domenica 25 dicembre 2011

Altri poeti: "Acqua privata? No Grazie!" antologia in versi a cura di Marco Cinque

In questa antologia sono intervenuti autori come Fabio Barcellandi, Stefania Battistella, Alessandra Bava, Ferruccio Brugnaro, Giancarlo Cavallo, Marco Cinque, Beppe Costa, Javier Heraud, Jack Hirschman, Gabriel Impaglione, Maria Jatosti, Ivo Machado, Dario Santoro, John Claude Smith, Alessandro Spinazzi, Zingonia Zingone.

Intervallano le poesie scatti fotografici di Corrado Corradini, Marco Cinque, Geoff Ward, Bruna Di Pietrantonio, Giampaolo Santi, Antonio Ruiz.

I diritti d’autore sono destinati alla causa di Fernando Eros Caro, nativo d’America di ascendenza Yaqui, rinchiuso da quasi 30 anni nel braccio della morte californiano si San Quentin.





Lascio ora la parola ad alcuni dei poeti sopra citati:

Ferruccio Brugnaro

Rifiuto delle privatizzazioni

Non toccate l’acqua
non toccate
la sua luce.
Non vi basta
ciò che già
vi siete presi
con violenza.
Non vi soddisfano ancora
gli sfregi
mostruosi
brutali
inferti alla terra.
I popoli sono stanchi
delle vostre scorrerie
delle vostre barbarie
delle vostre infamie.
Tenete lontane le vostre
sozze mani
le infinite menzogne
dalle sorgenti
dai fiumi.
La notte è lunga e profonda
non si vede giorno.
Grande è
il vostro sporco insaziabile
egoismo
la vostra farneticante
volontà di dominio
di terrore.
La nostra sete d’amore
può esplodere
da un momento
all’altro.
Non mettete piede là
dove sgorga vita
non toccate le fonti
del sogno

Ott. 2010


Beppe Costa

Senza titolo

Privatizzate il mio corpo
fatto d’acqua
privatizzateci ancora
svendendoci per miseri rendiconti
d’una vita che non basta
non vi basta
al solito i soliti noti
vorrebbero toglierci dalla nostra viva carne
anche l’acqua
presto fors’anche l’aria

Così, come sono soliti
nei loro raduni intelligenti
come fossero eterni
tanti tropo assassini
guidano i passi dell’intero universo
come casa, come seconda casa
non ci bastasse il cielo

Così di stenti e d’acqua si muore
con quell’acqua che sembra proprio tanta
affogata a volte nel petrolio
tal altre del piscio dei bagnanti festosi
e incontenibili

Siamo fatti d’acqua eppure
abbiamo sete di così grande potere
perché non ci basti il cielo
perché non ci si compri il mare
perché non so più rispondere
a questi stupidi perché.


Gabriel Impaglione

Tutto

La nomino col tuo nome e nel nome tuo
mi consacro alla sua luce

Come potrei schiacciarla
con stivali per assassinare
con ruote d’ossido e vomito d’olio
di macchina da sterminio?

L’alzo nel palmo della mia mano l’offro
al figlio al compagno

Come potrei affondare nella sua spalla
il filo velenoso dello scolo
aprirle il cuore con un pugnale d’acido?

Posso vedere ancora l’ora costellata,
passare dalla mano della donna che amo
sotto l’arco trionfale del mattino,
portare alla sua bocca la mia bocca mentre
il mare lavora nella sua continua sinfonia

Come lapidare il cristallo dove lei annida
rompere la sua primavera
la sua migrazione di canto?

Lei balla nella finestra nuda e pura
pianoforte di metafore nella mezzanotte

Come circondarla di trappole, incarcerarla
mettere prezzo alla sua testa?

di mano in mano la vidi piena di vita
offrirsi generosa, celebrare la marcia.

Come attizzare la sete per consegnarla
prigioniera di guerra
merce?


John Claude Smith

Il Paradiso degli Scarafaggi

acqua, acqua ovunque
acqua, acqua ovunque?

a largo della costa di New Orleans
uomini di affari e speculatori
bevono martini e petrolio
vivono alla giornata per un portafoglio rigonfio
e non per i ricordi sporchi dei loro pronipoti
o le grida soffocate di gabbiano morenti su spiagge
annerite
perché il genere umano è degenere
mentre predatori di petrolieri e fornitori di gas sulla
costa ovest
corrompono le falde acquifere con un processo detto
“fracking”
& isoledi bottiglie di plastica scolpita, intasando
correnti a cinquanta miglia dall’indistinto Golden
Gate,
& la disastrosa decostruzione nucleare
ricostruisce l’aggrottato fronte marino giapponese
in un decadente sorriso sdentato,
la tetta rigonfia di Madre Natura sputa macchie
d’inchiostro per nutrirci
& la lenta morte è la nostra ricompensa
perché il genere umano è degenere
conscio dei crimini a portata di mano,
punte dell’iceberg del cappello da somaro
coronato di stupidità ed avidità che divora l’animo
che si annida sottecchi in un angolo
masturbandosi, lubrificandosi con il nostro sangue
alla ruota dell’ignoranza, con la negligenza a cavallo
di un fucile
& la tutela ambientale e i fugaci istinti di
sopravvivenza
che si agitano nello specchietto retrovisore
mentre la nostra meta finale si fa più distinta
il sole tramonta nell’anima vuota di un oceano morto,
ci attende una vacanza perenne, l’Estinzione decretata
perché il genere umano è degenere
& l’acqua che è il nostro sangue vitale
è la discarica della nostra follia imperante:
vita della razza dominante su questo pianeta
innalzo il bicchiere agli scarafaggi
per brindare alloro imminente dominio
sulla polvere & al futuro di morte
del genere umano tutto d’un fiato

acqua, acqua ovunque?
niente più acqua
sparisce
sparisce
è andata


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