lunedì 26 ottobre 2009

nei coni d'ombra dell'uomo si nasconde sempre una luce - Mostra personale d'arte di Shikanu' (Antonella Meloni Corsini), 28.10 / 12.11 Roma


(Pitzinno in Sardinia)

Sfoglio biografie di pittori, come potessi catturare una forma o più
presuntuosamente carpirne uno spazio. Mi disseto di figure e con
le dita seguo i contorni, replicando capolavori. Mi annoio di parole
e inseguo colori che non so dire, tele che non so fare, note che
non so suonare. Sono avido di muse o forse solo capriccioso, come
sanno essere solo gli insonni, che in quelle poche ore di sonno
strappano sogni.

da “quaderni dell’impostura” di Alessandro Assiri, Lieto Colle 2008

E non solo sogni, sono appunto le opere di Shikanu’ (Antonella Meloni Corsini), Pittrice e Curatrice d'arte.


(forasdomine)

Ex Gallerista (a soli 17 anni avvia il suo primo atelier e galleria insieme al marito), subito si scontra con il sistema di marketing che ruota intorno al mondo dell'arte opponendosi con forza alla rete di critici che tendenzialmente mira a uniformare gli stili a una moda ritenuta certa fonte di reddito.
Dal 1979 al 1992 si muove nel mondo dell'arte mettendo in primo piano il rispetto per le differenze individuali, nella convinzione che il vissuto di ciascuno porti inevitabilmente gli stili a differenziarsi; si fa pertanto paladina dell'indipendenza artistica in un periodo in cui il gusto per il bello sembra sintomo di anacronismo. Dopo una breve pausa dedicata esclusivamente al lavoro in ospedale (professione che comunque tutt'ora mantiene) apre la seconda Galleria d'Arte a Parma nel 1999 per poi abbandonare definitivamente l'attività di gallerista e dedicarsi alla promozione della cultura con spirito di solidarietà verso chi fa dell'arte uno strumento di espressione e di comunicazione fra la gente.
Nel 2008 fonda con Roberto Flore una associazione ONLUS "Pitzinnos in Sardinia" con lo scopo di aiutare i bambini in difficoltà attraverso la promozione e la diffusione di eventi artistici e culturali.
Iscritta alla SIAE come autrice per la parte letteraria di canzoni, nonché artwork ufficiale di numerosi artisti, sia musicisti che letterati (tra questi Capitano, General Lee, Souls of Diotima, Winter Haze, Alex Murgia, Aliosha de Pari, Andrea Poddighe, Lucky Bastardtz, Terrorswuing, ecc.).
È stata parte attiva del gruppo "Pittori e Poeti dello spazio" voluta fortemente da Beppe Costa e Fabio Barcellandi, gruppo di promozione della cultura che abbraccia tutta l'Italia.


(verso la luce)

Opere, sogni, e non solo, che sarà possibile apprezzare - nei coni d'ombra dell'uomo si nasconde sempre una luce - la mostra personale d'arte di Shikanu' (Antonella Meloni Corsini), evento associato al Teranova Festival (Roma 28-31 ottobre), che si svolgerà dal 28 ottobre al prossimo 12 novembre 2009.

Inaugurazione: Mercoledì, 28 ottobre 2009, ore 18.00 presso il: Caffè Letterario, Via Ostiense, 95 – 00154 Roma

