domenica 25 dicembre 2011

Altri poeti: "Acqua privata? No Grazie!" antologia in versi a cura di Marco Cinque

In questa antologia sono intervenuti autori come Fabio Barcellandi, Stefania Battistella, Alessandra Bava, Ferruccio Brugnaro, Giancarlo Cavallo, Marco Cinque, Beppe Costa, Javier Heraud, Jack Hirschman, Gabriel Impaglione, Maria Jatosti, Ivo Machado, Dario Santoro, John Claude Smith, Alessandro Spinazzi, Zingonia Zingone.

Intervallano le poesie scatti fotografici di Corrado Corradini, Marco Cinque, Geoff Ward, Bruna Di Pietrantonio, Giampaolo Santi, Antonio Ruiz.

I diritti d’autore sono destinati alla causa di Fernando Eros Caro, nativo d’America di ascendenza Yaqui, rinchiuso da quasi 30 anni nel braccio della morte californiano si San Quentin.





Lascio ora la parola ad alcuni dei poeti sopra citati:

Ferruccio Brugnaro

Rifiuto delle privatizzazioni

Non toccate l’acqua
non toccate
la sua luce.
Non vi basta
ciò che già
vi siete presi
con violenza.
Non vi soddisfano ancora
gli sfregi
mostruosi
brutali
inferti alla terra.
I popoli sono stanchi
delle vostre scorrerie
delle vostre barbarie
delle vostre infamie.
Tenete lontane le vostre
sozze mani
le infinite menzogne
dalle sorgenti
dai fiumi.
La notte è lunga e profonda
non si vede giorno.
Grande è
il vostro sporco insaziabile
egoismo
la vostra farneticante
volontà di dominio
di terrore.
La nostra sete d’amore
può esplodere
da un momento
all’altro.
Non mettete piede là
dove sgorga vita
non toccate le fonti
del sogno

Ott. 2010


Beppe Costa

Senza titolo

Privatizzate il mio corpo
fatto d’acqua
privatizzateci ancora
svendendoci per miseri rendiconti
d’una vita che non basta
non vi basta
al solito i soliti noti
vorrebbero toglierci dalla nostra viva carne
anche l’acqua
presto fors’anche l’aria

Così, come sono soliti
nei loro raduni intelligenti
come fossero eterni
tanti tropo assassini
guidano i passi dell’intero universo
come casa, come seconda casa
non ci bastasse il cielo

Così di stenti e d’acqua si muore
con quell’acqua che sembra proprio tanta
affogata a volte nel petrolio
tal altre del piscio dei bagnanti festosi
e incontenibili

Siamo fatti d’acqua eppure
abbiamo sete di così grande potere
perché non ci basti il cielo
perché non ci si compri il mare
perché non so più rispondere
a questi stupidi perché.


Gabriel Impaglione

Tutto

La nomino col tuo nome e nel nome tuo
mi consacro alla sua luce

Come potrei schiacciarla
con stivali per assassinare
con ruote d’ossido e vomito d’olio
di macchina da sterminio?

L’alzo nel palmo della mia mano l’offro
al figlio al compagno

Come potrei affondare nella sua spalla
il filo velenoso dello scolo
aprirle il cuore con un pugnale d’acido?

Posso vedere ancora l’ora costellata,
passare dalla mano della donna che amo
sotto l’arco trionfale del mattino,
portare alla sua bocca la mia bocca mentre
il mare lavora nella sua continua sinfonia

Come lapidare il cristallo dove lei annida
rompere la sua primavera
la sua migrazione di canto?

Lei balla nella finestra nuda e pura
pianoforte di metafore nella mezzanotte

Come circondarla di trappole, incarcerarla
mettere prezzo alla sua testa?

di mano in mano la vidi piena di vita
offrirsi generosa, celebrare la marcia.

Come attizzare la sete per consegnarla
prigioniera di guerra
merce?


John Claude Smith

Il Paradiso degli Scarafaggi

acqua, acqua ovunque
acqua, acqua ovunque?

a largo della costa di New Orleans
uomini di affari e speculatori
bevono martini e petrolio
vivono alla giornata per un portafoglio rigonfio
e non per i ricordi sporchi dei loro pronipoti
o le grida soffocate di gabbiano morenti su spiagge
annerite
perché il genere umano è degenere
mentre predatori di petrolieri e fornitori di gas sulla
costa ovest
corrompono le falde acquifere con un processo detto
“fracking”
& isoledi bottiglie di plastica scolpita, intasando
correnti a cinquanta miglia dall’indistinto Golden
Gate,
& la disastrosa decostruzione nucleare
ricostruisce l’aggrottato fronte marino giapponese
in un decadente sorriso sdentato,
la tetta rigonfia di Madre Natura sputa macchie
d’inchiostro per nutrirci
& la lenta morte è la nostra ricompensa
perché il genere umano è degenere
conscio dei crimini a portata di mano,
punte dell’iceberg del cappello da somaro
coronato di stupidità ed avidità che divora l’animo
che si annida sottecchi in un angolo
masturbandosi, lubrificandosi con il nostro sangue
alla ruota dell’ignoranza, con la negligenza a cavallo
di un fucile
& la tutela ambientale e i fugaci istinti di
sopravvivenza
che si agitano nello specchietto retrovisore
mentre la nostra meta finale si fa più distinta
il sole tramonta nell’anima vuota di un oceano morto,
ci attende una vacanza perenne, l’Estinzione decretata
perché il genere umano è degenere
& l’acqua che è il nostro sangue vitale
è la discarica della nostra follia imperante:
vita della razza dominante su questo pianeta
innalzo il bicchiere agli scarafaggi
per brindare alloro imminente dominio
sulla polvere & al futuro di morte
del genere umano tutto d’un fiato

acqua, acqua ovunque?
niente più acqua
sparisce
sparisce
è andata


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mercoledì 30 novembre 2011

“Into the wild world, quelli che cercano” al Teatro dell’Angelo, Roma

Lo chiedevamo, in molti, dopo aver visto, alcuni più volte "Into The Wild World" che l’aspettavamo in teatro, uno spazio naturale più d’una biblioteca o una tenda (con luce che si assenta) durante l’estate romana all’isola Tiberina, e così accade fra pochi giorni: domenica 4 dicembre al Teatro dell’Angelo a Roma.Riporto un breve articolo scritto dopo aver visto la prima volta (ce n’è stata una seconda) lo spettacolo alla Biblioteca Cornelia di Roma.

Ognuno di noi, ma naturalmente coloro che qualche domanda ancora se la pongono, sogna di viaggiare.
In mancanza di mezzi, ma anche possedendoli, quello più idoneo che da secoli si tramanda è il libro, seguito, ma non sempre, dagli inizi del novecento dal film.
È appunto, partendo dai libri e dall'Odissea di Omero che Riccardo Mei (complice Roberto Pardini) compone il suo e nostro viaggio, in uno spettacolo che definire multimediale (oggi, almeno, abituati a definire multimediale quattro immagini insignificanti che scorrono su un telo) è limitativo.
Qui, ben altro!
Per chi poi ha buona memoria, legge e ricorda la bellezza degli anni '60, ricchi di entusiasmi, di invenzioni musicali, di film, di “rivoluzioni” e mutamenti della società, non poteva non commuoversi, battendo le mani a tempo e cantando perfino alle note e parole di Cat Stevens, (facile, per Riccardo Mei, interpretarle) altro elemento fondante dello spettacolo - anche questo termine è limitativo.

