sabato 19 dicembre 2009

...CON VISTA SUL MONDO - Domenica, 20 dic 2009, 21.00

Domenica, 20 dic 2009, 21.00
Teatro Bibiena - via Accademia 47, Mantova

Mantova

L'associazione "...con vista sul mondo" in collaborazione con "La confraternita dell'uva" e la libreria di Pellegrini organizza un Reading concerto di solidarietà con musiche di Paolo Sereno e letture di testi estratti dalle antologie di autori mantovani "Per Natale non esco" e "Il rumore degli occhi".



I biglietti saranno disponibili in prevendita sul box-office del sito http://www.mantova.com Per ulteriori informazioni sulle tematiche dell'evento potete curiosare sui link sottostanti. l'associazione: http://www.convistasulmondo.org Il rumore degli occhi: http://laconfraternitadelluva.wordpress.com Per natale non esco (clikkare sull'immagine di copertina x il sito del libro: http://www.transeuropaedizioni.it//?Page=corsi_db.php Paolo Sereno: http://www.paolosereno.it

venerdì 18 dicembre 2009

BEPPE COSTA SCEGLIE: GIORGIO DE CESARIO, “L’ESSERE CHE (NON) C'E'.”



Leggendo con gli occhi del cuore – non certo del critico, quale io non sono e che, spesso, cuore non ha - sono entrato in punta di piedi incontro alle opere di Giorgio De Cesario e ne ho ritrovata tutta quella forza antica di chi l’arte l’ama (come me) e la rispetta (come pochi).
Ho guardato più volte dentro ogni sua opera notando la cura (di certo interiore) che l’uomo poneva nel non essere altro che sé, l’interno del sé.
Tralasciando per il momento la descrizione formale che ne prevede (o indica) il come e il perché, De Cesario è consapevole che, per potere inventare ed essere diverso dagli artisti che ama, basta amarli (senza farli maestri o santi) e vedere con gli occhi propri gli stimoli, la forza che ogni autore amato ha trasferito nella sua vita, negli studi, nel lavoro e, soprattutto, nell’immaginazione.
Se ama i lunghi colli di Modigliani li fa propri, o le donne ferite di Klimt noi, che con gli occhi guardiamo, lo intuiamo e ne avvertiamo il sapore, l’odore, le linee, i colori. Così come per Mirò, Magritte, Mondrian e tanti altri ancora.
E, dunque, poiché in questo caso l’artista insegna ai giovani studenti, sa bene che l’arte va amata, fatta propria ma, assolutamente, non copiata.
Se aggiungiamo poi quel vivere quotidiano che la maggior parte di chi ha testa e cuore avverte, fatta di stupidari televisivi e di linguaggi d’arte, di musica e poesia quasi seppelliti, ecco che, il detto prima con quanto si vuole aggiungere adesso: che ognuno proceda poi con la propria cultura ed emozioni.
L’evidenza, per il mio cuore che guarda, è la visione dell’essere umano che Giorgio De Cesario ci indica: figure pallide, apparentemente eguali, prive di espressioni (mentre i colori fanno da sfondo/mondo) a rappresentare la solitudine dentro e fuori l’essere umano. Come dire: l’Essere e il nulla, ma di un essere che è sempre ‘fuori’ da un’altra parte, da altro di sé.
Così come scrive ed indica perfettamente Maria Cristina Maritati, che al fianco gli vive e gli è (sembra la medesima cosa, ma, sapete bene che non lo è). Questa necessità “dell’uomo maschera”, infelice dell’essere identificato con l’’Uomo qualunque’, quando qualunque non è, ma che tanto vorrebbe ‘qualcuno’ e spende tutta la propria vita per andare altrove, per avere altro, per essere, non accontentandosi pressoché mai. E questo in parte sarebbe corretto per ogni essere umano nell’intento però di migliorarsi: “Fatti non foste per viver come bruti”, cosa che invece sembra il traguardo per molti aiutati dallo sciocchezzaio televisivo e dal disastro che specie il nostro paese vive anche e soprattutto a scuola, dove arte e musica la si studia (si fa per dire) solo alla media, unico paese al mondo, quello che indicano come civilizzato.
Quando si tratta di donna il ‘guasto’ che produce alla sua psiche è ancora maggiore.
Mi ricorda anche se non con precisione i versi di Jesus Lopez Pacheco (poeta spagnolo non più edito nel nostro paese) che descrive più o meno così il desiderio di essere altrove:
“…due treni fermi ad opposti binari, dai finestrini ciascuno guarda i volti di chi va in direzione contraria, non volendo andare nella propria…”
Tema ripreso per tutta la vita da Fernando Pessoa che in poesia fa una sorte di sintesi (dal mio punto di vista) rendendo più chiare tutta la filosofia e la psicologia d’ogni essere umano che si guarda, si vede, si cerca. Senza trovarsi.
E dunque appaiono anoressici ‘mentali’, corpi smussati, squadrati in posizioni e collocazioni assurde (surrealisti), o spezzati in cubi (Picasso, Carrà) ma, tutto con una scrittura assolutamente originale e coraggiosa dove, i volti in argilla escono come mostri (lo siamo) e non come extraterrestri come l’occhio che va di fretta può indicare.



