lunedì 24 gennaio 2011

Tributo a Janine Pommy Vega

Un commosso tributo a Janine Pommy Vega, una grande voce poetica che si è spenta da poche settimane...



Janine Pommy Vega, a soli 16 anni andò da Union City, New Jersey, dove viveva, a New York in cerca della Beat Generation che aveva conosciuto attraverso i libri che leggeva. Incontrò Gregory Corso, e tramite lui gli altri scrittori. Dopo essersi diplomata si trasferì definitivamente a New York. Nell’autunno del 1962 lasciò l’America insieme a Fernando Vega e viaggiò con lui per tre anni in Israele ed Europa. Dopo la sua morte nel 1965 tornò in America e completò il suo primo libro Poems to Fernando, che fu pubblicato da City Lights Books nel 1968. A San Francisco frequentò i Diggers, Hell’s Angels, e gli scrittori di North Beach, e perse quattro volte di seguito i manoscritti del suo secondo libro.

Nel 1971 partì per il Sud America e visse in Perù, Colombia e Bolivia per i successivi quattro anni. Durante il suo soggiorno all’Isola del Sole nel Lago Titicaca in Bolivia, terminò "Journal of a Hermit" (Cherry Valley Editions, 1979) e "Morning Passage" (Telephone Books, 1976). Tornata a New York nel 1975 cominciò ad insegnare poesia ai bambini di lingua inglese e bilingue nelle scuole pubbliche e ai prigionieri del Sistema Penitenziario dello Stato di New York. I suoi viaggi nel corso degli anni ottanta e novanta furono le basi per "Drunk on a Glacier, Talking to Flies" (Tooth of Time Press, 1988); "Threading the Maze" (Cloud Mountain Press, 1992); "Red Bracelets" (Heaven Bone Press, 1992); "Tracking the Serpent: Journey to Four Continents" (City Lights, 1997); "Island of the Sun" (Longhouse, 1991) e "Mad dogs of Trieste" (Black Sparrow Press, 2000).

Attualmente dirige Incision/Arts, un’organizzazione che porta gli scrittori nelle prigioni. Membro del PEN American Center’s Prison Writing Committee, è coautrice con Hettie Jones di Words over Walls, un manuale sull’attivazione di laboratori di scrittura in prigione. Ha ricevuto borse di studio dal New York State Council per le Arti, S.O.S., e dalla Puffin Foundation. Ha presentato il suo lavoro in molti paesi, spesso accompagnata da musicisti.

Partecipa da anni alle attività di Casa della poesia ed è stata presente a: "Parole di Mare" (Amalfi, 2000), "Napolipoesia 2001", "Lo spirito dei luoghi" (Baronissi, 2000), "Incontri internazionali di poesia di Sarajevo" (Sarajevo, 2003 e 2009), "Il cammino delle comete" (Pistoia, 2001 e 2004), "Altre Americhe" (Napoli, 2005), "Il Borgo della poesia" (Giffoni V.P., 2006), "VersoSud" (Reggio Calabria, 2009).

Nei Quaderni di Casa della poesia ha pubblicato, nel 2004, il volumetto "Nell'era delle cavallette". La casa editrice Nutrimenti ha pubblicati nel 2007 la raccolta di scritti di viaggio, "Sulle tracce del serpente".

Janine Pommy Vega si è spenta il 23 dicembre del 2010.


*

E come ricordarla, se non grazie alla sua poesia: immortale!

I due testi che seguono di Janine Pommy Vega - Patrick Nolan e Dedicato a te, dall’altra parte sono tratti dall'antologia “Poeti da morire” Ed. Giulio Perrone, a cura di Marco Cinque, con prefazione di Margherita Hack...



Patrick Nolan

Ho letto le poesie sulla tua infanzia
di com’eri ammanettato e continuamente violentato
da un patrigno che odiava i tuoi capelli rosso fuoco,
che nascondevi sotto un cappello
e lui prese il tuo cappello e lo gettò
dal finestrino dell’automobile.

Penso agli abitanti del Braccio della Morte,
quelli che da bimbi furono tutti violentati
i violentatori, gli assassini: il 100%
come la ghianda non cade lontano dall’albero
così la crudeltà è un’arte che si impara subendola
non un atto naturale.

Ho difeso le tue poesie in concorso:
dettagli forti e precisi
senza autocompatimento, fino a che
un lettore si commuoveva alle lacrime, e hai vinto il terzo premio.
Sono venuta a trovarti, come visitare un
paese straniero nelle correnti del fiume Sacramento.

Tutti i laboratori a Folsom cancellati
per la pioggia, mi hanno dato una stanza vicino al Cortile
con soltanto due studenti, tu e un altro
come fossi venuta a trovarvi in Turchia
potemmo avere un’ora di visita in privato
i tuoi capelli rosso fuoco scuri degli anni trascorsi dentro

Una rana iniziò a gracidare vicino alla grondaia in un angolo
interrompesti il nostro incontro per cercarla
e la portasti fuori, dandole una possibilità
di sopravvivenza. Ho pensato a come la compassione inizia
partendo da se stessi per arrivare a includere tutti gli altri,
come tu e le tue poesie siete cambiati.

Ho sentito che l’altra notte sei morto.
Sono scesa dalla montagna
ho osservato gli alberi nudi nel sole, dicevano
che tu sapevi che stava arrivando, c’erano centinaia di
boccioli di acero sul suolo della foresta:
alcuni rossi sono proprio naturalmente meravigliosi.