All'inizio fu il mare e il vento e qui Sergio Vecia con un filmato eccellente che si sviluppa per tutta la durata, contribuisce non poco alla narrazione di "Into The Wild World": terrà conto delle musiche, delle parole e spiegazioni dell'autore/attore/cantante Riccardo Mei.
Quegli scenari immaginati e/o immaginari che spesso stanno nella nostra mente, quelle lune che seguono un percorso inammissibile eppure così presente in letteratura oltreché nei nostri sogni, prendono vita e riempiono il nostro sguardo col contributo dei musicisti, primo fra tutti nel dirigerli, Roberto Pardini alla chitarra, il figlio Igor con ukulele e chitarra, la giovanissima ma assolutamente notevole (i suoi contributi con l'archetto sono esemplari) contrabbassista Joy Grifoni e Aurelio Rizzuti alla batteria e percussioni.
La musica, le immagini, le canzoni gli interventi al flauto, all'armonica di Riccardo Mei, appassionato narratore del viaggio non sono facilmente narrabili; fors'anche per me ancora più difficile, tanta la commozione che ha preso tutto il mio corpo (non solo lo spirito) per quanto accennato prima.
Se si considera che siamo poi, finalmente, in un bellissimo teatro come il Teatro Dell’Angelo di Roma, dove tutto avviene dal vivo, senza trucchi, certamente si riconoscerà, nella perfetta sincronizzazione di tutti gli elementi, la vera e grande riuscita di quello che più che spettacolo è, appunto, un viaggio, un film, un concerto, dove tutto si amalgama.

Dentro e intorno all'uomo è questa avventura che i sei protagonisti, ciascuno col proprio compito, narrano e non è altro che la ricerca di ciò che ogni giorno vorremmo fare, vorremmo essere, vorremmo comunicare agli altri.
Quegli altri che a volte ci appaiono diversi, (ma siamo sempre noi, noi stessi?) che vediamo correre, affannarsi verso tutto ciò che è esteriore e (dati i risultati raggiunti in questi anni bui) inutile. Sembra che venga coperto da una nube nera ogni passione verso il bello: avvenimenti che accadono nel nostro paese (e non solo) sembrano disinteressare completamente l’interiorità dell’essere umano che, da qualche parte, deve pur esserci, ben nascosta, ma c’è.
Il lungo applauso e la sosta di ore dopo "Into The Wild World" sono stati la dimostrazione che nessuno dei presenti aveva voglia di andarsene.
Un desiderio di comunicare con chi aveva sviscerato in poco più di 90 minuti ciò che da sempre, noi e con noi, ritengo ogni essere decentemente umano, desidera sapere, conoscere ma, soprattutto, vivere.

Una speranza e un augurio affinché "Into The Wild World" possano vederlo soprattutto i ragazzi, cui molte vicende, film, canzoni, notizie, storia vengono nascoste. Una “censura” che neppure negli anni più bui del fascismo riusciva coprire in maniera così totale.

E se il Teatro Dell’Angelo di Roma porta il pubblico ad uscir di casa e rinunciare allo stupidario televisivo, certamente lodevole

Beppe Costa
(foto Marco Pasqua)

Ricordiamoci quindi:

domenica 4 dicembre 2011
“INTO THE WILD WORLD, quelli che cercano”
ore 21:00 Teatro Dell’Angelo (Roma)


mercoledì 23 novembre 2011

"Acqua privata? No Grazie!" antologia in versi a cura di Marco Cinque

Non è propriamente un “best seller” o “evergreen”, ma purtroppo questo è un argomento che tiene banco anche quando non viene menzionato direttamente:

“Acqua privata? No grazie!”

Questo, dunque, il titolo dell’antologia a cura di Marco Cinque, che raccoglie poesie e fotografie di autori nazionali e internazionali, contro la privatizzazione dell’acqua e in difesa di un bene primario; una specie di dialogo usando linguaggi artistici, un confronto, quasi a voler sbattere sotto gli occhi del lettore quelle verità che tutti sappiamo, ma evitiamo, con molta maestria, di affrontare. È stato chiesto agli autori che hanno aderito all’antologia, di mettere insieme poesie e scatti che facciano riflettere sul tema, che richiama il titolo, “acqua privata”.

Il risultato è stato senza dubbio sconvolgente, sicuramente perché a causa della diversa sensibilità di ogni artista, i partecipanti hanno deposto la propria tessera (ahimè, tagliente…) così da far diventare questo mosaico sempre più nitido anche se muto, agli occhi di chi riesce a guardare senza distogliere lo sguardo; non da ultimo, però, perché l’acqua è davvero una necessità e non può assolutamente diventare privata, sarebbe un disordine di priorità troppo esagerato da sopportare.

In questa antologia sono intervenuti autori come Fabio Barcellandi, Stefania Battistella, Alessandra Bava, Ferruccio Brugnaro, Giancarlo Cavallo, Marco Cinque, Beppe Costa, Javier Heraud, Jack Hirschman, Gabriel Impaglione, Maria Jatosti, Ivo Machado, Dario Santoro, John Claude Smith, Alessandro Spinazzi, Zingonia Zingone.

Intervallano le poesie scatti fotografici di Corrado Corradini, Marco Cinque, Geoff Ward, Bruna Di Pietrantonio, Giampaolo Santi, Antonio Ruiz.

Lascio ora la parola ad alcuni dei poeti sopra citati:

Stefania Battistella

FABIO BARCELLANDI

Come acqua III

l’odio non ha odore
eppure io lo respiro
il sangue che gronda
e mi toglie il fiato

l’odio non ha colore
eppure io lo vedo
il sangue che gronda
e mi priva della vista

l’odio non fa rumore
eppure io lo sento
il sangue che gronda
e mi sento sordo

l’odio non ha sapore
eppure io lo assaporo
il sangue che gronda
e mi affama

l’odio non ha forma
eppure io lo percepisco
il sangue che gronda
e fa di me una salma

l’odio
come acqua
è inodore
è incolore
è indifferente
è insapore
è informe
è

vita finché nel suo alveo
corre
altrimenti
è morte
se fuori da te
scorre


ALESSANDRA BAVA

Sete

Di chi è l’acqua
che zampilla dalla
fontana sulla
piazzetta romana?

È nostra.
È tua. È mia, ma non la loro.

Di chi è l’acqua
che sgorga dai
rubinetti di
questa casa?

È tua.
È mia. È nostra, ma non la loro.

Di chi è l’acqua
che scivola lenta
da questi occhi
stanchi?

È mia.
È tua. È nostra, ma non la loro.

Ho sete.

Ma, come te
e al contrario di loro,
non di denaro.

Ho sete.

Di un mondo migliore
dove nessuno si arroghi
il diritto di possedere
l’acqua altrui.

Ho sete.

Pertanto,
fareste bene ad ascoltarmi.
Questa acqua è la nostra acqua.
Giù le mani!


