venerdì 25 luglio 2014

Memorie (quasi) vere: Leonardo Onida e la rete

           Nella mia vita c’è, di nuovo, un certo ‘movimento’ poetico e riprendo, certo non come negli anni ‘80, un po’ di visibilità, grazie anche agli amici fraterni scoperti in rete.
La Premiazione, 2013
Così quando mi scrive Leonardo Onida era come se lo aspettassi. Non ero mai stato in Sardegna, invitato in diverse parti d’Italia, l’isola rimaneva fonte dei miei desideri. Coi poeti c’era già una pittrice Antonella Meloni Corsini (in arte Shikanu’), originaria di Carbonia ma viveva a Parma e in quella città, al caffè letterario, mi ha anche organizzato un reading con una pianista brava, da lei stessa scoperta.
Antonella rientrerà nella sua città natale e nel 2012 si unirà al Progetto Ottobre in Poesia, un premio e un festival internazionale di Poesia, diretto da Leonardo Omar Onida, che così si diffonde fino al sud della Sardegna.  In questi ultimi anni quando riprendo a vivere, ho l’occasione di incontrare Jack Hirschman, Paul Polansky, Igor Costanzo, Valeria Raimondi, Massimiliano Bardotti, Chiara Catapano e tanti altri che ruotano attorno ai già citati Poeti dallo spazio e Poeti dal sottosuolo e alcuni poeti che oggi Thauma accoglie.
Quando con Jack ci narriamo le vicende, scopriamo di avere percorso molti luoghi comuni senza esserci incontrati, da Nat Scammacca a Giuseppe Di Maria (l’editore del mio primo libro) che stampava l’opera ignorata di un poeta molto bravo, Santo Calì, tradotta proprio da Jack in inglese. In quegli anni (‘80), frequentava molto la Sicilia, ce ne sono voluti trenta per incontrarlo finalmente a Roma e dal vivo. Ma anche questo incontro è determinato dalla presenza di Jack al Galeter, con gli amici Andrea e Fabio, che gli danno il mio CD ‘Anche ora che la luna’.
2014: Jack e Leonardo
Ricominciando, dopo tanti anni, non amo più fare reading leggendo, sento un certo disagio, come se alle mie parole scritte sulla musica, mancasse il suono e l’immagine, e quindi, avendo imparato l’uso di programmi per montare video, utilizzo immagini e musica per combattere con lo stesso mezzo, dicendo altro, che usa la televisione per addormentare i cervelli.
All’inizio questo fare ‘videopoesia’ mi è stato contestato ma, oggi, credo che siano in molti ad usarlo.
Fra gli episodi negativi, si fa per dire, raccontiamo come è nato il CD ‘Anche ora che la luna’, con un tour voluto da Gigi Campanile, credo di Lecce, conosciuto come si conoscono spesso le persone attraverso la rete.
Il suo entusiasmo ci portò a vivere una avventura al freddo, senza pianoforte, alberghi, con il musicista e compositore Giovanni Renzo.
Tralascio i particolari perché fu una brutta storia che ancora non capisco, ma ha dato vita, se non altro, al CD omonimo.
Da questo, come sopra detto, nasce il libro di poesie edito da ‘Casa della Poesia’ con cui Jack collabora.
Il tour in Puglia, però, dimostrava che se organizzato meglio e con qualche euro in più rispetto a quanto fatto dal Campanile, si poteva portare la poesia in ristoranti, pub, qualsiasi luogo fosse disponibile a ‘rischiare’.
Probabilmente Campanile, voleva far innamorare, e ci riuscì, una donna (oggi sua compagna) con il mio testo, portandogli direttamente l’autore originale. Almeno siamo serviti a formare una coppia.
L’inizio poi era stato notevolissimo al Caffè Letterario di Roma, dove c’erano trecento persone fra cui gli amici Arnoldo Foà, Silvano Agosti e tanti altri, così la partenza fu entusiasta ma, il Campanile, esisteva solo per la sua donna e, se non fosse stato per l’ospitalità de ‘La Casa degli Artisti’ di Gallipoli, forse non avremmo saputo nemmeno dove dormire.
reading con Leonardo a Messaggerie sarde
Un’altra esperienza che, ancora oggi non so se negativa o positiva, fu al ‘Giornale del Sud’. Era da poco arrivato Dario a Catania, avevo conosciuto anche il sindaco della città, ero nel pieno dell’attività editoriale ma senza un soldo. Qualche libro fatto barattando la  carta di Franco Conti, quando una giornalista, Anna Maria Galvagna, mi chiede se può farmi un’intervista a proposito della editrice e di Dario.
Anna parlò col direttore Giuseppe Fava, cui propose la mia collaborazione. Credo che Pippo abbia accettato malvolentieri, c’era già un pugno di ragazzi e fra questi il figlio che non so quanto ne capisse, ma come lui stesso scriveva ‘il posto di lavoro non si dà per parentela o raccomandazione’.
Cominciai a lavorarci ma mi resi conto che il giornale non stampava le migliaia di copie inventate dal direttore, bensì solo 300. Alcuni rubavano perfino le macchine per scriver, le penne e, di notte, stavo col tipografo (romano, di cui non ricordo il nome) che mi mostrava le copie effettivamente stampate e altre ‘malefatte’.
Cominciai a essere corteggiato, venni anche invitato da uno dei proprietari (Lo Turco): si pretendeva di fare un giornale antimafia ma i proprietari erano i 4 cavalieri dell’apocalisse.
Dopo aver fatto diverse inchieste me ne andai perché non c’era nessuno, né fra i giornalisti, né fra i proprietari, coi quali potessi andare d’accordo: sembrava la giostra della bugia, tutti mentivano a tutti e su tutto.
Scrissi, spinto dall'amico Lillo Venezia, su ‘I Siciliani’, sempre per Anna Maria Ortese; scoprii che avevano avuto già un forte contributo dalla Regione Sicilia. La storia ancora oggi non mi è chiara.
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