a me, è la causa di tutto. Faccio una fatica indicibile a scrivere qualunque cosa - anche le lettere, che un tempo erano libertà e felicità, mi sono oggi sofferenza. Il mio unico lavoro è ricopiare cose del passato, per renderle leggibili. Ora non lo sono, ed è il mio cruccio. Un grande avvenire dietro le spalle! - ha scritto Gassman. - Correggendo (ridimensionando) scrivo: “Un piccolo avvenire dietro le spalle”. Tutto ciò che potevo fare, l’ho fatto (alla peggio). Tutto ciò che posso fare adesso - quando lo posso - è copiare - correggere un po’. Dico questo, perché a volte sento intorno una illusione - su me e le mie forse mentali - che mi addolora, più che altro, o mi mortifica.
Mi si invita a lavorare (giornali - amici) e io non rispondo neppure.
D’altra parte, se la mia vita fosse cambiata! Ho perduto unicamente il peso (anzi: terrore delle bollette e dell’affitto), e di questo ringrazio tutti. Ma fosse venuta un po’ prima, la prudenza : ora, per quanti conti faccia, non posso cambiare la mia vita. Essa (la mia vita) è spesso in un totale abbandono. Ma dovrei spiegare troppe cose (che non è mio diritto dire, perché riguardano altri), e preferisco tacere. Ma è chiaro che, sebbene possa pagare le bollette, e questo affitto (170.000), se penso al futuro non vedo di buono che bollette pagate ma non casa, non sicurezza di nessun genere (come salute, per esempio), e no nuovi lavori. Dovrei solo fare altro denaro - per mettere insieme l’occorrente per una casa senza debiti (che alla mia età non si possono fare, onestamente), dovrei arrivare a 80-90 M. Ma il denaro, editori che possono e anche altre categorie, lo tengono stretto al cuore. Io ho imparato a spingere via il denaro, a momenti, tanto ho orrore di questo amore - e poi il denaro si vendica e mi porta via davanti il piatto (è una metafora) con i sogni che credevi di aver raggiunto (”casa” - “pace” - “lavoro”). Qui, mi fermo. Ma forse ti ho raccontato il perché della mia stanchezza di Dentro!
Caro Beppe, non ho letto - allora- tutti i giornali - li ho visti dopo - e di sfuggita -tanto male mi facevano - ma non ho pensato un momento che tu non fossi il motore di tutto. Tu e Adele. A Dario, se ho cercato di mostrare un po’ di gratitudine è stato per i 10 e più anni di solidarietà avuta mentre ero a Rapallo. Anni terribili. Lui mi ha telefonato e cercato di tenermi su continuamente. Per questo, ho detto grazie. Ma di quanto tu hai fatto per me, pubblicando il Treno Russo, e mandandolo poi al Premio, e accettando poi il libretto romano, non credo di essermi dimenticata! E battendoti poi con la Commissione di Parità! No, non ho dimenticato tutto questo, caro “fratello Gheddafi” e ti voglio bene, e se appena passerà questo mio tempo di sfasamento e confusione (perché, ricordati che devi stare in piedi, non potendo stare in piedi - e che ho decine di anni più di quelli che tu porti ora fieramente - ho queste decine di anni addosso, ai quali non posso sottrarmi un minuto) appena Dio mi concederà un momento di libertà, me ne ricorderò, e ti sarò in qualche modo (dimostrerò) davvero grata. Ora contentati del mio bene fraterno e della mia stima umana per il grande (e vero) dono che possiedi : Bontà.
Ti abbraccio Anna

vedi l'originale:

domenica 3 agosto 1986

Anna Maria Ortese scrive: lettera del 3 agosto 1986

Rapallo 3 - 8- 86

Caro Beppe Costa, spero di trovarti a questo indirizzo. Devi scusarmi se non ho ancora inviato i racconti, corretti per metà. Spero - anzi lo farò - prima del 10-12 agosto - data in cui vado fuori Rapallo fino a tutto settembre. Andrò in casa di amici di famiglia, in montagna (Piemonte). Non ho mai preso vacanze, ma ora mi sembra di svenire. Ho continui mali di testa, e difficoltà di respiro. Non mi riesce di parlare a lungo. Qui, la vita è diventata pesante. Non ho fato che scrivere e telefonare - e infinite cose in genere. Ora mi sento distrutta. Tra il caldo feroce, e la casa abbandonata (Maria in casa non può fare più nulla) e il rumore - soprattutto il rumore di Rapallo - è una cosa insopportabile. E il pensiero di dover uscire - anche se non desidero altro - al 31-12. Scusami se non aggiungo nulla - ti telefonerò - o ci vedremo in Ottobre - spero. Avrai le bozze - non temere. - Salutami affettuosamente Dario - se lo vedi. - Ciao Anna

vedi l'originale:

giovedì 13 febbraio 1986

lunedì 3 febbraio 1986

Anna Maria Ortese scrive: Caro Beppe Costa

Caro Beppe Costa,
dell’immenso ritardo nella consegna di queste bozze, non posso scusarmi che con lo stato di salute: il male - anzi i dolori alla testa mi hanno accompagnata tutta l’estate, e sono ancora qui, in forma di spilli, appena parlo o scrivo un minuto di più del consentito dalla mia orami cronica debolezza. Ho sperato inutilmente - almeno fino a oggi - di lasciare Rapallo, ma di questo carnevale di massa non mi è sfuggito un solo mortaretto e frenata d’auto. Sono annichilita, col problema, ora, della casa (4 mesi ancora), e nulla di fatto. Basta. Questo piccolo libro mi sembra buono. Spero di non sbagliarmi. Ringrazio anche moltissimo Adele Cambria della sua affettuosa e forte presentazione. Ma, a proposito di questa, sentirei necessario aggiungere una paginetta mia. E questo per sottrarmi alle definizioni crudamente esatte, ma di colore assolutamente politico, di Adele. Dove dice che i mali di Roma vengono da un partito, io vedo quei mali nascere solo dalla vecchia natura umana (se vuoi), o anche italiana - dove il senso morale* non ha mai senso -
e quindi, scegliendo un altro partito riapparirebbero. Proprio come i mali “incurabili”, sotto terapie differenti, sono sempre là. è il male umano (rozzezza e indifferenza) che va curato - se possibile - e pagando di persona. O siamo sempre alla Roma antica (o vecchia) che non inutilmente viene definita eterna (o immutabile). Ma ti manderò lo scritto - domani - e vedrai se va bene - e mi dirai la tua opinione. Scusa se non ricopio questa lettera, e se non scrivo a macchina. Poi ti dirò. Ti saluto aff.te
A. Maria

Stai un po’ meglio, ora, con le temperature mutate? Lo spero.

* aggiunta laterale al foglio: per senso morale io intendo sempre il buon rapporto (giusto) con gli altri - Natura compresa.

vedi l'originale: