sabato 16 agosto 2014

Alejandro Jodorowsky, Panico e pollo arrosto, Pellicanolibri, 1978

Brano tratto da: Arrabal, Jodorowsky, Topor, Panico, edito nel 1978 da Pellicanolibri.
Il volume completo si può scaricare gratuitamente cliccando sul sito

Questo brano è stato scritto dall'Autore nel 1964

Notando gli innumerevoli cadaveri che vengono arrostiti a macchina, trapassati in fila dal fatidico spiedo, noi affermiamo che il simbolo del terrore dell’augusto moderno è il pollo arrosto.
Se immaginassimo una sfilata di augusti, Ti vedremmo non con degli stendardi, ma ciascuno con uno spiedo d’acciaio mentre brandisce il suo pollo arrosto.
Già i Greci, credo, individuavano l’io nello stomaco, luogo in cui le idee nascevano calde per salire al cervello e raffreddarsi. In altre parole il cervello non serviva che da ghiacciaia. È forse qualcosa di vero c’è in questo. Ciò di cui noi possiamo essere sicuri è che il pensiero dell’augusto nasce nel suo stomaco (né potrebbe essere altrimenti visto che per la nostra bistecca quotidiana tutto viene sacrificato patriotticamente). Ora le idee hanno bisogno di consumare il calore (energia vitale) accumulato nell'essere. L’uomo panico, pensando strutturalmente, sostenendo una logica di eliminazione di possibilità ed essendo capace di vivere molte idee contraddittorie nel medesimo tempo, ripartisce il calore secondo la molteplicità dei suoi principi di modo che ogni sua idea-azione viene portata a una normalità sopportabile e benefica. Viceversa l’augusto, non essendo capace di pensare se non per definizioni (che per Korzybsky sarebbero proposizioni simmetriche) e non potendo vivere che una sola idea, utilizza tutto il suo calore vitale per sostenere la sua gretta teoria, e i suoi pensieri divengono così caldi che finisce per arrostirvi. L’augusto si “indora” coi suoi stessi concetti; la sua testa e le sue viscere bruciano, e con l’ano trapassato dallo spiedo della sua teoria, se ne va per il mondo, in branchi, simile a un pollo arrosto.
Tali augusti-polli-arrosto contemplano con tenerezza i pulcini gialli e pigolanti che vivono simpaticamente dietro i vetri delle incubatrici. Li nutrono, li adorano e infine insegnano loro a pensare con i tappi che si pongono da se stessi nelle orecchie perché siano arrostiti come si conviene e possano essere divorati (perché l’augusto è un cannibale che può digerire solo carne bruciata. Il sangue strutturale dell’uomo panico lo avvelena perché rode le viscere della sua coscienza. L’augusto ha orrore della carne cruda o viva del panico). così che i figli degli augusti, in branchi come i pulcini, entrano nelle scuole e nelle istituzioni per indorarsi al calore delle Università degli augusti, degli Stati arrosto, delle morali allo spiedo... Il desiderio di DURARE tormentò l’umanità prima del panico (a. P.) e poiché l’augusto non poteva essere mummificato in vita, fabbricò degli oggetti che gli potessero sopravvivere. Costruì piramidi, templi, acquedotti, sculture, libri, quadri, e segnò la sua vita e la sua immagine tentò di annegare la sua “persona” nel suo “personaggio”. Tentò di perdersi nell'opera purché quel che produceva sopravvivesse malgrado il tempo.
All’opposto, il panico sostiene che l’oggetto deve essere più effimero dell’uomo e che questi a sua volta deve liberarsi dell’atavismo di “passare alla storia”, prodotto dell’io individualista angosciato:
Dopo il Panico (d.P), si costruiranno e si distruggeranno gli oggetti che si ricominceranno a fabbricare differenti. E poiché l’uomo panico non fa economia né progetti, produrrà un’architettura instabile (città come il fiume di Eraclito; l’uomo non abiterà due volte nella stessa città), opere d’arte inconservabili e teorie in continua trasformazione, dato che tutta la sua teoria si fonda su una metamorfosi continua di se stesso e degli oggetti che lo circondano.
È possibile che vi siano degli uomini che pensano panicamente senza essere capaci di agire e di altri che agiscono panicamente senza essere capaci di pensare.
È questo generalmente lo stato attuale della nostra civiltà; da una parte, delle idee senza azione e dall'altra un’azione senza idee. L’uomo panico tende all'idea-azione. È per questo che il pensatore panico è un guerriero e l’atleta panico un creatore spirituale.
È per questo che colui che tende a essere un panico totale non deve disprezzare, se si tratta di un intellettuale, le manifestazioni paniche di pura azione. Così coloro che partecipano ai gruppi panici agiscono insieme perché se il pensiero e collettivo anche l’azione lo sarà.
a Taormina

