venerdì 27 giugno 2014

Fernando Arrabal, lettera al generale Franco

“Y los que fueron vistos BAAL ilando fueron considerados LOCOS  por los que no podían oir la música. Yo no creo nada más que en un Dios que sepa Arra BAAiL ar”(POSSIBLE  MAIS INEXACTE TRADUCTION FRANÇAISE
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di Fernando Arrabal nel '78 ho pubblicato "Panico", (Pellicanolibri) manifesto del gruppo formatosi attorno all'autore sin dagli anni 60, comprendeva testi di Topor, Jodorowky, Bachelard (anche quest'ultimo edito da noi col testo Filosofia del non). Ho proseguito con Lettera ai militanti comunisti spagnoli, Il gran cerimoniale (da me anche tradotti) e La scampagnata.

Fernando è venuto a Roma per due giornate 'memorabili" dedicate ai "Poeti dallo spazio", quindi lo scorso anno non più potendo pubblicare con Pellicanolibri, ho tradotto per le Edizioni Seam, Il castello dei clandestini. Da pochi giorni ecco che, dopo il Premio alla carriera che l'ha visto ospite d'onore a Moniga del Garda, grazie ai complici e poeti Igor Costanzo e Stefania Battistella, ho completata la traduzione di Lettera al generale Franco che, presto uscirà sempre per la Seam.
Ci unisce non tanto la frequentazione o l'amicizia. Ci siamo visti e incontrati ben poco, rispetto ai 40 anni di pubblicazioni. Ma c'è sulla base di alcune idee di libertà umana e intellettuale. In difesa della cultura e delle popolazioni che soffrono per l'indifferenza di una parte dell'umanità che non sa e sa sa, si gira dall'altro lato.
Mi sembrava giusto, malgrado siano passati tantissimi anni, ricordare, attraverso lo scritto di Fernando cosa fosse stata la Spagna di Franco (dell'Italia di Mussolini sappiamo già parecchio e si continua a scoprire).


Il brano che segue è l'inizio del testo

[Premessa a questa edizione.

No, non voglio essere capro espiatorio come lo fu mio padre.
E poi, chi sono io per giudicare come alcuni mi chiedono? Chi sono io per perdonare? Non sono degno di perdonare. In verità io non son degno di nulla.
Chiedo compassione. Per me soprattutto? O meglio ancora: raggiungere l'oblio. Non posso fare a meno di ricordare, infine, alcuni episodi del ‘36 che mi hanno avvelenato la vita.
Felice sarò quel giorno che smetterò di scrivere; di ripercorrere al rallentatore i disastri della guerra civile. Tentare (felice?!) di dare una qualche soluzione ad una delle “sette congetture matematiche del millennio”. Respirare alla fine aria non inquinata nel labirinto dell’“Istituto matematico Clay”. Il respiro di un neonato! Rigenerarmi. Come chi inverte il processo vitale per rimanere in equilibrio. A volte penso che il vecchio regime, ancor più della tubercolosi, ha corroso i miei polmoni con le tarme per soffocare i ricordi. 
Non credo che ci sia stata una vita altrettanto paragonabile a quella di mio padre e di Nadja ("la musa dei surrealisti"). 
con Fernando e me i poeti Mariaelisa Giocondo, Liliana Arena,
Andrea Garbin, (foto: Marco Pasqua)
Sparirono insieme nell'inverno fra il 1940 e il ‘41. Tutt'e due avevano 38 anni. Trascorsero i loro ultimi giorni rinchiusi in manicomio. Entrambi, poco prima della fine, sono stati ‘ammanettati’ per 24 ore con camicie di forza. Camicie bagnate, affinché fossero più efficaci.
Nel rigido inverno quando la città “pétainista” di Lilla e quella franchista di Burgos erano coperti da un metro di neve. I due manicomi non avevano alcun riscaldamento. Questi covi quindi erano ancora peggio delle prigioni? 
Nadja apparve ai surrealisti per insegnare ciò che è fondamentale sapere ma che nessuno insegna loro. Il rapporto della poesia con la vita e il caso. Ciò che mio padre m’insegnò in dettaglio con la sua assenza.
Tuttavia, non conservo nella memoria alcun ricordo fisico di lui. Tranne uno: le sue mani che seppelliscono i miei piedi sulla spiaggia di Melilla. A quel tempo avevo meno di 4 anni. Sia Nadja che mio padre, probabilmente si possono considerare “anime perse”, come due delle maggiori vittime del loro tempo. Come due capri espiatori.

Pertanto, senza confrontare l'incomparabile, ricordo (troppo spesso per la mia serenità mentale?) che mio padre è stato chiuso, da solo, dai suoi coetanei nel quarto trimestre in una caserma di Melilla. Il 17 luglio 1936; il giorno dopo iniziava ‘ufficialmente’ la guerra civile. Lo incarcerarono affinché lo si pensasse. Informarono la loro messa a morte per ribellione militare se non aderivano alla “rivolta”. Un'ora dopo il giovane tenente Fernando Arrabal chiamò i suoi ex colleghi: subito! non occorreva rifletterci su.
Tentando d’imitarlo, mi tocca essere testimone, narratore o un simbolo altrettanto importante? io che sono solo un reietto e un incompetente se prendo le mie figure idolatrate e le mie tavole adorate.
No, non sarò un capro espiatorio, come era mio padre. Voglio solo vivere... e finire quando il dio Pan vorrà.

(Fernando Arrabal, Sao Paulo , 11 agosto 2009)

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martedì 24 giugno 2014

Sedimenta: di Fabio Mariani (Seam Edizioni)

Fabio Mariani restituisce alla natura ciò che l'uomo toglie 
o tenta di opprimere
Parlare di Fabio, discuterne, esserne amico da tanti anni, forse è dovuto alla sua abilità di apprendimento, la capacità di guardarsi attorno e, tutto comincia quando l'Autore frequenta ancora le scuole medie. 
Ne ho scritto e parlato da tempo, l'ho coinvolto in molte vicende e trasportato a leggere certi autori e vedere soprattutto alcuni film. 
Ho spesso scritto di non avere amici, ma di diventarlo e costruirmi le amicizie a secondo dei valori e cultura condivisi.
Così libri, musica, film, pittura formano la nostra pluriennale amicizia. Formata appunto da una crescita sempre più ampia del conoscere, gustare, comprendere appieno e, quindi, avere quasi le medesime sofferenze del vivere in una terra massacrata dall'uomo, in un paese che ha seppellito quasi totalmente la propria cultura, e così via.
Quindi nel crescere l'amicizia si fa più solida e procura quel poco che posso trasmettere con la parole e con le possibilità che abbiamo, nel quartiere - lo stesso - dove viviamo. 
Così le sue mostre in libreria, così le sue copertine, prima per Pellicanolibri, poi per Seam.
Insieme notiamo la modernità non andare di pari passo con la civiltà. Inversamente più modernità, più inciviltà. Ed ecco la sua ribellione in ciò che riporta sulla tela. I colori che la terra contiene e quello posseduti nel sogno.
Prima di questo, negli anni cui accennavo, Mariani, studiava le composizioni dei colori, le figure, gli autori. 
Passando dal figurativo, al surreale, all'astratto. 
 (b. c.)

