lunedì 1 agosto 2011

Lèo Ferrè - Alma Matrix in concerto a Roma

Sono arrivata prima dell’orario stabilito per l’incontro.
Camminare nel quartiere, vissuto per molti anni al tempo dell’università, era già un tuffo inaspettato nei ricordi vissuti, cancellati, difficili e qualche volta emozionanti e vivi, come sono i ricordi lontani, quelli che non si spengono mai.
Nella piazza, già preparata con sedie, palco, riflettori e mixer, un gruppo di persone del quartiere. Si conoscevano, era evidente, e cantavano insieme le arie che un altoparlante faceva volare… con voce intonata e sprazzi tenorili ben impostati.
Seduta ad un tavolino con vino biologico e bruschette guardavo quell’angolo d’altri tempi, i miei, in attesa di vedere i capelli dell’uomo (Beppe Costa) dall’andatura leggera, quasi una danza.
La curiosità cresce, Mauro Macario, Gianluca Cavaliere, i testi di Léo Ferré… un incanto per i pensieri che ancora non conoscevano quello che si preparava. Non conoscere, se spesso puo’ sembrare un limite, in questo momento era la scoperta… la scoperta di un mondo che si apriva inaspettatamente.
Macario mi è entrato subito ovunque con la sua voce calda modulata in toni che aprivano le porte ai testi della poesia erotica, dissacrante, scritta da Ferré per le donne, alle donne, ai minimi gesti languidi e avvolgenti della conquista, del sogno, dell’eccitazione. Cavaliere apriva, con la bellezza della voce cantata, sulla musica originale data dalle stesse basi di Ferrè, anche chi voleva rimanere chiuso, sospettoso, lontano, in difesa. Cercavo di fotografare con l’idea di immortalare il momento e, con la scusa di trovare inquadrature migliori, mi avvicinavo sempre di più al palco… sorridendo alle signore che mi scambiavano per fotografa, amica, forse parente, chissà?


Volevo essere vicina alla vostra meravigliosa arte, spiarvi nascosta tra le piante, in mezzo ai riflettori, essere “dentro” al mistero, alla bellezza, ai suoni, per cogliere i fiati, la luce degli occhi, anche quando Cavaliere mi ha sorriso strizzando l’occhio. Scopro dopo i problemi delle luci e del video non proiettato… peccato davvero! Parlarvi è stato favoloso… artisti di tale levatura incutono soggezione normalmente, ma è importante sempre vedere l’uomo-artista, un connubio che
rende unici, grandi e inspiegabili, belli e intensi come le nuvole dopo il temporale.
Con pochi mezzi e quando si vuole, si può fare o si trovano i luoghi magici per la poesia.


Maddalena Saitta




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