sabato 24 ottobre 2009

FESTIVAL TERANOVA - I PREMIATI 2009 >>>>> NAIM ARAYDI



Naïm Araydi
Né en 1950 dans le village druze de Maghar en Galilée (Israel), Naïm Araydi appartient à une génération d’écrivains israéliens dont la vocation est de vouloir conjuguer identité et culture commune. Son oeuvre littéraire, qui s’exprime aussi bien en hébreu qu’en arabe, est riche de plusieurs recueils de poésie, d’essais et de prose (nouvelles et roman). Elle est traduite en plusieurs langues (anglais, espagnol, allemand,…).
Fondateur du Festival de poésie méditerranéenne « Nissan » (Printemps) qui se
déroule chaque année en Galilée, Naïm Araydi a été invité à plusieurs reprises par le
Centre Georges Pompidou, par les Ateliers de traduction poétique de l’Abbaye de
Royaumont et par le Centre International de Poésie de Marseille.
Naïm Araydi aime donner à la poésie des symboles forts d’ouverture et de mélanges
religieux et ethniques : orthodoxes, musulmans et Druzes (culture et religion majoritaire à Maghar et en Galilée). Il incarne un porte-parole de valeur pour les Druzes.
Son oeuvre est traduite en français par Michel Eckhard-Elial :
Le trente-deuxième rêve, Levant, 1990
Nés en Israel, Stavit, 2002
Une fête pour les choses tristes, Levant/Méditerranéennes de la Poésie, 2005


Naim Araydi
Nato nel 1950 nel villaggio druso di Maghar in Galilea (Israele), Naim Araydi appartiene a una generazione di scrittori israeliani la cui vocazione è quella di cercare di coniugare identità e cultura comuni. La sua opera letteraria, che si esprime altrettanto bene sia in ebraico che in arabo, è ricca di diverse raccolte di poesie, saggi e prose (racconti e un romanzo). È tradotta in diverse lingue (inglese, spagnolo, tedesco, ...). Fondatore del Festival di poesia mediterranea "Nissan" (Primavera) che si svolge ogni anno in Galilea, Naim Araydi è stato più volte invitato in Europa dal Centro Georges Pompidou, dagli Ateliers di traduzione poetica dell’Abbazia di Royaumont e dal Centro Internazionale di Poesia di Marsiglia.
Naim Araydi ama caricare la poesia dei simboli forti di apertura e di fusione religiosa e etnica: ortodossi, musulmani e drusi (la cultura e la religione prevalenti a Maghar e in Galilea). È il portavoce dei valori drusi.
La sua opera è stata tradotta in francese da Michel Eckhard-Elial:
« Le trente-deuxième rêve », Levant, 1990
« Nés en Israel”, Stavit, 2002
« Une fête pour les choses tristes », Levant/Méditerranéennes de la Poésie, 2005



Plaques with poems of jewish poet Miron H. Isaacson and Arab poet Naim Araydi on a wall in S. Luke st. Wadi nisnas, Haifa


Pannelli con poesie del poeta ebraico Miron H. Isaacson e del poeta arabo Naim Araydi su un muro in via S. Luke Wadi nisnas, Haifa

domenica 18 ottobre 2009

FESTIVAL TERANOVA - I PREMIATI 2009 >>>>> FABIO BARCELLANDI

Fabio Barcellandi (Brescia, 1968) non è un nome nuovo nel panorama editoriale e poetico italiano. Ha già pubblicato un corpus di nove poesie nell'antologia “Il Mercante d'Inchiostro” edita da Farnedi Edizioni, un ulteriore corpus di sette poesie nell'antologia “Florilegio” edita da Lisi Editore e la silloge “Parole Alate”, poesie ispirate dall'omonima canzone di Meg, edita da Cicorivolta Edizioni.
Attivo anche nella narrativa, suoi racconti sono stati pubblicati sulle riviste Macworld e Writers Magazine Italia, con la quale collabora.
Coopera con il sito di scrittura creativa Opposto.net, che si occupa di creatività, narrativa, racconti e poesia, e con Tellusfolio.it, il giornale telematico dedicato ad argomenti di attualità e cultura.
Vincitore del premio Solaris edizione 2008 delle Edizioni Montag, pubblica la silloge Nero, l'inchiostro - che tu chiami parole.
Da gennaio 2009 organizza insieme al poeta Beppe Costa "I poeti e pittori dello spazio" facendo incontrare poeti, pittori, musicisti e attori provenienti da ogni parte d'Italia.
A giugno 2009 quattro sue poesie inedite sono state inserite in “Quinto Colore”, AA.VV., Editrice M.C.Editing, la 1a Antologia de "La Scrittura Creativa di Opposto.

