giovedì 30 giugno 2011

beppe costa sceglie: "Colori. Settimo Archetipo Panico" di Cornelius Mine Haha

F*Estate
Lunedì 27 giugno
Mine-Haha Production & Arci Fuorirotta
presentano
COLORI – Settimo Archetipo Panico
repliche dalle 19.00
Spettacolo riservato a un numero limitato di spettatori



Avete provato mai a bendarvi gli occhi entrare nelle vite quotidiane, fra il traffico, i silenzi e le urla che vi circondano?
Avete provato a capire quanto gli occhi siano qualcosa che diventa sempre più inutile per guardare la realtà attorno?
E se fosse davvero così e se è così allora provate a pensare che finalmente si affronta in teatro la cecità in una forma assolutamente nuova e poiché il teatro non è più stracolmo come le pizzerie e i pub, avrete almeno qui un attore, più attori a vostra totale disposizione. Essi vi carezzeranno, vi incateneranno, vi parleranno, possibilmente vi abbracceranno e baceranno e voi sarete per una delle rare volte nella vostra vita, consapevoli che qualcuno si stia occupando di voi: che vi stanno ricordando che siamo esseri umani e come tali, amanti, innamorati e così, soltanto, vivi.
Abbiamo un centimetro, occupiamo un piccolo spazio con la nostra vita, spesso lo dimentichiamo?
Non ci accorgiamo di ciò che il potere ci impone, con lusinghe o minacce, non vediamo - ad occhi che pensiamo aperti - che poche realtà. Non sentiamo il rumore delle fabbriche e le urla di bambini violentati, non sentiamo musica, sopraffatti da rumori di auto, ruspe, lavatrici, phon. Non sentiamo e non vediamo quasi più nulla: eppure teniamo gli occhi aperti. Almeno crediamo.

Queste le prime sensazioni e pensieri mentre ero pubblico nello spettacolo "Colori - Settimo Archetipo Panico" allestito e prodotto da Mine-Haha Production & Arci Fuorirotta, nei giorni di F*Estate di Treviglio.
Al buio bendato e condotto per mani e braccia, finalmente con il caldo feroce avvertito per tutti i giorni della mia permanenza, avevo finalmente voglia e volontà di respirare: qualcuno si occupava di me, qualcuno mi ricordava di essere un essere umano, ancora vivente e, quindi, con la capacità ancora di scoprire, dissetarmi, apprendere qualcosa in più di questo nostro paese dove esiste il teatro, la danza, la musica e tanta di quell'arte da mettere in scienza per tutti gli abitanti della terra: mentre per i molti che guardano e leggono ciò che ci appare (ad occhi ben aperti) questo nostro paese sembrerebbe solo buono per salsiccia, balli lisci e corse di bici.
L'articolo dell' Eco di Bergamo del 25 scorso plaudiva alla manifestazione che si concludeva appunto con "Colori", scrivendo che con pochi quattrini si possono fare operazioni culturali più che dignitose, in un'atmosfera accogliente con la partecipazione di un pubblico fatto anche di attori musicisti cantanti (utilizzando la sede dell'Arci di Battaglie - Treviglio) che difficilmente vedremmo insieme e partecipi nel corso delle quattro giornate malgrado il caldo avvolgente.
Un monologo inedito di Arrabal "Il castello dei clandestini" interpretato da Viviana Piccolo ha iniziato la F*Estate, così come l'ha concluso "Colori", ma ha avuto ampio spazio un omaggio a Piero Ciampi, e Rino Caetano.

Parole, parole altre che diventa così difficile ascoltare, scrivere, perfino dire: queste la gran parte riguardano l'amore, quindi la vita, saremmo e nasciamo da questo: sentimento che smuove passioni, che non ha scuole, indirizzi, che porta gioie e dolori e che, come il teatro è, così anche l'amore è: vita.

beppe costa

martedì 21 giugno 2011

Circolo Arci Fuorirotta - Treviglio: F*estate- dal 24 al 27 giugno


F*ESTATE - dal 24 al 27 giugno -
aperitivi, musica, teatro, poesia...


Circolo Arci Fuorirotta - Treviglio
Località Battaglie, 8


Venerdì 24 giugno
dalle 19.00 – aperitivo con Slow Food

ore 20.00 – Poeti InCivili – in un reading poetico musicale al fulmicotone!

ore 21.00 – Viviana Piccolo in IL CASTELLO DEI CLANDESTINI – monologo inedito di F. Arrabal
ore 22.00 – Il naturale evolversi dei fatti, lettura musical teatrale con Cristiano Sormani Valli & Thomas Peres.

