venerdì 15 febbraio 2013

Valeria Raimondi e le ‘diverse voci’ della Poesia


Valeria Raimondi "Io No (Ex-io)
ISBN 9788897204145
Thauma Edizioni
Valeria Raimondi vive e lavora in provincia di Brescia e scrive poesie da molti anni. Nel 1991 dà vita al progetto del Gruppo Letterario Meteora di Palazzolo Sull’Oglio (Brescia),  con cui collabora fino ad oggi con la stesura del “Volantino” autoprodotto che raccoglie poesie e racconti di autori locali. Presente all’interno di blog letterari,  nelle pubblicazioni di Meteora e in alcune antologie quali per esempio 365 piccoli giorni agenda 2010 e IN BREVIS. Da alcuni anni si diverte a proporre e promuovere eventi culturali e reading–recital di poesia e musica in luoghi quali Caffe’ e circoli letterari, associazioni e biblioteche ma anche in luoghi meno formali: bar, stazioni, mulini, piccoli paesi di montagna.
Nel 2004 e nel 2008 presenta, nell’ambito delle iniziative a sostegno di Emergency e Legambiente, lo spettacolo “Poesie in chiave di Sol” con quartetto di narratrici e clarinetti. Nell’aprile 2009 presenta un nuovo Recital con poesie e canzoni d’autore dal quale prende forma la sua prima raccolta di poesie: “Percorsi in… versi” estratte dall’omonimo spettacolo. Dal 2009, con l’attrice Bruna Bottesini e il musicista Gerardo Ferrara, propone uno spettacolo costruito sui propri testi, con incursioni musicali e suoni delle tradizioni popolari: IL RUMORE DELLA POESIA. Dal 2007 inizia la frequentazione e la collaborazione attiva con gli autori del sottosuolo al CAFFE’ Galèter di Montichiari e nel 2010 aderisce al “Manifesto Letterario dal Sottosuolo” regolarizzando così la propria posizione!
Ha pubblicato nel 2011 la sua prima raccolta di poesie intitolata Io No ( Ex-Io ) per Thauma Edizioni.
Dal 2012 fa parte della giuria del “Premio Centro per la Nuova Poesia d’Autore”.


Fra le nuove…

Dimmi le giuste parole

Dimmi le giuste parole
Incantami ancora cent’anni.
Poi sollevati in assenza di peso,
dunque atterrami nelle stanze del cuore.
Lentamente discendi poi cadi
sopra un piccolo spicchio di vita.
Perché sai di sapermi in attesa
Perché so dei miei piedi per terra.
E non dirmi che distanza è illusione,
e che sono un regalo inatteso.
Seducimi con quel verso leggero,
con parole che ballano in cuore.
Poi riportami a casa, una storia racconta
che abbia dentro il paesaggio intravisto
solamente un istante, al tramonto,
dalla tua sempreverde finestra.


e ritrovando dopo 12 anni
Genova per voi

Cantava la città sotto il cielo di luglio
nel primo anno del nuovo millennio,
danzava, rideva  nel sole, e ancora
là in fondo brillava, ignaro, il suo mare.
Al  telegiornale dell’una
un bambino eccitato tra la folla cercava
 il berretto operaio del padre,
operaio in mezzo a studenti
ragazzi, precari, credenti
e ogni fede e speranza
si  intrecciava a intrecciate bandiere.
Un mondo che nuovo si affacciava  sul mondo.
Poi accadde qualcosa,
la città esplose coi fiori
e quel sole di  luglio, nel primo anno
del nuovo millennio
fu solo l'alba di un’età ancor più buia,
una storia già scritta,
di quando i canti si gelano in gola,
di quando il mare se ne fugge lontano.
-Bisognava però  difendere la piazza,
quei  fiori, proteggerli,
far loro da scudo- si disse.
Ma chi poteva allora saperlo
che globalizzare pace, giustizia, lavoro
sarebbe stato allestire per bene la scena,
la vergognosa, accurata prova generale
di  legalizzata macelleria sociale.
REPRIMERE, CARICARE,  CONFONDERE!
ORDINE, POLIZIA, SICUREZZA!
(Soffocare ogni fuoco di rivolta
e l' imbuto capovolto che urla ragioni,
trasformare nel lutto, la lotta).
Perché ai suoi funerali la democrazia non viene invitata.
Perché  i buoni e i cattivi furono divisi, schedati,
se non che i cattivi erano i buoni di prima
se non che qualcuno  masticava preghiere,
qualcuno fuggiva laggiù verso il mare,
un altro pisciava su quei marciapiedi,
non credeva ai suoi occhi, non credeva a quel fumo
ai calzoni e magliette bruciate, ai bastoni,
non credeva al sangue di lì a poco versato.
Scendevano lacrime inaspettate dagli occhi
quando si vide risorger la Bestia
con il volto, il nome di sempre: POTERE.
Il  potere che mangia la vita,
fioritura di sangue, carnivora bestia.
Così anche un ragazzo sbocciò
come un fiore, un acerbo diamante,
sbocciò come fosse stagione.
Il  telegiornale alle 3 registrava ora solo
un’impronta, l' ombra scura del sole.
Della folla  il riso si spense in moviola
e scesero oscure sporche parole.
Ai cronisti tremava la voce.
Una madre distraeva il bambino eccitato
che osservava quella festa un po' strana:
- Cos'è tutto quel fumo e perché quelle urla
non mi sembrano, mamma, canzoni -

Ci si prese tra le mani la testa.
- Non è vero, non può essere vero! -
Fu spezzato un bel sogno
e sprecata una grande occasione.
Il silenzio di nuovo calò,
come sempre restarono colpe
e nessuno che avrebbe pagato.
Come sempre passammo dalla parte del torto.
Si tornò a coltivare il proprio giardino
seppellendoci dentro sogni, ossa e badili.
E davvero questa volta fu chiaro
che niente, più niente
sarebbe stato mai più come prima.


Link utili:
Posta un commento