martedì 3 giugno 2008

Beppe Costa oggi scelgo la poesia di Beatrice Niccolai






La tagliola


ora che vestendomi di parola, sono nuda
a te il grande compito di farmi terra senza confine
e restituirmi finalmente al cielo.

Ora che sai che m'hanno stuprata la carne e il cuore
e che non ho vergogna nello spogliarmi
a te il grande compito di raccogliermi
e farmi diventare arco dei tuoi suoni.

No, io non provo vergogna
per tutti quei solchi che mostro,
insegnami a ritrovare un antico pudore
ch'è il volo di un aquilone
nel cielo violato dagli aereoplani.

Con cura, sarà tuo il compito
di infrangere la bolla di sapone dove coltivo le parole
e dove da qui divento arco
per le tue frecce.

Vestimi di te
senza ch'io me ne accorga,
magari nel sonno, perchè io non fugga
in tagliole già assaggiate.

Ero una giovane cerbiatta ferita
che correva nel bosco.
La ferita evidente faceva sparare i cacciatori
ha troppo belli gli occhi, - dicevano -
perchè possa morire.

Ora che non ho più la sostanza del pelo
nel tuo bosco, sii per me,
tu

la tagliola.


Bevimi piano


Stappami senza guardare dove cade il tappo.
Se cade in testa, non sposarmi mai.
Magari come già fai, Amami
come si Amano le cose che chiedono Cura
e che non si sposano mai

Stappami la sera e non parlarmi di problemi
che ho già i miei e i Tuoi da risolvere
Tu arriva e Amami, con dolcezza
come si Amano le cose che non si avranno mai

Hai un modo curioso di stappare la bottiglia
abituato a stappare le bottiglie con tappo a vite
Ti perdi nel sughero dei miei giorni
sempre in Te galleggio

Il calice no, non riempirlo mai.
Un dito nel bicchiere mi basterà
per alzarlo in alto
alla Tua, alla mia, alla Nostra
perchè Tu mi veda anche in mezzo alla folla
con il braccio alzato in un dito di cristallo.

Indice
di tutti gli indici, il Tuo confuso al mio
anulare mai,

Amami così
che forse ci si Ama di più
perchè precarietà è indiscussa stabilità.

Poi, piano, sorseggiami. Senza fretta.
Che il Gusto arriva con le Tue labbra
fammi bere la Tua sete

e di Te tutto
che non sia Mai di Noi

abitudine.


Ho avuto la fortuna di incrociare la mia strada con le parole di Poesia di Beatrice attraverso la rete. La rete, un luogo che sa avvicinare le persone che sanno ascoltare, ascoltandosi. Dall’ascolto e dall’amore appassionato per la Poesia è nata, crescendo nell’affetto dei giorni, un’amicizia che dona serenità. La poesia unisce i cuori che sanno ascoltare, vibrando nella luce di ciò che possono toccare, sentire, annusare, vedere, respirare, assaggiare…Beatrice ama le parole e ne ha molta cura. Le cuce con la premura dell’Amore usando fili di gioia, tenerezza, passione, tristezza, malinconia e molto altro. Fili come inchiostro rosso, impresso indelebilmente nell’anima.
Le sue parole accarezzano, scavano, baciano, stringono, feriscono, dissetano, incantano, dipingono, straziano, uniscono, dividono, evocano. Sono timbri, intrecciati in colori trapunti di Vita; nella traccia impressa nell’anima prendono vita in suoni, trattenuti nei solchi che la puntina della memoria smalta in tinte sfumate. Nel silenzio diventano la voce del cuore che ascolta e ne assorbe l’odore, quasi una scia da seguire, per trovare l’impronta di sé. Perché nelle parole ci sono immagini, istanti che attraversano gli occhi in onde di calore. Nella Poesia di Beatrice si possono ascoltare una grande quantità di colori, colmi d’intenso sentire e divengono rugiada che disseta e scalda il cuore. (blue)

3 giugno 2008 22.47

Elimina

Posta un commento