venerdì 22 agosto 2014

Alfredo Pérez Alencart, Poesie, nelle traduzioni di beppe costa

L'incontro con Alfredo è avvenuto grazie all'invito al Nisan Poetry Festival che si svolge da 15 anni a Maghar in Israele. Per scelta piuttosto casuale nella scuola del villaggio sono avvenuti accoppiamenti fra poeti per scambiarsi vicendevolmente le traduzione di propri testi. A me e Beppe è toccato il cinese Gao Xing che, in qualche modo, grazie all'inglese, abbiamo tradotto. Il volto sorridente, la simpatia di Alfredo e della moglie Jacqueline, ci spingevano, verso di loro. Beppe, prendendo il libro "Regreso a Galilea" non s'era reso conto che c'era anche la traduzione italiana, tentando così di tradurre ciò ch'era già tradotto.
I sorrisi aumentarono, naturalmente, ciò che posso dire è di avere apprezzato l'autore per quel dono dell'ironia che quasi mai i poeti possiedono, salvo alcuni grandi.
Così questa traduzione che Beppe ha fatto su altre poesie, avviene dopo, in rete. Come a rendere merito a Naim Araidi, l'ideatore del Festival che ha proprio questo scopo.
Ci auguriamo che il risultato sia gradevole per il lettore e che i versi di questo importante poeta acquisiscano molti lettori anche in italiano.
(S. B.)

Donna degli occhi estremi
(Jaqueline)

Donna dagli occhi estremi: sotto sequestro
dei muscoli nel continuo presidio fiammeggiante; sono giudicato
e condannato, quando a volte mi assento per un altro po’
dalla mela; sono l’angelo riabilitato
che ti segue con la sua ala d’amore, gentilezza
contro i barbari; sono quello che rifiuta beni
inutili, mani in fiamme,
violino galleggiante in acque amare, per sentieri futili
ma sempre al tuo fianco, alle ventitré lune delle tue ossa,
riempiendo le tue notti e rimanendo per baciare
i tuoi sogni e accarezzare il tuo petto fino a farti diventare
gazzella del Libano, venendo leggera da me.

Tu, devi Cherubina, illuminarmi  con  lucciole
e aver cura delle mie sventure, degli spettri delle due lingue
del mio aspetto, della mia vita individuale
e collettiva: abbi cura di me fino all'età ultima, versa
nella mia fisiologia, relazionati, prega con me adesso
e nell'ora della gioia, del  pianto della giusta realtà,
creando comunione totale e carnale e venti
favorevoli allo spirito.

Ho bisogno di te, donna di seta e acciaio: ho bisogno dei tuoi occhi
infiniti per crocifiggermi continuamente,
per testimoniare le tue fiamme non corrotte, cibo
per la mia sopravvivenza che già ha modificato la propria rotta
e attraversa  la tua notte ricca di prodigi come se fosse
stato un sogno intenso da noi stessi cercato,
in pieno incontro di terra e cielo arrivato
alle orecchie coi tuoi e miei sussurri.

Donna: ammanettami con le invocazioni
che chiamano l'amato, con continua emozione, con risate
che infiammano e assediano per l’eternità ogni mia parte fragile,
isolata a metà del cuscino dal tuo respiro:
centro vitale, mia pulsazione, cervello febbricitante
gravitante nella sicurezza delle mie mani, movimento
libero dei tuoi nervi principali in cui la rotazione
non s’è mai oscurata.

Donna dagli occhi estremi, ti proteggo ora che senti freddo
e il rumore del mondo ferma storie al bordo del tuo fiume,
del tuo bosco, del tuo cielo colmo di stelle,
lì dove danzai con te ballate e promesse
fino a far divenire acqua le nostre bocche, insieme
ma diversi da tutti, esodo dopo esodo in gestazione
fino all'unigenito portatore d’ogni sangue
di quegli stranieri
che ci hanno lasciato un cuore lontano dall'odio.
Ti bacio,
donna maturata sotto l’intima carezza
dei miei giorni inebrianti.

ti bacio
perché sei adatta alle mie braccia
e giri la tua splendida curva
affinché ti respiri
come la sposa dell’amore
che insieme a me rivive
tutte le resurrezioni.

