lunedì 2 giugno 2014

Mauro Macario, "La screanza", Edizioni LiberoDiScrivere

Può essere accettabile la morte? no, certamente. Quando colpisce bambini e giovani, ancora meno.
Quando però colpisce un figlio, il dolore è inenarrabile ma, quando poi, oltre alla morte, si assiste anche al massacro del corpo del proprio figlio, allora il dolore durerà per ogni secondo vissuto e per tutta la vita.
Con questi versi, dedicati al figlio, ecco la “La screanza”, l’ultima raccolta.
Così ha inizio il libro che però ha una fine, com'è logico con l’ultima pagina che ci specifica anche il titolo.
[…Screanza: Al poeta che interviene con il suo piglio volutamente scortese, volutamente sgarbato per aggredire i gangli di una società che come abbiamo detto si muove in un suo circuito da cui sono escluse la pietà, la compassione, la solidarietà? O la screanza appartiene al nostro quotidiano vivere?] scrive nel corso della bella introduzione Rodolfo Di Biasio.
Le poesie di Mauro Macario, poeta riservato e fra gli ‘invisibili’ della nostra bella cultura italiana di sfrontati accademici e critici che arrivano quasi sempre dall'azione cattolica, poco o per nulla cristiana. Eppure tutto quel mondo che mi è familiare entra a far parte del libro: il cinema, l’arte, la canzone.
Naturalmente di qualità, quelli che, prima di noi ci hanno fatto vedere anche la creanza. Ma, come scrive Macario, non è e non siamo in un film. La società, anche quella che scrive è diventata troppo ‘screanzata’. Mentre non possiamo fare nulla contro il ‘potere’ delle multinazionali, delle armi, dei giornali, dovremmo coi nostri versi, fatte di parole scritte, proseguire a lanciare almeno un urlo contro: la parola è più forte di qualsiasi altra arma.

E nella parola del Poeta c’è, eccome!

Autopsia d'amore
(a mio figlio)
Taccheggia lungo il corridoio
a passo d’uccello
come una cicogna cattiva
dal profilo di falce
a guardarla così è pure elegante
distaccata
In Kenia da dove, forse, non sarebbe
voluto rientrare
altera
le mani da pianista
invece squarta
è una macellaia di Stato
seziona e ricuce
al mattatoio giudiziario
ligia al suo dovere
di operaia specializzata
alla catena di smontaggio
dove rottama le salme in esubero
senza fermare i ritmi di produzione
osserva distrattamente
- lei sì con occhi vitrei -
l’estraneo allungato sul tavolo
pronto alla mattanza
è nessuno
freddo e rigido
come un suppellettile
in una casa abbandonata
è nessuno
non appartiene alla madre
né al padre
è proprietà dello Stato
che ne fa libero scempio
e spettacolo didattico
per un loggione di matricole
durante uno spettacolo






















ora lo gira su un fianco
poi sull'altro
sa bene il suo mestiere
la cicogna cattiva
col becco ricurvo
come un uncino da asporto
che fruga e saccheggia
un’identità sottratta al mio sangue
ad una carne condivisa nel crearsi
dunque anch'io vengo macellato

attraverso la mia progenie

il suo taglio blasfemo
lo fa uscire dal sogno
come un palloncino sfuggito di mano
e rincorso in quell'eco d’infanzia

rimasta nei tratti a mostrare la sua forza 
contro la logica occidentale della morte
dove cattolici e laici si trovano d’accordo

a non rispettare il corpo inerte

profanarlo
con le sue chele smaltate
profanarlo
con asettica meticolosità
offende la sua anima terrestre
quello che ha vissuto
come ha amato
i suoi pensieri
lei offende il Tao 

e se stessa
in cortocircuito
con l’armonia degli elementi
ma lo shen
non potrà farlo a pezzi
su quel bancone da pescivendola
dove lo ha eviscerato
e ripulito con la canna dell’acqua

come si fa al mercato a fine giornata

quel corpo è il corpo del mondo
adesso lasci fare a me
mi guardi
si fa così
raccolgo
non asporto
raccolgo tutta l’età
anno dopo anno
lo sguardo che aveva
la tristezza di solitudini sconosciute
il suo sopravvissuto odore di latte
le tragiche miserie che lo hanno abbattuto
il liquido lucente dei suoi occhi

e ricompongo

impari
è un’occasione per capire

un’autopsia d’amore

(Sarzana, 30 -10-2010)