PANICO E LOGICA.
Di fronte alla realtà e ai suoi problemi, l’uomo panico non si pone la questione di sapere se bisogna cercare una soluzione ma propone il più gran numero di soluzioni possibili. L’uomo panico tenta di affermare tutto. È per questo che il panico ha bisogno di una logica che procede per eliminazione delle possibilità. I molteplici principi di questa logica possono essere contraddittori, tuttavia il Panico li afferma in blocco.
Se, come dice Eisenstein nel suo “il Senso del cinema”, il tutto e qualcosa di più della somma delle sue parti, l’uomo panico otterrà, da questa confusione di principi logici, una risultante, che potrà bene non essere una definizione ma che sarà una struttura.
Il travaglio logico panico mirerà a cercare un numero sempre maggiore di principi. Ne do alcuni come esempio:
A è A
A non è A
A è molti A
A non è A ma è stato A
A non è A ma era A
A non è A ma sarà A
A diviene A
A smette di essere A
A è il suo contrario
A non è il suo contrario
A non è uguale ad A
A non è A o il suo contrario
A è B
A è in A
A è fuori di A
A comprende A
A è la digestione di A 
A la meta di A
A è AA, AAAA, AAAAA, ecc.
Se si afferma che A è l’uno o l’altro, A deve essere o l’uno o l’altro.
Se si afferma che A è l’uno o l’altro, A deve essere l’uno e l’altro nello stesso tempo.
Se si afferma che A è l’uno o l’altro, A non deve essere né l’uno né l’altro, ecc.

PANICO E ARTE

a Taormina con b.c.