*

Excerpt da Nero, l’inchiostro - di Fabio Barcellandi



NAUFRAGO

ingoio
silenziosamente
l’eiaculazione
del mio dolore
e soffoco
il conato
che tenta
di sopraffarmi

ciononostante
subitamente
un’eruzione
di calda lava
sgorga
dalle viscere
e un denso fiotto
vince le mie difese

mi ritrovo così
in balia
del mio soffrire
cullato
in umido viscoso limbo
sabbie mobili
assorbenti
l’anima
“…e ‘l naufragar m’è dolce in questo mare.”

I VECCHI

per sempre destinati a sognare la vera vita
passano il tempo affacciati alla finestra
a guardare come sarebbe, a immaginare come potrebbe essere
senza avere il coraggio di vivere pienamente
e con rimpianto si muovono nell'illusione di una realtà
che qualcun'altro sta vivendo per loro
intrappolati dentro se stessi
senza potersi allontanare mai

STILLICIDIO

ogni risveglio
un'ignara di sé
stupida
insignificante lacrima
riga il mio viso
truccando il vero dolore che custodisco
...me stesso!

SOLITUDINE

ti immagino qui seduta di fronte a me
ma tu non ci sei
ti ascolto tranquillizzarmi e rincuorarmi
ma tu non ci sei
ti vedo sorridere per questa fantasia
ma tu non ci sei
ti parlo per riempire questo silenzio
ma tu non ci sei
ti vorrei per vivere questa banalità
ma tu non ci sei

LA MIA FRAGILITA’

invidiosa
lama
a recidere dentro
le sorgenti della mia forza
la mia fragilità

*

Nero, l’inchiostro - Prefazione di Beppe Costa

Stupisce e colpisce in maniera drastica, nel giovane autore di poesie Fabio Barcellandi, il suo affrontare frontalmente e ripetutamente un tema tutt’altro che leggero e banale come il male assoluto, ovverosia la morte, quasi ossessivamente presa di mira e assediata dalla sua attenzione, emotiva e razionale allo stesso tempo.
Leggendo questa ultima raccolta di poesie “Nero, l’inchiostro” la prima espressione che ci viene in mente, ma proveniente da uno strato emotivo profondo, è appunto quella di “poesia nera” per il confluire di una serie di livelli mentali al limite di ogni espressione di vita, talmente al limite da parlare nella maggior parte dei componimenti, già dai titoli decisamente funerei nel loro implacabile susseguirsi, chiaramente e assolutamente di morte.
L’atteggiamento esistenziale assunto dall’autore verso questa tema capitale dell’esistenza, o meglio della fine dell’esistenza, sembra essere in quasi tutti i suoi versi quasi di sfida, o magari di semplice constatazione del suo “esserci” in maniera totalizzante.
Sembra non esserci una sola composizione in cui non sia presente, anche quando i titoli sembrerebbero aver abbandonato l’argomento, la parola fatale in assoluto. Anzi, a volte i titoli sembrano scherzare e prendere in giro il lettore, perché quando troviamo un titolo come “Vivere” e riappare uno spiraglio di pensiero positivo versi come “non c’è aria per continuare a sperare… morire davvero e per sempre” ci riconducono a una dimensione comunque obbligata di implacabile destino, né sembra consolarci la possibilità di rintracciare qua e là accenti di volta in volta apparentemente diversi. Un titolo come “Resurrezione”, infatti, appare anch’esso benaugurante e finalmente in netta controtendenza con tutto il resto della produzione e come antitesi conclusiva in senso positivo dell’opera nel suo complesso, ma subito versi come “morte… ultima speranza… sollievo tanto agognato” ci fanno nuovamente immergere in un’eco sempre calda di matrice leopardiana.
Una annotazione in senso complementare possiamo formularla vedendo una contrapposizione assoluta tra concetti, quasi come schiaffi alla vita e alla passività emotiva del lettore:
“Un fiore… morir tra le tue mani” oppure “La disperazione è speranza…” , “ Amore sempre fedele nonostante reiterati tradimenti”, “ La morte… canto d’amore per la vita”, “Desiderare la morte… per poterti rialzare”, “ So già che morirò il giorno in cui accetterò di voler vivere” ma non cambia comunque il tono generale della produzione poetica del Barcellandi in questa raccolta.
Possiamo però intravedere in fondo al pessimismo totale una nuova interpretazione della sua opera, individuando in vari suoi componimenti una dimensione escatologica di radice cristiana che ci rimanda a un futuro finalmente e veramente positivo, anche se il tutto ora ci appare in un’ottica e una prospettiva troppo amare per comprenderle e accettarle appieno. Altri titoli, anch’essi certamente poco allegri come “Tormento”, “Fragilità “, “Vuoto”, “Paura”, “Diluvio” completano l’ambiente poetico dell’autore, che insiste nella sua visione pessimistica dell’esistenza e sembra non suggerirci altro che la mera presa di coscienza di una dimensione negativa della vita e della sua ineluttabilità.
Infine, posso ricordare che Dario Bellezza, in tempi non sospetti e non condizionati dalla malattia che lo condusse poi alla morte, ne scriveva ripetutamente ma, avendo trascorso con lui molti anni della nostra vita, posso assicurare il suo carattere allegro, colmo di ironia e complicità, sapendo bene che la poesia, oltre che quella scritta è quella vissuta. Cesare Pavese scrisse all’età di 8 anni, dei versi che lo descrivevano passeggiare per le langhe con il suono del proiettile che lo uccideva, cosa che fece, senza apparente motivo e nel momento di maggiore successo, 42 anni dopo.
Per concludere il “poeta” è, in questo caso e in altri, come scrive Pessoa in una sua brevissima poesia:
“Dio non ha unità,
come potrei averla io?”

