venerdì 25 luglio 2014

Qual è il posto della poesia? Per impararla. Per farla. di Giulia Cherubini


I musicisti dispongono di sale prova per fare musica e si esibiscono dove si ascolta musica.
Gli attori hanno locali adeguati (crisi permettendo) per provare. E teatri dove esibirsi.
Il poeta si adatta : bar, caffè, vinerie, strada, librerie, case private, giardini, panchine, muri, vicoli, parchi.
Ora l’ottimista penserà : bene, è il senso della poiesis, la poesia si fa e si fa fare senza claustrofobica reclusione in un prestabilito spazio vincolante.

8 poetesse per l'8 marzo a Genzano,
Palazzo Sforza Cesarini, luogo giusto per la poesia...
Ora, l’imprenditore ne approfitterà : bene, edifichiamo una casa della poesia. E se ciò sostituirà i compro oro e vendo sogni o il centro estetico che sforna veneri di cellophan ben venga, buon viso a cattivo gioco.
Ora, il maestro del dubbio contesterà : possibile che un’arte millenaria non abbia un riconoscimento localizzato? Un posto ‘solo per’, un luogo dedicato.
La poesia nasce dal chiacchiericcio mobile, dallo stantuffo cittadino, dalle minime migrazioni quotidiane;  è allergica alla clausura dei posti sterilizzati, borghesi e accademici, dove donnine impomatate de-cantano parole vuote e sonorità artefatte e il battere di mani è automatismo comandato. E’ anche mutilata nel posto di pura ribellione sterile da centro sociale, che eccede in pars destruens ignorando l’altrove da edificare e che spesso evita forzatamente il bello senza riconoscerne un valore etico, a discapito della sua costruzione di un senso.  
Si vende nelle librerie (ma sono tutte in grado di offrire una selezion
e qualificata o si tratta di pura mercificazione del primoche-apro-bocca-e-da-fiato? ), si impara nelle università (o meglio, si impara la lingua, la tecnica, non l’arte),  si esperisce nel pantarei della vita nella strada ma manca un luogo unificante. Un luogo dedicato. Perché il poeta non sia l’eterno ambulante derelitto ma si radichi nella società per poterla criticizzare e discutere, rivoltarla e rispiegarla. Perché la parola diventi il missile indolore messaggero di un cambiamento.

Al poeta è sufficiente carta e penna, e un paio di orecchie. Forse il vero luogo in primis è la capacità di ascolto.

G.C.
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