venerdì 28 ottobre 2011

Petilli-Sassu-Bukowsky per Ottobre in Poesia di Stefania Battistella

C’era il sospetto di un problema alle casse e all’amplificatore.
Successivamente la certezza che fossero fulminate.
Questo non ha influito sulla buona riuscita della serata, anzi: probabilmente questo ha dato modo alle vene degli organizzatori di gonfiarsi d’adrenalina. Recuperato l’impianto audio da una piazzetta poco lontana, lo spettacolo inizia:

Frumentaria (Sassari), ore 20.30:

"Era un vecchio straccione e rabbioso” – Petilli/Bukowsky.
Al pianoforte, Simone Sassu.

L’impianto audio non sarebbe servito ma questo, solo a spettacolo concluso, scivolerà fra le piccolezze. La serata è stato aperta da Luca Losito con un breve monologo introduttivo, vestendo i panni di un Bukowsky contrastato dove la vena ironica è stata la prima ad essere colta, mista a quella drammatica, con immancabile bottiglia di Whisky che, usata quasi come il testimone di una staffetta, passa nelle mani di Tino Petilli.

La voce di Petilli quasi snobba il microfono, timbro che si fa sentire e capire ugualmente: recitava testi tratti da Bukowsky e si percepiva un senso d’appartenenza crescente, come se le parole lette gli fossero sempre appartenute, cucite addosso, come un impermeabile di personalità che si rende visibile non appena queste parole vengono lette da chi, appunto, sembra Bukowsky in persona.
L’atmosfera creata da Simone Sassu al pianoforte con alcuni interventi tratti da Borodin “Nelle steppe dell’Asia Centrale”, contribuiva ad accompagnare lo spettatore ricalcando esattamente la volontà delle parole lette; i testi erano gli unici conducenti della serata, noi passeggeri ignari in balia del genio artistico di Simone e Tino.

La Frumentaria era colma e nessuno si sognava di alzarsi e andarsene, nemmeno per prendere una boccata d’aria poco dopo l’ingresso.
La sinergia fra la musica di Simone Sassu, la recitazione di Tino Petilli e il fascino di quel dannato whisky con qualche parolaccia, ci hanno tenuti inchiodati alle poltroncine rosse fino alla fine dello spettacolo e qualcuno, ho visto, si è trattenuto anche oltre.

A mio avviso lo spettacolo è stato molto utile per restituire la giusta immagine a Bukowsky e al suo personaggio: al giorno d’oggi troppe persone approfittando di questo stile, giustificano il loro semplice e sterile sbandare descrivendosi persone “di scuola bukowschiana”, scegliendo più o meno comodamente di rubare solo le parolacce e l’alcool tralasciando il genio creativo. Questo ha, in certi casi, affievolito l’immagine di Bukowsky, facendolo apparire più che uno scrittore, un personaggio sporco, cattivo e pure abusato.

E’ stata una serata “in famiglia” per Tino Petilli e Simone Sassu, entrambi sardi ed entrambi meritevoli di tutti gli applausi di quella serata, riconoscimenti che, come un cappotto, li hanno avvolti di approvazioni isolane e ripagati della fatica fatta per l’organizzazione.
In prima fila sedevano anche Jack Hirshman, Paul Polansky, (che scommetto avrebbero trattenuto volentieri la bottiglia di whisky di Petilli/Bukowsky), e Beppe Costa che hanno seguito il pubblico apprezzando la serata.



testo e foto di Stefania Battistella
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