Sabato 25 giugno

dalle 18.00 – aperitivo con Slow Food
ore 18.30 – LITALIANO PIERO di Teatro Caverna – omaggio a Piero Ciampi
ore 21.00 – SPIRITO DiVino con BANO FERRARI e Nicolò Ferrari, un’epopea del vino raccontata per le rime.

Domenica 26 giugno

Dalle 16.00 – animazione e giochi per bambini in collaborazione con Dosankos Società Cooperativa Sociale
dalle 18.00 – aperitivo con Slow Food
ore 18.00 – KnK & Stefano Pini in “I Giorni Bianchi”– in collaborazione con Nuvole in Viaggio
ore 19.00 – Zu’ Rino Band – Tributo a Rino Gaetano – in collaborazione con ARTshot
ore 20.30 – Beppe Costa e Viviana Piccolo in ANCHE ORA CHE LA LUNA di beppe costa
ore 22.00 – Proiezione film Santa Sangre di Alejandro Jodorowsky in collaborazione con L’immagine sospesa

Lunedì 27 giugno

Mine-Haha Production & Arci Fuorirotta
presentano
COLORI – Settimo Archetipo Panico
repliche dalle 19.00
Spettacolo riservato a un numero limitato di spettatori


per info: arci_fuorirotta@hotmail.it - 3335633317

domenica 19 giugno 2011

Beppe Costa sceglie: Luca Artioli "Suture"e non solo




Beppe Costa sceglie: Luca Artioli "Suture"e non solo


In questo sogno che forse è riconducibile alla poesia, rifiutando ogni luogo comune e\o adeguandosi a scelte di vita che sembra non comtemplino più la felicità, l'incontro è oggi non tanto il lavoro, quanto la sola speranza che esso possa, in qualche modo esserci o, addirittura, esserci come volevamo.
In questa società che corre verso un precipizio talmente profondo che non può più calcolarsi la fine, in una società dove perfino i libri sembrano scritti da alfabetizzati d'età giuliva e sorridente che mostrano al nonno il proprio compitino (quasi) ben fatto con la nota critica o il premiuzzo da 4 a un soldo ottenuto pagando 100 euro per ogni riga inviata.
In questo turbinìo di spazzatura volante spacciata per cultura, in questi spazi dove non ci sono muri pareti o almeno cancelli che evitino l'assalto di mamme rifatte che accompagnano figlie in gare di "velinare" dai culi sodi, almeno per uno o due decenni, in questo mondo perdente battaglie, qualche piccola onda si muove, malgrado tempeste.
Poeti dolenti cui salvezza unica sembra essere la poesia, non quella certo da esposizione o da portare in carrozze lustrate, bensì quella che si ficca come lama attraverso le righe ai tuoi occhi e leggi, rileggi, ritorni alla pagina e scegli, ti ritrovi, ti si inchioda alla pancia, ti ricorda che tu, anche tu come tanti, ti ritrovi nelle sue stesse stanze. Le tante, buie, a vole ironiche 'stanze' di Luca Artioli.
Anche lui, Luca una sorta di pianta di quel giardino con poca acqua in apparenza che cresce fra Montichiari e Verona, fra Mantova e Pesaro, in quella strada che sembra incociarsi fra Poeti dallo spazio e Poeti dell'editore Thauma, fra la Roma, ormai un grande mercato (goffo e zeppo) di cibo, dove cerco di sopravvivere, con le complicità di Fabio Barcellandi, Andrea Garbin e il 'maestoso e sorridente 'gigante' Serse Cardellini.
Con Luca Artioli (al microfono) Fabio Barcellandi e Andrea Garbin 1° Fiera dell’Editoria Poetica Italiana
Domenica 12 giugno 2011 - Palazzo della Gran Guardia - Verona

Dico questo perché forse (anzi certo) che alcuni di loro\noi, incontrandosi in rete (spazio) appunto, ritroviamo e ci ritroviamo in quella strada che appare sempre più affollata di parole che occupano milioni di pagine spesso appena sfiorate, ma dove la polvere citata da Alessandro Assiri (anche libreria Bocù a Verona), sembra aspirata, svanita e dove, per un caso cercato insistentemente sembra che la poesia non sia 'egoista', non serva (come nel mio caso) a chi non sa fare altro e sia tornata ad essere l'arte dell'incontro e soprattutto la visione di quella tragedia umana che tanti, troppi, non vedono, né sentono.
Il poeta, con il sentire di sé, nel vivere ciò che lo circonda avverte con la propria parole anche gli altri, i distratti e gli attenti e... chi vuol ascoltare ascolti.
Questa era (e dovrebbe essere la funzione della poesia e non soltanto una spesa minore rispetto allo psicologo).

