lunedì 3 febbraio 1986

Anna Maria Ortese scrive: Caro Beppe Costa

Caro Beppe Costa,
dell’immenso ritardo nella consegna di queste bozze, non posso scusarmi che con lo stato di salute: il male - anzi i dolori alla testa mi hanno accompagnata tutta l’estate, e sono ancora qui, in forma di spilli, appena parlo o scrivo un minuto di più del consentito dalla mia orami cronica debolezza. Ho sperato inutilmente - almeno fino a oggi - di lasciare Rapallo, ma di questo carnevale di massa non mi è sfuggito un solo mortaretto e frenata d’auto. Sono annichilita, col problema, ora, della casa (4 mesi ancora), e nulla di fatto. Basta. Questo piccolo libro mi sembra buono. Spero di non sbagliarmi. Ringrazio anche moltissimo Adele Cambria della sua affettuosa e forte presentazione. Ma, a proposito di questa, sentirei necessario aggiungere una paginetta mia. E questo per sottrarmi alle definizioni crudamente esatte, ma di colore assolutamente politico, di Adele. Dove dice che i mali di Roma vengono da un partito, io vedo quei mali nascere solo dalla vecchia natura umana (se vuoi), o anche italiana - dove il senso morale* non ha mai senso -
e quindi, scegliendo un altro partito riapparirebbero. Proprio come i mali “incurabili”, sotto terapie differenti, sono sempre là. è il male umano (rozzezza e indifferenza) che va curato - se possibile - e pagando di persona. O siamo sempre alla Roma antica (o vecchia) che non inutilmente viene definita eterna (o immutabile). Ma ti manderò lo scritto - domani - e vedrai se va bene - e mi dirai la tua opinione. Scusa se non ricopio questa lettera, e se non scrivo a macchina. Poi ti dirò. Ti saluto aff.te
A. Maria

Stai un po’ meglio, ora, con le temperature mutate? Lo spero.

* aggiunta laterale al foglio: per senso morale io intendo sempre il buon rapporto (giusto) con gli altri - Natura compresa.

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