domenica 20 luglio 2014

ContrAppunti perVersi: Marcia Theophilo

ContrAppunti perVersi è una pubblicazione Pellicanolibri, 1990
Per ordinare il libro utilizza il sito dell'editore
21a parte


Mapinguarì (isola di Marajò)
Foto:  Dino Ignani

Lontano, fra il fiume e il mare, l’isola sogna, 
isola di carne fluttua:
Nayà percorso di umori e di sangue,
le sponde dorate si disfano,
annegano pensieri d'amore,
Nayà s'annera di nuvole,
salgono dalla flora disperata,
ma il sole ne riaccende i colori,
il vento muta la foglia in uccello.
Nayà fra le braccia del fiume, il mare è un onda
lieve di piume e desideri,
il cielo sfiora la sua pelle
manto verde e azzurro.
Mapinguarì la guarda,
lo abbagliano le luci, i colori, geloso del sole, allucinato, 
cresce immensa la sua ombra nera.
Allora il sole manda Tupà, dio del fulmine,
che colpisce Mapinguarì spartendolo in due:
una parte affonda nella terra e scompare,
l'altra parte per vendette distrugge.
Incendia i boschi, uccide gli animali,
porta larve e putrefazione;
ancora cresce la sua ombra
per coprire il sole
che illumina i capelli di Nayà.
Il vento soffia, alberi e foglie
sono fornaci che crepitano,
il fuoco è un mare indomabile,
laghi e cascate esalano ardenti vapori.
Mapinguarì non vede, non ascolta,
la vendetta lo acceca, lo assorda.
Nayà, isola di carne, vaga sperduta,
non ha radici, nessuno più la raggiunge:
quando amava
un fiore nasceva nel suo ventre,
nel suo corpo di muschio.
Ora l'isola fugge, si perde,
è la morte che invade la sua linfa,
ne fa un deserto senz'ombra.
Mapinguarì, compiuta la vendetta,

sprofonda nella terra.


di ContrAppunti perVersi sono ancora disponibili alcune copie, ordinabili sul sito dell'editore.

100 autori raccolti in volume da me curato, con la prefazione di Luigi Reina dell'Università di Salerno. E ha dato vita a una rassegna in via del Boschetto. 
Inizio a pubblicare alcune pagine dell'Antologia, partendo dalla grande autrice e amica Amelia Rosselli, (e via via tutti gli altri autori), con lei ho avuto diverse occasioni in Sicilia e qualcuna anche a Roma, di condividere la solitudine della poesia.
Tentammo, dopo esserci riusciti per Anna Maria Ortese, di fare applicare la Legge Bacchelli, ma non fece in tempo. Ignara che ne avrebbe goduto i vantaggi, si suicidò l'11 febbraio del 1996
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