Seam Edizioni ISBN 788881795246, pp. 80, € 14.90
Ho Visto, (da Canzoni di 
Galilea di Naim Araidi)

Ho visto
Intorno alla mia candela
ho visto una farfalla rara e strana
non c’erano tenebre nella notte,
nessuna paura su cui meditare
solo una farfalla, o tristezza, o solitudine
o l’amore, io non so
solo una farfalla o forse un vento
quando inizia a soffiare
Io non so davvero, ma qualcosa ho visto
cose senza nomi né identità
Non fuoco
Non vento
Non sabbia
Non acqua
questo è quello che ho visto.


Questo catalogo racconta metaforicamente un’esperienza di ricerca archeologica, geologica e speleologica, condotta nell'animo umano attraverso le opere di Fabio Mariani.
È archeologico il sistema con cui abbiamo catalogato e giustapposto le opere, percorrendo a ritroso il sentiero tracciato da ogni singolo dipinto di questi ultimi due anni, per giungere all'essenza dei messaggi, alle riflessioni, alla poetica dell’artista.
È geologico il processo creativo che spinge Fabio Mariani a realizzare l’opera: come roccia sedimentaria che si forma nuova dopo erosione, trasporto, sedimentazione e diagenesi, una creazione figlia della trasformazione e della fisica (calore e pressione) e del tempo.
Senza titolo 30 x 40 cm, 2014

È speleologica l’esperienza di chi si cala nella pancia della terra, passa per aperture buie e anguste, perdendo il contatto con la realtà, l’aria, la luce, lo spazio, e si accorge che in fondo a questo percorso c’è una realtà diversa e paurosa per la straordinaria bellezza.
Questo catalogo è, dunque, come l’arte di Fabio Mariani, figlio del gesto di chi cerca, raccoglie e conserva. È la sintesi degli ultimi due anni di lavoro dell’artista: anni di conferme, di cambiamenti, di ripensamenti, di crisi e di nuovo orientamento.
Anni in cui l’autore ha guardato dentro di sé, in profondità appunto, e ha scoperto e dato voce - con la sua arte - a numerosi “paesaggi interiori” carichi di tensioni e sentimenti, a volte anche contrastanti.
Osservando questi dipinti, abbiamo la sensazione di avere appena assistito al miracolo della vita: scorgiamo nascere dal buio colori e paesaggi inattesi, tirati fuori dalle abili mani della “levatrice”, li osserviamo mentre stanno a testa in giù, urlanti per prendere aria, e ci guardano con occhi ancora umidi, diventando specchi per la nostra anima. L’immaginario racconto di questa raccolta è scandito da 22 dipinti, di dimensioni molto diverse - dai piccoli 30x40 alle tele lunghe quasi 2 metri - che si sveleranno uno dopo l’altro, dai più recenti al più antico, a mano a mano che scenderemo in profondità, che scaveremo nella sensibilità e nel linguaggio dell’Autore.
Disgregazione del paesaggio leonardesco 144 x 168 cm, 2014
I registri cromatici, dai timbri a volte violenti e contrastanti o degradanti come gamme tonali, sono suddivisi in orizzonti sovrapposti che richiamano l’esperienza della “colour field” o si rimescolano e spezzettano in vorticosi cieli in tempesta illuminati da una luce cangiante e surreale carica di atmosfere simboliste e pre-espressioniste.
Introduzione di Manuela Praticò

Biografia
Fabio Mariani nasce a Roma nel 1980. Frequenta l’Accademia di Belle Arti di Roma dove si laurea in Scenografia. La sua ricerca pittorica si orienta a indagare le potenzialità e i limiti della materia e traduce, attraverso stratificazioni di colori a olio, inerti e materiali sintetici, la realtà percepita in un “Universo interiore” ricco di paesaggi e racconti. Le vibrazioni di luce e colore della tavolozza di Mariani svelano il suo senso di spiritualità e libertà, e diventano per lo spettatore uno specchio per l’anima. Vincitore di numerosi premi. Ha esposto in musei e gallerie in Italia e all'estero. Sue opere si trovano in collezioni pubbliche e private. Vive e lavora a Roma dove opera anche nel campo della scenografia e dell’incisione.

La peste (omaggio a Camus) 85 x 115 cm, 2014
Biography
Fabio Mariani was born in Rome in 1980. He attended the Academy of Fine Arts in Rome, where he graduated in Stage Design. His artistic research looks into the matter potential and limits and by means of layers of oil-based painting, inert and synthetic materials, it translates the perceived reality into an “inner universe” rich in landscapes and stories. The light and color vibrations featuring Fabio Mariani’s palette reveal his sense of spirituality and freedom, and turn into a mirror for the soul to the viewer. A multi-award winning artist, he exhibited his artworks in several museums and galleries in Italy and abroad. His works can be found in private and public collections. Fabio Mariani lives and performs in Rome, where.

Principali Esposizioni
ITALIA
2013 Mostra collettiva “Made in Roma” - Atelier Montez (RM)
2013 Mostra collettiva “Spazio Macsi” (di cui è anche curatore) - Roma (RM)
2013 Mostra collettiva “Premio Brambati” - Lodi (LO)
2012 Mostra collettiva - Palazzo Uzielli - Museo Leonardesco, Vinci (FI)
2012 Mostra collettiva - Casa di Dante, Firenze (FI)
2011 Mostra Personale - Libreria “Pellicanolibri”, Roma (RM)
2011 Mostra collettiva “Seguendo il cammino di Marco Polo: artisti italiani dipingono Hangzhou”
(Cina) - Fondazione La Masa Bevilacqua, Venezia (VE)
2010 Mostra Bi-Personale “Diverso/necessario” - Palazzo Caetani, Cisterna di Latina (LT)
2009 Mostra collettiva - Palazzo Rospigliosi, Zagarolo (RM)
2008 Mostra collettiva - Museo degli strumenti musicali, Roma (RM)
2007 Mostra collettiva “Sulla Strada del Ritorno” - Museo di porta San Paolo, Roma (RM)
2007 “Segni di contemporaneità” - Museo nazionale di Castel Sant’Angelo, Roma (RM)
2007 Mostra collettiva “Realtà dell’invisibile” - Teatro Tendastrisce, Roma (RM)
2006 1° Biennale d’Arte contemporanea italiana di Lecce (LE)
2005 7° mostra mercato “Immagina Arte in fiera” - padiglione dedicato all'Accademia di Belle
Arti di Roma, Reggio Emilia (RE)
2005 Mostra collettiva “Prospettivatre”- centro espositivo “Vittorugo Botti”, Arrone (TE)
2004 Mostra personale “Arte a ombre rosse” - in piazza S.Egidio, Roma (RM)
Senza titolo 20 x 25 cm, 2014

ESTERO
2013 “Al Altar de Dios” - Casa de Vacas, Parco del Buen Retiro, Madrid
2012 Mostra collettiva - Henlu Art Gallery, Nanshan Road 202, Hangzhou, Cina
2011 Mostra collettiva “Paris-Rome” - Teatro du Vesinet, Parigi
2011 Mostra collettiva “Salle des Fetes” - Hotel de Ville de Marly le Roi, Parigi