La distinzione fondamentale che il panico stabilisce nell’uomo e la dualità tra persona e personaggio.
La “cocotologia”, arte di piegare la carta, così chiamata da Unamuno (precursore panico nel suo saggio “Note per un trattato di cocotologia”), ci insegna:
Da un quadrato di carta-base, considerato umile, quotidiano, possono venir fuori tutte le forme possibili: leoni, elefanti, fiori, uomini, tavoli, ecc. e anche strutture astratte. Il quadrato iniziale, o “ovulo-quadrato”, corrisponderebbe alla persona. I pupazzetti sarebbero i personaggi.
Cioè: un personaggio è sempre una forma stereotipata della persona senza cessare di essere persona. Sarebbe come se il leone di carta potesse dire “io sono un leone” senza capire di essere l’ovulo-quadrato un caso di forma identificata con la sua forma. Così i personaggi si identificano con le loro pieghe. L’uomo panico tenta di tornare all’ovulo-quadrato, anzi vi torna grazie all’euforia panica che è come un dispiegamento, come il deformarsi di un pupazzetto che spiana le sue pieghe.
L’uomo panico, cessando di identificarsi col personaggio, raggiunge la persona e smette di essere un augusto (abbiamo paragonato la nostra civiltà attuale a un circo nel quale le persone corrispondono ai clown e i personaggi agli augusti. Il pubblico, massa morta e contemplativa prima di nascere, si identifica con la tavola dove si piega la carta e vi è pure la possibilità di aggiungere una nuova categoria di esseri: il mostro, che si divide in mostro angelico e mostro sotterraneo. Nella tradizione giapponese dell’Origami, papiroflessia, è permesso cesellare il quadrato originario ritagliandone dei pezzi. Allorché si dispiega l’animale ottenuto, l’ovulo-quadrato non e più un quadrato ma una forma mutilata, diversa. Ecco come appaiono al circo i nani o i giganti o le donne barbute o quei mostri angelici che non si sono imposti alcun limite ma hanno lasciato fare alla natura: sono loro lo spettacolo preferito dell’uomo panico. Queste pretese aberrazioni, questi mostri matematici, telepatici, veggenti, questi personaggi senza persona, poiché in tali casi l’ovulo stesso ha delle forme non quadrate, affascinano, col loro solo contatto, l’uomo panico e gli rivelano che l’unica possibilità di finirla con questo circo e il mutamento tanto spirituale che biologico.
Il mostro sotterraneo è un uomo dalle forme comuni, ma attivo a causa del suo essere zavorra. Una specie di pubblico velenoso che ha sviluppato la sua capacità di essere una ventosa e che vuole partecipare senza poterlo. La sola maniera per lui di riuscirvi è di aggregarsi a un augusto o a un clown e di soffocarlo sotto il suo peso.
L’augusto è un uomo vestito come tutti, fa da spalla al clown, non è certo buffo, rappresenta l’uomo medio “non stravagante” non vive nel presente ma nel passato e tuttavia soffre perché, nonostante non viva nell'oggi, si preoccupa del domani. Questo augusto consente al clown di sviluppare infinite possibilità di risposta.
I clown, proprio come le logiche non-aristoteliche, come i quadrati di carta, hanno la possibilità di mutare, sono capaci di DEFORMARSI, di far da struttura, di avere un pensiero multiplo.
L’augusto, il personaggio, il pupazzetto di carta sono educati a ricercare la propria identità, a tentare sempre più di affermare i propri limiti... Gran parte del terrore moderno nei quadri e nei film d’orrore è rappresentato con immagini di cose informali. Il magma, la putredine, il misterioso non hanno forma. E per gli augusti il non aver forma è simbolo dell’orrido, della perdita di se stessi.
Viceversa l’uomo panico, cosciente di essere nato in un grande pupazzetto di carta chiamato civiltà, in un mondo regolato dalle leggi degli augusti, in famiglie di “personaggi”, tenta di liberarsi da tale educazione condizionata e cerca l’euforia come un mezzo per uscire dalla prigione dove lo hanno chiuso i suoi genitori.
Il riflesso condizionato del personaggio invade l’arte. In teatro si cerca di calarsi nel personaggio, i romanzieri creano personaggi ed i pittori non raffigurano se stessi nelle loro opere. L’arte, come ogni manifestazione panica, deve essere una ricerca della persona. Non dimentichiamo che il Dio Pan è multiforme. Non dimentichiamo inoltre che l’ovulo-quadrato non è soltanto un concetto matematico ma un pezzo di carta molto concreto. In altre parole, pur essendo un quadrato ideale, è fatto di una materia molto particolare. Alcuni sono di carta traslucida, altri di carta argentata, ecc. Ed hanno anche un colore. Allo stesso modo l’uomo, quando giunge alla persona, al Dio Pan, non perde la sua materia, il suo corpo, molto particolare. Ed è questa materia che deve entrare nell'opera d’arte.
Nel romanzo, per esempio, finirla con i personaggi e utilizzare piuttosto l’aspetto fisico.
L’eroe letterario panico è lo stesso scrittore per quanto possibile fotografato numerose volte, secondo lo stile delle strisce di fumetti.
Il pittore deve ritrarre il proprio viso, la propria carne, i ricordi personali, se possibile i cadaveri dei più cari familiari.
Ogni uomo panico deve fotografarsi nudo e, se possibile, nello atto di fare l’amore.
Nella scultura panica sarà incisa la voce degli scultori, i loro vestiti, i loro mobili.
Ma è evidente che ogni arte panica sbocca in una sola manifestazione:

L’EFFIMERO PANICO.

Le foto sono dell'archivio personale di beppe costa, scattate a Taormina
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