Regista, autore teatrale, autore di saggi, biografie (quella del padre, innanzitutto), di varie raccolte di versi Mauro Macario però si è sempre sentito molto più di casa nella Poesia che altrove, forse perché fatta da esseri umani, perlopiù solitari, come egli è o, forse, perché ha incontrato alcuni fra i grandi (ormai quasi tutti scomparsi) e, come accaduto a me, si è vestito degli stessi panni. O, almeno, tentiamo di indossarli!
Lo avevo conosciuto dalle pagine di due libri dedicati a Léo Ferré, (che utilizzavo anche alcuni anni fa nel mio primo spazio in rete) "il cantore dell'immaginario" e soprattutto "l'arte della rivolta", più che come figlio di Erminio o come regista.
Ma non è solo questo, il Poeta è tanto altro, come raramente accade: Poeta che ama i Poeti e che li canta e legge negli spettacoli organizzati insieme al complice e bravo citato Gianluigi: 
Li ho incontrati, infine, a Roma. Per me, una forte emozione, con Gianluigi Cavaliere che cantava sulle basi di Léo e la voce passionale e tesa di Mauro. Non ho saputo, né forse voluto scriverne allora. Incapace di reggere forti emozioni, con la febbre tesa e il corpo che vibra, non è come in un film. Soprattutto fra quelli che siamo soliti sceglierci:

Proiezione privata
(la poesia del non)
Spettacolo!

Non è come in un film
non funziona così
dalla banchina del porto
dalla scaletta dell’aereo
dal binario della stazione
lei non correrà verso di te
gridando il tuo nome
con le lacrime agli occhi
e tanto meno al rallentatore
né ci sarà musica in play-back
ad esaltare l’emozione di quell'abbraccio
ripreso con carrello circolare
e dolly finale
in campo lungo dall'alto
tu che hai immaginato
lo stesso scenario
sostituendo i protagonisti
con altre facce in primo piano
sei rimasto troppo tempo
in quel pulciaio dei sogni
con il cuore contratto
in ultima fila
e troppi anni
sulla banchina del porto
alla scaletta dell’aereo
in fondo al binario della stazione
ad aspettare nessuno
guardando gli abbracci degli altri
udendo una musica che solo tu sentivi
la vita non è un film francese
loro non tornano
né al rallentatore
né a passo normale
semplicemente
vanno in un altro film

riceviamo un bacio onlus
giusto sul letto di morte
a volte neanche quello
non si capisce cosa frena
la libera espressione
C'è già, in queste foto, tutto ciò che vorrei scrivere 
di un gesto naturale
che salverebbe il mondo
fermando gli orologi
sull'ora da inventare
esseri umani
hanno coperto la distanza
tra la terra e la luna
ci sono pochi centimetri
tra due labbra
eppure quelle labbra
non riescono a coprire
una distanza infinitesimale
ecco perché tanti pianeti
non sono visibili a occhio nudo
e capita sempre più spesso
di piangere come servette
a una pellicola sentimentale

non è come al cinema

hai solamente venduto i gelati

alla fine del primo tempo
inghiottito dai tuoi stessi sogni
tra il buio e quel fascio di luce
senza neanche sentire i tuoi capelli cadere
certo potremmo rigirare il finale
e dire che il film è per tutti
ma non è così
quella corsa al rallentatore
non è per tutti
e poi è tardi
sullo schermo bianco
è già apparsa la parola
Fine
((Sarzana, 24 -01-2011)

Su youtube trovi tantissimi video dei poeti
letti e musicati da Mauro Macario, Gianluigi Cavaliere
Insieme "Chantango"
 (b.c.)

Edizioni Liberodiscrivere
ISBN 9788873883692, pp. 108, € 10.00

Per acquistare il libro clicca qui 
Per saperne di più sull'Autore qui


Posta un commento