INSTALLAZIONI
2012 “Festival LiberArti” - Montaione (FI)
2010 “Presenze/assenze” - Gravina di Puglia (BA)

Le opere presenti in questo articolo non sono contenute nel catalogo


Per saperne di più vai sul sito dell'Autore

lunedì 23 giugno 2014

Memorie (quasi) vere: Premi e premiuzzi


L'Akesineide: Premio interrotto

fra gli ospiti dell'edizione del '90: Iosif Brodskij, Alessandro Parronchi, Giacinto Spagnoletti, 
Vargas Llosa,Vittorio Zucconi, 
Giampaolo Rugarli, e lo scienziato Kai B. Siegbahn 




Dopo gli anni ’80, lasciata la Sicilia e cessata l’attività del Premio Akesineide, organizzato e ideato da Enzo Grasso, sindaco scrittore di Castiglione di Sicilia, che in qualche modo io e Dario Bellezza sostenevamo, avevo abbandonata l’idea di potere ancora far parte di una istituzione che premiasse le menti più alte delle varie culture. Invece qualcosa accadde ancora
Prima esperienza.
Incontro per lungo periodo un gran signore e conoscitore del libro antico Ermanno Totta, in occasione dell’estate romana a Ponte Sant'Angelo.
Subito dopo quell'esperienza Ermanno mi presenta un certo Francesco Agresti, che credo in quegli anni avesse a che fare con la Pro Loco di S. Felice Circeo, nota località della costa sud laziale.
In mente? un premio dal titolo ‘Cultura del mare’.

Bene, anzi male.
Prima esperienza.
Mi chiedono, vista l’amicizia, di chiedere a Dacia Maraini di far parte della giuria.
Lei, arriva un po’ in ritardo, non alla premiazione, ma alla seduta ch’era stata qualche ora prima, e arrivando chiede a me, quale il libro giudicato migliore.
‘La città e il mare’ di Renato G. Laganà edito da Gangemi, un corposo libro, più che un saggio che analizza nei secoli lo sviluppo delle città attraverso tutto ciò che si può immaginare arrivi dal mare.
Autore sconosciuto, libro intenso e più bello che mai, oggi poi con tanti libri scritti e pubblicati di fretta sarebbe addirittura mostruoso leggerlo per qualsiasi giuria.

Bene. Di nuovo.
Anzi, male.
Vince Laganà,saremmo tutti contenti: Totta d’accordo con me, poi però, visto che occorreva dare i soldi al premiato in busta, soldi che furono dati senza far piega, fui preso da parte e rimproverato a lungo perché, mi spiegarono in tre, parlando contemporaneamente, occorreva premiare un altro più quotato, essendo in forze al ‘Corriere della Sera’ e, per il ‘nostro’ premio sarebbe stato un bell'avvio. Certamente se ne sarebbe parlato su Corriere, anziché sul “Giornale del Litorale”.
Invece fu l’‘addio’, al premio, all'Agresti e perfino al Totta che, materialmente spesava il Premio.
Non c’erano compensi alla giuria allora, feci tutto con grazia (Maraini rimase) e onestà.
Niente: mi mandarono via lo stesso giorno.
Pellicanolibri, 1991
Quasi analoga esperienza al Premio Bancarella, era il 1998, certo fu solo il mio voto che condizionò anche altri?
Vinse, forse per questo, Paco Ignacio Taibo II con ‘Senza perdere la tenerezza’ intenso e documentato libro sulla vita di Che Guevara che ancora oggi viene ristampato e letto.
Contro, tutti i giornalisti accanto e attorno Luis Sepúlveda con ‘Incontro d'amore in un paese di guerra’ che, al confronto è uno dei libri peggiori dell’autore.
Il palco era circondato ma tutti stavano attorno al rammaricato perdente Luis che mi dedicò il libro, (gli diedi il mio di racconti così che prese spunto anche per il suo non ricordo più quale).
Rimase premiato e poco circondato Taibo II, il destino sta forse nel nome che un II° non può essere I°?
L’anno dopo andò peggio, votai Giampaolo Pansa (allora di sinistra o, almeno, amato a sinistra) contro Sergio Zavoli.
Ma ci voleva coraggio, un bel libro doveva vincere contro una serie di saggi scritti all’acqua di rose. Eppure mi avevano offerto alcuni milioni in libri. L’editore, naturalmente, il Premio
in sé credo non c’entri. Bancarella davvero. Si andava a votare da un notaio.
Non ci fu il terzo anno e non capitò quindi di essere ancora giurato..
Altro funesto episodio, per quanto di successo, non goduto: premio Villa delle Querce - Pellicanolibri.
Un certo Cosimo Costa, omonimo non parente, dirigeva questo casa per anziani, così gli venne l'idea, con qualche complice di Latina, di istituire un premio di poesia per la 'terza età'.
Detto fatto: feci le mie mosse, con ospiti eccellenti quali i soliti Arnoldo Foà, Dario Bellezza, Ruggero Orlando, l'aggiunta di Alberto Lattuada e, per madrina Marta Marzotto. Anche qui, nessuno credeva sarebbero mai venuti e invece si bloccò la Pontina.
Alla vista della Marzotto si fecero tutti in quattro, anzi in otto, spuntò perfino il sindaco, mai visto prima, e se non fosse stato per l'aiuto di Melo Freni, allora in RAI, che intervenne al microfono, mi avrebbero eliminato totalmente. Per la cronaca vinse Elio Filippo Acrocca.
Eppure avevamo stampata una antologia 'conVersiAmo' (Pellicanolibri) con i migliori lavori e gli interventi dei personaggi citati.
Fu tutto così faticoso, ma ancora una volta non volevo capire che pur di avere un microfono o il nome in un giornale (anche di condominio) molti 'suiciderebbero' anche la propria madre.
Era il 1991 e l'anno dopo aprivo, anzi mia madre apriva la libreria, nel quartiere più lontano e forse assurdo (lo penso oggi) di Roma.
Altri non ne ricordo, per un po’ non ve ne furono.
Nel settembre del 2012 Paolo Berti (direttore del Premio Centro, dedicato all'arte in special modo) mi ha voluto a presiedere un Premio e sin qui è andato così bene che il premiato non era quello per cui avevo votato, ma era giusto e corretto vincessero i punti: tre a due.
Quindi il vincitore per la Nuova Poesia d’Autore è stato Giacomo Gasparini. Prima e unica edizione!
La vincita era costituita da un libro che non ha vista mai la luce.
Dopodiché fine del Premio? no, sosta e cambio giuria: avremmo anche qui dovuto premiare un altro, che ora fa parte della 'nuova giuria'. Esempio di grande serietà e assoluta dedizione.
Quando Dona Amati mi chiese di fare parte di una giuria per un ‘concorso’ tutto al femminile, senza tassa e senza conoscere giurati o poeti, con un sistema di numeri e voti, dissi subito di sì.
Non poteva andar male con le ‘donne’. E infatti è andata benissimo e (finora) non sono stato cacciato. Il mio amore per le donne è risaputo: anche la peggiore merita tutto il mio rispetto. E qui,  a Eros e Kairòs le donne sono tantissime, anche nelle foto in mostra del grande Dino Ignani.