Beppe Costa

*

N.B.:

Fabio Barcellandi sarà presente al Teranova Festival di Roma i prossimi 28 e 29 ottobre:

TERANOVA FESTIVAL 2009 (28 29 e 30 ottobre) – PROGRAMMA

lunedì 12 ottobre 2009

FESTIVAL TERANOVA - I PREMIATI 2009 >>>>> GIOVANNA MULAS

Giovanna Mulas (Nuoro, 06/05/1969)
Scrittrice, poetessa, pittrice.
Dal 1998 ad oggi ha pubblicato: Passaggi per L'anima (romanzo), La Musa (novella), Le lettere e le Arti (saggio), Barchette di Carta (racconti), Canticum Praesagum (poesie), Dei Versi (poesie), Come le foglie (poesie), La stanza degli Specchi (romanzo), Il tempo di un'estate (romanzo), Il rumore degli Alberi (racconti), Lughe de Chelu -e jenna de bentu- (romanzo), Mater Doloris (romanzo), Delle trascorse stagioni (romanzo), Racconti fantastici d'amore e di morte (racconti), Domo del Viento ( romanzo), , Penelope che parlava alle Pietre (saggio), l' isola degli angeli silenti e fate ribelli (racconti), Acta est Fabula (romanzo), Caronte (romanzo), A silent Refuge (poesia) e altri.
Suoi racconti sono stati tradotti in francese, tedesco, spagnolo, inglese.
Critica letteraria per riviste specializzate e prefazioni, sceneggiatura, saggistica.
58 Primi Premi Letterari vinti, nazionali ed esteri; gli ultimi: Premio alla Carriera, Base NATO, Napoli 2001, Premio alla Cultura, Roma 2002, Premio alla Cultura, New York 2003, Premio alla Cultura, Roma.
Ha ottenuto le Nominations at the Nobel Committel of the Svedish Academy Stockolm.
Conferenziere, pluriaccademica, socio dell'Istituto Italiano di cultura, Presidente onorario dell'associazione culturale "Carpe Diem", Bonn.
Presidente dell' Associazione culturale Arte & Letteratura, direttore delle pubblicazioni di letteratura online, consigliate UNESCO, Isola Nera (in lingua italiana) e Isola Nera (in limba sarda).
Membro dell'ASLAI, Socio del Circulo Internacional de Literatura Vanguardista y Postmoderna, Membro del Consiglio Direttivo della GIORNALISTI SPECIALIZZATI ASSOCIATI.

