mercoledì 19 marzo 2014

Memorie (quasi) vere: Alejandro Jodorowsky


Non ricordo come né perché, avevo già scritto ad Arrabal, avevo già pensato di aprire un’attività editoriale. Non ricordo neanche se lavoravo da qualche parte, giornale o rivista, ma è certo (e le foto a volte fanno la storia che non conosceremmo mai), che ho incontrato Jodorowsky.
Prima edizione di Panico, Pellicanolibri,1978
Avevo visto e diffuso ‘La montagna sacra’, penso di avere avuto poco meno di quarant'anni e lui certamente più grande di me di tredici anni, sembrava molto più giovane. Il luogo certamente era Taormina perché, ricordo, che in quell’anno era il presidente della giuria del Cinema, dove venivo invitato anch’io non so se per un giornale, una rivista, o chissà per quale ragione.
Ma perché e come mai ci trovammo seduti su un marciapiede a guardare il paesaggio, giuro che non ricordo.
Una fotografa che, forse, lavorava nel mio stesso giornale, ci immortalò insieme, altrimenti non sarei in possesso di prove schiaccianti dove siamo, appunto, seduti a parlare.
Dialogare con Alejandro non risultò difficile, capii già da allora che le lingue servono a volte a ben poco e fino a un certo punto e lui le mischiava tutte. Fu l’impatto, l’abbraccio che ci fece sentire complici rispetto ad altri che, all'inizio ci guardavano stupiti; io, imbarazzato, lui con un sorriso che, forse, avevo sentito sulla pelle e nel cuore.
La nostra conversazione, stentata, riguardava i critici cinematografici, anche Giovanni Grazzini del ‘Corriere della sera’ che aveva stroncato ‘La montagna sacra’. Io ne vedevo, certamente, l’esagerazione di qualche scena, ma le stupidità e la violenza umana, lo sfruttamento dell’immagine del ‘povero’ cristo, da cui presi spunto per scrivere il mio unico testo teatrale: più assurdo, forse, dello stesso film citato.
Era alla ricerca dei fondi per realizzare ‘Dune’ ma, così certo di riuscirci, che mi proponeva con insistenza di andare con lui in India. Un sogno? un errore non averlo fatto? credo di sì. Famiglia e figli (lasciati poco tempo dopo) me lo impedirono. Questo ricordo mi tiene fermo all’immagine di quel giorno con lui che allora conosceva tre o quattro parole di italiano ed io nessuna lingua, neanche la mia.
Ma come sto narrando, la lingua è spesso sostituita dagli occhi, dalle braccia, dalle strette di mano. Nel ‘78 ho pubblicato ‘Panico’ (Pellicanolibri), dopo uno scambio di corrispondenza con Arrabal.
Non rividi più Alejandro, né mi meravigliai quando, lasciato il surrealismo, si infilò nella magia, facendo corsi, lezioni e incontri curativi.
Mi meravigliai di come all'inizio apparve al ‘Costanzo show. Il Maurizio forse conosceva poco l’autore di tanti libri (ancora non editi in Italia) e lo trattò come un guru, anzi come qualcuno che prendiamo (ridicolizzandolo) per guru.
Lo dovettero informare più avanti e riapparve, questa volta non in teatro, con il giornalista in modo più corretto: come una grande personalità del mondo dell’arte.

Da molti anni, grazie anche a Cristobal, alla magia, ai corsi, la situazione di Alejandro è assolutamente cambiata. Non più il Movimento Panico né il surrealismo né il cinema l'hanno reso famosissimo anche nel nostro paese. Leggere i suoi libri, le riflessioni, le poesie o partecipare alle sue conferenze l'ha reso lo stesso un 'guru' universalmente apprezzato. La gran parte delle pubblicazioni sono editi da Feltrinelli e Giunti.
Ben lontano il tempo quando ho cercato di vendere, proporlo al nostro pubblico.
Così come accade ancora per Arrabal, (noto in tutto il mondo, salvo che da noi) impegnato anche civilmente che è tornato in Italia nel settembre del 2013, grazie a un Premio alla Carriera del Comune di Moniga del Garda, voluto dall'amico poeta Igor Costanzo. (b.c.)


vedi anche:
http://beppe-costa.blogspot.it/2014/01/memorie-quasi-vere-arnoldo-foa.html
http://beppe-costa.blogspot.it/2014/03/memorie-quasi-vere-enzo-jannacci.html
http://beppe-costa.blogspot.it/2014/02/memorie-quasi-vere-alberto-moravia.html


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