L’isola che non c’è, l’opera che in qualche modo indica il distacco dell’uomo minuscolo dinnanzi all’universo, sebbene sembri di tutt’altro genere (e nello stile lo è), non fa che confermare la solitudine (in questo caso c’è un ‘numero primo’ che è seduto sulla luna) e il bisogno, necessità-dovere di volgere lo sguardo altrove e da lì ritrovarsi.
Molto più semplice nei secoli passati quando il rapporto con la natura non era fisicamente impossibile come lo è adesso.

giovedì 17 dicembre 2009

BEPPE COSTA SCEGLIE: CHIARA DAINO [SHE'S ON PAROLE] POESIA TOTALE

Il mare aveva preso un tono dal taglio fresco del FERRO, non soltanto colore, ma condizione formata in un atto, cambiamento, novità e paesaggio; e durezza, alla vista, pure pronta a trasformarsi [Raffaello Brignetti]



poesiatotale!

a cura di Nanni Balestrini, Sara Davidovics, Tommaso Ottonieri

ESC via dei Volsci Roma 20 dicembre 2009

una produzione Critical Book & Wine ed ESCargot

Se l’impulso a uscire dai confini del proprio territorio è un carattere accertato delle varie arti, l’arte della parola ne rimane coinvolta a un livello più profondo e definitivo, in quanto tenta una metamorfosi così radicale, che è la natura stessa dell’immaginazione a esser messa in discussione. La nuova poesia prende l’avvio, nel suo processo di formazione, dai linguaggi tipici di altre arti, in particolare delle arti plastiche, per farsi “oggetto” che rifiuta la lettura: la lingua non è più infatti un codice per comunicare, ma una materia cui bisogna dar vita. Poesia totale, essa sembra offrire oggi al lettore non un prodotto definitivo, da accettare o subire nella sua chiusa perfezione, ma gli strumenti stessi della creazione poetica, nella loro strutturale rimaneggiabilità. Qualsiasi posizione assuma nei confronti dei propri strumenti espressivi, il poeta oggi parte dalla convinzione che le vecchie strutture sintattiche e grammaticali non sono più adeguate al pensiero e la comunicazione del nostro tempo. E questo atteggiamento è strettamente dipendente dall’interesse per il materiale fisico con il quale il testo viene costruito. Una letteratura visuale e pubblica non può che basarsi su un tipo di comunicazione globale e “aperta”.

Adriano Spatola, da Verso la poesia totale

Ore 18.00
Vincenzo Ostuni
Marilena Lenda
Ivan Schiavone
Gaja Gubbini
Letizia Leone
Bruno Galluccio
Cetta Petrollo
Marco Palladini
Veronica Raimo
Carlo Bordini
Lidia Riviello
Bianca Maria Frabotta

Ore 19.30
Poesia in video:
Baruchello, Costa, Fontana, Porta, Rosselli, Spatola, Vicinelli, …

Ore 20.00
Gabriele Frasca
Gilda Policastro
Mario Lunetta
Nina Maroccolo
Michele Fianco
Laura Cingolani
Beppe Sebaste
Antonio Amendola
Maria Grazia Calandrone
Alexandra Petrova
Franco Buffoni
Antonella Anedda
Jolanda Insana