*

Alcune poesie di Giovanna Mulas

IL SONNO

Se quel canto
Di vento, ha di note
Imbastiti i guanciali e
I riposi, d’angoli
E menti
Legati, abbracciati
Consumati da amplessi infiniti
Gli smarriti, sui guadi
Struggenti
Io, affonderò i sonni
E i sensi miei cari, quando
Nell’ore passate
Più bella e più arcana
La voce tua (amara)
Cullerà la mia voce.

Da: “Dei Versi”, 1998

IRIDATO

E’ nuova la luna
benedetta, lontana
ma muore, ch’è spenta. E
dolore, mio,
rammenta quell’anno
sul ciglio le luci cangiavano iridio,
la vita (travaglia)
sorgeva, appariva
e celava.
Solo quel volto, Amore
ecco, mi giova
(brame e brame e brame …)
d’ AnimAccende.

LUNGOMARE

Facciata al lungomare
Le nubi vorrei
Tempestose e cineree
Mirare, mirare
Migrare
In rene irte, di pini
Gl’ardenti infranti
Silenzi e grevi
Tramonti nei venti
Tumultuosi, agitati e arcuati
Scorgo il baciare
E l’amplesso di onde, rocce
Gridato frinire
Ai monti ignari.

(Torre Grande, agosto 1997, passato il tramonto e il tempo, l’amore…VolerevalereGridare, LIBERA! al mare.).

Dalla Silloge Come Le Foglie, ALI, 1998

MALINCONIE

Rammento le ore
Dal timore pulite
E libere, e vere
Di accordi lasciati
Timori nei voli
Laggiù, scorgo i punti
Gli oscuri, i Bacchi più mesti
Malinconici graffi
Nel frusciar dè ventagli e
Chimere sospinte COME
LE domande mie, estreme
Stremate, AmarImpotenti
Riarse; le FOGLIE furenti.

Dalla silloge Come le Foglie, ALI, 1998

BURATTINO DI CARTA

Seduto davanti alla tv
a ingrassare di notizia
guerra o pace che t'importa?
Così ti viene data.
Sentimi dentro
Sentimi, fuoco:
ho visto brillare negl'occhi
arditi di medaglie
al valore
mille croci e mille
distese lungo
la Collina di Farfalle.
Ho visto bambini, ad est
dopo gli scoppi
Di macinasangue
Pieghe di mani, e cristalli,
e piedi, mura distrutte e piaghe d'infami,
latte rosso sul fiume
secco.
E sentimi dentro
(ho sentito gridare)
tu, sentimi fuoco
imbecilli, vili parlare
piene le pancie
di Cola ed hot-dog
agnelli latrare
ai Banchetti di Pace.
Per i venti che soffiano
Tra pareti senza finestra
ho visto i miei figli morire
altri figli scivolare
Su uno sputo capitale.
Sentimi
Dentro
Tu, sentimi

Fuoco.
Grida con me.

*

Presentazione di Dannati, l'ultimo romanzo di Giovanna Mulas



DANNATI
Iris4 Edizioni, 2009

Ore 10,51.

