domenica 10 giugno 2012

Beppe Costa sceglie: Olga Campofreda in "Caffè Trieste"


Copertina di "Caffè Trieste"

La gran parte dei viaggi che l’uomo riesce a fare avvengono all’interno di sé, spesso con l’ausilio dei libri.
I grandi racconti per secoli ci hanno trasportato in luoghi irraggiungibili, via via nel tempo quegli stessi luoghi sono diventati sempre più vicini e i viaggi sempre più facili, mentre, inversamente, i viaggi all’interno di sé divenivano più complessi tanto che ai tempi d’oggi è diventato necessario l’ausilio di altri, psicologo in testa.

Così m’è accaduto in questi giorni che il tempo d’invalidità concede, di compiere due viaggi per gli stessi luoghi, uomini e abbracci.
Un caso raro che il destino ha voluto (o preteso) ch’io ritornassi a quelle memorie sbiadite di un giovane che cercava un modo di esprimere le proprie incapacità su tutto. La poesia.
Il 7 giugno leggo in una sola notte il libro di Olga Campofreda, incontrata all’ultimo reading di Jack Hirschman e le sue brigate rivoluzionarie italiane, a Roma.
Caffè Trieste. Ma, appunto il caso, la sera dopo su Rai 24 Sole 24 ore, lo stesso viaggio, stessi personaggi, dove manca solo Jack.
Ferlinghetti è il protagonista e il suo luogo magico universalmente riconosciuto, la libreria da lui fondata: City Lights (titolo preso dal film di Chaplin)
Mancava anche Fernanda Pivano, mio primo contatto (e amica) con molti autori amati e certamente di quella Sicilia degli anni 60 dove Jack e Lawrence avevano contatti con Nat Scammacca e alcuni poeti del sindacato scrittori di cui facevo parte.
Jack Hirschman e Olga Campofreda
Così ci raccontammo con Jack nel corso dell’ultimo Festival Ottobre in poesia di Sassari.
E’ stato come precipitare all’indietro, ricordare Amelia Rosselli e Gregory Corso, l’amico sindaco Enzo Grasso che col Premio Akesineide a Castiglione di Sicilia cercò col mio aiuto e quello di Dario Bellezza di riunirci tutti: da Fernanda Pivano a Gregory (del quale narrerò a parte) fino a Josif Brodskij, prima che altri li premiassero.
Bella la trasmissione che vorrei avere registrata ma nel luogo dov’ero non avrei potuto e poi, come scrivevo è stato un caso.
Ma rimane il libro di Olga, Caffè Triste, la sua voglia così tanto simile alla mia, ma in tempi così diversi e in situazioni dove certo il suo impegno, coraggio, fors’anche amici e genitori hanno reso più facile, mentre io nel tempo, mi sono dovuto contentare che venissero qui a Roma o in Sicilia, dove potevo. L’economia, la mia vita priva di mezzi forse mi hanno dato molto più di quanto meritassi.
Non desidero certo raccontare il viaggio di Olga, semmai accennare della delicatezza del suo libro, senza enfasi, curato, fino all’ultima pagina, ben documentato dove, certamente, ciò che mi ha colpito diventa l’abbraccio di Agneta Falk (Aggie) la moglie di Hirschman.
Lawrence Ferlinghetti
Di quelli, non solo il suo che restano, della differenza fra il nostro baciare, sfiorando appena le guance, desta e sinistra, di quegli abbracci che sentirai per sempre sul corpo.
Questo m’è accaduto, esattamente questo: a Casa delle Poesia di Sergio Iagulli e Raffaella Marzano a Baronissi.
Jack che scende a gambe larghe la scala, monumentale seguito da Agneta con i più bei sorrisi mai visti, impressi nella memoria e quelle lunghe mani che hanno continuato a stringersi per diversi minuti.
Così ho stretto il libro di Olga fra le mani per tutti questi giorni. Senza fronzoli o inganni, come spesso i poeti fanno. Così ho rivisto in sequenza vecchi film su San Francisco le sue strade e palazzi simili alle nostre.
Vorrei che molti lo leggessero e andassero a riscoprire Allen Ginsberg e il suo “Urlo”, riscoprissero come la poesia della Beat Generation si diffuse in tutto il mondo e come tantissimi giovani trovarono nella lettura qualcosa che li ‘armasse’ contro l’imperialismo e il potere che, qualche volta, può persino vincere. Così la poesia è stata una forza travolgente tanto da vincere la censura (Urlo provocò un processo contro Ginsberg e Ferlinghetti suo editore), e mise in atto un movimento rivoluzionario contro la guerra imperialista americana.

Oggi può accedere la stessa cosa? Potrebbe.
Penso sì e no in contemporanea. Perché ci sono più mezzi di diffusione ma anche la quasi totale occupazione dei cervelli più all’avere che all’essere. L’apparire sembra talmente importante e radicato che, onestamente non so. Malgrado vi siano più voci poetiche e maggiori possibilità come scritto per ribellarsi.
Come sta accadendo nei paesi nordafricani che utilizzano la rete per mostrare al mondo le stragi compiute da sanguinari dittatori. Ma è probabile che la dittatura dei carri armati sia più facile da combattere che la pulizia del cervello effettuata per tanti anni dai mass media, che ha colpito diverse generazioni. 

Olga Campofreda durante il reading
del 17 maggio al Circolo degli  Artisti (RM)
Così non ho parlato del libro Caffè Trieste di Olga, né di lei, figura sottile, timida e frenetica a un tempo che ho ascoltato mentre leggeva con una grazia quasi tremante al Circolo degli Artisti di Roma, nella serata cui accennavo.
Non l’ho raccontato e non volevo farlo, ma ha provocato in me una tale serie di ricordi e se lo tengo ancora vicino, con la sua copertina così essenziale e umile ci sarà più che un motivo.
E, qualcuno forse lo intuisce da ciò che ho scritto finora.

L’invito quindi a leggerlo e consigliarlo, certamente per molti giovani sarà una informazione multipla e forse utile per conoscere, per chi già sa o ha letto, certamente una esemplare sintesi di ciò che sono state e rappresentano ancora questi poeti, diversi da tanti altri che hanno usato la parola come arma contro il potere, in qualunque parte del mondo diventi insopportabile.
Ma anche una voglia di viaggiare in quel mondo dei libri che servono a farci viaggiare anche con pochi mezzi.


beppe costa

Olga Campofreda Caffè Triste, Colazione con Lawrence Ferlinghetti, Giulio Perrone editore 2011
pp. 128 € 10.00

Olga Campofreda è nata a Caserta nel 1987. Dal 2006 al 2009 ha scritto per il quotidiano Il Mattino, occupandosi di musica e spettacolo. Attualmente collabora come pubblicista con varie testate. Dove sei Charlie? Una storia di poesia e Rock & Roll (ARPANet, 2006) è il suo primo racconto, a cui sono seguiti il romanzo la Confraternita di Elvis (ARPANet, 2009) e la raccolta di racconti Sporche Storie di Rock & Roll (Il Caso e il Vento, 2009).
Con il racconto Peep Show ha debuttato al Teatro Nuovo di Napoli nella rassegna di giovani scrittori emergenti L’arte del racconto, a cura di Massimiliano Palmese. Attualmente vive a Roma, collabora con la casa editrice Edizioni Spartaco, gestisce il blog www.lagallinabianca.it, organizza concerti in salotto e performance poetiche.

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