MARCO CINQUE

Il prezzo dell’acqua

acqua
molto più
ancor prima di prima
un diritto ancestrale infangato

acqua
di popoli ultimi
ultimi in tutto meno
che nell’essere ancora umani

acqua
di vampiri planetari assetati
che privatizzano la sete altrui
dai loro vertici, dai telegiornali
dalle loro limousine che
sbandano passando sui corpi
dei loro stessi figli quotato in borsa

e sanciscono il possesso dei bisogni
brevettando diritti primari
dal cuore ribelle di città blindate

e mettono un’etichetta, un prezzo
su tutto, e toccherà pure all’aria
se non possiamo bere non potremo
respirare senza il loro consenso

acqua
è una quota insostenibile
debito malefico della stupidità
di moderni Sansone che stavolta
hanno colonne liquide tra le mani

sarà il supremo supplizio
di ogni forma di sacra esistenza
una pena di morte inflitta alla ragione
condanna globale sul patibolo dei profitti

e sarai bendata, acqua
davanti a plotoni d’esecuzione
di governi corrotti e corruttori

loro ti vogliono uccidere
e ucciderci, lo dobbiamo impedire
in ogni modo, costi pure quel poco
di sensato che resta di noi

non possiamo venderti
non possiamo comprarti
sei il sangue limpido di nostra madre
il seme celeste di nostro padre

acqua, che ti vorrei libera
persino dal bicchiere, qui
sulle mie labbra che ormai
faticano persino a pronunciarti

acqua.


GIANCARLO CAVALLO

Angelo Srl

Ruberai la mia sete
e le mie labbra
e con le mie lacrime
adornerai la tua gola
conoscerai le segrete
vie dell’acqua
nel tuo volo notturno
tra terrore e fango
ti nutrirai del sangue
del monte dei pegni
nei tuoi occhi magnetici
trappole e trucchi magici
per circuire gli stupidi
ammirerai le tue
ali abbaglianti riflesse
nei palazzi di vetro delle Borse
mentre i profitti volano

Ma tu vorrai di più:
l’aria che respiriamo
il sole che ci scalda
i sospiri degli innamorati
le molteplici caleidoscopiche
facce della paura

Miseramente precipiterai
nello strapiombo del tuo
stesso abisso
quando milioni di voci
all’unisono pronunceranno
la formula magica
vade retro, vade retro Satana!

Berlino-Salerno, 15-10.09.2010


JACK HIRSCHMAN

Oil Water

Acqua oleosa, un torrente d’oro
che ha ucciso lavoratori, animali.
Attraversa la frontiera. Scava un Buco.
Arizona, perché hai così freddo?

Lacrime negli occhi della gente di Detroit:
l’unica acqua non privatizzata.
Cittadino di Motown Louis Joe:
è tutto al contrario, non lo sapevi?

In 35mila ne sono deprivati, si
rifiutano di mandare le loro figlie
a prostituirsi per due penny, ed urlano:
Auqca, Auqca al contrario

Gridano: Acqua! L’acqua un giorno
affonderà questo sistema nauseante sistema di bocche
menzognere riempite di denaro, le nostre pinze
entreranno nei loro musi, strapperanno tutti

i denti marci dalle loro bocche,
poi le sistemeranno su tubi
dove il torrente di quella brodaglia di
profitti sarà infine tappato,

e i ladri delle compagnie, i saccheggiatori
assoluti di ciò che è decente nella vita
gozzoviglieranno fino ad annegare,
e tutti a Detroit, New Orleans

e anche a Cleveland alzerannoi calici
pieni di semplice acca-due-o, e brinderanno
e canteranno, poiché nessun lavello o vasca
ne sarà sprovvista, La Canzone dell’Acqua:

Agua! Acqua! Eau! Wasser! Voda!
Hallelujah, la Natura è di nuovo naturale!


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martedì 22 novembre 2011

Beppe Costa incontri: "Dettagli Materici" di Fabio Mariani


In un periodo in cui da più parti si tenta di mostrarci ciò che non c'è, trasformando, trasfigurando, abbellendo persino questa realtà virtuale, tentando con queste modifiche di farla apparire a tutti i costi reale, così da farla imitare fianco dagli artisti che, perciò, hanno smesso di contestarla, appare inusuale presentare un pittore come Fabio Mariani.
La sua conoscenza di quelle tecniche pittoriche antiche (e perciò faticose) olio, acrilico, tempera, collage, dell'uso del colore e del colore stesso applicato non alla luminosità, ma piuttosto alla luce, rappresentano una diversità di indubbio rilievo, persino geniale se applicato a quella realtà, troppo spesso mascherata o nascosta, ma scomoda e perciò dirompente. Se il compito dell'artista è quello di metterci in guardia perché vede oltre, Mariani lo fa con la conoscenza e la consapevolezza di ciò che è stato, del disastro provocato dall'essere umano, rappresentando quindi nell'opera compiuta ciò che vede.


L'Autore ha acquisito, attraverso la passione e l'amore per artisti che vanno da Magritte, Dalì, Caravaggio, Romano (per citare alcuni così diversi fra loro ma di ciascuno apprezzandone le tecniche e le idee), una maestria e un uso del colore di notevole livello, che maggiormente si estrinseca quando agisce su quei temi che più lo colpiscono: il degrado dell'uomo visibile attraverso la sofferenza delle guerre, della fame e delle lotte disperate per la sopravvivenza.
Alcune opere presentano quella parte di tenero dolore che è spiegabile soltanto sapendo che Mariani ama la musica suonando anche uno strumento e, pur non mostrando spartiti, almeno per ora, c'è la presenza di tutto ciò che un artista coglie nelle altre arti, dalla musica, al teatro, al cinema, fino alla danza.
Fabio Mariani quindi, non corteggiando facili tendenze, percorre un cammino seppure antico sempre moderno che è quello appunto percorso dai grandi del passato che rimangono a mostrarci ciò che c'è, in apparenza tanto diverso ma sempre tanto simile, anche dopo centinaia d'anni: l'Arte come unico senso della vita.
beppe costa

Partecipa a varie mostre collettive e personali in diversi luoghi della penisola, vinto svariati premi, da qualche anno espone anche all’estero:
Theatre Du Vesinet di Parigi;
Fukuoka – Giappone.
Nel 2012 sono programmati eventi in Germania e Cina. Ha realizzato scenografie per spettacoli teatrali e copertine per editori. Si esprime anche con incisioni, ha fatto ritratti a rilevanti personalità della cultura come Silvano Agosti, Arnoldo Foà e Beppe Costa. Le sue opere sono esposte in collezioni pubbliche e private.
Dopo aver esposto, nel 2011, al Theatre Du Vesinet di Parigi, alla Casa di Dante a Firenze, Teatro dei Dioscuri del Quirinale a Roma infine alla Fondazione La Masa Bevilacqua di Venezia, l’artista torna ad esporre alla Libreria Pellicanolibri di Casalotti:
“Scegliere la libreria come “spazio espositivo”, è stato come tornare a casa, o meglio, restare a casa”. Ascoltando Fabio Mariani si capisce che sente la libreria come un prolungamento del suo studio, uno spazio talmente famigliare e conosciuto da essere un tutt’uno con i suoi luoghi più affezionati e cari. D’altro canto, per la libreria Pellicanolibri, è stato e sarà un privilegio accettare e rivedere nei suoi corridoi le opere di Fabio, dopo che lo stesso artista li ha percorsi per chissà quante volte, bambino prima, adulto poi; quegli stessi libri che lo hanno visto crescere, ora vedono crescere e svilupparsi il suo genio artistico, le sue tele. L’autore riporterà un po’ di sé alla libreria, testimoniando così la sua crescita: il confronto con Fabio Mariani,l’artista attuale, con i luoghi in cui c’è stato Fabio Mariani, l’artista in primordiale crescita.
Ci diamo quindi appuntamento:
venerdì 16 dicembre 2011 alle ore 18:00
presso la libreria Pellicanolibri
Via Gattico 3, 00166 Roma -Casalotti-
s.b.

