martedì 8 luglio 2014

Due o forse più cose che so di lei: Il signor Legrand magro


 Due o forse più cose che so di lei: Il poeta, è un libro edito da Pellicanolibri, 1995
7a parte
 
 
   Il signor Legrand era un tipo energico, molto. Nato magro vi rimase per tutti gli anni sino alla morte. Il volto poi asciutto dava, sin dalla più tenera età, l’impressione del teschio, certo con un po’ di fantasia perché era, si può asserire senz’altro, abbastanza bello. Al signor Legrand piacevano i soldi, non perché abbiano un potere d’acquisto, ma per la sudditanza che (se ne accorse subito) creano. Nato bene come posizione, oltre al fatto di uscire dal ventre con la testa, i suoi pur non nuotando nell’oro, non avevano grossi problemi.
   Si rese subito conto che la sua figura magra dava nel distinto, occorreva quindi creare un grosso portafogli affinché non rimanesse una semplice voglia della natura andata a male.
   A quarant'anni la sua posizione era divenuta ragguardevole, avendo rinunciato a molte cose, soprattutto a vivere come la gente comune solitamente fa.
   Pareva l’unico esempio di imperatore, senza peraltro avere alcun impero, anzi: i suoi dipendenti, nel senso comune del termine che i vari contratti collettivi di lavoro indicano, erano pochissimi, ma quelli che lo conoscevano e avevano rapporti d’affari con lui erano tanti e, pur gestendo semplicemente un negozio, li teneva in pugno.
   A quell'epoca (i quarant'anni appunto) sembrò imbizzarrirsi: comprò case, un grammofono, lampadari, quadri, tappeti e fiori, persino un televisore, malgrado lo detestasse: parve a tutti che finalmente il signor Legrand potesse cedere economicamente ridiscendendo fra le comuni genti. Ma fu una parentesi breve, il nostro beniamino riprese infatti, dopo un anno di follie, con maggiore lena, il regime  di prima, migliorando, anzi, la propria posizione, facendo riacquistare al suo denaro il livello che nei frattempo s’era evidentemente abbassato.
   Non si sa bene quale procedimento chimico fosse avvenuto in lui, perché da quasi calmo con moto ogni tanto. divenne irascibile e se aggiungiamo quest’ultima qualità al fatto che fosse energico, possiamo passare senz'altro a definirlo impossibile.
   L’aria, se ancora oggi possiamo parlare di questo elemento astratto già abbastanza per conto suo, intorno a lui era irrespirabile, qualcuno molto più vicino di me sostiene che contenesse elettricità ed il fatto può anche essere possibile, dato che in quegli anni possiamo, consultando i giornali di quella regione, constatare di quanto il tempo fosse peggiorato. Quest’ultimo elemento comunque va oltre la nostra storia, non essendo affatto meteorologi: ciò che qui interessa è seguire il nostro uomo nel suo sviluppo storico.
   Per motivi forse economici il signor Legrand non godeva della presenza di figli, a parer suo, si dice, non giustificava neppure quelli degli altri, era quindi tranquillo nei suoi lunghi sonni mattutini nonché pomeridiani, dandosi al lavoro con gioia solo nelle ore serali e della notte.
   La stessa passione verso il lavoro era qualcosa di inconfondibile dalle altre comuni passioni dell’uomo; se ne stava per ore a controllare, correggere e quindi sistemare tutto ciò che alcuni idioti osano chiamare scartoffie e a lui offriva un così grande attaccamento alla vita che diveniva morboso, quando trovava degli errori.
   Impietoso per lunghe ore stava ritto tenendo davanti a sé quell'unico foglio che errori, invece, non ne conteneva.
   «Com'è possibile!» strillava nella notte.
   «Errare humanum est!» si rispondeva, sentenziando.
«Sto forse male? inverosimile?»
   «Debbo trovarlo!» rigirava fra le mani il foglio traditore. Accadeva, anche sedi rado, ch'egli non potesse trascinare dietro dei fogli colpevoli e mostrandoli ai dipendenti, chiamandoli uno per uno, faceva loro presente che a lui, e solo a lui, Legrand, non lo faceva fesso nessuno.
   «Ha ragione, ha ragione!» si difendevano in coro. Facendo osservare che aveva sempre ragione con grande eloquenza e magnanimità, passava poi a parlare di politica interna e della prossima caduta del governo ed il fallimento di tutte le categorie che, diversamente da lui, non erano ordinati, completando con la frase di prammatica:
«Prendiamo un caffé?» che per la verità significava solo che qualcuno doveva andare a fare un caffé, e solo per lui.
   Il signor Legrand viveva così, con la sua energia, l’irascibilità, la passione per l’esattezza e la moglie.
  Attorno, ma un po’ più in là, c’erano sorelle, fratelli, nipoti ed altri accidentalmente imparentati suoi ma, nessuno, nemmeno la consorte, si era mai illuso di poter far breccia né sul sentimento, né sul portafogli.


   Il signor Legrand viveva così appunto fino al giorno in cui per un errore di calcolo o per natura, mori.
   Quella mattina vennero in molti a vederlo, forse un po’ sollevati di tanto, non sappiamo bene, né vogliamo peraltro essere maligni, comunque vennero, con le facce scure, fecero le condoglianze (sentite) alla moglie.      
   Qualcuno disse perfino: «Chi l’avrebbe detto!»
   Si fermavano davanti alla salma e scappavano via.
   Il signor Legrand era fermo, con l’aria energica, i nervi delle guance ancora tesi come per dire: «C’è un errore» irascibile e un po’, se possibile, più magro.
   Il giornale quel mattino uscì tutto in nero, tante erano le inserzioni sulla sua morte, ma, come si dice, all'ultimo viaggio, non c’era nessuno, neppure la moglie.
   I dipendenti della ditta funebre erano meravigliati, ma poiché avevano altre consegne da effettuare, caricarono l’elegante bara ed andarono via di tutta corsa, forse consapevoli che quel giorno potevano smontare prima dal lavoro.
   L’auto dovette percorrere tutta la città e gli abitanti facendosi velocemente il seguo della croce e in tempismo col carro, esclamavano:
   «Sempre di corsa, eh, signor Legrand! »
   Il signor Fontanarossa, addetto al cimitero dei Tre Cancelli, umile persona è ovvio, si precipitò incontro al nostro eroe cantando in cuor suo: “E poi ti dicono che soddisfazione c’è a fare un mestiere come il mio!”
   Evidentemente anche questo signore aveva avuto da fare col morto in un passato ormai remoto, almeno per Legrand.
 

  
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