Una fermata, un pullman, persone che salgono... E' realmente un autobus? O il Titanic, come lo immagina Luigi. Forse una stanza pervasa dall'odore d'erba di campo? Secondo Francesca e Maria Pia.
E perche' mai Mrs Scholl sente odore di dopobarba del marito mentre Cecilia di alcol e penicillina?
Dove si dirige il pullman? A Villa Gigli? Dalla madre di Gianna?
Verso Medanales, meta del fuggiasco ribelle nell'Argentina del regime Videla?
Un viaggio fittizio nei malfatti di ognuno, nei rimpianti di ciascuno, nei ricordi di tutti. Verso mete ambite, anelate, bramate. Diventare finalmente, ad esempio, un gran poeta? Pubblicare poesiole e sentirsi liberi da tradimenti per riaffermarsi nella societa'? Tornare da vere regine in Sicilia e non da puttane? Sperare in un'informazione piu' corretta, libera da infiltrazioni politiche? Cancellare gli abusi subiti dalla cara mamma. Dimenticare un presente di orribili costrizioni?
Un viaggio.
Reale.
Una strada interrotta. Una deviazione. Un traghetto per attraversare il fiume. Rosso. Per il tramonto? Visioni di buste in plastica, scarpe Dolce & Gabbana, corpi...
Perche' Luigi, unico punto di congiunzione, vede dissolvere l'insieme? Poi si ritrova a camminare per una landa irta, buia che sbuca all'inferno ove - nella speranza di ammazzare l'infinito tempo - i condannati combattono per arraffare libri d'ogni specie. Metafora del viaggio come vita, quindi morte; forse espiazione.
Un destino da affrontare e una meta da raggiungere traghettati da quel ghignante autista che e' Caronte.
Chi sara' l'unico superstite, il fortunato vincitore testimone dell'ultima sorprendente fermata?


Ispirandosi e rimaneggiando il Sommo Dante, maestra del colpo di scena, Giovanna Mulas in Dannati conduce in varie citta' che in realta' sono la medesima.
In tempi diversi, che in realta' rappresentano lo stesso tempo.

Prefazione di Giuliana Dal Piaz, direttore dell' Istituto italiano di Cultura di Buenos Aires
Postfazione di Leonardo Omar Onida, scrittore, critico letterario

Iris4 Edizioni di Noa Bonetti, Roma

*

N.B.:

Giovanna Mulas sarà presente al Teranova Festival di Roma i prossimi 28 e 29 ottobre:

TERANOVA FESTIVAL 2009 (28 e 29 ottobre) – PROGRAMMA

sabato 3 ottobre 2009

FESTIVAL TERANOVA - I PREMIATI 2009 >>>>> BEATRICE NICCOLAI

Beatrice Niccolai nasce a Borgo San Lorenzo (FI) nel 1967.
Autrice di “Sans Papier – Reato d’esistenza di una buona a nulla” (Ennepilibri 2006) e di “Gramigna” (Ennepilibri 2008).
Madrina di un premio di poesia itinerante “Premio Piera Micheli Rossi” (LO).
Le sue parole accompagnano artisti in Italia e dal 2008 anche oltre oceano. Le sue poesie sono state tradotte ad oggi in quattro lingue. Ex tante cose, ora oltre ad essere una donna e una madre, è uno spazio vuoto in mezzo alle parole.

*

Excerpt da Gramigna - di Beatrice Niccolai



LA MIA ABBAZIA

Inspiro pensieri senza filtro
nel vuoto d'un momento.
Se Dio esiste,
sta nel delirio degli abusati dalla vita,
sta in un peccato.

Dietro cespugli di carezze e dolori,
scorge come un castello abbandonato anche da Dio

la mia Abbazia.

ROSSO PECCATO

Non chiudesti porte dietro Te,
nell'indecenza di un Amore dichiarato
alla frontiera d'un destino già occupato.

- Fermo per giacenza -
vociferano ancora gli angeli

hanno messo radici anche le ali,
nel rosso peccato
del melo.

L'INFERNO DEGLI ANGELI

La sera restituisce le poche,
improbabili certezze.

Dev'essere così
l'inferno degli angeli.

CROCE

Vivo una vita senza pareti
né Cristi appesi.

L’ultimo Cristo ch’è passato di qua
m’ha lasciato la croce

LE ALI

C’è una leggerezza infinita
in ogni macigno che mi doni.

Sopravvivendo l’inferno
mi sono spuntate come germogli,
di me,

le ali.