Ore 21.30
Canio Lo Guercio: Passione e altre canzoni sussurrate

Ore 22.00
Nanni Balestrini
Rosaria Lo Russo
Giorgio Falco
Silvio Talamo
Sara Ventroni
Sara Davidovics [con Emiliano Majorani]
Marco Simonelli
Luca Tedesco
Chiara Daino
Jonida Prifti [progetto Acchiappashpirt - suoni S.D.T.]
Tommaso Biga
Tommaso Ottonieri [con Andrea Noce e Manuel Cascone]



+ POETRY BOX
nella saletta in fondo all’Esc
con contributi gettonabili

I’m back on the streets again,
I’m back on my feet again,
I’m On Parole, On Parole



I’m raising my sights again,
I’m claiming my rights again,
I’m On Parole, On Parole

[Motörhead]

mercoledì 16 dicembre 2009

BEPPE COSTA SCEGLIE: "Donne d'Amare" con Beatrice Niccolai e Carlina Torta



Sabato 19 dicembre alle 21:15 - alla libreria art cafè "Aspettando Hemingway" di Prato - Via Del Carmine, 15 Beatrice Niccolai sarà con Carlina Torta in una performance di teatro e parole "Donne (d') Amare".



Alcune scene dello spettacolo di Carlina Torta di "Amaramore" si intrecceranno con parole di Beatrice Niccolai.
Con loro, Aldo Gentileschi alla fisarmonica.

Dalle 20:00 apericena.
Infoline info@aspettandohemingway.it
tel. 380 6808732

L'ingresso è gratuito.

martedì 15 dicembre 2009

Beppe Costa sceglie: Rosario Arizza

Rosario Arizza: “poeta dell’anima”

Conquistare l'arte, distruggerla, farla a pezze. D'incanto riportarla in vita. Nuova. Tutta per sé.
Quest'arte che nasce, cresce, si trasferisce e dipana al resto del mondo.
Quell'arte spesso indesiderata dal cieco potere che sovrasta e, a ogni secolo tenta di farla 'sparire'.
Quest'arte resta, viva e vita fra noi, a dirci e darci quando, come e chi eravamo.

Poi con la potenza di un antico passato torna, si trasforma, si arricchisce e, improvvisamente la ritroviamo nelle stanze di una piccola via di Avola, ricca di storia e di mura colme del respiro che vi regna.

Lì, un uomo, dipinge il suo io e l'altro che sogna, vede, intuisce, studia.
Col cuore e la mente e ritrova quell'unica realtà che del vivere vale la pena. E che dire se, chiuso il una stanza con tele grandi, medie o piccole, noi, io, ne scopro mondo e umore.
E, di colpo, mi sento trasportare in vicoli nebbiosi di città austriache, spagnoli, francesi, portoghesi.
Sogno con sprazzi di luce, con cieli appena accennati e guardo, ritrovandomi in mondi lontani e diversi ma riconoscibili per chi nei libri ha vissuto e vive.



Pochi i pittori (ovvero gli artisti) che sono un tutt’uno con la propria opera.
Senza soffermarmi a quanto già detto in maniera esaustiva da Jean Manuel Bonet su Rosario Arizza, vorrei spiegare la funzione di colui che arte produce, ovvero se dentro chi scrive, suona, dipinge, ci sia o si possa identificarne l’opera attraverso tre importanti elementi: cultura, carattere e luogo in cui vive.

Se cultura e carattere camminano di pari passo ciò che vive (orrore o sogno, poesia o vita che violenta luoghi, persone, politica, è facile accostarsi con occhio preciso alle opere di Rosario Arizza. E alla sua anima.

Chi ha visto il film di Georges Clouzot “Il mistero Picasso” non ha alcuna difficoltà a comprendere ciò che intendo.