Contatti:

giovedì 3 novembre 2011

Beppe Costa sceglie Fabio Barcellandi

Scrivere di Fabio Barcellandi è impresa ardua, complessa e, in qualche modo, riduttiva rispetto all'opera - seppur breve - che l'Autore 'sembra' aver prodotto. Scrivere poi di "Folle, di gente" sin già dal titolo complica ancor più le cose se, letta attentamente l'introduzione completa, colta, intrigante e quant'altro non acenno di Chiara Daino, è quasi dis'umano se non mi legasse, anzi, ci legasse la medesima passione poetica con l'Autore trattato.

A differenza, come raro accade, ma esiste, di tanti altri che scrivono e leggono se stessi, autocelebrandosi, definendosi, Barcellandi mi ricorda la frase (di Dante) che Pascoli utilizzò per mio nonno Vincenzo Muglia, suo primo editore di fine ottocento:

"S'arma e non parla" per sottolineare di quanto lavoro in silenzio fosse capace.

Qualche anno fa sentii - e lo feci rilevare - come una complicità che avevo perduta con la scomparsa di Dario Bellezza, quella capacità di scovare persone di gran valore e piuttosto riservate, sempre attente però a barcamenarsi per affermare la forza della parole, propria e altrui e così nacquero una serie d'incontri che chiamammo "I poeti dallo spazio".

Fu infatti Fabio, me ignaro della rete e dei giornali che da 20 anni non compro più e sconfitto dalle troppe morti a partire da quella di Moravia (1990) fino a quella di Dario Bellezza ('96), fino a Luce d'Eramo (2001) a ridarmi una qualche speranza e fiducia che la poesia, la letteratura e le amicizie non si fossero esaurite come la mia stessa vita. Prima con "Parole alate" e qualche presenza in antologie, successivamente con "Nero, l'inchiostro" avevo la sensazione di trovare un nuovo (ma come conosciuto) compagno di viaggi e racconti e soprattutto la persona che avrebbe sostenuto e scovato (per le lingue conosciute e l'attenzione verso la rete stracolma di blog e di giornali).

Molto è accaduto e nel mondo della poesia non accademica e non 'corrotta' dai mezzucci di premioncoli e coppette, così complessa, invenduta e solitaria da essere il perfetto complice a un percorso impossibile da compiere da soli.


Arrivarono così diversi autori validi nella parola usata come urlo macigno ribellione a un mondo marcio eppur sì colorato, autori giovani con la stessa voglia di divenire "Folle, di gente", di organizzare, di pubblicare senza l'arricchimento e l'inchino con editori che neanche leggono il titolo dello scritto che gli arriva: poche ore dopo e il contratto è già fra le tue mani, non manca che la firma. Così, atraverso gli incontri nascono e crescono persone (la stessa Daino, Andrea Garbin, Alessandro Assiri, Dana Drunk, Serse Cardellini, ecc.) iniziative, luoghi di vario genere, librerie ed editori (molti sono editi da Thauma). E si conferma quanto sostengo da anni: si sa che nel nostro paese, ma oggi anche in altri, gli artisti si pagano con le loro tasche l'arte, ma se si incontrano, incrociano, si uniscono diventa più facile e meno oneroso, rispetto a quanti con migliaia di euro stampano presentano, rinfrescano le proprie opere, vale per la poesia, per la pittura e oggi, anche per la musica. Quasi sempre il meglio è relegato, emarginato, perdente. Non sconfitto, certo.

E, ancora così per parlar di Fabio Barcellandi e della sua nuova raccolta di versi non ho scritto neppure una parola sulla 'sua' poesia. Ma, anche questo sostengo: pochi sono i poeti che vivono la poesia, nelle azioni, nei gesti, nelle amicizie, nel vedere l'alba e il buio della notte. Nell'amare i bambini ed odiare (sì e profondamente) chi li maltratta, li fa soffrire, o, peggio, uccide e noi, occidentali ne siamo spesso (anche se inconsapevoli) responsabili.

Ecco di Fabio allora un invito a leggere, diffondere, regalare il suo libro: all'interno di esso si può trovare 'anche' tutto ciò che non ho scritto: la poesia.

beppe costa

Lascio la parola al Poeta:


"Gastrite ulcerosa"

il mio continuo scrivermi dentro
ma ora basta
carta e penna
è ora che vediate
oltre

l'autopsia di un vivo

***

"FRAGILE"

fragile
non significa che io sia debole

crepa
mi piacerebbe farti precipitare
schianto

scheggia
mi piacerebbe farti a pezzi
squarci

delicato
mi piacerebbe farti ammalare
debole

fragile
mi piacerebbe fartici scontrare con questa mia fragilità
per vedere l’effetto che fa
sulla tua forza
pesta

se ne hai il coraggio!

***

"Se mai"

che sia d’improvviso
o per inciso
che sia d’affezione
o per devozione
che sia di gioia
o per noia
che sia di danno
o per malanno
che sia d’ignavia
o per vecchiaia
che sia di natura
o per iattura
che sia d’omicidio
(se mai dovessi morire)

...

per suicidio

SARÀ

***

"IO"

sopporto
ciò che non accetto
e accetto
ciò che non sopporto
...

VIVO


Fabio Barcellandi "Folle, di gente", Edizioni Montag, pag.114, € 10.00
Isbn 978-88-96793-62-6


mercoledì 2 novembre 2011

Beppe Costa sceglie: Marco Cinque “Sintesi”

Scrittore, poeta, fotografo e musicista, attivamente impegnato nel campo dei diritti umani attraverso progetti no profit itineranti. Da anni produce, conduce, gira con iniziative in moltissime città italiane, soprattutto presso istituti scolastici di ogni ordine e grado. Realizza incontri multimediali intrecciando diversi linguaggi espressivi: dalla drammatizzazione, alla musica, all'immagine.
Numerose le pubblicazioni fra personali, antologie, curati. Cd e festival, insomma un artista completo che non si fa mancare nulla. E’ vita e vitale.



Marco Cinque: Sintesi, pag. 120 € 10.00
traduzioni di Alessandra Bava


dalla prefazione:
"Nel volume che vi accingete a leggere, accadrà come per “Il libro dell’inquietudine” di Pessoa, o “Il codice dell’anima” di James Hillman, che alcuni di voi lo terranno sul comodino, segnato, perché ognuno di voi capirà, sentirà, farà proprio ogni suo verso, il vostro: aprendo qualsivoglia pagina vi troverete parte di voi, così da sentirvi legati, anche senza conoscerlo.
Può forse accadere questo dalla sua e mia frequentazione della poesia dei tanti autori stranieri (non certo perché ne manchino in Italia di altrettanto bravi, ma parlavo certamente dei noti e celebrati) e di quei tanti italiani che come Marco scrivono e vivono col proprio sangue la poesia, urlandola nelle piazze e nelle scuole, cantandola laddove è possibile e incontrando (senza quelle gelosie dei già citati ‘mostri’) tanti altri poeti che guardandosi attorno non possono dimenticare che la scrittura è ‘anche’ impegno civile e che poeta è colui che sente per primo e più forte il disagio umano e cerca di avvertire gli altri, quelli che può raggiungere con questo mezzo che ha, forse per sua sfortuna, perché è quello che non lo farà vivere mai bene, malgrado tutto attorno a sé funzioni o sembri, egli non può non guardare al di là del suo naso o del suo dito e soffre e urla e canta al mondo affinché si trovi un riparo allo sfacelo così visibile eppure tanto ignorato.