Eros e Kairòs poesia al femminile

da sinistra: Giulia Cherubini, Duska Vrhovac, Valeria Raimondi
e Sylvia Pallaracci (foto: Marco Cinque)
Per la prima volta un concorso di poesia tutto al femminile.
Il “mercato” letterario italiano è ormai saturato da premi e concorsi vari, organizzazioni che raccolgono antologie e anche una notevole quantità di danaro, oltreché poeti senza dare loro la minima misura riguardo il lavoro svolto, se può essere considerato valido oppure se possano, anche in minima parte, migliorare. Come se per scrivere una poesia bastasse andare a capo ogni quattro o cinque parole, ed ecco che si può spacciare per poesia qualcosa che invece assolutamente non lo è.

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domenica 22 giugno 2014

Come sei cupa Roma: Dino Ignani in mostra a Milano

"Rebecca" di Dino Ignani
"Non sono poi così cupi i dark romani degli anni Ottanta, nei ritratti in bianco e nero di Dino Ignani da oggi in mostra alla galleria Pomo di Milano. Sanno più di un'epoca ingenua e felice che di malessere e malinconia; e in fondo questo sono gli anni 80 nel nostro immaginario, l'ultima grande festa collettiva. Mettersi in scena, ore e ore per truccarsi e vestirsi, cotonarsi i capelli e scegliere le camicie da Bacillario, bere un cocktail dietro l'altro al Venice o al bar della Pace, finire a ballare al Uonna club o al Blackout. I rituali romani della generazione passata dalle rivolte politiche del '77 alla “rivolta dello stile” non si vedono ma sono più che presenti in queste foto, che invece si concentrano sugli individui. Far parte della “scena”, mettersi in mostra, era parte del gioco tanto quanto lo stile scelto, la musica che ascoltata, che fossero i Bauhaus o i Sisters Of Mercy, Siouxsie o i Joy Division. [...]"

Questo scrive Alba Solaro su MarieClaire riguardo Dino Ignani e la sua mostra di Milano di ritratti della Roma dark degli anni '80. Per leggere l'intero articolo clicca qui.




Per approfondire sul lavoro dell'Autore

Libri rari da leggere, rileggere, da conservare: Arrabal, Jodorowsky, Topor, Panico

Libri rari da leggere, rileggere, da conservare: "Panico" di Arrabal, Jodorowsky, Topor
1978



Nulla di più semplice che fare questo libro.
Mi è bastato riunire alcuni testi
concernenti il Panico e fare poi una scelta
affinché questo memento non divenisse
un'enciclopedia.
Arrabal 1973

INDICE
7 Arrabal: Prefazione
9 Dominique Sevrain: Alcuni punti chiave nella storia del panico
I PANICI
di Dominique Sevrain
15 Arrabal
18 Alexandro Jodorowsky
19 Topor
21 Diego Bardon
22 Olivier O. Olivier
23 Sam Szafran
24 Christian Zeimert
25 Abel Ogier
VERSO UNA TEORIA
29 Arrabal: L’Uomo panico
41 Alexandro Jodorowsky: Panico e pollo arrosto
49 Topor: Piccolo memento panico
55 Alexandro Jodorowsky: Trarre fuori il teatro dal teatro
67 Topor: Topor
71 Arrabal: Il teatro come cerimonia panica
75 Topor: Cos’è il... Panico?
81 Alexandro Jodorowsky: Conversa con Diego Bardon
LA PITTURA PANICA
93 Arrabal: Olivier O. Olivier
97 Michel Troche: Zeimert
101 Arrabal-Lagrive: Szafran
102 Arrabal: Quattro pensieri da primo dell’anno
105 Dominique Sevrain: Arrabal
107 Arrabal: Topor pittore
PRECURSORI E
COMPAGNi DI VIAGGIO
La recente visita di Fernando da Pellicanolibri (2010)
111 August Strinbderg: Le arti nuove
115 Ruellan: testamento
119 Jéròme Savary: Le nostre feste
125 Bachelard, Alexis Carrel e Wilhelm Reich
127 Lichtenberg: Aforismi
131 Baltasar Gracian: L’uomo di corte
133 Jacques Sternberg: Tu, mia notte
137 I Compagni Cristiani
139 E. M. Cioran: Manuale di decomposizione
141 Dr. Paul Gibier: Analisi delle cose






Memorie (quasi) vere: Luce d’Eramo



Pellicanolibri, 1997
 Mentre stavo pensando di ricordare Lucetta, vedo in libreria, fra le novità, il libro “Deviazione”, già Mondadori del 1979, più volte ristampato anche da Rizzoli fino al 2002, infine sparito.
Fu questo il libro che ci fece incontrare per presentarlo in libreria. Lei faceva parte degli amici di Dario e, successivamente, sapendo che ero anche amico di Moravia mi propose la pubblicazione di “Raskolnikov e il Marxismo”, (Pellicanolibri 1997) che pubblicai, infatti, nel 1997. E fu l’ultimo libro con la casa editrice ancora in attività, successivamente, per festeggiare i trent’anni dall’uscita di “Panico” e la visita di Fernando Arrabal da noi, pubblicammo “La scampagnata”.
Naturalmente la pubblicazione del saggio della d’Eramo fece piacere a Moravia e a tutti gli amici, anche se le vendite furono quasi zero, come sempre.
in piazza Ormea, un momento della Premiazione
Nel 1988 Luce fu investita, cadendo dalla carrozzella su cui era ormai costretta da anni, quindi al di là della presenza fisica fra noi, qualche volta venendo in libreria a presentare tutti i suoi libri che via via uscivano, c’era la costante del telefono o di qualche bigliettino che ci dedicavamo quasi ogni giorno. Scrisse anche una presentazione al mio “Lettera d’amore non spedita”, e una prefazione a “Due o più cose che so di lei”, l’unico libro di racconti miei editi.
Luce andrà via nel 2001 e fu l’unico funerale cui andai, perché non c’era alcuna pompa, era una cerimonia per intimi, dieci o quindici persone al massimo; fra queste ricordo Margaret Mazzantini, Carlo Croccolo e il figlio Marco con la scatoletta delle ceneri in mano che non smetteva di piangere e, a questo proposito, mi chiedevo come mai lui, negli Stati Uniti ad insegnare, non aveva fatto nulla affinché i libri fossero ristampati. Lucetta è seppellita vicino ai suoi amici Dario Bellezza, Amelia Rosselli, Gregory Corso, al Cimitero acattolico di Roma.
 
C’è traccia in qualche trasmissione del ‘Costanzo’ che parla delle mie iniziative, e ricordo che il 1997 quando smetto le attività nella piazza di Casalotti e in libreria, è il periodo per me più doloroso: faccio il padre a tempo pieno per Karen, lavoro in libreria, stacco il telefono, e cerco altro che mi distragga e mi faccia vivere serenamente questa situazione fra mio figlio Dante che inizia a curare in maniera totale la libreria, e la crescita di una bambina che richiede uno sforzo notevole.
Non riuscirò più a chiamare nessuno né ad invitare nessuno, neanche con l’unica rimasta, Adele Cambria, che mi rimprovererà dieci anni dopo.
Attraverso la rete nel 2007, conosco Fabio Barcellandi anche dal vivo. Grazie a un incontro che avrà con Dacia Maraini, in quei giorni a Brescia per presentare uno dei suoi libri, si scambiano notizie su di me e così, riprendo coraggio. Ricomincio gli appuntamenti in libreria; per farlo però ho bisogno dei miei amici più noti, ancora in attività, chiamo Adele Cambria, Silvano Agosti, Barbara Alberti, Alberto Bevilacqua, li chiamo dicendo: manco da 10 anni mi date una mano a fare delle serate in libreria?
Tutti aderiscono.

