domenica 22 giugno 2014

Libri rari da leggere, rileggere, da conservare: Angelo Maria Ripellino

Da oggi e nei prossimi giorni, sarà possibile leggere e scaricare gratuitamente alcuni dei libri della Pellicanolibri, andando sul sito a questo indirizzo.

Da “Scontraffatte chimere” di Angelo Maria Ripellino, 1987



PREFAZIONE 
di Giacinto Spagnoletti




Angelo Maria Ripellino, una delle figure insostituibili del panorama letterario del secondo cinquantennio del secolo, si spense a Roma il 21 aprile 1978, a soli cinquantaquattro anni. Qualche mese prima di morire aveva pubblicato da Guanda l’ultimo suo libro di poesie, Autunnale barocco, qualche giorno dopo la fine Einaudi fece recapitare ad Ela, la scrittrice e traduttrice ceca che era stata la sposa e la compagna della sua vita, l’ultimo straordinario volume di critica:Saggi in forma di ballate, recante come sottotitolo «Divagazioni su temi di letteratura russa, ceca e polacca». In due brevi paginette anonime il lettore veniva informato che l’autore in questo volume aveva raccolto i saggi «che in anni recenti erano stati al centro della sua attività critica». E ne allineava i nomi: da Cechov a Rozanov, da Chlébnikov a Pasternak, da Schulz ai cechi Halas e Kolàf. «Sullo sfondo, onnipresente punto di riferimento, la grande figura di Majakovskij e le ardite sperimentazioni dei cubo-futuristi». [continua]






da “Ultime”



Stop

Non attenderti più, non chiamarti,
consumarsi come una lanterna,
non cercarti, non telefonarti,
nascondere il viso tra le umide mani
piangere in segreto come l’alba,
e tornare da solo in quella strada,
dove cinguettavano i tuoi baci.

Spegnere questo fuoco divorante,
strozzare le idre del desiderio,
non attenderti più, non chiamarti,
scivolare nel tempo e nell’ombra.

Perderti come un mito, e fra vent’anni
ritrovarti, ormai gonfia di buon senso,
con bracciate di figli e di faccende,
e ricordare con te le fugaci
carezze, il sortilegio del distacco.

Biascicando, esprimerti il rimpianto
di ciò che è perduto, che mi lasciai sfuggire:
della tua giovinezza stellare,
del tuo piccolo corpo di uccello ferito.

E sarà scialbo il ricordo, grigiastro, sfiorito,
e nulla potrà risvegliare quei giorni.




**


Non era questo il mio poeta

Tanti piccoli tremolanti
Majakovskij
come formiche dilatate
ingombrano il mio campo visivo
turbandomi la vista.

Un brulichìo di cose spurie,
di fili e arabeschi di sangue -
di frange deformanti -

Non era questo il mio poeta:
più piccole cose io vorrei,
fontanelle, ciuffette, piccole piume,
e niente urli -


(continua a leggere su Pellicanolibri cliccando qui)



Posta un commento