Lascio lo spazio al Poeta:




anoressica vita
la tua bocca cucita
Su una tavola imbandita

***

non ci sono
parole esatte
per dire libertà

soltanto modi di viverla


***

ciascun uomo
dovrebbe considerare meglio
la parte di donna che ha in sé

per completare la ricchezza
della propria
umanità

***

anche il più
insignificante mattone
è già in sé cattedrale

***

ho perso e perso
tutto il perdibile, lo ammetto
per questo motivo sorrido abilmente
nell’aver ritrovato quel niente
dove ancora sentirmi qualcuno
finalmente

***

ho trovato
solo belle parole
per dirti quanto sto male

***

provare vergogna
è un privilegio ormai
conosciuto a pochi



per acquistare il libro di Marco Cinque:
http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=632854
Marco su face book: https://www.facebook.com/profile.php?id=1092290017


di prossima pubblicazione a cura di M. Cinque










venerdì 28 ottobre 2011

Petilli-Sassu-Bukowsky per Ottobre in Poesia di Stefania Battistella

C’era il sospetto di un problema alle casse e all’amplificatore.
Successivamente la certezza che fossero fulminate.
Questo non ha influito sulla buona riuscita della serata, anzi: probabilmente questo ha dato modo alle vene degli organizzatori di gonfiarsi d’adrenalina. Recuperato l’impianto audio da una piazzetta poco lontana, lo spettacolo inizia:

Frumentaria (Sassari), ore 20.30:

"Era un vecchio straccione e rabbioso” – Petilli/Bukowsky.
Al pianoforte, Simone Sassu.

L’impianto audio non sarebbe servito ma questo, solo a spettacolo concluso, scivolerà fra le piccolezze. La serata è stato aperta da Luca Losito con un breve monologo introduttivo, vestendo i panni di un Bukowsky contrastato dove la vena ironica è stata la prima ad essere colta, mista a quella drammatica, con immancabile bottiglia di Whisky che, usata quasi come il testimone di una staffetta, passa nelle mani di Tino Petilli.

La voce di Petilli quasi snobba il microfono, timbro che si fa sentire e capire ugualmente: recitava testi tratti da Bukowsky e si percepiva un senso d’appartenenza crescente, come se le parole lette gli fossero sempre appartenute, cucite addosso, come un impermeabile di personalità che si rende visibile non appena queste parole vengono lette da chi, appunto, sembra Bukowsky in persona.
L’atmosfera creata da Simone Sassu al pianoforte con alcuni interventi tratti da Borodin “Nelle steppe dell’Asia Centrale”, contribuiva ad accompagnare lo spettatore ricalcando esattamente la volontà delle parole lette; i testi erano gli unici conducenti della serata, noi passeggeri ignari in balia del genio artistico di Simone e Tino.

La Frumentaria era colma e nessuno si sognava di alzarsi e andarsene, nemmeno per prendere una boccata d’aria poco dopo l’ingresso.
La sinergia fra la musica di Simone Sassu, la recitazione di Tino Petilli e il fascino di quel dannato whisky con qualche parolaccia, ci hanno tenuti inchiodati alle poltroncine rosse fino alla fine dello spettacolo e qualcuno, ho visto, si è trattenuto anche oltre.

A mio avviso lo spettacolo è stato molto utile per restituire la giusta immagine a Bukowsky e al suo personaggio: al giorno d’oggi troppe persone approfittando di questo stile, giustificano il loro semplice e sterile sbandare descrivendosi persone “di scuola bukowschiana”, scegliendo più o meno comodamente di rubare solo le parolacce e l’alcool tralasciando il genio creativo. Questo ha, in certi casi, affievolito l’immagine di Bukowsky, facendolo apparire più che uno scrittore, un personaggio sporco, cattivo e pure abusato.

E’ stata una serata “in famiglia” per Tino Petilli e Simone Sassu, entrambi sardi ed entrambi meritevoli di tutti gli applausi di quella serata, riconoscimenti che, come un cappotto, li hanno avvolti di approvazioni isolane e ripagati della fatica fatta per l’organizzazione.
In prima fila sedevano anche Jack Hirshman, Paul Polansky, (che scommetto avrebbero trattenuto volentieri la bottiglia di whisky di Petilli/Bukowsky), e Beppe Costa che hanno seguito il pubblico apprezzando la serata.



testo e foto di Stefania Battistella

lunedì 1 agosto 2011

Lèo Ferrè - Alma Matrix in concerto a Roma

Sono arrivata prima dell’orario stabilito per l’incontro.
Camminare nel quartiere, vissuto per molti anni al tempo dell’università, era già un tuffo inaspettato nei ricordi vissuti, cancellati, difficili e qualche volta emozionanti e vivi, come sono i ricordi lontani, quelli che non si spengono mai.
Nella piazza, già preparata con sedie, palco, riflettori e mixer, un gruppo di persone del quartiere. Si conoscevano, era evidente, e cantavano insieme le arie che un altoparlante faceva volare… con voce intonata e sprazzi tenorili ben impostati.
Seduta ad un tavolino con vino biologico e bruschette guardavo quell’angolo d’altri tempi, i miei, in attesa di vedere i capelli dell’uomo (Beppe Costa) dall’andatura leggera, quasi una danza.
La curiosità cresce, Mauro Macario, Gianluca Cavaliere, i testi di Léo Ferré… un incanto per i pensieri che ancora non conoscevano quello che si preparava. Non conoscere, se spesso puo’ sembrare un limite, in questo momento era la scoperta… la scoperta di un mondo che si apriva inaspettatamente.
Macario mi è entrato subito ovunque con la sua voce calda modulata in toni che aprivano le porte ai testi della poesia erotica, dissacrante, scritta da Ferré per le donne, alle donne, ai minimi gesti languidi e avvolgenti della conquista, del sogno, dell’eccitazione. Cavaliere apriva, con la bellezza della voce cantata, sulla musica originale data dalle stesse basi di Ferrè, anche chi voleva rimanere chiuso, sospettoso, lontano, in difesa. Cercavo di fotografare con l’idea di immortalare il momento e, con la scusa di trovare inquadrature migliori, mi avvicinavo sempre di più al palco… sorridendo alle signore che mi scambiavano per fotografa, amica, forse parente, chissà?


Volevo essere vicina alla vostra meravigliosa arte, spiarvi nascosta tra le piante, in mezzo ai riflettori, essere “dentro” al mistero, alla bellezza, ai suoni, per cogliere i fiati, la luce degli occhi, anche quando Cavaliere mi ha sorriso strizzando l’occhio. Scopro dopo i problemi delle luci e del video non proiettato… peccato davvero! Parlarvi è stato favoloso… artisti di tale levatura incutono soggezione normalmente, ma è importante sempre vedere l’uomo-artista, un connubio che
rende unici, grandi e inspiegabili, belli e intensi come le nuvole dopo il temporale.
Con pochi mezzi e quando si vuole, si può fare o si trovano i luoghi magici per la poesia.


Maddalena Saitta




Con "Unavantaluna" Castelgandolfo s'illumina di suoni e voci, di Maddalena Saitta











In macchina, direzione Castelgandolfo per lo spettacolo della Cumpagnia di musica siciliana Unavantaluna!!!

