Successivamente la certezza che fossero fulminate.
Questo non ha influito sulla buona riuscita della serata, anzi: probabilmente questo ha dato modo alle vene degli organizzatori di gonfiarsi d’adrenalina. Recuperato l’impianto audio da una piazzetta poco lontana, lo spettacolo inizia:
Frumentaria (Sassari), ore 20.30:
"Era un vecchio straccione e rabbioso” – Petilli/Bukowsky.
Al pianoforte, Simone Sassu.
L’impianto audio non sarebbe servito ma questo, solo a spettacolo concluso, scivolerà fra le piccolezze. La serata è stato aperta da Luca Losito con un breve monologo introduttivo, vestendo i panni di un Bukowsky contrastato dove la vena ironica è stata la prima ad essere colta, mista a quella drammatica, con immancabile bottiglia di Whisky che, usata quasi come il testimone di una staffetta, passa nelle mani di Tino Petilli.
L’atmosfera creata da Simone Sassu al pianoforte con alcuni interventi tratti da Borodin “Nelle steppe dell’Asia Centrale”, contribuiva ad accompagnare lo spettatore ricalcando esattamente la volontà delle parole lette; i testi erano gli unici conducenti della serata, noi passeggeri ignari in balia del genio artistico di Simone e Tino.
La Frumentaria era colma e nessuno si sognava di alzarsi e andarsene, nemmeno per prendere una boccata d’aria poco dopo l’ingresso.
La sinergia fra la musica di Simone Sassu, la recitazione di Tino Petilli e il fascino di quel dannato whisky con qualche parolaccia, ci hanno tenuti inchiodati alle poltroncine rosse fino alla fine dello spettacolo e qualcuno, ho visto, si è trattenuto anche oltre.
In prima fila sedevano anche Jack Hirshman, Paul Polansky, (che scommetto avrebbero trattenuto volentieri la bottiglia di whisky di Petilli/Bukowsky), e Beppe Costa che hanno seguito il pubblico apprezzando la serata.
testo e foto di Stefania Battistella
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