domenica 6 febbraio 2011

beppe costa sceglie: Carlos Sánchez

Carlos Sánchez: "Ricordati che non sai ricordare",
Edizioni Librati (AP), pp. 144, € 12.00

Mai titolo fu più esatto, nei suoi significati (tanti) palesi o nascosti. Ma più che una recensione all'ultimo volume di versi di Carlos Sánchez, la mia vorrà essere, nei limiti delle possibilità, narrare il poeta.Che non conosco, appunto!

Ed è così che conosci infatti, attraverso ciò che scrive, che fa e non già per ciò che appare, dove lavora, se lavora, cosa abbia fatto, con chi e come vive.

Narrare il poeta che si racconta, attraverso luoghi tempi amori e nell’ineluttabilità del trascorrere di sé.

“Non è il tempo che se ne va, siamo noi che ce ne andiamo” scriveva De André ed è questa la caratteristica principale che si imprime nell’animo di chi la poesia la vive (oltreché scriverla). È il tempo, nel suo trascorrere che appare sempre più veloce, che ci ricorda il passato, vivere il presente e temere il futuro; allora forse è proprio qui che occorre soffermarsi e gustare, ricordando, se questo tempo ci consente – nel bene e nel male – di ricordare, o dimenticare o, ancora di più nascondere: fatti, cose, persone che sarebbe bene non ricordare.

Questo capita perlopiù, questo però è ciò che Sanchez non desidera e coglie, pagina dopo pagina, verso dopo verso, ogni attimo del proprio vissuto:

“…Serenamente ti festeggio
nei limiti
che mi permette il tempo
gran sabotatore di sogni.
Non posso pretendere
un’idea del domani
lascio i passi al sole
i cammini al vento
i pensieri
liberati all’istinto…”

Troviamo questa gioia del passato e presente:

“…Non lasciarti ferire dalla realtà:
altre realtà sono possibili.
Quando ti stanchi di correre
corri ancora con più forza
corri fino ad estinguerti
in uno spazio aperto d’immensità”

Si parla di una donna almeno nel titolo, soprattutto a se stessi e quando senti che ciò che leggi è anche tuo, ecco che ti trovi certamente davanti ad un poeta e non a qualcuno che scrive poesie, come oggi accade e troppo spesso si tratta di lamentazioni personali che sono dirette esclusivamente a chi li scrive.

Nella Poesia noi cerchiamo noi, per capirne di più e, quando la troviamo è un pugno allo stomaco e può accadere di pensare:
“ ma questa non è mia, quando l’ho scritta? O perché non l’ho scritta”.
E più che l’età avanza, non vi è tanto la paura della fine, ma il timore del corpo che si sfascia e non hai più capacità di gestire te e, quando chi come il Poeta (ma anche me che mi identifico) si sveglia senza troppo malessere, ecco:

“…Seduto
in questa mattina d’estate
in questa brezza nordica
che mi ricorda che tutto ha fine
un principio
mi abbandono alla tranquilla sensazione
del corpo
che oggi non si lamenta
al cuore silenzioso
alla casa quieta…”

Tutto si distacca: “l’assenza artificiale del mondo” svanisce : “nel complesso circuito della vita globalizzata”

“Il vento e il suo rumore di lontananza

passa da finestra a finestra

come una pettinatore di carte sciolte

di porte socchiuse

e ordina con la sua logica

I’ordine soggettivo della mia vita…”

I grandi poeti cileni della terra di Carlos sono dentro il suo corpo, lo hanno visitato e preso appieno e il Poeta lo sa, ne prende carico, (il libro è bilingue, scritto in spagnolo, tradotto dallo stesso autore che ha un lungo vissuto in Italia); vi ritrovo la musicalità naturale che la sua lingua possiede e la capacità d’infilarsi nella vita altrui, anche questa dote naturale di molti autori di lingua spagnola, da Lorca a Pacheco, da Salinas per finire a Neruda, col proprio impegno civile nei confronti delle ingiustizie che l’uomo sull’uomo compie e non ci si stupisca quando più che in altri, troviamo questa caratteristica anche in molti narratori (Jorge Amado, Coloane, Sepulveda fino a Jodorowsky per citare solo alcuni conosciuti e tradotti in Italia.

Ma Carlos è anche profondo conoscitore della poesia di tutto il mondo, amando particolarmente quella europea e orientale e si comprende ancor più leggendo il suo ultimo libro (motivo per ‘possederlo’, ma anche il precedente (La poesia, le nuvole e l’aglio) di quanta poesia d’altri si nutra l’Autore che nella poesia ritrova sé e perfino l’utilità del vivere ché, a volte, il poeta che ‘sente’ vede’ ‘immagina’ più di altri di quanta meschinità l’uomo si nutra, si governa e ci governa


beppe costa

Ricorda


E ricordati quando bussava

alla porta sbagliata

quando ti correvano incontro

animali estranei senza urla

incubi di ombre

eclissi di mistero.

Ricorda inoltre

i dolori equivoci


la bava che colava dalla bocca

la vendetta delle parole

che accendevano collere

il cristallo nero dell’orgoglio.


Ricordati pure

il tremore dell’aurora

e i cieli erranti

dove tornavi a soffrire


a

vvolto dalle tenebre.

nell'attesa di un sole riparatore

Memoria mia ricordati

che non puoi ricordare.


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