Willow, NY, 14 aprile 2000

Dedicato a te, dall’altra parte

Tu non puoi portare via questa mattina
di lillà, l’aria leggera tra i rami del salice
e ancora la sua vita nel piccolo cortile
mentre gioca col suo camioncino rosso
fino all’ora della nostra merenda
e il suo pacchettino di M&Ms fino all’ora di pranzo.

Tu non puoi portare via l’adolescente entusiasta
che balza giù per le scale incontro ai suoi amici
o la sua stanza in disordine con i calzini sparpagliati ovunque
e il tamburo che aspetta il suo ritorno in un angolo,
il suo amore per la musica e la magia, i trucchi con le carte
e la maschera di gomma da lupo, il suo blocco di appunti
vivo di scarabocchi e indovinelli,
il suo largo sorriso entusiasta mentre sta con Tito Puente
nell’Union City bar.

La tua stupida paura, hai sparato allo sconosciuto durante
la tua rapina maledetta al benzinaio, con la tua pistola spianata
come se fossi stato beccato ex coitus in una cabina telefonica
con le braghe calate e gli occhi ancora sbarrati.
L’orrendo fiore rosso sul suo collo, dove il sangue
scorreva: ucciso sul colpo.

E sei fortunato a non avermi incontrata allora
la rabbia selvaggia in me ti avrebbe fatto a pezzi, forte e alto
come sei, un arto per volta.
Ti avrei abbattuto al suolo e avrei strangolato la tua vita
via da te, l’avrei presa a te come tu l’hai presa a lui
sei fortunato che non mi hai trovata, tremante
di odio e vendetta.

I mesi sono passati. Hai portato via
il suo attimo futuro, ma non lui
il suo spirito ancora vive nel cuore del mio dolore.
Hai attraversato il mistero della vita di un altro
fermata dalle tue mani
e nessuno ti sarà vicino nel ring mentre combatti
con questo fatto.

Mi chiesero se volevo la pena di morte.
Mi ridarà mio figlio?
Non ammorbidite la verità, dico,
di aver gettato via, sulla faccia del cielo
la sua vita preziosa, come fosse un pensiero secondario.

Non fermate la crescita della consapevolezza
in te, dico, fino a quando raggiungerai il luogo del possesso
di ciò che hai fatto, e avvertirai il peso insopportabile di ciò
sulla tua anima, come un’incudine di ferro.

Ucciderti fermerebbe tutto questo. Renderebbe gli altri
responsabili della tua giustizia, mentre essa
viene dal di dentro, più tremenda e intima di un giudice
senza volto e del freddo artificio dell’esecuzione.

Che tu possa vivere, dico, per tutto il tempo che ti occorre per possedere
la coscienza di ciò che hai fatto, che la freddezza possa trasformarsi in dolore,
e il dolore chiedere giustizia.
Che il giudice in te possa essere giusto, e lo spaventoso mistero
della tua sofferenza ti si dischiuda dentro.


Willow, NY, aprile 1996

*

Nel video che segue, Janine Pommy Vega a Sarajevo legge "Dall'altra parte del tavolo" una poesia dedicata alla grande famiglia poetica di Casa della poesia:



Dal'altra parte del tavolo

Sto leggendo le tue poesie / e un enorme edificio sgangherato compare, / la luce di centinaia di candele / si riversa sulla neve. / All’interno al lungo tavolo bolscevichi massicci / come idranti forgiano le loro discussioni / con giovani Dostojevsky / e socialisti provenienti da una ventina di paesi. / La pelle nero blu del cantante tuareg / brilla con le costellazioni / sahariane mentre lui canta nella lingua del vento, / quella che sua madre gli ha insegnato, / quella proibita a scuola. / Un gruppo di poeti solleva i bicchieri di grappa / e canta con lui. / All’estremità del tavolo, gli intellettuali assaporano / con gusto le sfumature /i riferimenti nascosti e i temi sottesi, / qualcuno si lecca le dita. / La donna sudamericana con la voce di un treno / che geme / attraversando le piccole città degli scomparsi si piega /verso il sikh e le sue sillabe di Guru Nanak. / La sciamana siberiana crea nel suo canto / una maschera di corda / annodata attraverso la quale noi / vediamo la processione di animali / sui vasti territori del nord. / Una danza di corteggiamento e mele comincia all’alba. / Tre giovani con una stridula colonna sonora / gridano simultanee / storie personali di orrori di guerra. / C’è qualcosa nelle caverne del cuore / in cui tutte le canzoni si incontrano, / Bella Ciao, l’Internazionale, il riff jazz e la ninnananna / il dramma di mani sopra un tavolo fra i sordi / e quelli che cantano. / C’è qualcosa nelle caverne del cuore / in cui tutte le canzoni si incontrano, / Bella Ciao, l’Internazionale, il riff jazz e la ninnananna / il dramma di mani sopra un tavolo fra i sordi / e quelli che cantano. / La chiave è nel diamante della porta, / aprite, sono io. / Nella poesia che tiene la porta socchiusa, / ah, stavamo aspettando



Dall'altra parte del nostro tavolo ci sarà sempre, anche se ora non ci par di vederla... la ascoltiamo, la leggiamo!

*

Domenica 20 febbraio al Colony Cafe, Woodstock New York ci sarà il Janine Pommy Vega Memorial. Col cuore ci saremo anche noi, con tutti i poeti che da ogni angolo del mondo hanno condiviso con lei amicizia, solidarietà e versi.

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Hanno contribuito a questo omaggio gli amici di Janine Pommy Vega: Marco Cinque e Sergio Iagulli.
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