Chi si sarebbe immaginato che un gruppo di musicisti jazz, rubasse così bene la scena allo squadrone dei poeti, composto da pezzi da novanta e pezzi da quarantacinque (certo, perché più giovani!)?
Quando si tratta di “arte” fatta come si deve non ci sono fazioni, forse, ci sono solo i bravi e meno bravi.
Il segreto sta tutto qui.
Si tratta di ingredienti: musica Jazz di notevole livello che fa da cornice ad un racconto ispirato a Chet Baker, il tutto a cura dei Faxtet’s; pezzi di testo letti da Guido Leotta e Carlo Valle, mentre la musica jazz da spunti d’immaginazione al pubblico, scorci di una vita già trascorsa e quella musica suonata come sottofondo musicale e accompagnamento, come protagonista indiscussa, come unica musa ispiratrice per le parole del racconto: un menu, sono pronta a scommettere, piaciuto anche a chi in genere non ama molto la musica jazz.
Venerdì sera, il 14 ottobre, durante la programmazione della prima serata del festival Ottobre in Poesia, i Faxtet’s hanno incantato il pubblico contagiando tutti i presenti con questa loro “Allucinèscion”, il tutto avvenuto in quel locale di Sassari, al Vecchio Mulino, dove queste cose possono avvenire: il locale, un ottimo ristorante, ma non solo; un luogo di ritrovo e una location utilizzabile per presentazioni di libri, concerti ed eventi culturali; il primo locale in cui ho sentito rispondere ai clienti di esclusivo carattere mangereccio, di fare silenzio e non disturbare, se si presentavano con la pretesa di riempirsi lo stomaco proprio in quelle serate culturali e di intrattenimento. Cosa che non avviene nemmeno nelle librerie.
La lettura di questa storia su Chat Baker ha fatto in modo che i Faxtet’s si mettessero in riga con la flotta dei poeti, come se i musicisti fossero diventati poeti che sanno suonare magnificamente; le parole c’erano e davvero, sono state incantevoli strumenti di persuasione, facendo diventare la sala, anche se contenuta, del Vecchio Mulino una bolla creatasi nelle maglie del tempo, facendoci vivere un’ora di vita davvero pregna e ruvida di emozioni di vita vissuta e non solo immaginata o sognata… non chimere ma ologrammi, se vogliamo, che si fanno così tanto visibili da poterli toccare con mano, ologrammi che firmano pure il disco con molta, moltissima umiltà.
Faxtet’s:
Guido Leotta: sax e flauto;
Alessandro Valentini: tromba e filicorno;
Fabrizio Tarroni: chitarra, violino e diavolerie elettroniche;
Andrea Bacchilega: batteria e percussioni;
Milko Merloni: basso e contrabbasso (purtroppo unico assente al Vecchio Mulino)
0 commenti:
Posta un commento