Scrive Hirshman: «Luca Artioli, alla veneranda età di 35 anni, crea una poesia che è al contempo saggia e piena di velenosa grazia, la cui musica – sorprendentemente potente e che scaturisce dallo scontro dialettico tra il silenzio e la parola sonora composta – ne fa un poeta capace di udire le profondità offerteci dal linguaggio di oggi.».

In queste poche righe in sintesi il noto poeta americano, inserito di forza fra gli amici poeti che operano in zone dove la riccchezza e i numeri appaiono come unica risorsa del vivere, c'è tutta la forza del lavoro poetico della poesia di Luca Artioli.
Uso il termine di lavoro, proprio perché da noi, paese di poeti e naviganti eccetera, sembra invece che la poesia serva soltanto ai tanti editori (il loro sì che viene considerato lavoro) che sfuttano, speculano, incastrano quei tanti che di libri di poesia (per rimanere vivi in futuro - pia illusione) sono ghiotti e ne fanno consumo: gli stessi autori con qualche rara eccezione.

So di trovarmi in un campo minato, dove critici senza età e tempo, docenti universitari e traduttori di altri hanno e continuano ad esserlo gravi e grandi responsabilità nei confronti della poesia italiana o straniera che sia.
Chi fosse in grado di 'annusare' l'aria che respira sa che di poesia si nutrono din da bambini la gran parte degli esseri umani, qualcuno la divora, la massacra, la finisce, salvo poi, alla morte del 'sommo' poeta ricominciare a mangiarci divorando ciò che del cadavere rimasto: così recenti convegni e tavolate su Senghor, Luzi e Bertolucci ci hanno spiegato quante volte i relatori avevano incontrato i suddetti e quante volte avevano stretto loro le mani, partecipato a premi e quante volte ho sentito dire (Spaziani Maria Lusia) io, io, io, io.
Così, ancora una volta, una occasione persa a far sì che qualcuno incuriosito cercasse qualche libro di questi tre autori. Ebbene no. Di Senghor ci rimane (a me e gli astanti) che aveva usato il termine "scimmia" parlando della moglie. Nient'altro. E di Luzi che aveva premiato la Spazioni quando ancora 'ella' era in giovane età.
Così di questi tre poeti sappiamo quante volte hanno incontrato Lagazzi, Spaziani e chissà chi altri. Il resto? non conta.
Ma adesso la parola alla poesia, a Luca Artioli nel nostro caso.

beppe costa


Versi in nuce

Ed ecco già l’enigma, tu
che vieni senza disperarti
di me o di te, che chiami
per nome le paure, perché
non lo siano più (sulla bocca,
in un atto di rammendo).
Così, a poco a poco, la misura
del silenzio si è fatta colma
ed è spazio, solo spazio adesso
da lasciare intatto alla parola,
come tra i polmoni e le costole
l’agio ampio del respiro.



L’inesperienza di una promessa

L’appartenere alla sera
è quando i lampioni alti
della piazza sono
proiettili sulla tapparella,
stelle di muro (che sanno
della nostra distanza,
ora annullata).

L’appartenere alla sera
è incontrare il tuo
sguardo vestito d’espiazione
- il motivo che ci unisce -
come fosse l’inesperienza
di una promessa fatta
prima del mare, ma sicura
sicurissima del ritorno.

Per saperne di più:
http://www.lucaartioli.it/wp/

Luca Artioli: "Suture", La poesia come resilienza
€ 11,00 pp. 86 (Ruach 2) - ISBN 978 88 95139 93 7

per acquisti
http://www.faraeditore.it/

Con Luca Artioli, anche altri due Poeti: Andrea Garbin e Fabio Barcellandi coinvolti nelle l'edizioni Thauma (con testo a fronte in inglese), li ritroviamo in questi giorni in Irlanda per presentare "POETHREE" new italian voices

Per quanto riguarda Thauma, rimando a:
http://beppe-costa.blogspot.com/2010/10/thauma-edizioni-collana-poetica.html