domenica 20 aprile 2008

un ricordo di Leo Ferré, l'ultimo poeta


Finalmente viene edito il cd "Ferré - Baudelaire, Les fleurs du mal"

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"L'anarchia è la formulazione politica della disperazione. L'anarchia non è un fatto di solitari: la disperazione neanche. Sono gli altri a informarci sul nostro destino. Sono gli altri a farci, a distruggerci. Con gli altri si è un altro. Allora, distruggendo gli altri, distruggiamo noi stessi. E' stato già detto; è importante che sia ripetuto..." (Leo Ferré)


Malgrado Ferré sia andato via dalla Francia, le sue 'canzoni' sono edite, come quelle di Brel e Brassens) da Gallimard, nella collana più prestigiosa forse al mondo di poesia: "Biblioteca della Pléiade".

Le nostre collane di poesia con autori quali Neruda, Pessoa, recano invece prefazioni di Pelù, Jovanotti, che saranno bravi a cantare ma quanto a dirci di questi grandi poeti ecco c'è da urlare!
E che gli editori sono finanziarie con dirigenti che hanno guardato sin da piccoli solo Italia uno, viene più di un sospetto. Quasi come quei critici che mi hanno
contestato e non hanno voluto neppure firmare per la petizione in favore di Anna Maria Ortese e che oggi, tronfi e pettoruti (oltre che pagati) se la vanno a presentare come fosse una loro scoperta! Faranno i decennali, i ventennali, i trentennali, ecc. Mangiano!
Per fortuna questo con Leo non accade, da Medail a Macario alla figlia e persino per i blog su myspace a lui dedicato sono 'gestiti' da persone che hanno per Leo un grande rispetto. Come me.

È passato tanto tempo, ma il ricordo di Leo è assolutamente indimenticabile: nella politica, nell'amore, nei sogni, nella musica. Che Leo fosse anche direttore d'orchestra è sempre passato in secondo piano.
La contestazione studentesca in Francia del '68 e i risultati di questa, lo avevano talmente 'nauseato' da scegliere, come paese, l'Italia: Castellina in Chianti. Splendida! consona al suo modo di vivere.
Lì continuò a fare libri e dischi, quasi in proprio.
Ricordo il suo traduttore Enrico Medail (di lui e della moglie conservo ancora dei dischi), successivamente ho conosciuto Mauro Macario che ha ripreso e tradotto molti dei suoi testi, e la mia voglia di farlo conoscere di più, di 'imporlo' quasi anche ai giornali coi quali collaboravo ma, è sempre stata dura!

Organizzato dal 'Centro Culturale Francese' di Catania, (1984) la sua presenza al Metropolitan, teatro nuovo e con tremila posti fu occasione per conoscerlo e intervistarlo. Ero indignato per il pubblico di trecento persone ch'era venuto ad ascoltarlo. Lui no! Capì la mia ammirazione ma anche l'essergli simile e, abbastanza timido (sfido chiunque!) allora dal palco, e si nota nella foto che ho messo in myspace, mi indica e mi chiama in causa! (questo interloquire amichevole succederà diverse volte anche con Arnoldo Foà). Mi rende partecipe dell'amore per ciò ch'è diverso. Della crescita che non può coinvolgere folle, ma che poco a poco bisogna conquistare. Ma le trecento persone lo applaudirono come trentamila!
Noto più per i testi delle canzoni 'Gli anarchici' e 'Solitudine', ho sempre preferito invece 'Col tempo' o 'Piccina'. Perché in queste ultime si rispecchiano le altre, anzi tutte le altre.
'Avec le temps' ma preferisco sempre usare l'italiano, perché gli italiani lo usiamo sempre meno, è di straordinaria potenza, come 'Non andare via' di Brel. Potranno passare secoli ma neppure una sola riga sarà mai 'datata'.
Nell'intervista che, per ragioni di spazio, mi è stata accorciata, Leo salva pochi dei nostri cantautori, De André soprattutto e Gino Paoli, coi quali collaborò. Siamo consapevolmente d'accordo, complici e il tempo ha dato ragione.
Aggiungo che in quegli anni, avevo tentato di stampare le sue poesie, mi incrociavo con diritti musicali assurdi, costosi e piene di trappole, tutto ben lontano dai suoi desideri. Lotte che dovevo affrontare per sopravvivere, difficile già con i libri di Arrabal, Bachelard, Halimi che già non riuscivo a diffondere né a pagarmi.

chez léo ferré

Leo aveva compreso appieno la mia forza ma anche il mio dolore; così la moglie, straordinaria e fedele compagna, quando stava male nelle telefonate sembrava essere consapevole ch'io fossi un complice, e quasi mi voleva tranquillizzare per non 'sentirlo' nella sua 'solitude'.
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