giovedì 26 giugno 2008

BEPPE COSTA SCEGLIE: STEFANIA DEL FERRARO su SILVANO AGOSTI

A proposito dell'incontro con il regista-scrittore
di Stefania del Feraro

con Lina Bernardi

"In Kirghisia nessuno lavora più di tre ore al giorno e il resto del tempo lo dedichiamo alla vita. Quando un qualsiasi cittadino compie i 18 anni gli viene regalata una casa. E se qualcuno desidera fare l’amore, mette un piccolo fiore azzurro sul petto in modo che tutti lo sappiano". Sembra una nuova Utopia, quella descritta e raccontata da Silvano Agosti, scrittore, regista e poeta, nel suo libro "Lettere dalla Kirghisia", presentato ieri sera a Roma, presso la libreria Pellicanolibri, nell’ambito del progetto "Un libro... una musica... una voce...", curato da Beppe Costa.
Alla presenza dell’autore, l’attrice Lina Bernardi ha letto alcuni brani del testo, organizzato come raccolta di lettere, scritte e spedite da un paese immaginario, che l’autore sogna di visitare per caso e non lasciare mai più. Un paese dove gli uomini vivono secondo ritmi e modi migliori, non necessariamente nuovi o rivoluzionari, ma assolutamente naturali, elementari.
"LETTERE DALLA KIRGHISIA": la moderna e reale utopia di Silvano Agosti

Un luogo immaginario, questa Kirghisia, dove, trascorse le tre ore lavorative, "il resto del tempo viene dedicato alla vita", ha tenuto a precisare Agosti. Un luogo dove "i politici fanno volontariato, dove il numero di farmacie e ospedali è azzerato" perché "quando la gente è libera di vivere non si ammala"; un luogo dove "i bambini non vengono martoriati nelle scuole, ma giocano fino ai 18 anni e sanno tutto ciò che c’è bisogno di sapere per avviarsi alla vita: i bambini conoscono il corpo e il mondo". Un modello di vita, quello che ispira l’autore, tutto fondato sull’importanza dell’unicità e della preziosità di ogni singolo essere umano. Da qui, la necessità per Agosti di urlare al mondo, immerso nel traffico, nella droga, nella noia, nella pubblicità, nel denaro, in una vita che altro non è che pura esistenza, se non addirittura sopravvivenza, cosa in realtà si cela dietro la coltre dell’abitudine, della routine e dell’organizzazione sociale. Viviamo in un mondo, secondo Agosti, simile ad una ragnatela che impedisce i movimenti, i sentimenti, i rapporti sociali più genuini.
"Lettere dalla Kirghisia" è un libro, ha detto l’autore, che non parla di cose fantastiche, ma di cose reali. E allora di Utopia forse non si tratta: "ogni anno potremmo regalare una casa ad ogni italiano, con la metà dei soldi che vengono investiti nella droga o nella prostituzione".
Denuncia sociale, dunque, denuncia politica, universale perché quello di Agosti è un monito rivolto a tutti noi, un appello ad aprire gli occhi e a saper cogliere l’importanza di un unico concetto: "ogni individuo è un capolavoro unico". Solo quando si prenderà coscienza di ciò, si arriverà a capire il valore di ciò che quotidianamente "sprechiamo", il valore di una vita che va vissuta appieno e nel miglior modo possibile.
"Lettere dalla Kirghisia" per certi versi può anche essere considerato una sorta di saggio: l’autore dissemina definizioni e insegnamenti, per cui "il sapere è come un seme" e "imparare è un piacere raro", mentre "studiare è fonte di malattie" e "dallo studio nasce la repulsione per ogni forma di sapere". "Bisogna seminare, arare il campo", sostiene Agosti, "e soprattutto bisogna lasciare in pace il seme".

con beppe costa

Un saggio che si sofferma anche sulla condizione degli anziani, i quali possono dire di "aver ritrovato tempi e spazi dell’infanzia", possono dedicarsi all’arte e alla vita sociale. Un saggio che parla del dolore, "non previsto in natura, in quanto è indice di qualcosa che non va".
Quello che viene fuori allora da questo volume sembra essere un vero e proprio appello, quasi accorato, rivolto al genere umano, a guardare oltre e a saper andare oltre, a cogliere l’infinita importanza di ogni possibilità che ci viene data, perché ciò che conta è che tutti possono porre in atto "una rivoluzione straordinaria", partendo dal proprio piccolo; ciò che conta è "passare dall’asse della mera esistenza all’asse della vita"; ciò che conta è riuscire a raggiungere "l’autogestione del proprio destino" e garantire "non solo il necessario, ma anche il tempo per vivere".
Silvano Agosti nasce nel 1938 a Brescia, si diploma all’Istituto Magistrale e parte giovanissimo per l’estero, a piedi, come un pellegrino medioevale per visitare tutto il Medio Oriente e l’Africa del nord. Si iscrive nel 1960 al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, dove si diploma nel 1962, vincendo con il cortometraggio "La veglia" il ciack d’oro che gli viene consegnato dal Presidente della Repubblica. Dopo aver lavorato con Marco Bellocchio alla sceneggiatura, i dialoghi, il montaggio de "I pugni in tasca", nel 1967 esordisce col lungometraggio con "Il giardino delle delizie"; nel 1975 dirige "Matti da slegare" con Marco Bellocchio, Sandro Petraglia e Stefano Rulli.

Dal 1976 al 1978 è docente di montaggio al Centro Sperimentale di Cinematografia. Il suo cinema Azzurro Scipioni, nel quartiere Prati, diviene un punto di riferimento per i film d’arte e per quello impegnato. Nel 1983 termina "D’amore si vive", personalissima ricerca sulla sensualità e i sentimenti in una Parma tutta speciale.
Intorno agli anni Ottanta, inizia la sua attività letteraria che produrrà romanzi quali "L’uomo Proiettile", candidato al Premio Strega; "Uova Di Garofano", "La Ragion Pura", "Il Semplice Oblio" ed ora "Lettere Dalla Kirghisia".

Stefania del Ferraro (aise)









Lina Bernardi con i musicisti
PaoloVigliarolo e Giuliano Perticara
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