Grande tele come violentate da colori a volte forti , tal altre delicate non sono che la condizione umana di un artista ‘mediterraneo’: il mare azzurro con vista d’un infinito universo e il contrasto del vivere in Sicilia (stupendo direbbe il turista nel guardare i luoghi d’Avola, o la monumentale vicina Noto o nel tuffarsi nel mare solitario e nascosto dei luoghi più belli della città); laddove però da anni o forse da sempre l’artista (e non solo lui, ma per lui è più che necessario), è costretto a migrare: il malgoverno e le ‘frustrazioni’ nel constatarlo, provocano quel rigetto che ti porta ad amare ma, al tempo stesso produrre (mi scuso per questa parola apparentemente poco appropriata, nell'impressione che si possa definire troppo e solamente commerciale), quotidianamente il motivo proprio dell'esistere, dell'essere. Poiché tale affermazione non pare sia possibile adattarla ad un artista 'scomodo', in quanto colto, in quanto polemico con il malessere che vede circondarlo.
Le opere allora appaiono i suoi paesaggi, intravisti e frequentati, dell'anima. E a chi guarda non rimane che cercare di compiere il suo stesso viaggio. Capirà allora cosa possa voler dire la padronanza del 'colore'. Non quello che si compra in merceria, ma quello della propria giornata, stagione, vita.

Beppe Costa




Rosario Arizza nasce (1950), vive e lavora ad Avola in provincia di Siracusa. Diplomato all'Istituto d'Arte di Siracusa,so è dedicato subito alla pittura astratta. Dal 1992 al 1993 halavorato in Germania e a Parigi. Nel 2001 invitato a Gibellina ha realizzato 10 opere che oggi sono conservate al Museo d'Arte Contemporanea. Nell'ultimo catalogo Voice of a Soul,qui di seguito alcuni passi del testo di Joe Camilleri:
"I dipinti di Rosario Arizza sono l'espressione di un viaggio esteriore parallelo ad uno interiore nell'io. Passate e attuali esperienze si fondono con una futura visione di un mondo che è sia personale che collettivo. E' suo quanto è nostro. E' un mondo di contrasti estremi, di lirica bellezza e dura realtà, di organizzata collaborazione e di caotici conflitti. Arizza è stato definito o classificato come un espressionista astratto. Al primo sguardo i suoi dipinti trasmettono una sensazione primordiale. Essi ci portano indietro nel tempo e nello spazio a visioni di caotica materia slegata, energia e forza. Fuori da tutto ciò, organizza un ordine visuale di forme, crea ritmi poetici ed orchestrate armonie cromatiche. Rosario Arizza è stato collegato a Art Informel, termine coniato nel 1950 e più tardi applicato ai pittori dell'espressionismo astratto specialmente dove - la forma diveniva soggetta agli impulsi espressivi dell'artista - . Egli può essere indebitato con Jackson Pollock per il suo ritmico fluire di pittura. E' anche stato collegato a Willem De Kooning può darsi per una certa pennellata agitata. E' un artista nella propria onestà con le proprie visioni, la sua personale interazione con la vita e con le proprie sensazioni intime. La sua arte rispecchia tutto ciò. Dopotutto, come l'artista svizzero Paul Klee asseriva, 'L'arte non riproduce il visibile, piuttosto lo rende visibile'.

lunedì 14 dicembre 2009

Presentazione TIENIMI e collezione ArtIngegno - domenica 20 dicembre ore 16



Domenica 20 dicembre 2009 alle ore 16 presso ArtIngegno, in via Giolitti 172 – Roma (vicino Porta Maggiore) sarà presentato il LIBRO TIENIMI - Come tenersi una donna per più di 6 mesi/Come tenersi un uomo per più di 6 mesi di Cristina Origone e Gabriella Saracco, Delos Books.

Quando: Domenica 20 dicembre 2009 alle 16
Dove: ArtIngegno, in via Giolitti 172 – Roma (vicino Porta Maggiore)
Curatore: Marina Zatta

ArtIngegno è uno spazio creato da donne che si rivolge alle donne che cercano qualcosa di speciale e di unico. Le artiste-artigiane realizzano i loro manufatti con l’obiettivo di raccontare la passione di chi li ha progettati e realizzati in una perfetta combinazione di tradizione e innovazione, di design e artigianato. In questo spazio tutto al femminile domenica 20 dicembre Marina Zatta organizza la presentazione del libro TIENIMI che è un divertente manuale di sopravvivenza per la coppia: dieci consigli per l’uomo e dieci per la donna che emergono dai divertenti dialoghi fra i protagonisti. Sarà presente una delle autrici, Gabriella Saracco, e saranno letti alcuni brani. Al termine, thè e pasticcini per tutte le donne (e gli uomini) presenti.