C’è una novità, appunto: Fabio. In lui sento la stessa complicità, precisione, ingenuità che avevo con Bellezza, così gli chiedo perché non scegliesse lui gli artisti migliori creando i Poeti dallo spazio. Così fu: certo non hanno funzionato tutti, ma si è creata una sorta di famiglia, anche se stiamo a distanza: Andrea Garbin, Fabio, Chiara Daino, Antonella Corsini Meloni (in arte Shikanu’), cui si aggiungerà l’anno dopo Leonardo Omar Onida. Considero loro una famiglia scelta e non acquisita e quindi più importante, ma di questo preferisco ne parli lo stesso Fabio.


Tante sono le lettere e soprattutto bigliettini che ci scambiavamo, con la promessa di lavorare sempre, ogni giorno, anche nei festivi. Questo uno dei tanti biglietti dove mi scrive di un interessante lavoro su Primo Levi.

Libri rari da leggere, rileggere, da conservare: Angelo Maria Ripellino

Da oggi e nei prossimi giorni, sarà possibile leggere e scaricare gratuitamente alcuni dei libri della Pellicanolibri, andando sul sito a questo indirizzo.

Da “Scontraffatte chimere” di Angelo Maria Ripellino, 1987



PREFAZIONE 
di Giacinto Spagnoletti




Angelo Maria Ripellino, una delle figure insostituibili del panorama letterario del secondo cinquantennio del secolo, si spense a Roma il 21 aprile 1978, a soli cinquantaquattro anni. Qualche mese prima di morire aveva pubblicato da Guanda l’ultimo suo libro di poesie, Autunnale barocco, qualche giorno dopo la fine Einaudi fece recapitare ad Ela, la scrittrice e traduttrice ceca che era stata la sposa e la compagna della sua vita, l’ultimo straordinario volume di critica:Saggi in forma di ballate, recante come sottotitolo «Divagazioni su temi di letteratura russa, ceca e polacca». In due brevi paginette anonime il lettore veniva informato che l’autore in questo volume aveva raccolto i saggi «che in anni recenti erano stati al centro della sua attività critica». E ne allineava i nomi: da Cechov a Rozanov, da Chlébnikov a Pasternak, da Schulz ai cechi Halas e Kolàf. «Sullo sfondo, onnipresente punto di riferimento, la grande figura di Majakovskij e le ardite sperimentazioni dei cubo-futuristi». [continua]






da “Ultime”



Stop

Non attenderti più, non chiamarti,
consumarsi come una lanterna,
non cercarti, non telefonarti,
nascondere il viso tra le umide mani
piangere in segreto come l’alba,
e tornare da solo in quella strada,
dove cinguettavano i tuoi baci.

Spegnere questo fuoco divorante,
strozzare le idre del desiderio,
non attenderti più, non chiamarti,
scivolare nel tempo e nell’ombra.

Perderti come un mito, e fra vent’anni
ritrovarti, ormai gonfia di buon senso,
con bracciate di figli e di faccende,
e ricordare con te le fugaci
carezze, il sortilegio del distacco.

Biascicando, esprimerti il rimpianto
di ciò che è perduto, che mi lasciai sfuggire:
della tua giovinezza stellare,
del tuo piccolo corpo di uccello ferito.

E sarà scialbo il ricordo, grigiastro, sfiorito,
e nulla potrà risvegliare quei giorni.




**


Non era questo il mio poeta

Tanti piccoli tremolanti
Majakovskij
come formiche dilatate
ingombrano il mio campo visivo
turbandomi la vista.

Un brulichìo di cose spurie,
di fili e arabeschi di sangue -
di frange deformanti -

Non era questo il mio poeta:
più piccole cose io vorrei,
fontanelle, ciuffette, piccole piume,
e niente urli -


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venerdì 20 giugno 2014

Memorie (quasi) vere: Maurizio Costanzo

Era quasi tutto pronto per registrare ma, prima, bisognava avere una conversazione col ‘capo’, firmare la dichiarazione di responsabilità. Venne a prendermi una signora bassina, riccia peggio di me e piuttosto nevrotica nei gesti:
«Venga, l'aspetta».
Andai mentre usciva Gabriella Zappalà col suo sorriso aperto e sornione ma con l'aggiunta di una punta di acido:
«Vai, poi ti dico».
Entrai, mi afferrò le mani tenendole alle sue.
M’era sempre apparso un po’ simpatico, un po’ populista e, quando lo seguivo con quel cosa c’è dietro l’angolo, addirittura divertente.
Adesso era pallido e sudato. Immagino come potesse essere durante le trasmissioni. Ma non sapevo, nulla.
«Deve aiutarla, questa donna».
«Certo che sì, intanto l’ho pubblicata, su consiglio di Barbara Alberti, come sa. Per questo sono qui, ma è lei che ha potere, non io. Io sono piccolo, anzi piccolissimo».
Così iniziò il primo incontro con Maurizio Costanzo e il suo show. Mi chiedevo cosa volesse dire con quel ‘deve aiutarla’. Lui ha quel potere assoluto di trasmettere a diverse centinaia di migliaia di spettatori quel che dovrebbero fare. Ha lanciato belli e brutti, secondo simpatie, complicità e raccomandazioni.
Infatti fu così, la trasmissione si incentrò sul sesso narrato nel romanzo della Zappalà: ‘Il grido della chimera’, (Pellicanolibri, 1990). Dopo questa apparizione non fummo e non fui tanto tormentato dalle richieste del libro, quanto del come si fa ad andare al Costanzo o del come raggiungere la signora che la ‘dava’.
Io e lei fummo circondati da così tanti ‘ammiratori’ che dovetti staccare il telefono. Alcuni furono scrittori che, rintracciatola, l’invitarono a pranzi, cene e naturalmente quant'altro possiate immaginare. Ma fu Costanzo il principale ‘ammiratore’. Una serie di lettere e inviti, ma Gabriella voleva che il suo libro si vendesse, non che si svendesse lei.
Forse avrebbe ceduto a un sogno d’amore, a un incontro mai avvenuto, non certo a una schiera di ammiratori che immaginavano pompini al buio di un cinema, come narrava nel suo libro da casalinga impavida..
Così andò più volte, divertendo il pubblico raccontando di come mangiava le pagine dopo averle scritte.
Fui invitato anch'io, dalla sala (di cui metto traccia) con la promessa che avrei parlato per non più di cinque minuti. Così fu, preciso 49 minuti e qualche secondo.
Andai diverse altre volte.
Malgrado presentato come un genio della letteratura, una volta feci da palo, senza poter dire una sola parola. Un’altra portandoci Arnoldo Foà (che poi dovette gratuitamente fare spettacolo ai Parioli) e anche qui a un certo punto, forse per la solita lagna dell’artista malato, Foà ed io ci alzammo tentando di andare via.
Una puntata invece per presentare "e pompe di Satana" di Arnoldo Foà
All'ultimo invito, forse il quinto, avevo già aperto la libreria, pensando che la mia vita privata sarebbe stata massacrata ancor più, decisi di lasciare la sedia vuota.
Doveva essere destino, questa intenzione fu aiutata nel permettermi di sbagliare strada.
Non avevo accettato l’invito di farmi prendere dall'organizzazione del Costanzo show, un senso di libertà che avevo a quell'epoca (forse volendo imitare Moravia, nel rischio della ‘noia’ voleva avere la sua macchina per fuggire. Anziché andare verso viale Parioli, andai in senso inverso verso il cimitero del Verano. Non mi rendevo conto: temevo che dall'indomani, diventando molto visibile, sarei stato affollato da richieste di aiuti ancora maggiori. La libreria era un impegno economico sbilanciato e ancora prima di aprire, una montagna di debiti era pronta a seppellirmi.
Confuso, con una ridda di pensieri contrastanti (la pubblicità è utile ma dagli interventi in televisione non era arrivato pressoché mai un ordine di acquisto o un invito, solo ex amici o conoscenti che cercavano il mezzo per arrivarci. Tornai a casa.
Questa esperienza fu tutt'altro che emozionante. Riportò molte persone a contattarmi: madri che avevano figlie ballerine, cantanti, geni in qualcosa e amici cosiddetti che non vedevo da trent'anni almeno, e tutti a dire:
«Ti ricordi di me?» qualche preambolo e poi la richiesta di come si fa ad andare dal Costanzo.
Conservo le lettere di Gabriella Zappalà, scomparsa per tumore, qualche tempo dopo. Il presentatore le scriveva lettere di fuoco. Non mi cercarono più se non per Goliarda Sapienza, per sapere dove e come rintracciarla.
Ci andò anche Goliarda, parlando del nostro libro (avevo pubblicato le Certezze del dubbio (Pellicanolibri, 1987oggi è nella Eianudi) e l’amica comune Adele Cambria che, alla richiesta della ‘passerella’ si rifiutò infuriata e andò via veloce come un furetto.
Mi avevano chiamato dal Costanzo chiedendomi numeri di telefono e di portarci anche Arnoldo Foà (che avevo citato già alcune volte).
Fu così che almeno Arnoldo Foà riprese a lavorare grazie, in fondo, alla Zappalà che, se non mi avesse proposto, non sarei andato e non avrei parlato della situazione, perlomeno critica, del grande attore.