(con la collaborazione nella traduzione di Lidya Gomez)


La tavola è imbandita

Né pane né vino nella povertà di queste rappresaglie
per indurre a mangiare la folla, guarire il lebbroso,
camminare il paralitico e veda la luce il cieco
o quelli che non hanno mai visto l'ingiustizia.

Fratelli: sedete con me per amore del Maestro
esempio dal quale noi prendiamo vita
Avere una tavola imbandita di solo amore
e non dimenticarmi quando complottano contro di me
per dirci che la verità ci renderà liberi, ordinando
di bere anche a una donna straniera,
per rispondere con successo ai nuovi Nicodemo,
che siano contro la lapidazione della traviate.

Fratelli, non dimenticate di prendervi cura della mia famiglia
quando sarò bollato e come pazzo mi porteranno in manicomio
per aver detto che il Maestro camminava sulle acque
per aver creduto la trasformazione dell'acqua in vino
o aver dato nome ai risorti.

Anche il pane e il vino hanno preso i miei fratelli,
ma vengono a sedersi qui con me, altrimenti
mi sento peggio. Ho visto irritarsi gli psichiatri della Borsa
quando ho detto che i ricchi dovrebbero vendere i loro beni
e distribuire il ricavato ai poveri.

Ciò non mi perdonerà, perché io non sono solo folle
bensì comunista, pericoloso criminale, disadattato,
infelice poeta rivoluzionario scadente o stupido
che non si è adattato a vivere nel ventunesimo secolo.

Restio a mettere la faccia per timore di rappresaglie,
vieni a sederti con me fratello solidale
o devo condividere da solo il grande amore?

Sono creta del Paradiso con spirito del Golgota
e perdono ciò che mi fanno, e perdono
ciò che mi faranno.

Umiliazione della povertà
(un bambino di tre anni vende gomme)


Non rivelare il tuo nome. Parlano i tuoi occhi che riflettono il freddo
parlano le tue mani tese; dicono che hai perduta l'infanzia
perché un vortice di povertà, ti ha sbattuto per strade
dove si ascoltano parole dure e vuote.

Non rivelare il tuo paese o la tua città. Lo narra il tuo incerto futuro,
a seconda del tuo coraggio o della vergogna devastante;
dici che esistono in mezzo dei giorni bruciati
tuttavia non ti perdi d'animo rimanendo vulnerabile.

Non rivelare il colore della tua pelle. Lo narrano le carestie
che urlano da quando sei nato; dici che la tua foto non è
sui siti dei social network; dici che il giorno ti ha reso prudente
e che rapaci notturni sono pronti a divorarti.

Non fai discorsi politici o teologici. Dici
che nessuno ripara le scarpe; dici che la tua impotenza
è dovuta alla cupidigia disgustosa che ti circonda, lo narrano le lacrime,
l'ingiustizia arrogante, la rabbia cieca; narro tutto di me per te.


Preferisco scrivere per pulire il cuore

Non avevo mai scritto nulla
sul lavoro ingabbiato
che spinge i suoi aghi
alle spalle d'ogni Sabato
avere il corpo sfiancato
sulle loro sventure.

Cosa dovrebbe dire?
del lavoro del pianto nascosto
sottolineare se bianco o nero?
Dovrei tacere come la gran parte
che crede bello il suo brutto silenzio?
È che il vivere docilmente
con la bocca sdentata
ci fa cadere nell'indifferenza?

Tanto si sono assuefatte le persone
che molti si vergognano quando
tutti sono schizzinosi quando
si scrive ciò che stupisce
o spaventa.

Sì! con l'ebbrezza del benessere
e con le rime da salotto
politicamente corretto!

Preferisco scrivere per pulire
il mio cuore.

Migrante

non importa
che venga o vada:

ci sarà sempre
un pezzo di terra

o uno sguardo truce
che ti chiamerà
straniero.

