mercoledì 17 settembre 2008

Beppe Costa sceglie Dacia Maraini, di Francesca Grasso


L’ultimo romanzo di Dacia Maraini "Il treno dell'ultima notte" nella “visione” di Francesca Grasso


Ero entrata in libreria molte volte ed avevo notato il libro di Dacia, per il titolo e la bella copertina, ma stranamente non ne ero attratta. Avevo letto velocemente la trama, sfogliato qua e là senza capirci molto e mi ero orientata verso altre letture. Cercavo un libro che mi “inchiodasse” dalla prima all’ultima parola, che mi legasse in un qualche modo, lasciandomi un sapore di bello nell’animo. Chiacchierando al telefono con un mio caro amico, Beppe Costa, sfiorammo l’argomento dell’ultimo libro di Dacia. Lei, poco tempo prima, era stata ospite presso la sua libreria e lui mi aveva spedito il filmato di quell’incontro. Vedendo il filmato mi sentìi incuriosita, soprattutto una cosa mi aveva colpito: la scrittrice era emozionata, forse per motivi suoi interiori, ma emozionata, tremendamente umana, fantasticamente dolce nel trattenere minute lacrime. Una donna che vive stati d’animo così palesi, in una società che tende a coprirsi di falsità e futilità non può mentire, pensai, è vera, come la sua scrittura. Decisi di leggere “Il treno dell’ultima notte”.
Dopo appena un giorno dall’inizio del libro, scrivevo a Beppe:
“La mia lettura prosegue sempre con più interesse, ci sono frasi che hanno un sapore prezioso, che lasciano spazio alla riflessione.
E mi tornano alla mente per analogia altre parole, altri versi di un altro autore a me caro, che certo anche lui non manca di coraggio e di poesia nel parlare del dolore, Primo Levi :

« Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno.»




Sì, certo, si parla di periodi storici e sofferenze che non possono scivolare inosservate, ma il tutto risulta meno grave, come posso dire, non pesante per via dei personaggi che le raccontano, quasi ti affezioni. Ecco, questo è un modo interessante per raccontare uno spaccato di storia contemporanea, perchè il linguaggio è fluido, facile, per tutti, senza infarciture di date, luoghi, con descrizioni chilometriche che annoiano.
Bello, è la parola giusta per questo testo di Dacia; e poi, come non seguire passo dopo passo il percorso di Amara, ti conquista ed inizi a sperare che trovi il suo Emanuele, perchè intanto ti auguri fortemente che l'amore vinca comunque su tanta devastazione. Ti riporto una frase che mi ha colpito sin da subito: “... le mie ore sono a Firenze. Dovrei tornare a prenderle, perchè qui ci sono altre ore che non riconosco. Ore che non sono fatte di minuti ma di balzi e strani ritorni indietro.”
Dopo due giorni ero completamente persa tra le pagine del libro, bevevo le righe con attesa, senza quasi respirare. Scrivevo ancora a Beppe:” Sono a metà percorso, cioè a metà libro, ma non riesco a non pensare ad Amara, Emanuele e l'uomo delle gazzelle. Questo é un libro! Quando ti lega dolcemente nell'intrigo delle parole e ti porta, prendendoti per mano, verso altre pagine e poi altre ancora. Quando ho conosciuto Elisabeth, seduta a gambe incrociate sul tappeto con la gonna azzurra stropicciata, ho rallentato la lettura che avevo ingoiato con foga sino a quel punto. Elisabeth mi sembra quasi uno stacco, un momento di quiete, un percorso differente rispetto alle altre sorti meno felici. Eppure Elisabeth ha l'esperienza di Israele e del conflitto con i palestinesi. Le immagini sono dense, forti senza violenza volgare. Mi è sembrato di vederla, Elisabeth, seduta sul tappeto o mentre va in cucina per prendere del tè e dei biscotti.”
Amara ed Emanuele, bambini, s’incontrano su un albero di ciliegio. L’albero che si spoglia delle sue foglie per poi ricoprirsi di nuovo e germogliare frutti, senza interruzione.
Questo rigenerarsi innumerevoli volte fa pensare alla vita che rinasce eternamente, quasi l’albero fosse un asse centrale, con le radici che affondano nella terra e le fronde che si protendono verso l’alto per mettere in comunicazione la terra con il divino, regalando la speranza di volare verso altri sogni. Forse l’autrice con questa delicatezza ha voluto dare una speranza alle vicende del libro che si susseguono, una dietro l’altra, verso un finale che non descriverò.
Mi sono piaciuti diversi passi del libro, ho riletto quelli che più mi intrigavano, immergendomi. Ma non voglio assolutamente raccontare il libro che va sicuramente letto, è bello. Quindi non dirò altro se non un dettaglio che ha fatto nascere in me questa riflessione: sarebbe bello se imparassimo un po’ tutti a non consumare, fagocitare e dimenticare. Il passato è una memoria che va conservata.
Di scrittori ce ne sono veramente tanti, oggi il mercato sembra essere vivace in questo senso poiché le case editrici ci propongono continuamente nuovi autori. Ma la lettura o meglio un libro, secondo la mia personale idea, non può essere un mezzo di consumo nel senso che un libro deve pur conservare quel romantico tratto di comunicare forti e vere emozioni, e non di meno informazioni. Un libro deve fornire cultura. Deve profumare di prezioso. In questo caso, posso affermare senza ombra, che questo che ho appena letto è tra i migliori degli ultimi tempi e Dacia non mi ha deluso. Dà piacere leggere una scrittura pulita, un bell’italiano (spesso dimenticato o avvilito con troppi “slang”) e una trama che è impostata come i grandi classici che tanto avvincono.
E rileggo ancora altre righe del libro di Dacia Maraini che mi hanno particolarmente colpito :
“Intanto sente il calore di quelle mani che ha amato: ampie, lisce e tenere. Chiude gli occhi. Un momento di resa. L’uomo delle carezze veramente sa carezzare. E’ come se la tirasse per un braccio lungo uno scivolo morbidissimo verso un oscuro luogo di delizie”.


