venerdì 4 luglio 2014

Memorie (quasi) vere: Tonino Colloca

Roma mi ha sconfitto così come ogni altro luogo dove ho abitato. 
D'altro canto sono arrivato ad una età che non consente riprese.
La differenza che questa città è ormai diventata un inferno, come forse tutte le grandi città dove per fare pochi chilometri le auto impiegano ore e il nervosismo assale chiunque voglia andare da qualche parte o, peggio, in teatro, al cinema, ad un concerto e non può perché nella capitale del mondo, le metro chiudono alle ventitré o, come è accaduto per un lungo periodo alle ventuno. Altri collegamenti fra un quartiere (o paese come appare) all'altro sono inesistenti. Ma questo c'entra poco e ne parlo altrove. 
La città che in XIIIa Circoscrizione viene chiamata ‘Ostia’ nel giugno del 2012 per strane vie del destino, mi assegna un ‘Premio alla Carriera’. Gradito, certamente, anche se non sapevo di averla fatta una carriera, visto che ho raccolto meno che nulla. 
Ma la serata fu emozionante come mai (o quasi) m'era accaduto. Oltre 500 persone, grazie all'organizzazione di Tonino Colloca e dei suoi figli. Al Cineland non sono stato capace di dire una sola parola, tanto tremavo e temevo.
Il momento del dono: con Stefania Battistella
e Tonino Colloca
Per fortuna, come ormai accade da tempo, per i miei recital mi servo di filmati con musica e, quindi, visto che era un cinema, fui sovrastato dallo schermo gigante, mentre io, piccolo infinitamente, ho letto ‘Anche ora che la luna’ e ‘Cenere’. Non essendo abituato ad un così notevole spazio e schermo, non m'ero neanche accorto che il filmato era partito insieme alla luce che mi avrebbe illuminato. Mi sentii al buio e, come faccio sempre, ho tratto dalla tasca una di quelle luci che uso sul leggio dove metto i fogli. Per fortuna non porto il leggio in tasca (visto che non c'era) ma la risata ci fu, chissà pure cosa avranno pensato le persone in sala. Ma mi ripresi: sentivo il sorriso di Tonino alle spalle.
Questo e il Premio Alfonso Gatto del ’90 sono stati i due momenti più ‘strani’ del mio percorso. Grato alla giuria a Salerno, grato ancora di più allo straordinario coetaneo Tonino che, fino a quel momento non avevo incontrato ma, che oggi, sento fraterno amico e ‘complice’ della lotta contro la superficialità dell’uso dei termini ‘cultura’ e, nello specifico, ‘poesia’.
 Tonino che scrive e si ritrae, che per molti giorni, anzi mesi, continuammo a vedere. Non contento di ciò che già aveva fatto per me mi ha invitato innumerevoli volte, forse avrei voluto anche io abitare a Ostia, vicino al mare era sempre stato il mio sogno. Ma come? Ci faceva piacere stare insieme con lui, sia a me che a Stefania che, ancora libera, poteva portarmi ogni volta che ne avevamo voglia. 
Discutevamo di tutto, come non mi accadeva da tempo, certo, di poesia ma anche d'altro e questa voglia di non smettere mai. Ci invitò anche alla sua trasmissione su Canale 10 che tiene, almeno fino al 2013  e in Teatro. Ci raccontavamo i malanni, come si può guarire o convivere col male ma, quasi sempre, quello peggiore viene dalla disumanità che ci fa assistere quotidianamente e quasi sempre il discorso cadeva sulla stupidità degli esseri umani.
Ma spero presto poter ricominciare ad andare a trovarlo. Età e salute hanno tempi diversi, anche quando dentro ti senti un ragazzino.
Lui e la sua famiglia sono fra le migliori persone incontrate. Al di là delle lotte politiche diverse, che, molto spesso, senza quasi saperlo, hanno stessi ideali.
 Questa parte è breve ma ci sarà occasione ancora di certo di parlare di quest'uomo un poeta che ama i poeti e la poesia e che, nel bene e nel male, ha condizionato la propria vita. 
In 40 anni ha premiato tanti autori, anche quando ancora non erano molto noti e questo è faticoso, complicato e non sempre fa notizia!


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