venerdì 11 luglio 2014

Lettera aperta al signor sindaco di Roma Ignazio Marino

Roma 11 luglio 2014
Gentile signor sindaco Ignazio Marino
Palazzo Senatorio, Roma

mi scuso se le scrivo, (come diceva una vecchia canzone di un grande autore che si è suicidato, privandosi lui di questo degrado dove siamo caduti da tempo, e noi delle canzoni che poteva ancora offrirci) forse perché non ho niente da fare.
Sarà "vita" solo per Lei
Avendola sentita più volte ho avuto l’impressione di sentirla squittire più che parlare. Forse per non avere la forza o la capacità di darsi un punto fermo per le sue idee. O forse le cose che dice, non sono proprio sue idee ma un certo miscuglio di idee degli altri e quindi la confondono.
Non la biasimo molto, però, essendo arrivato dopo un sindaco che certamente non è stato neanche lui all'altezza di un primo cittadino di una capitale d’Italia – o del mondo – come qualcuno sostiene, qualche dubbio dovrebbe assalirla e turbarle i sonni. 
Sento, in quello squittire appunto, ma forse sbaglio, ché l’età mi rende un po’ sordo, che lei ha chiesto solo (?) 7000 euro per concedere l’area al concerto dei Rolling Stones.
Sa quanto chiede la parrocchia del mio quartiere? Che ha 150 posti appena!
O poteva informarsi prima del costo di una normale esibizione di un cantante ormai scordato come Don Backy in un paesino qualsiasi del Lazio.
L'ho sentito squittire anche di cultura, mentre nello stesso tempo toglie finanziamenti cosicché, anche l’Eliseo, teatro storico della capitale, se non interviene qualche miracolo, chiuderà.
Per la verità, occorre ricordare che non c’è stato politico della capitale (a parte Argan) che non abbia detto quanto sia importante la cultura, "fondamentale", che è poi la civiltà, la memoria e la storia di un popolo, ma, all'atto pratico poi è più facile ottenere contributi per la mostra della castagna o un torneo di briscola a cinque che per una mostra, un festival di jazz, o di poesia.
Con la cultura non si mangia, recitò un genio dell’italica corte.
Altra cosa sentita in questi giorni: la riduzione delle corse della linea 492 il sabato e la domenica? le consiglio anche l’eliminazione delle corse che vanno da Casalotti verso Piazza Venezia nei giorni festivi. Cosa ci dovremmo andare a fare al centro e di domenica poi?
La città è grande, anzi più che una città, tolta una parte centrale e qualche zona come Prati, sembra un mucchio di paesi accatastati l’uno addosso l’altro, senza alcuna possibilità di comunicazioni fra di loro. Come dire che per andare all'Eur ci vogliono almeno tre mezzi (forse per questo si chiamano mezzi) per non parlare di Tiburtina Casilina, Prenestina con la parte nord e nord-est della città.

Certo potrà dirmi che non ci sono soldi: ogni amministrazione svuota le casse prima d’andar via, lo si sa. Ma io certo non so ma lei lo sapeva, visto che è salito lì, al Campidoglio, sbarazzandosi anche di alcuni scomodi alleati che avevano quasi avuto più voti di lei?
La professione del medico le si addice: la sua calma, quella serenità che davanti alla gravità della situazione occorre soltanto pregare. Ma non faccia il chirurgo tagliando male le casse, perché la città muore e ci vorranno quelle funebri.
A Roma c’è stata una bomba (per ora solo d’acqua), solo passati 7 mesi quasi e i danni perlopiù stanno lì.
in barca
Per la seconda volta l’ho sentita squittire promettendo che a breve la tangenziale che parte da Trionfale per arrivare alla Tiburtina e proseguire fino a San Giovanni sarà pronta.
Ma c’è passato qualche volta, e se sì, ha visto tanti operai lavorare?
Francamente io no, non è che esca spesso, ma almeno una decina di volte l’ho fatta e sta sempre lì nel suo deserto d’operai e nel caos del traffico, quando non bloccata completamente.
Roma è una città piena di buche, salvo dove la politica fa le sue passeggiate e ha i suoi palazzi, sembra di essere in un paese del terzo mondo. Si rattoppa, quando la situazione è grave ma perlopiù si lascia correre e gli incidenti per questa causa non sono pochi.
Ora se io le scrivo, non ho la presunzione di sapere ciò che accade fra lei, i suoi compagni e l’opposizione. Ma vedo rivolte, scioperi della fame, inadempienze per promesse inevase.
Lei non è un politico ma certo la scelta è caduta  sul suo viso onesto e pulito.
Non deve avere un attimo di quiete pensando alle nostre scuole: in altri paesi li chiamano college, e hanno di tutto, computer, palestra, teatro, e solidi tetti. Noi no, da noi sarebbero miraggi.
I mezzi pubblici che tutti ci invitano a prendere lei li vuole ridimensionare mentre ne servirebbero altri.
Brescia non fa centomila abitanti ed ha una metro. Noi dovremmo paragonarci a Londra, a Parigi, a Madrid? non a Brescia, certo, allora?
L’indolenza delle istituzioni certo non la favorisce, i contributi della Comunità Europea non vengono utilizzati. La raccolta dei rifiuti, balenata dappertutto è solo servita ad aumentare le tasse e studiare è un lusso per pochi: ammesso che studiando poi si trovi un lavoro senza che si sia raccomandati da questo o quel politico.
Caro signor Marino, non faccia rimpiangere altri sindaci, né la prospettiva che cadendo lei, ne possa arrivare uno migliore. Ormai ho più che un dubbio che gli italiani stiano sempre a guardare le partite e, nel tempo libero da questo, a cercare altri amori in rete, forse perché la gran parte di loro sono rassegnati? altri cercano di andare via e, se sono troppo vecchi per farlo, di mandar via figli e nipoti, come negli anni '50 e '60.
In quegli anni per raggiungere una scuola a piedi si impiegavano tre ore almeno, oggi per chi vive in periferia, come a Casalotti che non ha una scuola superiore, impiega in autobus lo stesso percorso, se arriva cosa che non sempre accade. Per non parlare di cinema, teatri o spazi per i bambini.
Spero non risponda che ci sono gli ipermercati e i centri commerciali. Sì, quelli sono attrezzati di tutto!
"La grande bellezza"
Le ho solo scritto poche piccole cose, ma si sa che dalle piccole cose non risolte partono i grandi drammi, come avviene coi paesi in guerra.
Ed io poi scrivo o credo di scrivere soltanto poesie. Il politico è lei o, almeno questo è quello che voleva fare.
Le scrivo senza sapere più se lei sia di sinistra, ammesso che la sinistra esista ancora. Ma se lo è, forse sa che la stanno mollando, che neanche i peggiori politici la sopportano più.
Allora faccia una bella mossa, o come si dice, figura, esca per primo. Dia le dimissioni e torni al suo ottimo lavoro dove certamente il silenzio è sacro come la vita e si tolga da quest’inferno che è ormai diventata la città di Roma. 
Per fortuna molti stranieri la visitano per il raggio di uno o due chilometri e, se sono borseggiati o vedono i vigili assaltare gli artisti di piazza, non si meravigliano più di tanto: altrove c’è la guerra, quella vera.

Con tutto il cuore che rimane a sinistra, malgrado tutto, sperando che ritorni, non lei, ma la sinistra che il signor D'Alema e i suoi colonnelli hanno spazzato via.
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