E come noblesse oblige, per i palati più raffinati, ecco il booktrailer:


TIENIMI

Gabriella | MySpace Video

domenica 13 dicembre 2009

Marcella Testa presenta “Come una nebulosa” - sabato 19.12.09 - ore 19.00



Come una nebulosa è un atlante delle emozioni perdute, di quelle recuperate e di quelle ancora da provare. È un viaggio tra metamorfosi mancate e nostalgie di incontri mai avvenuti, tra l’ancestrale paura della morte, il bisogno di Dio e la trappola della incomunicabilità. Il tutto emerge dall’invisibile che sembra niente e l’invisibile esplode nel quotidiano in un urlo liberatorio che si perde in lontani e sperduti universi. Con sguardo ingenuo e ironico che esorcizza il disincanto, l’infinitamente piccolo e l’immenso si sfiorano senza confondersi, fino alla scoperta che respiriamo tutti un unico soffio di vento.


Sabato prossimo, il 19 dicembre a Torre Annunziata (NA) presso il caffè letterario "Nuovevoci" in Via Gambardella n.13 bis, Marcella Testa presenta la sua raccolta di poesie “Come una nebulosa”, edizioni Montag.

In anteprima il booktrailer ispirato dalla silloge, realizzato, girato e montato da Emilio Daniele - Attrice: Nancy Tortora

venerdì 11 dicembre 2009

Presentazione della raccolta "Nelle trasparenze caotiche di nuvola perpetua" di Benny Nonasky (13/12/2009)



Domenica 13 dicembre 2009
alle ore 18:00


negli spazi comunali del mercato coperto a Caulonia M.na (RC),
presentazione della silloge:

"Nelle trasparenze caotiche di nuvola perpetua"
di Benny Nonasky
Edizioni Montag

Relatori:
Elisa Polimeni

e

Mariaelisa Giocondo.

A seguire,
monologo teatricamente-poeticamente
"Poeta a New York"
(dall'omonimo libro, e a lui dedicato, di Federico Garcia Lorca);
scritto e rappresentato da Benny Nonasky.

martedì 8 dicembre 2009

BEPPE COSTA SCEGLIE: SEGNI DI_VERSI 9 dicembre Terzolas (TN)



:: 9 DICEMBRE: SEGNI DI_VERSI ::

Il Centro Studi per la Val di Sole intende dare avvio ad una serie di serate di confronto sull'arte. Di volta in volta saranno chiamati artisti locali e non ad illustrare, parlare e confrontarsi sulla loro ARTE.

Si parte con mercoledì 9 dicembre alle ore 20.30, ovviamente presso la Sala Nobile e Sala Mostre della Torraccia di Terzolas (TN). Vi aspettiamo!


ALESSANDRO ASSIRI
(Poeta/pittore)

DARIO ANDREIS
(Pittore)


Conversazioni e proiezione slide sulla loro ARTE

venerdì 4 dicembre 2009

Beppe Costa incontri: mostra di Isabella Angelini



Pellicanolibri e L’Arte Liberata presentano la pittura Fantastica di Isabella Angelini

Quante volte da bambini davanti a un libro di Fiabe illustrato siamo andati con la fantasia oltre il racconto?
Non è forse quello che continuiamo a fare da adulti quando l'immagine di un dipinto cattura la nostra attenzione?
Per questo motivo l’Arte Liberata insieme a Pellicanolibri è lieta di presentare Isabella Angelini,
perché attraverso le sue tele si può ancora viaggiare in un mondo onirico fatto di atmosfere, di luci, penombre e personaggi fiabeschi.
La pittura Fantastica poco conosciuta in Italia e molto diffusa invece nei paesi anglosassoni contiene anche del simbolismo in cui alcune volte soggetti reali si muovono in contesti apparentemente illogici, altre volte figure analogiche in situazioni reali e possibili che a un buon osservatore rimandano a significati e significanti psichici piuttosto intriganti.
Il pensiero dell'artista che si materializza al di fuori di ogni preoccupazione di comprensione immediata e di impaginazione scontata, in una cornice scenografica magnifica dalla tecnica pittorica fine a se stessa assolutamente curata.



