domenica 25 maggio 2014

Sottopelle di Stefano Iori, (Kolibris Edizioni)

Ciò che agli altri, di noi, appare, non rappresenta quasi mai, ciò che siamo.
Ancor più via via che gli anni scorrono e, molto spesso, se i sentimenti restano senza rughe, puliti, come i desideri, il nostro corpo va in crisi, trasformandosi fino al punto di non volerlo riconoscere quasi più. A volte, peggio ancora, rifiutandoci di accettarlo.
Per questo esiste forse la scrittura, ovvero per questo, alcuni riescono a trovare nella scrittura una possibilità di rispecchiarsi all’indietro, dentro, sopra o attraverso.
Questa è la prima sensazione provata nel leggere “Sottopelle” di Stefano Iori.
ISBN 9788896263785 pag. 84, € 12.00
Come spesso mi accade, scopro che anche con lui, l’incontro poteva avvenire, prima, molto prima, quando pubblicavo libri di Arrabal, di Dario Bellezza, di Riccardo Reim.
Ma si sa la vita, riserva sempre sorprese e la mia, così lunga, ancora probabilmente ne riserverà.
Eppure Iori sembra rifuggire da quanto scrivo, come nei versi che estraggo da "Di giorno in giorno"

[...Lavoro ogni giorno
per non conservare,
per non fare della vita
un cumulo di scorie,
una vescica gonfia
di parole, volti, fatti
che muoiono sul nascere
lasciando schegge appuntite
nella stanca memoria
Ogni alba sia pulita,
ogni singolo tramonto
un tocco di luce…]

Sottopelle, ultima raccolta dell’Autore è, come ben scrive Gio Ferri nell'introduzione, “Un viaggio sorpreso tra i meandri della mente, e la presenza/assenza dei corpi. Delle figure di un mito vissuto in una realtà tanto vitale quanto virtuale: gli incredibili, non credibili incantamenti televisivi o cinematografici che, storie del e nel nulla, oltre la superficialità apparente delle ombre, inseriscono il germe della metamorfosi nelle coscienza”.

La poesia di Iori, poeta che ama i Poeti. è rara, intensa che si nutre di quella visione dell’altro che pochi hanno in questi tempi bui di poesie da supermarket:


Iori in una lettura dal suo "Sottopelle"
(Foto Giovanni Cappellazzi)
Gente di strada

“Gente di strada
cuori di fretta
occhi di paura
orecchie stoppate
da cuffie e auricolari
bocche di noia
piegate a smorfie,
con o senza sigaretta,
con o senza caramella
Senza parole
Strada di Roma
strada di Milano
strada di Berlino
via del Non Sorriso”



Acuto osservatore annota nei suoi viaggi l’umanità che vive, ne traccia aspetti umani laceranti con strade desolate e muri screpolati, ricordandomi scene di Wenders, di Truffaut, di Renoir. Trasforma in parole scritte il destino dell’essere umano, riportandoci al suo, al nostro vivere con:

“Cala la notte

Il ruscello dell’infanzia,
lieto e curioso
Il turbine della gioventù,
furioso e veemente
La roccaforte della maturità,
solida e gagliarda
Il tramonto della vecchiezza,
amaro e pensoso
Il traguardo della morte,
gelido e silente
Notte che dilaga,
desolazione incalza”

Il libro si chiude con poesie dedicate a straordinari Poeti, da Celan a Pasolini, a Szymborska e Pavlova, struggenti e straordinari omaggi a poeti che lasceranno il segno e ci ricordano che la poesia è la vita che incontriamo, che abbiamo la fortuna di incontrare e, qualche volta no:

[...Sorridimi ancora, piega all'insù
la fessura sottile della tua bocca d'ossa
io farò lo stesso, con labbra di carne ammutolita,
orfano dell'illuminazione pungente
Da un incontro mancato a una lettera non scritta
passa non un'eternità, di più]


dedica a Wislawa Szymborska il rammarico per un incontro mai avvenuto.
Non metterò altri versi di Iori - certo che i più curiosi, - anche se sempre meno, vadano a cercarli per tenerseli sottopelle come accade a me.
Ma non sono che un lettore, di Poesia, non un critico (che spesso l’hanno sommersa, salvo poi partecipare, cerimonieri alla sepoltura della stessa, commemorando semmai dopo gli ‘ignorati’, quasi sempre i migliori che inosservati dalla critica, muoiono soli.
A volte, mi fermo e, come in questo caso, porto il libro con me, nei miei rari viaggi e “Sottopelle” mi ha fatto bene, l’ho tenuto e lo tengo caro, spostandolo solo dalla scrivania al comodino. Questo per me è raro, ma così è. Cercherò, visto che adesso lo conosco anche di persona, di seguirlo e saperne di più.
      
                                                                                                                                          beppe costa


al Teatro Sciale di Mantova (foto: Stefania Battistella)
Stefano Iori, giornalista mantovano, coltiva da tempo, nelle pieghe della professione, la passione per la poesia e la letteratura. Tali propensioni artistiche costituiscono lo sviluppo dell attività giovanile come attore e regista teatrale. Ha interpretato íl ruolo di Virgilio in quattro puntate della RAI dedicate al poeta latino nel bimillenario della morte.
Per l’Associazione industriali e la Provincia di Mantova ha pubblicato Scritture del teatro (Mantova 1992). Per Gremese Editore ha firmato la filmografia ragionata I grandi del cinema - Tinto Brass (Roma 2000). Ha inoltre contribuito, come curatore, alla pubblicazione di svariati testi di promozione culturale tra cui Le terre del Parmigiano Reggiano (Editoriale Giorgio Mondadori, Milano 2003). Come addetto stampa del Centro Servizi Volontariato Mantovano ha firmato e curato numerosi volumi sulle tematiche della solidarietà.
È direttore responsabile dei “Quaderni del Premio Letterario Giuseppe Acerbi”. Ha pubblicato la raccolta di poesie Gocce scalz. Una poesia dell’autore è inserita nell’antologia della IX edizione del Premio Colonna la “Tridacna”. Da due anni conduce la rassegna “Poesia in Taverna”, ciclo di incontri che gode del patrocinio dell’assessorato alla Cultura del Comune di Mantova.


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