Attenzione di otto occhi (dodici per la precisione, reclamano gli occhiali) per trovare le indicazioni e non sbagliare strada… ma i moderni mezzi messi a disposizione ci fanno anche ascoltare una voce femminile che sussurra la

direzione e un grilletto che avverte i vicini autovelox.

Allegria e battute con l’odore di pizza che lentamente si raffredda poggiata alle mie spalle… e non è l’unica a perdere calore.

Tunnel.. vai di qua.. vai di la’ e di nuovo il tunnel che sembra essere messo apposta per confondere gli incauti che si affidano ad un TomTom che, meraviglia di alta tecnica, ce la mette tutta anche se qualche volta perde il segnale.

Il silenzio prende spazio all’arrivo nella bella piazza della Libertà dove il palco e le numerose sedie già occupate da altrettanti spettatori donano vista e luci perfette, in attesa dello spettacolo, da sempre attraente per le voci che girano sugli ottimi musicisti che si esibiranno stasera…

Si sa che le voci mormorano con anticipo su ogni evento!

Quando arrivano sorridenti tutti sorridono e, appena iniziano a suonare con la bravura e la professionalità che li contraddistinguono, tutti iniziano timidamente a “suonare” muovendo appena la testa per poi liberarsi e battere decisamente il ritmo con le mani, le gambe, le braccia, i piedi.. qualcuno con le labbra.

Note limpide, voce calda, corposa, in un meraviglioso dialetto siciliano che sembra moltiplicarsi in tante voci come possono essere solo i siciliani, che vivono ovunque con l’isola nel cuore, nelle mani, nelle orecchie, nel naso, a ricordare i colori, il mare, i pesci, le lampare che fanno strada sull’acqua e con tutto il desiderio sprigionato dai suoni di una terra antica, di una terra che non è possibile dimenticare.

Gli strumenti come flauto, zampogna, friscalettu, chitarra, tamburi, tamburini e marranzanu si intrecciano in una musica che non si puo’ solo ascoltare con le orecchie ma con tutto il corpo, creano immagini, profumi e tanta voglia di chiudere gli occhi per lasciarsi trasportare dalla bellezza di chi sa suonare con il cuore, con l’amore che si puo’ quasi toccare per quanto è intenso, sanguigno, lavico, fuori e sopra il tempo.

Se le parole spesso non si comprendono per chi non è siciliano, basta ascoltare i suoni delle parole e seguire i movimenti che non sono mai risparmiati in questo spettacolo meraviglioso…

Musica, musicisti, voci coinvolgono totalmente nella tradizione, nella storia e nel dolore.

Rimpiango di non essere stata vicina alle mie radici, ad un padre siciliano che insegnava senza parole… accostando la polpa dorata dei cedri sotto l’Etna vestito di lava nera.

Il silenzio avvolge la straordinaria esibizione come un velo poggiato a protezione… nel rispetto totale, finalmente, degli artisti che sognano con la musica. Un merito certamente va agli organizzatori.

Nella Piazza vivono solo i suoni, nulla disturba il lento e ritmico fluire della musica, dei corpi e delle voci…

Il mistero dell’arte si fa corpo, pensiero, emozione, diventa vita calda, impegnata, vita da amare, che ama e si fa amare.

Maddalena Saitta



Quintetto con Arnaldo Vacca,
Pietro Cernuto,
Francesco Salvadore,
Carmelo Cacciola, Luca Centamore


sabato 23 luglio 2011

ADOTTA UN POETA &/O DIVENTA SOCIO SOSTENITORE POP (Progetto OttobreinPoesia)



Adotta un Poeta

Poesia sono gli occhi che non mentono, le cose non dette...
Poesia è l’incontro...

Contro i tagli alla cultura, contro il disprezzo per l’arte che oggi dilaga.
Con un gesto simbolico potrai Adottare un Poeta per Sempre.
Potrebbe capitarti di ospitare un candidato al Nobel, un futuro premio alla Cultura, un nuovo fenomeno letterario.


OSPITALITA'
Cosa potrebbe fare un poeta a casa tua, per tre giorni?
Certamente, può regalarti una visione del mondo carica di suggestioni.
Per il Festival OTTOBREinPOESIA, ad ottobre, tanti poeti e artisti invaderanno
Sassari, come portatori sani di versi e passione.
Anche tu puoi contribuire al progetto, offrendo la tua ospitalità, adottando per tre giorni uno o due poeti, ospitandoli a casa tua.
Un'opportunità per interagire con gli artisti, per far parte di una comunità che crede al valore dell'incontro, per collaborare attivamente alle iniziative del POP: Progetto OTTOBREinPOESIA.
Se credi nel nostro progetto e hai voglia di ospitare qualcuno a casa tua il prossimo ottobre, offrendo semplicemente un pasto e un letto, inviaci una mail a segreteria@ottobreinpoesia​.it specificando i seguenti dati:

NOME E COGNOME:
INDIRIZZO IMMOBILE DOVE SI OSPITERA' L'ARTISTA:
N° CELL:
INDIRIZZO MAIL:
N° PERSONE OSPITABILI :
Indicare nell’oggetto della mail: VOGLIO ADOTTARE UN POETA

Sull'affidabilità dell'artista, garantiamo noi del POP.
Sull'arricchimento umano che ne scaturirà, non ci prenderemo alcun merito.

SOLO SOCIO SOSTENITORE
In alternativa, puoi semplicemente diventare “Socio Sostenitore” dell’associazione POP, richiedendo la tessera alla nostra segreteria; con soli 15€ puoi entrare nel gruppo poetico ricevendo agevolazioni, sconti sull’acquisto di libri, cd e dvd, sconti per tutti gli spettacoli e le iniziative artistiche dell’associazione.

MODALITA’ D’ ISCRIZIONE e VERSAMENTO QUOTA
- In contanti, inviando in busta chiusa i propri dati (come sotto indicato) e i 15€ all’indirizzo dell’associazione: PROGETTO OTTOBREinPOESIA, Via Berlinguer, 3/a – 07040 TISSI.

- Con ricarica Poste Pay da 15€ sulla carta: 4023600560920771 intestata ad Erika Pirodda, indicando sempre “NOME & COGNOME + Adesione socio sostenitore POP ”.

- Con bonifico bancario da 15€ sul Conto Corrente 1000/13884 – ABI:03359 – CAB: 01600 (IBAN: IT89I033590160010000001388​4) intestato all’associazione Progetto OTTOBREinPOESIA, indicando sempre “NOME & COGNOME + Adesione socio sostenitore POP ”.

Compilare sempre una scheda (cartacea da spedire o con word da mandare eventualmente via mail) con i seguenti dati:
NOME E COGNOME:
INDIRIZZO e CITTA’ DI RESIDENZA:
N° CELL:
INDIRIZZO MAIL:
CODICE FISCALE:
Per info: 347/1346413 - 345/1637300 – segreteria@ottobreinpoesia​.it

http://www.ottobreinpoesia.it/


lunedì 11 luglio 2011

THAUMA POETRY NIGHT



Nel mese di luglio 2011 al

Fashion & Cafè

in Via delle Grazie 5 a Crema

il Circolo Poetico Correnti e la Libreria Dornetti

Presentano:

La bouffe de la poesie


L’avventore/spettatore potrà delibare incontri dedicati
alla performance e ai reading di poesia nell’accogliente spazio
del Fashion & Cafè durante l’orario del buffet.