Saranno giorni grigi
che non si possono evitare
o spegnere

Tu dichiarati
debitore,
anche se ogni giorno vinci

la direzione.

Un sorso e ancora un altro

Un sorso e ancora un altro
per comporre  una canzone
che adorna l'anima
e innalza bandiere di
benvenuto

proprio per la grande
gioia profonda
o un abbraccio.

Un sorso e chiudere gli occhi.
Un altro ancora
ad alzar la coppa
ed osservare il cammino delle
apparizioni

Il vino come segno
del primo miracolo
che,
celebra, felice,
l'alleanza dell'uomo
con l'uva.

Un sorso e ancora un altro
in ogni stazione del tempo
che è la vita.

Nettare sublime

Ora sei nel mio pugno,
coppa di nettare
sublime,

ho vendemmiato  la frutta
del paradiso

Ora sei nella mia gola,
penetrante mio
agganciato
dirigendo bagliori
e nostalgie.

Ora stai dentro
per pomparmi il cuore
alla tua alta temperatura,
esplosione di bengala.

Ora stai riscaldando
la fredda acqua del desiderio,
la bellezza della perfetta
speranza.

La tua voce non è una leggenda
quando sei dentro di me.


Parlando di te col vino

Col vino
parlando di te, sillaba
dopo sillaba,
con fiducia,

nell’ardente sovranità
di ricordi
che non mutano

Lo dico, lo ripeto a me stesso,
con il vino,

e tu qui
frutto della risurrezione
sotto il cielo ferito
della pena

Allora, con la vite,
e i suoi rami, un patto
del raccolto a venire,

la nuova essenza
con quella parlerò
di te, sillaba
dopo sillaba,

con fiducia.

Canzone dei calici

Sotto i portici
della lucida piazza
si servono le coppe
con tre dita di vino
il pianto dell’acqua
e l’intensa voce
del cieco che implora
più pane, più vino.

Tanto sentite
che canta e incanta,
chiedere più vino,
più coppe di grazia
più rossi corredi
saziando la tua sete,
colmando il vuoto
d’ogni giorno.

Quanto freddo, quanto freddo ...
un altro giro di vino
il passaggio di ragazze
che vanno sorridendo;
non sanno che in alto
salmi inascoltati
segnano il cammino
senza gocce di vino.

Così freddo, così freddo ...
sollevando la coppa
malgrado sulla Piazza,
in mezzo al rumore,
non si ascoltano le grazie
né si comprende il sollievo
del decreto divino.

Grazie, grazie!
miei cari provinciali,
Grazie mille volte!
floridi amici.

Alfredo Pérez Alencart è nato a Puerto Maldonado, Perù (1962). Poeta peruviano-spagnolo e saggista. Dal 1987 è Professore di Diritto del Lavoro presso l'Università di Salamanca.
Fra i libri editi (15): Madre Selva (2002), Oídme, mis Hermanos (2009), Regreso a Galilea (2014).
Tradotto in 20 lingue, ha ricevuto il Premio internazionale di Poesia “Medalla Vincente Gerbasi”, (2009) e il Premio “Jorge Guillén", (2011).
Ospite alla 15 edizione del Nisan Intarnational Poetry Festival di Maghar (Israele) lì, dove l’abbiamo incontrato.


L'ultimo libro del Poeta è nato grazie all'invito al XV Nisan Poetry International Festival si svolge a Maghar in Galilea dal 1990.
Il poeta peruviano che vive e insegna a Salamanca, Alfredo Pérez Alencart, ha appena pubblicato “Ritorno in Galilea ", sette poesie tradotti in arabo, ebraico, inglese e italiano, arricchito dalle illustrazioni del pittore di Salamanca Miguel Elias. Si tratta di una breve antologia "costituita da innumerevoli sentimenti e pensieri" che è stato "il mio percorso esistenziale in cerca di pace," Un lavoro per chi, come lui, cerca di far luce su ciò che ha imparato dai grandi profeti e poeti-biblici.



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