domenica 10 luglio 2011

È uscito "FOLLE, DI GENTE" di Fabio Barcellandi

FOLLE, DI GENTE
Odio coloro che mi tolgono la solitudine per farsi compagnia.

È uscita, la nuova raccolta di poesie di Fabio Barcellandi per Montag Edizioni:

Folle, di gente
di Fabio Barcellandi
Montag Edizioni
Isbn 978-88-96793-62-6
Euro 10,00
Prefazione: di Chiara Daino
Immagine di copertina: "Il Leader" di Generoso D'Alessandro



FOLLE, DI GENTE

folle

come
così
chiaramente
vedere
ciò
ch’è
in
me
fuori
di
me

folle

di
microbici
parassiti

folle

di
gente


*

Immortale Peruviana [del Matto di Boden]

Prefazione di Chiara Daino

«Dare matto» è abilità, talento e studio del Giocatore, del Player, dell’Artista [sia Musicista, Attore, Poeta]. «Dare matto» è rinuncia calcolata e si sacrifica: il talento sposa la tecnica e la fatìca fàtica, nell’abdicazione necessaria all’Opera. «Dare matto» è strategia che Barcellandi applica in una luce non manifesta, in una poetica della perdita e della conquista, della perdita e della riconquista, nell’altalena semantica e sonora, pittorica ed etimologica. Per l’orecchio e per l’occhio: l’impatto grafico, di chiaro principio calligrammatico, segna e disegna la pagina–tela, pointillisme per pixel. Si tratti di quadri o di spartiti, Barcellandi agisce nei vuoti e nei pieni, tra recuperi e abbandoni: digerisce e rimette la tradizione critica, divorzia da qualsivoglia imporre una volontà egotica, scardina il meccanismo della “lettura guidata” e forzata dalla punteggiatura, applica l’analisi logica e scapiglia la grammatica.
Lo scavo della parola nella parola [ridotta e, al tempo stesso, moltiplicata dall’uso sapiente di parentesi come secanti e come generanti] è processo costante che procede per onde e per risacche, diluvii e deserti. Ne l’Annegato la chiusa non si nega, la chiusa chiude i conti: «perpetuamente condannato a perdere», ma è una perdita per eccesso e non per difetto. Ritorna prepotente e preponderante il tema della perdita, del perdere e del perdersi – come ragnatela unica che ricama l’intera silloge [di un corrotto mondo perduto/ ti sembra di starla perdendo/nulla è perduto/ io ho già perso tutto/ non sono più disposto a perdermi niente/ …perdermi completamente!/ Perderai anche l’unica tua possibile compagnia/ ciò che di te si perde/ Il cuore perde un colpo/ ogni volta che perdo contatto con te/ mi perdo nei miei meandri più bui e reconditi/ ma definitivamente perdermi/ brandelli di perduta felicità].
In quest’ottica di richiami e ritorni, estrapolati dalle liriche di appartenenza, assume valore fondante quel maiuscolo «…COSA SEI DISPOSTO A PERDERE?» che Barcellandi mutua dallo spartito di Lorenzo Cherubini. E spartito è qualsivoglia atto poetico: concertando Lucio Dalla e Giacomo Leopardi, variando Rimbaud, nel crepuscolo del dio uomo, tra Nietzsche e Kafka, l’Autore sfonda il muro che separa l’alto-basso di genere.
Farsi filtro del tutto, ammalarsi per creare un contagio creativo è atto inviso a quel miope mondo critico – incapace di capire che laddove le metriche non sono, sono figure di suono; laddove un solo lemma occupa un verso, è voluto sgrano di un rosario riprodotto; laddove è spazio bianco è senso, è ritmo. Armonizzato fino all’osso del dettaglio, fino al più piccolo atomo del dettato, fino all’onomatopeico: personale lingua del ventaglio, Barcellandi snuda e sfodera mistilinguismo e crasi, amalgama assiomi e innesta interpretazioni – come cubi cosmogonici di Rubik per nuovi mondi e nuovi modi di intendere, di incastrare toni e colori. Ristrutturati dizionari per significati ridefiniti e rielaborati, come nei versi di Grandeur:

i francesi
che ci capiscono sempre di più di tutti gli altri
sai come chiamano uno scrittore?
écrivain
crasi di écrire en vain
scrivere a vanvera

e io sono il maestro
des écrits vains!

Sia francese, sia latino, sia inglese: l’indentrare un idioma e un altro e un altro ancora non è mai mera speculazione [o perversione] letteraria. Sia dialetto, sia gergo, sia neologismo: l’impianto è strutturato col preciso intento di scardinare barriere e sanare fratture. Anche nel caso delle riscritture e del parafrasare non è mai intento dissacrante, ma consacrante: estensioni e distensioni, compressioni e depressioni, abissi e subissi dell’esprimere l’autopsia di un vivo, dentro-fuori di un morto più vivo di come i vivi si pretendono. Questo tavolo operatorio non prevede anestesia, un darsi fine [e darsi un fine] cosciente – che si eterna nel componimento Seppuku, «taglio del stomaco» che pacifica, a distanza, un’altra lirica [Gastrite Ulcerosa]. Seppuku che termina nell’Harakiri, nel «taglio del ventre», parte dopo parte: l’Autore stesso impugna la falce. Il corpo cartaceo è il corpo carnale, il corpo dell’anima e il corpo animale, nei diverticoli delle dicotomie che plasmano l’unione. In questo sovrumano sforzo, tutto è calibrato e condensato, per spingere – senza mai forzare – il Lettore alla ricerca: di uno strato più profondo. «Scacco matto». A partire dal titolo: Folle, di gente traduce e traluce sia il «Folle, Fou», Elogio di Erasmo, sia l’Arcano Primo [si conta sempre partendo da zero!]; riporta il cambio o lo stallo in materia di marcia e si pluralizza nell’al di là della virgola. La cifra più nascosta è la più esposta nell’intervento poetico: le interpunzioni, in Barcellandi, sono ablativo assoluto e complemento capace – vaso di Pandora di tutti i sensi possibili e praticati. Religioni e Angeli, nel mistico e nel quotidiano, rilegano e relegano le moltitudini, nell’anaforizzare ritornelli, tra variazioni e diavoli tentatori e tentati, l’ossimoro è abito stretto: il «doppio», come minimo, è triplo: «una riga per l’ambiente, una per la cronaca più o meno nera, una per l’epilogo a sorpresa» – rubando la formula Fénéon. Il Giano di Fabio è consonanza e coincidenza vocalica di un nome/nume proprio che riflette quell’ombra non buio, porto e porta per l’ ossigeno/all’interno del mare.
E, finalmente, respirare!

Chiara Daino

*

Fabio Barcellandi (Brescia, 1968), poeta, curatore e traduttore, è figura di primo piano nel cosmo della poesia italiana. Collabora con le riviste "Writer’s Magazine Italia" e "Le Voci della Luna", con Beppe Costa organizza a Roma gli incontri "Poeti dallo Spazio", gestisce laboratori di composizione e scrittura poetica. Ha pubblicato poesie in antologie con Farnedi, Montag e Thauma; suoi racconti sono apparsi su "Writer’s Magazine Italia" e "MacWorld"; ha vinto il premio Solaris e Teranova e pubblicato le sillogi ‘Parole alate’ (Cicorivolta 2007) e ‘Nero, l’inchiostro’ (Montag 2009).

*

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Buona lettura.
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