*

Gramigna - Prefazione di Beppe Costa

Non avrei mai pensato, dopo tanto tempo, di potere piangere e urlare di gioia e meraviglia.
Una sorpresa di fine maggio, la pioggia, e, quasi all'alba, una riga, una voce, quasi un grido la notte del 31 maggio:

"Grazie per lo straordinario blog
e grazie per avere Cura delle Parole
e di esserne saggio e premuroso guardiano
".
Beatrice

Così, semplice, come fosse niente, un tumulto e mi ritrovo con immagini ed emozioni composte di parole. Sì parole come tante com'è d'uso come in uso. Ma con quale forza, dignità, passione, che altrove non avevo incontrato.
Dove la differenza? Dove l'inganno? Nella misura, nella drammaticità, o brevità dell'immagine che appare immediata come una foto scattata senza preavviso che coglie la smorfia, l'ombra che non c'è, il vago chiarore o la luce di Caravaggio.
E che si scomodino i poeti maledetti, Rimbaud in testa o Pasolini, cos´è tanto per non aver altro da dire? Cos'è se non ciò che non abbiamo mai incontrato? Ovvero ciò che non abbiamo avuto la fortuna d'incontrare.
Quale forza che ha velocità d'un fulmine in una frase che in due, tre o anche quattro righe ci narra un dramma che richiede poi qualche decina di pagine di spiegazione?
Qualcosa mi ricorda Beatrice Niccolai, qualcosa ch'è facile controllare: frasi brevi e all'apparenza monche di una Anna Maria Ortese in alcune lettere a me o a Dario Bellezza nel descrivere la propria solitudine, ma anche il disincanto o la spesa per i farmaci.

La stanza della Ortese in Liguria è buia, la pioggia si sente, profuma, la voce mai perduta, mai triste, anzi più ferma che mai dell'una minuta e fragile all'apparenza e dell'altra in Toscana, di opposta corporatura ma entrambe a squarciare la letteratura, a dirci ciò che c'è non è rispetto a ciò che loro scrivono.
Anni di silenzio e di oblio trascorsero, senza che lei potesse avere aiuti o riconoscimenti, anni terribili, bui, che solo una donna forte e coraggiosa affrontava badando ad una sorella (Maria), debole e ammalata.
"Faccio una fatica indicibile a scrivere qualunque cosa - anche le lettere, che un tempo erano libertà e felicità, mi sono oggi sofferenza. Il mio unico lavoro è ricopiare cose del passato, per renderle leggibili." Anna Maria Ortese

Beatrice qui, come lei allora, vivono di letteratura, un atroce delitto inammissibile, per alcuni che talora urlano loro di andare a lavorare. Questo era accaduto e accade e ci si chiede ancora se esista, nel nostro paese o altrove, il mestiere dello scrittore, del poeta.
Certo mettere righe, l'una accanto l'altra, comporre in un vortice di parole e di concetti può essere fin troppo facile. Ma non dove abita la poesia, dove si fa sangue e carne, dove attacca, ferisce, s'impiglia, annega, risorge, ferisce, intrappola, fino a farti urlare per dire: ti ho stanato infine, vieni fuori Poesia, vieni ancora Beatrice. Sei un sogno davvero!
Lo stile, il linguaggio, il contrasto, la contraddizione, insieme: l'uno verso e contro l'altro:

"Su queste labbra
Io ho inventato uno spazio muto
Dove perdermi per ritrovarti
E ancora disegnarti
Per raccontarmi una bella novella illustrata
"

Solo su queste cinque righe si potrebbero scrivere pagine per spiegare la struttura del sogno e dell'inganno. Poeta che si maschera, che finge ed è sincero allo stesso tempo.

Non paragono, malgrado abbia voglia di farlo per accenno, Beatrice Niccolai a nessuno dei Poeti ma, semmai per alcuni aspetti ai molti "inganni" di Fernando Pessoa, anche perché questo presentato è un libro che ne anticipa ad oggi almeno altri due.
Grazie di avermi ridato la "Poesia"

Beppe Costa

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N.B.:

Beatrice Niccolai sarà presente al Teranova Festival di Roma i prossimi 28 29 e 30 ottobre:

TERANOVA FESTIVAL 2009 (28 29 e 30 ottobre) – PROGRAMMA