Com'è buffo a volte il sistema: grazie a Barbara Alberti, alla fine la Zappalà rimase sconfitta e sola e Arnoldo (a sua insaputa) insieme a Maurizio Costanzo, trassero qualche vantaggio: almeno per il teatro.
Aggiungo: qualche anno fa avevo messo altri vide con alcune presenze come Gabriella Zappalà, ma Youtube li ha eliminati. Purtroppo.

giovedì 19 giugno 2014

Memorie (quasi) vere: Giovanni Pascoli

Per i tanti articoli su Pascoli, per distratti, incompetenti e frettolosi, ecco un altro scoop: mio nonno, papà del secondo marito di mia madre Maria, pubblicò tre libri del Poeta.
Il Pascoli diede il soprannome di Iuzzu a Vincenzo Muglia editore e simbolo e motto dell’allora casa editrice (S’arma e non parla). 
Inoltre pagò bollette e pensioni allo stesso Pascoli quando era in difficoltà (accadde in forma minore anche per Luigi Capuana, di cui pubblicò “Si conta e si racconta” da me ristampato, 1989, Pellicanolibri)). 
1905, S'arma e non parla
Alcune di queste cose si leggono comodamente per chi studia in: (edizione di riferimento) Maria Pascoli, “Lungo la vita di Giovanni Pascoli”, Memorie curate e integrate da Augusto Vicinelli, con 48 tavole fuori testo, Arnoldo Mondadori editore, Milano 1961. 
Non solo ma ho dato tramite l’amico Franco Conti, ogni lettera, da me custodita per anni, alla Fondazione Giovanni Pascoli. Lettere inedite, cartoline e quant'altro, purtroppo senza farmi neanche una fotocopia.
Ma l’editore e la famiglia Muglia vennero ricordate più volte dai giornali, quando morì Vincenzo. 
Per fare un esempio: se mi affidassero qualcosa di calcio e dicessero parla del Milan, non mi limiterei a dire che è di Berlusconi (o non lo è, pareva si fosse dimesso da tutto e, invece, in odor di moglie e di eredità, riappare tutto il suo impero [dopo il romano, il bizantino, quello di Benito Mussolini, forse il terzo per importanza]) ma, farei attenta ricerca, invece leggo e rileggo articoli sul Pascoli e non trovo traccia di come viveva a Messina, del terremoto e di mio nonno che direbbe: 
«All’anima ‘ra palla!»
Ora, come si spiega che la segretaria della Vallecchi, dovendo fare una tesi di laurea su Anna Maria Ortese, mi cerca, mi trova, mi chiama? E altri no?
Poi non vorrei essere un provocatore, sembrerebbe che parlo di me, ma avendo visto molti articoli, anche su TellusFolio, dove sono citate le prime edizioni, mi fa rabbia perché non è vero.
Su internet c’è persino tutto il libro della figlia. Pascoli non è Beppe Costa, andrebbe studiato come si faceva un tempo che sapevano, altrimenti parlassero solo della cavallina stanca come me. 
Dopo questo articolo pubblicato su TellusFolio nel marzo del 2009, sono state aggiunte alcune notizie su Wikipedia, per esempio l’opera prima edita da mio nonno alla voce ‘Il fanciullino), riporta la nota che qui vi ripropongo:
Uno dei tanti libri editi dopo
il trasferimento a Catania
“L’intera opera è stata raccolta la prima volta in volume in Giovanni Pascoli, Miei pensieri di varia umanità, Messina 1903, edito da Vincenzo Muglia”
Così come il nome di mio nonno (ora inizia ad apparire su google) anche altri suoi libri (ancora pochi rispetto ai tanti pubblicati essendo lui un editore della Real Casa) iniziano ad essere rintracciabili.
Prima del 2009 era sconosciuto e, per trovarlo, ho sfogliato migliaia di pagine fino a al sopra citato libro di Maria Pascoli.
Dal terremoto del 1908, l’azienda tipografica e l’editrice s’erano trasferiti da Messina a Catania ed è lì che ho avuto la fortuna, nei miei anni giovanili, di conoscere e frequentare la libreria (allora di Vincenzo) dove venivano a passare le ore Giovanni Verga, Ercole Patti e tanti altri di cui il nonno narrava. 
La libreria Muglia di via Etnea 134 passò poi al figlio Dante e, alla sua morte, a mio fratello Gaetano, che non la tenne per molto, e quindi dopo una attività di oltre 100 anni, oggi non esiste più.
Chissà se al suo posto c’è un pub... 


Qualche anno fa, affidate all'amico Franco Conti apparvero finalmente! anche sui siti! Questa volta fui ringraziato dalla direttrice della Fondazione Pascoli, con alcune telefonate. Probabile, come è scritto sul sito, che l'amico Conti abbia venduto i documenti, anziché donarli come avevo chiesto. Ma. Anche qui la verità non sarà possibile conoscerla.
b.c.