Il pensiero dell'artista libero di vagare fra le idee conscie e inconsce.
Una sorta di Surrealismo nel momento in cui contempla associazioni di figure inconsuete apparentemente estranee fra loro.
Immagini che sanno di fiaba e che forse questo vogliono essere... ma non sono le fiabe per caratteristica propria la forma di surrealismo più arcaica... prima ancora che la parola surrealismo diventasse l'icona di un un movimento artistico?
Ecco allora che l'arte di Isabella non è collocabile in un ismo preconfezionato ma si caratterizza per un personalissimo modo che di ismi ne comprende più d'uno a seconda di come si predispone l'animo di chi osserva.
Non resta che lasciar fluire le emozioni viaggiando fra le sue figure con il gusto e lo stupore di un bimbo che apre un libro di fiabe, con la leggerezza dell'incanto e insieme l'inquietudine del dubbio.

Antonella Meloni Corsini
(l'Arte Liberata)




Le Opere di Isabella Angelini saranno in mostra da Pellicanolibri dal 28/11/2009 al 7/01/2010
Sabato 05/12/2009 sarà presente l'artista
segue rinfresco


martedì 1 dicembre 2009

BEPPE COSTA SCEGLIE: ANTONIA POZZI (IN RIVA ALLA VITA), LETTURE DI CHIARA DAINO



3 Dicembre 2009 - ANTONIA POZZI* [In riva alla vita], Vercelli

Giovedì 3 dicembre, alle ore 21, Chiara Daino leggerà sul palco di Parola all’Autore - Letteratura come vita, dedicato ad Antonia Pozzi - In riva alla vita, presso il Salone Dugentesco di Vercelli.

Dialoghi: Alessandra Cenni, Piergiorgio Fossale.

Chitarre: Giovanni Protti, Sergio Sorrentino.

