martedì 2 dicembre 2008

Poeti dallo Spazio: Fabio Barcellandi sceglie Dana Drunk




Cercando Luccicanza, la poetessa, o meglio, il poeta Dana Drunk la trovò!

Perché come ben si sa, chi cerca… è inevitabile, ma ciò che veramente conta è sapere se ciò che ha trovato è ciò che cercava e, al limite del paradosso, se si è resa conto di averlo trovato, che non è affatto scontato.
Si legge nell’introduzione scritta di suo pugno:

Ben presto ho iniziato a scrivere poesie, racconti e canzoni per puro spirito di sopravvivenza, per affermare me stessa a discapito di chi mi voleva zitta e buona. E questa cosa mi ha salvata, altrimenti la rabbia e la delusione che provavo nei confronti della società in cui vivevo mi avrebbero arsa.

Apparentemente pare proprio che Dana Drunk abbia trovato quello che cercava, la scrittura, e così si sia addirittura salvata evitando la combustione, l’esaurimento, la fine, il buio.
Ma non è così, tutt’altro e per fortuna oserei dire.
Una ricerca come quella iniziata per la propria sopravvivenza non poteva che condurla all’interno di se stessa e non al suo esterno.
In fuga, la scrittura, quindi, non come fonte esterna di salvezza, ma come veicolo per entrare in contatto con se stessi, per scendere nelle più intime profondità del sé alla ricerca della propria luce sepolta e farla infine splendere, luccicare, incendiare di tutta la propria passione, di tutta la propria energia, del proprio fuoco, un fuoco inestinguibile e salvifico.

Un tempo
la vostra ignoranza mi feriva
e dentro i miei occhi
la luce girava in fuoco
e dopo poco
le mani nervose muovevo
e mordevo coi denti le labbra.
Un tempo
io ero la vittima della vostra barbarie.


Araba fenice, dalle proprie ceneri, proprio bruciando si è salvata grazie alla sua poesia, toccando con mano l’intensità del suo fuoco umano e artistico.

Fuoco che nella trasformazione, nel cambiamento, è anche mimesi, metamorfosi:

Onde di fumo fluttuanti
scorrono tra i miei capelli
bruciano nei miei occhi.
Il grigiore ondeggiante
mi avvolge in un gioco
di forme e sapori.
Non sono con voi
non sono tra voi.
Cercherete invano
se cercate.

Ma una vera salvezza per essere tale deve essere bidirezionale, nel darcela dobbiamo restituirgliela. Non lasciamo quindi che quell’intenso e benefico fuoco rimanga chiuso in un libro, apriamolo, leggiamolo, liberiamolo, È freddo / ed il mio respiro / sembra fumo. pronto a incendiarsi, non permettiamo che prevalga il freddo, la glaciazione dell’anima, È freddo / ed il mio respiro / resta fumo. gettiamo sale sul ghiaccio,

Sale sul viso

È la perdita dei sensi
che mi affligge
sento la morte che entra
dentro e piango
piango
finché non sento il sale
bruciare sul mio viso
all’improvviso
rinascerò.

Tu mi scivoli via
come una lacrima.
Spunti lentamente
dagli occhi
accendi un fuoco
e poi scivoli
scivoli via come una lacrima.

Taglierò le corde del legame
lascerò l’alcool bagnare il mio dolore

La fiamma che mi brucia

Il petto scoppia

Muoio.
Sento il sangue caldo
scendere lentamente
lungo il petto.
Sulla pelle
Si secca.

Scoppio.
Sento il cuore gonfio
lacerarmi lentamente
dentro il petto.
La mia carne
si sfalda.

Chiedo venia
chiedo pietà!
è questo il caos?
È questa la vita?
Mi penetra
si espande
tutto si riaccende
tutto si ravviva.
È questa?...Ne voglio ancora.

E a maggior ragione in poesia, regno incontrastato e indiscusso dell’ossimoro, una vera salvezza non può prescindere da un abbandono.
L’abbandonarsi a se stessi, in solitudine, come naufragare in un mare che non consente tregue e, attraverso il cadere in profondità che non permettono appiglio, rinascere.
La pelle bruciata, arsa, ustionata da sale, una pelle che cambia per ritrovare in una nuova forma la sua bellezza, perché sotto quella pelle arsa c’è la voglia di nascere ancora come una donna nuova.
L’abbandono come inevitabile risalita verso un’intimità più profonda con se stessa e che non può sfuggire tu mi scivoli via / come una lacrima, intimità che corre verso la consapevolezza È questa la vita?/Mi penetra / si espande / tutto si riaccende / tutto si ravviva. / È questa?... Ne voglio ancora.

È questa, sì, la vita, e noi? Ne vogliamo ancora? Altra? Perché nelle parole di Dana Drunk, Cercando Luccicanza c’è molto di più di questo, da leggere, con cui riscaldarsi, con cui rigenerarsi, con cui riconciliarsi.


Fabio Barcellandi


Cercando Luccicanza
raccolta di poesie di Dana Drunk

Akkuaria 2007, pagg. 69,
si può ordinare in qualunque libreria o richiedere direttamente dall'editore scrivendo a: mailto:info@akkuaria.org a € 12,00


Lo Space di Dana Drunk è: http://www.myspace.com/danadrunk

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Dana Drunk sarà presente da Pellicanolibri lunedì 16 febbraio 2009 ore 21.00

Ingresso Libero

Libreria Pellicanolibri, CASALOTTI
Via gattico, 3
ROMA,
Italia
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