Riporto dall'archivio SIUSA

Muglia Vincenzo

fondo


Estremi cronologici: 1900 - 1914



Storia archivistica: Le carte Muglia comprendono manoscritti e corrispondenza inviata da Giovanni Pascoli, provenienti dall'archivio dell'editore messinese Vincenzo Muglia. La Fondazione Giovanni Pascoli le ha acquistate nel 2000 dall'erede dell'editore Muglia, che ebbe queste carte durante il periodo messinese di Giovanni Pascoli e che raccolse la corrispondenza con il poeta.



Descrizione: - Manoscritti: autografo della poesia "Musolino" (c. 1, 1901); ms. anepigrafo su Garibaldi (3 cc., 1901); ms. anepigrafo ["L'eroe Italico: prosa"], 27 cc. del 1901; Note autografe, 3 cc. s.d.;

- Corrispondenza: 12 lettere, 9 cartoline e 10 biglietti indirizzati da Giovanni Pascoli a Vincenzo Muglia, dal 1900 al 1909; 2 frammenti di lettera s.d.; 1 lettera e un biglietto inviati da Giovanni Pascoli a Biagio Muglia del 1902; 2 contratti Pascoli-Muglia, il primo relativo alla pubblicazione di "Sotto il Velame" (1899), il secondo de "La Mirabile Visione e dei Miei Pensieri di Varia Umanità" (1901); 3 fogli di appunti s.d.; 6 fogli di taccuino e tre foglietti con appunti autografi. Autografi di altri: lettera di Giuseppe Martinozzi a Giovanni Pascoli dell'8 marzo 1903; 3 lettere di Vincenzo Muglia al Ministro (1900-1902).

- Atti e documenti: 8 ricevute di pagamento della pigione a Samuele De Pasquale nel periodo 1° luglio 1902 - 1° aprile 1903; 3 fotografie del poeta; 2 fotografie del terremoto di Messina; 2 cartelle di pagamento esattoriale del 1902; 1 copia della rivista "Il Marzocco" (14 aprile 1912); copia della rivista "Myricae" del 5 gennaio 1914; copia della rivista "L'Osservatore" del giugno 1955; copia a stampa della I edizione de "La Mirabile Visione" (Messina, Muglia, 1900); copia a stampa della I edizione di "Sotto il Velame" (Messina, Muglia, 1900).

La documentazione è stata prodotta da:
Muglia Vincenzo

La documentazione è conservata da:
Fondazione Giovanni Pascoli

Redazione e revisione:
Mazzanti Marinella

Memorie (quasi) vere: Barbara Alberti

 Di episodi divertenti, brevi e umani ce ne sono tanti, ma voglio raccontare è il seguente.
Intorno agli anni della confusione 1980/82/83, ricevo dall'assessore T. Amore, tramite un tipografo di Augusta, un certo Fruciano, l’incarico di stampare un libro del pittore Rodolfo Cristina e, di conseguenza, c’è di organizzare una serata di presentazione del libro; così chiamo l’amico Santino Bonaccorsi, Barbara Alberti, che si presenterà con una teiera da favola e la sua amica del momento, figlia di Sergio Saviane, e Dario Bellezza; sarà presente anche Monsignor Alberti (immaginatevi!)
Arrivati a Pozzallo, devo fare le presentazioni, almeno di quelli che avevo coinvolto io, ed è stata straordinaria la stretta di mano fra Amore e Bellezza!.
con Dante e Karen Costa
Mentre andiamo per raggiungere il ristorante, perdiamo di vista la macchina dell’assessore. Tornando indietro, con la nostra, li troviamo infrattati: Amore-volmente, Barbara e l’assessore avevano accostato. 
Ci siamo incontrati molte altre volte, fu lei a coinvolgermi a qualche puntata del Costanzo show (forse lavorava in redazione o era una semplice consigliera), e a presentarmi Gabriella Zappalà, autrice che poi pubblicherò con un libro scandalo “Il grido della chimera”.
Fu una delle amiche più care di Dario Bellezza, ma che, alla sua morte, si allontanò temendo l’infezione come scrive lei stessa ne “L’arcano fascino dell’amore tradito” (a cura di F. Cavallaro).
Di Barbara questa traccia, scritta da lei, dopo una serata delle tante in libreria da Pellicanolibri:
la sua una bella vita tormentata come a volte accade a persone di grande intelligenza.

«Caro Beppe,
GRAZIE!
Un grazie a sei piani,
sono ancora sotto l’effetto
meraviglioso della serata di ieri,
dell’aver visto il tuo presepe, 
il tuo lavoro di santo laico,
di uomo di buona volontà,
tua figlia, tuo figlio, Paolo, Fabio, la pittura,
gli altri ragazzi che collaborano con te,
l’impresa di promuovere insieme più forme d’arte,
quel pubblico cui dai un motivo di congregazione
e di appartenenza,
la biblioteca organizzata come una sala di lettura,
quel tuo andare controcorrente,
e il tuo calore umano immutato, anzi accresciuto 
nel tempo.
Vi abbraccio
tutti insieme, la vostra è proprio un’isola di salute
(Barbara Alberti, 2009)

OTTOBREinPOESIA: Poeta accreditato



Per essere poeta-protagonista del Festival 
e promuovere le tue produzioni.

Per la speciale edizione di OTTOBREinPOESIA 2014
Festival internazionale giunto all'VIII anno, l’organizzazione ha deciso di attivare l’opzione 
“POETA ACCREDITATO”.

Chiunque voglia partecipare come artista ospite della prestigiosa rassegna poetica che in Sardegna 
si terrà a Sassari, Alghero, Ossi, Tissi, Nuoro, Bosa, Ozieri ad ottobre 2014, può inviare la sua richiesta 
di adesione compilando l’apposita scheda entro e non oltre il 30 giugno 2014.
La scheda è scaricabile dal sito www.ottobreinpoesia.it o richiedibile all’indirizzo eventi@ottobreinpoesia.it.

Questo per poter essere inseriti nel programma ufficiale e soprattutto 
per avere il tempo di prenotare voli low cost per la Sardegna.
La direzione artistica valuterà tutte le richieste e inserirà i vari poeti selezionati 
all'interno del programma del festival.
Tutti i poeti ospiti potranno partecipare a letture pubbliche, incontri, performance in cui potranno 
presentare le proprie poesie, sia all’aperto che in tutti i luoghi suggestivi e caratteristici del
Festival Internazionale OTTOBREinPOESIA.

Il “POETA ACCREDITATO” sarà ospite dell’organizzazione per il vitto e/o l'alloggio.

Per l’alloggio si potrà approfittare degli sconti dei tanti alberghi e B&B 
convenzionati con la rassegna poetica.
La segreteria dell’organizzazione si interfaccerà con tutti in modo 
da facilitare le prenotazioni e coordinare le varie attività.

Il festival dura 3 giorni e si può decidere di partecipare a una sola giornata o a tutte.

Per arrivare in Sardegna, a Sassari, per ragioni di comodità, vicinanza ed economicità, 
l’aeroporto di riferimento è Alghero, servito anche da numerosi voli low cost.