"Il treno dell’ultima notte", (Rizzoli, € 21.00, pp. 430), è piaciuto a molti, non solo a me. Riporto alcune lettere lasciate nel forum di Dacia Maraini.
Francesca Grasso



Grazie per le intense emozioni, per i turbamenti e persino per il dolore che il Suo ultimo romanzo è riuscito a trasmettermi. Grazie soprattutto per la comprensione della sofferenza dell'uomo che traspare dalle sue pagine. Raramente la lettura mi ha così profondamente commossa, e ancora grazie per la Sua partecipazione, che è l'esatto contrario del disinteresse che sembra essere diventato la condizione dell'uomo del nostro tempo. Mariagrazia

Gentile signora, ho terminato ieri la lettura del Suo libro " Il treno dell'ultima notte" e l' ho trovato davvero meraviglioso. Volevo solo farle i miei complimenti, perchè la storia di Amara ed Emanuele mi ha veramente colpita. Sono una studentessa di Lettere Moderne presso l' università di Pisa. Cordiali saluti
Clara

Ho appena finito "Il treno dell'ultima notte" che non ho avuto quasi il tempo di gustare, tale la velocità con cui l’ho letto. Quanta malinconia però..e tutta per me. Grazie per queste belle ore, belle lacrime...belle pagine. Valentina

Me ne duole di averlo finito in una settimana, ma non riuscivo a smettere di leggerlo. Io l'ammiro moltissimo per il suo modo di comunicare al lettore eventi difficili da trasferire sul foglio. Non una sola volta mi sono ritrovata a rivivere quell' importante evento come se fossi davvero lì presente. Però sono rimasta scontenta per il finale. Mi aspettavo qualcosa che andasse il più possibile vicino a un bel lieto fine. Ma non fa differenza.
Anonimo

Gentile sig.ra Maraini, Le scrivo poichè ho terminato ora di leggere il Suo ultimo libro, “Il treno dell'ultima notte”. L'ho letto tutto d'un fiato, con delle brevi pause giusto per riprendere fiato. Ho letto avidamente, per sentire i racconti che mancano dalla mia storia, ma che tanto sento essere parte fondante della mia persona. Io non ho vissuto quel periodo, ne ho sentito solo parlare, poco direi, da mia madre. La guerra e la fame patite da lei mi hanno sempre lasciata sgomenta. Ma le tracce di quegli anni, pur non avendoli vissuti, le sento addosso e vicine, compaiono nei miei sogni, nei miei quadri. Una memoria di cui a fatica in famiglia si parla e anche si cerca di capire, ma si vuole solo dimenticare perchè così è "come se" non fosse successo davvero. Grazie al Suo libro questa memoria si è un po' nutrita, nel dipanarsi del racconto e dei personaggi alcune domande che ho incontrato erano le mie domande di sempre e i Perchè di sempre, che rimangono e rimarranno aperti. Ma un grazie lo devo. Lauretta


Ho appena finito “Il treno dell'ultima notte”. Trovo sempre difficile commentare i libri, perchè è difficile commentare un'emozione. Dire che il Suo libro è bello significherebbe sminuirlo. Leggerlo ha significato ricevere parecchi pugni nello stomaco, e qualche volta ho dovuto interrompere la lettura, e riprenderla solo dopo aver fatto altro, e la fine - ma è uno di quei libri in cui, sotto certi punti di vista, la fine non è importante, anche se poi lo è, è solo importante la storia - è tragica, ma nello stesso tempo l'unica possibile. Grazie per le ore che mi ha donato, non sempre piacevoli, ma indubbiamente perfette.
Giuliana

Cara Dacia,da qualche anno leggo i suoi libri che ho scoperto grazie a mia sorella,sua GRANDE ammiratrice. Mi dice sempre che la piacerebbe molto incontrarLA, anche se (pensa lei), sicuramente non saprebbe cosa dirLe o come dirGlielo che è un suo grande punto di riferimento.Ma dove è possibile trovarLA? Nemmeno in televisione La si vede , tranne rarissime volte! Leggere i suoi CAPOLAVORI è una delle cose più sensate da fare nella vita, perchè insegnano, o comunque, richiamono alla mente principi e idee che, talvolta, presi come siamo dalla stupida frenesia dell'era contemporanea, dimentichiamo!I "Suoi" personaggi sembrano persone della vita di ogni giorno che, magari, tutti conosciamo, ma nessuno di noi si accorge della loro esistenza. Quanta serenità e pace lasciano le Sue parole nei nostri cuori; quanta grazie esce dalle pagine dei Suoi libri!Quante sono state e quante saranno le ore trascorse in sua compagnia!Come sarebbe bello poterLa conoscere personalmente. La saluto con affetto. Rosangela

Mi ha fatto immensamente piacere averLa come compagna di viaggio nel nostro ritorno da Budapest e, nonostante mi facesse piacere poterLa avere accanto, ho voluto rispettare il bisogno di silenzio che entrambe cercavamo e mi sono immerso nella lettura del Suo libro. La cosa che ho apprezzato leggendolo è la facilità di lettura, sono stato avvolto dalla storia scritta in un modo da farti venire la voglia di andare avanti e non chiudere il libro fino alla fine. Complimenti. Spero di rincontrarla così da ringraziarLa per la dedica. La saluto.
Luigi
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