Qui le parole della poesia servite con gentile solerzia
Trovano il loro piacevole riscontro da assaporare.
Una “bouffe” dei suoi linguaggi.
Versi aperitivanti verso le after hours della notte estiva.

Venerdì 15 Luglio dalle ore 19:30

THAUMA POETRY NIGHT


L'incontro con i poeti Serse Cardellini e Stefano Sanchini – ideatori, e Alessandro Assiri, Fabio Barcellandi, Massimiliano Bardotti, Chiara Daino e Andrea Garbin – curatori, della giovane Collana Poetica Itinerante della Thauma Edizioni di Pesaro. Tra gli scrittori coinvolti nella collana, oltre ai due ideatori e ai curatori, saranno presenti anche i poeti Luca Artioli, Alessandro Ettore Cimò, Marco Di Salvatore, Monica Ferretti e Marusca Leali.

Il progetto è caratterizzato da due particolarità: la prima riguarda la scelta di abbinare a ogni regione d'Italia un colore specifico di copertina; la seconda è l'originale distribuzione affidata ai singoli scrittori, i quali scelgono liberamente una libreria di riferimento, successivamente inserita nella lista Libreria Poetica presente nelle ultime pagine di ogni edizione. In tal modo si viene a creare una collaborazione attiva tra autori, curatori ed editori, con lo scopo di far emergere nel nostro paese un nuovo concetto di editoria indipendente.

Durante la serata, oltre alle letture poetiche e agli interventi dei poeti presenti, verrà presentata anche l’antologia bilingue italiano/inglese POETHREE new italian voices di Luca Artioli, Fabio Barcellandi e Andrea Garbin (traduzioni a cura del poeta irlandese Dave Lordan), reduci da una serie di presentazioni e letture in Irlanda performate nel mese di giugno.

Web:
http://www.thauma.net/
http://www.facebook.com/pa​ges/Thauma-Edizioni/206649​912685631

Gli incontri sono organizzati dal Circolo Poetico Correnti

in collaborazione con la Libreria Dornetti di Crema

Il buffet di ristorazione è gentilmente offerto dal Fashion & Cafè

Tutte le serate sono ad ingresso libero

Per informazioni:

339 4439848 Alberto Mori Circolo Poetico Correnti

347 3854669 Monica Doria Fashion & Cafè

domenica 10 luglio 2011

È uscito "FOLLE, DI GENTE" di Fabio Barcellandi

FOLLE, DI GENTE
Odio coloro che mi tolgono la solitudine per farsi compagnia.

È uscita, la nuova raccolta di poesie di Fabio Barcellandi per Montag Edizioni:

Folle, di gente
di Fabio Barcellandi
Montag Edizioni
Isbn 978-88-96793-62-6
Euro 10,00
Prefazione: di Chiara Daino
Immagine di copertina: "Il Leader" di Generoso D'Alessandro



FOLLE, DI GENTE

folle

come
così
chiaramente
vedere
ciò
ch’è
in
me
fuori
di
me

folle

di
microbici
parassiti

folle

di
gente


*

Immortale Peruviana [del Matto di Boden]

Prefazione di Chiara Daino

«Dare matto» è abilità, talento e studio del Giocatore, del Player, dell’Artista [sia Musicista, Attore, Poeta]. «Dare matto» è rinuncia calcolata e si sacrifica: il talento sposa la tecnica e la fatìca fàtica, nell’abdicazione necessaria all’Opera. «Dare matto» è strategia che Barcellandi applica in una luce non manifesta, in una poetica della perdita e della conquista, della perdita e della riconquista, nell’altalena semantica e sonora, pittorica ed etimologica. Per l’orecchio e per l’occhio: l’impatto grafico, di chiaro principio calligrammatico, segna e disegna la pagina–tela, pointillisme per pixel. Si tratti di quadri o di spartiti, Barcellandi agisce nei vuoti e nei pieni, tra recuperi e abbandoni: digerisce e rimette la tradizione critica, divorzia da qualsivoglia imporre una volontà egotica, scardina il meccanismo della “lettura guidata” e forzata dalla punteggiatura, applica l’analisi logica e scapiglia la grammatica.
Lo scavo della parola nella parola [ridotta e, al tempo stesso, moltiplicata dall’uso sapiente di parentesi come secanti e come generanti] è processo costante che procede per onde e per risacche, diluvii e deserti. Ne l’Annegato la chiusa non si nega, la chiusa chiude i conti: «perpetuamente condannato a perdere», ma è una perdita per eccesso e non per difetto. Ritorna prepotente e preponderante il tema della perdita, del perdere e del perdersi – come ragnatela unica che ricama l’intera silloge [di un corrotto mondo perduto/ ti sembra di starla perdendo/nulla è perduto/ io ho già perso tutto/ non sono più disposto a perdermi niente/ …perdermi completamente!/ Perderai anche l’unica tua possibile compagnia/ ciò che di te si perde/ Il cuore perde un colpo/ ogni volta che perdo contatto con te/ mi perdo nei miei meandri più bui e reconditi/ ma definitivamente perdermi/ brandelli di perduta felicità].
In quest’ottica di richiami e ritorni, estrapolati dalle liriche di appartenenza, assume valore fondante quel maiuscolo «…COSA SEI DISPOSTO A PERDERE?» che Barcellandi mutua dallo spartito di Lorenzo Cherubini. E spartito è qualsivoglia atto poetico: concertando Lucio Dalla e Giacomo Leopardi, variando Rimbaud, nel crepuscolo del dio uomo, tra Nietzsche e Kafka, l’Autore sfonda il muro che separa l’alto-basso di genere.
Farsi filtro del tutto, ammalarsi per creare un contagio creativo è atto inviso a quel miope mondo critico – incapace di capire che laddove le metriche non sono, sono figure di suono; laddove un solo lemma occupa un verso, è voluto sgrano di un rosario riprodotto; laddove è spazio bianco è senso, è ritmo. Armonizzato fino all’osso del dettaglio, fino al più piccolo atomo del dettato, fino all’onomatopeico: personale lingua del ventaglio, Barcellandi snuda e sfodera mistilinguismo e crasi, amalgama assiomi e innesta interpretazioni – come cubi cosmogonici di Rubik per nuovi mondi e nuovi modi di intendere, di incastrare toni e colori. Ristrutturati dizionari per significati ridefiniti e rielaborati, come nei versi di Grandeur:

i francesi
che ci capiscono sempre di più di tutti gli altri
sai come chiamano uno scrittore?
écrivain
crasi di écrire en vain
scrivere a vanvera

e io sono il maestro
des écrits vains!