In alternativa l’altro aeroporto è Olbia.


Per ulteriori info e dettagli scrivere ad: eventi@ottobreinpoesia.it o 
segreteria@ottobreinpoesia.it 
oppure contattare il 340/8456466.

mercoledì 18 giugno 2014

Memorie (quasi) vere: Dal silenzio alla rete


Adele Canbria e Dacia Maraini
Non avevo più sogni se non quello di pensare a loro, i figli, e mi rammaricavo per non aver potuto fare molto per loro. 
Dei miei amici più intimi della scrittura solo Adele Cambria rimane in attività, ma abitando troppo lontano ci sono voluti dieci anni buoni prima che potessi rivederla, ma per merito dei miei malanni e della rete. 
MI schianto a casa sua e la convinco all'uso della rete, a farle un blog che fino a pochi anni fa non sapevo neanche io cosa fosse.
con Ruggero Orlando
L'avevo conosciuta agli inizi degli anni ‘80, presentatami da Dario Bellezza in uno dei miei pellegrinaggi fra Roma e Catania e, nel 1986 pubblico il suo primo romanzo “Nudo di donne con rovine” (Pellicanolibri, 1986) che, penso, gli abbia fatto avere più d’un guaio in famiglia, ma di questo ne parla nella sua biografia “Nove dimissioni e mezzo”. L’anno prima eravamo riusciti a far applicare la legge Bacchelli per Anna Maria Ortese. Tentammo, sempre con lei, di fare la stessa cosa per Amelia Rosselli, Dario Bellezza, Goliarda Sapienza, ma fu inutile: Amelia si suicidò prima, gettandosi dal sesto piano di via del Corallo, dove viveva. (Nell'aprile del 1994 nella casa quasi di fronte a lei era morto Ruggero Orlando, che ho frePoesie vecchie e nuove"). 
con Pino Caruso e Roberto Ruta
quentavo parecchio e anche lui 'vittima' del mio catalogo, pubblicando un suo libro di versi, "
Goliarda Sapienza era stata in carcere, volendolo in certo modo, per avere rubato gioielli alla cognata e Dario Bellezza era gay. Insomma non mi occupai più di questa legge di cui intanto ne usufruivano altri più spesso stretti alle solite manovre politiche. 
Non avevo né soldi né telefono per continuare a fare battaglie e per giunta da solo. 
Ho vissuto per anni non so come e con quali soldi: qualcuno mi chiamava poeta ma avrei preferito, come diceva mia nonna, essere idraulico. 
O almeno averi preferito la definizione di "distributore automatico di parole" perché in effetti ero peggio di un avvocato: qualsiasi cosa mi si chiedesse, la mia proverbiale parlantina mi toglieva dai guai. 
Solo che per un bel po’, dieci anni, appunto, caddi nel silenzio. Parlando solo con i miei figli Karen e Dante per le necessità più impellenti.
due straordinarie serate con Fernando e Luce Arrabal
e tanti 'poeti dallo spazio': Liliana Arena,
Andrea Garbin in prima fila 
Tantissimi sono e saranno gli incontri con Adele, la sua energia non le ha impedito né le impedisce ancora, malgrado l’età e le dimissioni dai tanti giornali, a continuare a combattere con la forza della sua scrittura. 
Nel 2012 consiglio a Leonardo Omar Onida di invitarla al Festival Internazionale Città di Sassari e, in Teatro, rispondendo alle domande dello stesso Onida, racconterà di sé, lasciando gli spettatori come davanti a un film o a un romanzo tratto da tutti i suoi libri: da Gramsci a Istanbul.
Fra il 1990 e il 2001 mi sono venuti a mancare amici ispiratori della mia (chiamata in famiglia) follia. 
Avevo organizzato tante manifestazioni in piazza sin dal '92, dall'apertura della libreria a Casalotti e all'interno della stessa. Non potevamo più pubblicare per difetti di distribuzione e quel poco che riuscivamo a distribuire non ci veniva pagato.
 Ma ancora avevo il sostegno di tanti poeti e amici che ruotavano intorno a noi. Almeno sino al '97 che  fu anche quello della ulteriore separazione dall'ultima convivenza che avesse un qualcosa di umano, cioè una splendida figlia che, poco dopo, venne a vivere con me. 
Fabio Barcellandi e Dante Costa
Così, fra mille difficoltà e la scomparsa di chi mi sosteneva ‘spiritualmente’, cessai in piazza e altrove qualsiasi attività, rinchiudendomi sempre più con la grande fortuna però di educare (almeno stavolta) uno dei figli: l’ultima. 
Mi sentivo quindi attorniare dalla normalità del denaro, dei soldi occorrenti e attorno a me non c’era, può dirsi pure, qualcuno che non pensasse al denaro per la macchina, le vacanze o per altro.
La fortuna di sempre: rimaneva instancabile mio figlio Dante, cui poco dopo affidai la libreria e, in parte, la mia vita. 
Arrivò il 2006, sembrò il mio turno di andarmene. Si scoprì un aneurisma addominale. Operato e per molto tempo chiuso in casa, con Marcello Cirillo, amico sempre vicino anche adesso, imparai l’uso del pc e della rete. Mia figlia Karen dovette ritornare dalla madre, ma rimase e rimane sempre vicina.
La rete e il pc dicevo, ed è così che ritrovai forza e dignità di vivere e nuovamente la voglia di battermi per la poesia. 

Dopo una qualche corrispondenza e-mail incontrai Fabio Barcellandi e venne l’idea di creare un gruppo di artisti, scelti, fra i migliori (soprattutto umanamente) scovati in rete e così nacquero non solo amicizie che tuttora mi ridanno vita, ma una serie di incontri che ricominciano, appunto, in libreria dieci anni dopo, nel 2007. Inizio pure a usare questo spazio per raccontare e soprattutto per il silenzio che per anni avevo praticato.
I grandi amici andati sostituiti da grandi che arrivano. E così penso di non aver perso il fiuto. 
ecco, a sorpresa, arriva Achille Togliani
Fra musicisti, poeti e pittori, un gran numero di affetti, a questi si aggiungono quelli cresciuti nel quartiere da quando vi abito. Così crescono Fabio Mariani e la sua pittura, Giuliano Perticara con la sua musica e Simone Ciampanella che, lasciato il flauto, si occupa di vari tipi di assistenza dalle carceri alle chiese. 
In tutto questo c’è sempre una persona: Paolo Antinori, unico e imprevedibile presente ogni volta in cui, vivendo da solo, mi serva qualcosa. Contadino e fine lettore, insieme a Claudio Giurgola, sono delle presenze costanti nella mia vita sin da quando sono arrivato a Roma, qualche anno prima di aprire la libreria. 
Alle parole ‘link’, ‘file’ pronunciate da Marcello Cirillo, rispondo incazzato: «perché non parli italiano?!».
Impiegherò anni per capirlo e ora che ritengo di esserci quasi riuscito, penso che la mia attività editoriale non si sarebbe interrotta, sfruttando l’enorme potenzialità di questo mezzo. Infatti è ricominciata curando insieme a Igor Costanzo e Stefania Battistella una collana per la Seam. Ma di questo ne scrivo quasi ogni giorno.

b.c.