*
ANTONIA POZZI (1912-1938)
Quando Antonia Pozzi nasce è martedì, 13 febbraio 1912: bionda, minuta, delicatissima, tanto da rischiare di non farcela a durare sulla scena del mondo; ma la vita ha le sue rivincite e Antonia cresce: è una bella bambina, come la ritraggono molte fotografie, dalle quali sembra trasudare tutto l’amore e la gioia dei genitori, l’avvocato Roberto Pozzi, originario di Laveno, e la contessa Lina, figlia del conte Antonio Cavagna Sangiuliani di Gualdana e di Maria Gramignola, proprietari di una vasta tenuta terriera, detta La Zelata, a, Bereguardo. Il 3 marzo la piccola viene battezzata in San Babila ed eredita il nome del nonno, primo di una serie di nomi parentali (Rosa, Elisa, Maria,Giovanna, Emma), che indicherà per sempre la sua identità. Antonia cresce, dunque, in un ambiente colto e raffinato: il padre avvocato, già noto a Milano; la madre, educata nel Collegio Bianconi di Monza, conosce bene il francese e l’inglese e legge molto, soprattutto autori stranieri, suona il pianoforte e ama la musica classica, frequenta la Scala, dove poi la seguirà anche Antonia; ha mani particolarmente abili al disegno e al ricamo. Il nonno Antonio è persona coltissima, storico noto e apprezzato del Pavese, amante dell’arte, versato nel disegno e nell’acquerello. La nonna, Maria, vivacissima e sensibilissima, figlia di Elisa Grossi, a sua volta figlia del più famoso Tommaso, che Antonia chiamerà “Nena” e con la quale avrà fin da bambina un rapporto di tenerissimo affetto e di profonda intesa. Bisogna, poi, aggiungere la zia Ida, sorella del padre, maestra, che sarà la compagna di Antonia in molti suoi viaggi; le tre zie materne, presso le quali Antonia trascorrerà brevi periodi di vacanza tra l’infanzia e la prima adolescenza; la nonna paterna, Rosa, anch’essa maestra, che muore però quando Antonia è ancora bambina.
Nel 1917 inizia per Antonia l’esperienza scolastica: l’assenza, tra i documenti, della pagella della prima elementare, fa supporre che la bimba frequenti come uditrice, non avendo ancora compiuto i sei anni, la scuola delle Suore Marcelline, di Piazzale Tommaseo, o venga preparata privatamente per essere poi ammessa alla seconda classe nella stessa scuola, come attesta la pagella; dalla terza elementare, invece, fino alla quinta frequenta una scuola statale di Via Ruffini. Si trova, così, nel 1922, non ancora undicenne, ad affrontare il ginnasio, presso il Liceo-ginnasio “Manzoni”, da dove, nel 1930, esce diplomata per avventurarsi negli studi universitari, alla Statale di Milano.
Gli anni del liceo segnano per sempre la vita di Antonia: in questi anni stringe intense e profonde relazioni amicali con Lucia Bozzi ed Elvira Gandini, le sorelle elettive, già in terza liceo quando lei si affaccia alla prima; incomincia a dedicarsi con assiduità alla poesia, ma, soprattutto, fa l’esperienza esaltante e al tempo stesso dolorosa dell’amore.
È il 1927: Antonia frequenta la prima liceo ed è subito affascinata dal professore di greco e latino, Antonio Maria Cervi; non dal suo aspetto fisico, ché nulla ha di appariscente, ma dalla cultura eccezionale, dalla passione con cui insegna, dalla moralità che traspare dalle sue parole e dai suoi atti, dalla dedizione con cui segue i suoi allievi, per i quali non risparmia tempo ed ai quali elargisce libri perché possano ampliare e approfondire la loro cultura. La giovanissima allieva non fatica a scoprire dietro l’ardore e la serietà, nonché la severità del docente, molte affinità: l’amore per il sapere, per l’arte, per la cultura, per la poesia, per il bello, per il bene, è il suo stesso ideale; inoltre il professore, ha qualcosa negli occhi che parla di dolore profondo, anche se cerca di nasconderlo, e Antonia ha un animo troppo sensibile per non coglierlo: il fascino diventa ben presto amore e sarà un amore tanto intenso quanto tragico, perché ostacolato con tutti i mezzi dal padre e che vedrà la rinuncia alla “vita sognata” nel 1933, “non secondo il cuore, ma secondo il bene”, scriverà Antonia, riferendosi ad essa. In realtà questo amore resterà incancellabile dalla sua anima anche quando, forse per colmare il terribile vuoto, si illuderà di altri amori, di altri progetti , nella sua breve e tormentata vita. Nel 1930 Antonia entra all’Università nella facoltà di lettere e filosofia; vi trova maestri illustri e nuove grandi amicizie: Vittorio Sereni, Remo Cantoni, Dino Formaggio, per citarne alcune; frequentando il Corso di Estetica, tenuto da Antonio Banfi, decide di laurearsi con lui e prepara la tesi sulla formazione letteraria di Flaubert, laureandosi con lode il 19 novembre 1935. In tutti questi anni di liceo e di università Antonia sembra condurre una vita normalissima, almeno per una giovane come lei, di rango alto- borghese, colta, piena di curiosità intelligente, desta ad ogni emozione che il bello o il tragico o l’umile suscitano nel suo spirito: l’amore per la montagna, coltivato fin dal 1918, quando ha incominciato a trascorrere le vacanze a Pasturo, paesino ai piedi della Grigna, la conduce spesso sulle rocce alpine, dove si avventura in molte passeggiate e anche in qualche scalata, vivendo esperienze intensissime, che si traducono in poesia o in pagine di prosa che mettono i brividi, per lo splendore della narrazione e delle immagini; nel 1931 è in Inghilterra, ufficialmente per apprendere bene l’inglese, mentre, vi è stata quasi costretta dal padre, che intendeva così allontanarla da Cervi; nel 1934 compie una crociera, visitando la Sicilia, la Grecia, l’Africa mediterranea e scoprendo, così, da vicino, quel mondo di civiltà tanto amato e studiato dal suo professore e il mondo ancora non condizionato dalla civiltà europea, dove la primitività fa rima, per lei, con umanità; fra il 1935 e il 1937 è in Austria e in Germania, per approfondire la conoscenza della lingua e della letteratura tedesca, che ha imparato ad amare all’Università, seguendo le lezioni di Vincenzo Errante, lingua che tanto l’affascina e che la porta a tradurre in italiano alcuni capitoli di “Lampioon”, di M. Hausmann. Intanto è divenuta “maestra” in fotografia: non tanto per un desiderio di apprenderne la tecnica, aridamente, quanto perché le cose, le persone, la natura hanno un loro sentimento nascosto che l’obiettivo deve cercare di cogliere, per dar loro quell’eternità che la realtà effimera del tempo non lascia neppure intravedere. Si vanno così componendo i suoi album, vere pagine di poesia in immagini. Questa normalità, si diceva, è, però, solamente parvenza. In realtà Antonia Pozzi vive dentro di sé un incessante dramma esistenziale, che nessuna attività riesce a placare: né l’insegnamento presso l’Istituto Tecnico Schiaparelli, iniziato nel ‘37 e ripreso nel ’38; né l’impegno sociale a favore dei poveri, in compagnia dell’amica Lucia; né il progetto di un romanzo sulla storia della Lombardia a partire dalla seconda metà dell’Ottocento; né la poesia, che rimane, con la fotografia, il luogo più vero della sua vocazione artistica. La mancanza di una fede, rispetto alla quale Antonia, pur avendo uno spirito profondamente religioso, rimase sempre sulla soglia, contribuisce all’epilogo: è il 3 dicembre del 1938.
Lo sguardo di Antonia Pozzi, che si era allargato quasi all’infinito, per cogliere l’essenza del mondo e della vita, si spegne per sempre mentre cala la notte con le sue ombre viola.