Sia francese, sia latino, sia inglese: l’indentrare un idioma e un altro e un altro ancora non è mai mera speculazione [o perversione] letteraria. Sia dialetto, sia gergo, sia neologismo: l’impianto è strutturato col preciso intento di scardinare barriere e sanare fratture. Anche nel caso delle riscritture e del parafrasare non è mai intento dissacrante, ma consacrante: estensioni e distensioni, compressioni e depressioni, abissi e subissi dell’esprimere l’autopsia di un vivo, dentro-fuori di un morto più vivo di come i vivi si pretendono. Questo tavolo operatorio non prevede anestesia, un darsi fine [e darsi un fine] cosciente – che si eterna nel componimento Seppuku, «taglio del stomaco» che pacifica, a distanza, un’altra lirica [Gastrite Ulcerosa]. Seppuku che termina nell’Harakiri, nel «taglio del ventre», parte dopo parte: l’Autore stesso impugna la falce. Il corpo cartaceo è il corpo carnale, il corpo dell’anima e il corpo animale, nei diverticoli delle dicotomie che plasmano l’unione. In questo sovrumano sforzo, tutto è calibrato e condensato, per spingere – senza mai forzare – il Lettore alla ricerca: di uno strato più profondo. «Scacco matto». A partire dal titolo: Folle, di gente traduce e traluce sia il «Folle, Fou», Elogio di Erasmo, sia l’Arcano Primo [si conta sempre partendo da zero!]; riporta il cambio o lo stallo in materia di marcia e si pluralizza nell’al di là della virgola. La cifra più nascosta è la più esposta nell’intervento poetico: le interpunzioni, in Barcellandi, sono ablativo assoluto e complemento capace – vaso di Pandora di tutti i sensi possibili e praticati. Religioni e Angeli, nel mistico e nel quotidiano, rilegano e relegano le moltitudini, nell’anaforizzare ritornelli, tra variazioni e diavoli tentatori e tentati, l’ossimoro è abito stretto: il «doppio», come minimo, è triplo: «una riga per l’ambiente, una per la cronaca più o meno nera, una per l’epilogo a sorpresa» – rubando la formula Fénéon. Il Giano di Fabio è consonanza e coincidenza vocalica di un nome/nume proprio che riflette quell’ombra non buio, porto e porta per l’ ossigeno/all’interno del mare.
E, finalmente, respirare!

Chiara Daino

*

Fabio Barcellandi (Brescia, 1968), poeta, curatore e traduttore, è figura di primo piano nel cosmo della poesia italiana. Collabora con le riviste "Writer’s Magazine Italia" e "Le Voci della Luna", con Beppe Costa organizza a Roma gli incontri "Poeti dallo Spazio", gestisce laboratori di composizione e scrittura poetica. Ha pubblicato poesie in antologie con Farnedi, Montag e Thauma; suoi racconti sono apparsi su "Writer’s Magazine Italia" e "MacWorld"; ha vinto il premio Solaris e Teranova e pubblicato le sillogi ‘Parole alate’ (Cicorivolta 2007) e ‘Nero, l’inchiostro’ (Montag 2009).

*

E per chi volesse approfittarne, segnaliamo un'eccezionale promozione per acquisti Montag:



> 1-15 Luglio: Sconto del 50% su tutto il catalogo

Eccoci arrivati all'estate e, come ogni anno, cosa c'è di meglio che leggersi un buon libro sotto l'ombrellone?

Vogliamo fare la nostra parte per aiutarvi nella scelta, quindi dal 1 al 15 luglio la Edizioni Montag proporrà uno sconto del 50% su tutto il proprio catalogo, senza spese di spedizione (tranne che spedizione in contrassegno) e mettendo a disposizione dei lettori una lista di opere in grado di abbracciare ogni genere letterario; opere capaci di spaziare dalla narrativa alla poesia, dalla saggistica a forme espressive più borderline. E' sufficiente fare un giro nel nostro sito e scegliere, l'ispirazione non vi mancherà di sicuro.

E allora, cosa state aspettando?

Buona lettura.

venerdì 8 luglio 2011

beppe costa: "di me, di altri, ancora" a Lanuvio (Roma)



con il Patrocinio del Comune di Lanuvio, Assessorato alla Cultura





Venerdì 15 Luglio ore 20,30 presso il Parco di Villa Sforza Cesarini





"di me, di altri, ancora"


(prima assoluta)





spettacolo videopoesia di e con Beppe Costa


partecipa l'attrice Viviana Piccolo





Nei giorni 15-16-17 Luglio presso il Salone delle Colonne di Villa Sforza


Personale del Pittore Valerio Ferranti in arte Viales





inizio:





domenica 3 luglio 2011

Massimiliano Bardotti: "Fra le gambe della sopravvivenza", di Stefania Battistella


Massimiliano Bardotti “Fra le gambe della sopravvivenza”
Thauma Edizioni, collana poetica itinerante,
febbraio 2011, pp. 86, € 10.00
ISBN 9788897204084

“Estremamente calato nella realtà, estremista di anima, perché ha capito che mangiando i giorni di tutti i giorni, si vive: ci si dà un luogo dove accadere e, questo, scrivendo, scorre davanti agli occhi, anche i suoi troppo delicati per stare lì solo a guardare senza contorcersi”.

Questi sono stati i miei primi pensieri dopo aver letto “Fra le gambe della sopravvivenza” di Massimiliano Bardotti, (Thauma Edizioni); già, è inevitabile, e volendo essere anche “poeticamente realisti” questa è una benedizione, forse, talmente grande da far fatica a vederne la testa e le smorfie che fa.
Essere in grado di accorgersi di quello che accade in questo paese, come se avessimo molti e più punti di vista da cui guardare il tutto che si svolge, e da ognuno di essi cogliere verità e menzogne, così da riuscire a essere talmente tanto presenti nel mondo, da poter dire che alcune cose non vanno.
Ci si contorce; a terra o per aria, non importa, basta farlo. Massimiliano ha dato prova di saperlo fare, così si dà segno di appartenenza a qualcosa che si irrita a contatto con la realtà dilagante di persone, che vivono durante giorni feriali. Continuare a scrivere perché per i Poeti è scudo, ma allo stesso tempo stendardo.
Magnifica casa natìa.
È ogni volta un nuovo giro di danze quando si scoprono Poeti così vivi; ogni verso che viene scritto è un colore d’affresco che si imprime sull’intonaco fresco del nostro cuore, una sfumatura in più con la quale riconoscere i sorrisi del mondo… perché il mondo sorride.
Così, mi accorgo che quest’ala del mondo, la Poesia, è più affollata di quanto credessi. Fortunatamente. In questo modo Massimiliano Bardotti risponde all’appello, e si fa presente. C’è tanto ancora da scrivere. Proseguiamo.

Stefania Battistella

dal volume:

Sulla bocca della sera briciole di pane
fioccano come neve dai terrazzi.
Un cane abbaia al buio:
la paura ha lo stesso effetto della rabbia.
Sciami di api vengono dal nord
ci invaderanno entro domattina.
La notte dura un secondo quando dormi.
Gli insonni vivono una vita in più
e soffrono al quadrato.
Il palinsesto notturno provoca depressione
che provoca dibattiti.
Il cane che si morde la coda
il cerchio della morte.
Motorini sciamano nell’oscurità
bulli in libertà provvisoria
domani niente scuola.
La notte ha le mani in pasta dappertutto
assume droghe senza preavviso
vomita per colazione.
Il sole nasce sulla sconfitta di una generazione.

* * *

Si muove col favore delle tenebre, l’occulto spauracchio della cecità.
Non vedere oltre il palmo delle mani, non vedere la vita che si ritira in
sordina. Denuncia la volgarità ai giudici dell’esistenza. Denuncia la volgarità
oltre il buio.

***

Crisi d’ansia per la troppa oscurità.
Crepuscoli in compra-vendita
denuncia delle tenebre.
I vampiri sono precari
il sangue è merce rara
nelle vene scorre l’Istat
indice di gradimento.
Crisi finanziaria
la scuola cade a pezzi.
La polizia è come gli accendini.
Occupiamo il mondo.











Collana poetica itinerante