Biografia tratta da "Antonia Pozzi. Nelle immagini l'anima: antologia fotografica", a cura di Ludovica Pellegatta e Onorina Dino, Ancora, Milano 2007.

* * *

POESIE

In riva alla vita

Ritorno per la strada consueta,
alla solita ora,
sotto un cielo invernale senza rondini,
un cielo d'oro ancora senza stelle.
Grava sopra le palpebre l'ombra
come una lunga mano velata
e i passi in lento abbandono s'attardano,
tanto nota è la via
e deserta
e silente.
Scattano due bambini
da un buio andito
agitando le braccia:
l'ombra sobbalza
striata da un tremulo volo
di chiare stelle filanti.
Gridano le campane,
gridano tutte
per improvviso risveglio,
gridano per arcana meraviglia,
come a un annuncio divino:
l'anima si spalanca
con le pupille
in un balzo di vita.
Sostano i bimbi
con le mani unite
ed io sosto
per non calpestare
le pallide stelle filanti
abbandonate un mezzo alla via.
Sostano i bimbi cantando
con la gracile voce
il canto alto delle campane: ed io sosto
pensandomi ferma stasera
in riva alla vita
come un cespo di giunchi
che tremi
presso un'acqua in cammino.

Milano, 12 febbraio 1931

Preghiera alla poesia

Oh, tu bene mi pesi
l’anima, poesia:
tu sai se io manco e mi perdo,
tu che allora ti neghi
e taci.

Poesia, mi confesso con te
che sei la mia voce profonda:
tu lo sai,
tu lo sai che ho tradito,
ho camminato sul prato d’oro
che fu mio cuore,
ho rotto l’erba,
rovinata la terra –
poesia – quella terra
dove tu mi dicesti il più dolce
di tutti i tuoi canti,
dove un mattino per la prima volta
vidi volar nel sereno l’allodola
e con gli occhi cercai di salire –
Poesia, poesia che rimani
il mio profondo rimorso,
oh aiutami tu a ritrovare
il mio alto paese abbandonato –
Poesia che ti doni soltanto
a chi con occhi di pianto
si cerca –
oh rifammi tu degna di te,
poesia che mi guardi.

Pasturo, 23 agosto 1934

Un destino

Lumi e capanne
ai bivi
chiamarono i compagni.

A te resta
questa che il vento ti disvela
pallida strada nella notte:
alla tua sete
la precipite acqua dei torrenti,
alla persona stanca
l'erba dei pascoli che si rinnova
nello spazio di un sonno.

In un suo fuoco assorto
ciascuno degli umani
ad un'unica vita si abbandona.

Ma sul lento
tuo andar di fiume che non trova foce,
l'argenteo lume di infinite
vite – delle libere stelle
ora trema:
e se nessuna porta
s'apre alla tua fatica,
se ridato
t'è ad ogni passo il peso del tuo volto,
se è tua
questa che è più di un dolore
gioia di continuare sola
nel limpido deserto dei tuoi monti

ora accetti
d'esser poeta.

13 febbraio 1935

FONTE: http://www.antoniapozzi.it/