martedì 19 agosto 2014

Catania, Guida ai monumenti, Muglia, 1974, terza parte

Luccjo Cammarata e Beppe Costa: Catania,
Guida ai monumenti, Muglia, 1974

Una città che vanta antichissime origini apostoliche
parte terza

Rilievo del XVI secolo che sormonta la piccola porta che
 immetteva nel sotterraneo romano voluto dalla
tradizione popolare dimora di S. Agata
Le scoperte sulla Catania sepolta non si fermano all’età greco-romana: tutta una serie di scavi ci illuminano sulla sua storia paleocristiana sino all’epoca bizantina.
Una scoperta casuale si ebbe tempo addietro in via Androne (archeologicamente una delle arterie più interessanti) durante la costruzione d'un edificio (Casa Calderaro); venne alla luce un mosaico appartenente ad un’antica costruzione ma che non è possibile datare in quanto lo scavo si limitava ad una trincea. Secondo gli studiosi il fabbricato, del quale venne trovato il pavimento limitato da un corridoio con le pareti a grandi blocchi di pietra da taglio accuratamente lavorati, poteva essere una chiesetta cristiana del primo periodo (IV secolo) dato che accanto alla trincea apparivano sepolcri di quell’epoca costruiti con la medesima pietra.
Visto che la materia trattata è apparentemente arida e lacunosa, cercheremo di mettere ordine fra le notizie a nostra disposizione in modo da fornire il maggior numero possibile di dettagli, e nella forma più interessante.
La Sicilia possiede un’architettura cimiteriale e per varietà di forme e quantità numerica possiamo considerare unica; ciò perché si distacca dagli schemi tipici e uniformi dei cimiteri romani. Il contributo dato dalle scoperte effettuate a Catania risulta quindi fondamentale per lo studio della storia del cristianesimo non solo in Sicilia, ma in tutta la penisola,
La città vanta una delle più antiche comunità cristiane dell' isola; secondo la tradizione, infatti, S. Pietro inviò S. Berillo nell’isola. Questa non è la sola leggenda riguardante la penetrazione del cristianesimo nell'isola. Le leggende però non trovano alcuna convalida storica, così come la narrazione di Luca relativa alla sosta di S. Paolo a Siracusa, la biografia di S. Gregorio ad Agrigento, la passione di S. Felice, il martirio dei santi Libertino e Pellegrino, Pancrazio e Agata.
Si tratta di leggende piuttosto documentabili e databili negli anni dal 700 al 900, leggende che sembrano più che altro delle agiografie romanzate. Più attendibili come testimonianze del nascere di comunità cristiane sicule sono le tradizioni riguardanti il martirio del diacono Euplio e di S. Agata, avvenuti durante le persecuzioni di Decio nel III secolo.
Di là dall’aspetto leggendario, l’antica tradizione apostolica catanese trova una convalida nella famosa epigrafe di «Julia Florentina» attestante la pratica del culto cristiano dei martiri fin dagli inizi del IV secolo e l’esistenza di un «Martyrium» nella città. Questa epigrafe (oggi conservata nel Museo del Louvre) venne casualmente rinvenuta nel 1730 insieme ad altri materiali andati poi distrutti in «un orto de’ Signori Rizzari» (come ricorda Ignazio Paterno principe di Biscari nel suo «Viaggio per tutte le antichità della Sicilia» del 1781) e, secondo gli attenti studi dei competenti, si trovava nei pressi di via Androne e più precisamente lungo il lato Ovest di quest’ultima (tenuto conto che all’altezza del numero civico 197 di via Etnea esiste una via Rizzari, che collega via Etnea con la via S. Euplio e che quasi certamente conduceva all’altura sino alla proprietà della famiglia che le dava il nome).
La preziosa epigrafe ricorda un fatto prodigioso avvenuto ad Hybla: una bambina di diciotto mesi e ventidue giorni venne battezzata in| punto di morte, e mentre i genitori ne vegliavano la salma, una voce divina li riprese con; queste parole: «Per noetem Maiestatis vox extitit, quae defunctam lament(t)ari prohiberet». Il corpo della bimba venne inumato (sempre secondo l’epigrafe) «imper Prosbiterum in loculo pro foribus Martyrium».
Una delle garritte spagnole sul lungomare
Dalla menzione di Hybla, il De Rossi fu portato a credere nel 1869 che: quella località fosse un sobborgo di Catania e che vi si trovasse un cimitero cristiano con tombe dei più illustri martiri, prima fra tutti S. Agata; successivamente l’identificazione dell’antica Hybla Major con l’odierna Paterno escluse quest’ipotesi, facendo ricercare il Martyrium in cui venne traslata la salma di Julia Fiorentina a Catania, e più precisamente nel complesso cimiteriale di via Androne e via Dottor Consoli.
Intorno alla suddetta area, molte sono state le scoperte fatte in periodi diversi, durante la sistemazione della rete stradale; è stata portata alla luce tutta una superficie un tempo adibita a sepolcreto cristiano.
Fra le varie esplorazioni del tipo su accennato, quella risalente al 1951 permise l’esame dell’estremo margine occidentale della zona cimiteriale, permettendo altresì il rinvenimento di mausolei pagani e cristiani. Nell’area di questi recinti vennero rinvenuti i resti di una basilichetta con una navata a corridoio con corpo absidale e tricora; all’esterno del muro superstite della navata si addossavano le tombe e ciò, per l’appunto, ci fa supporre l'esistenza di un Martyrium.
Successive scoperte degli anni ’53, ’54, ’56 e soprattutto del 1957 hanno permesso l’ampliamento della conoscenza della necropoli e l’individuazione a Nord del piccolo Martyrium di una seconda basilica, sovrapposta alle tombe, parallela alla precedente e col medesimo orientamento. Anche questa piccola basilica, come la tricora, poggiava all’esterno su numerose tombe mentre, all’interno dell’abside, la struttura appariva molto regolare per la presenza di un rivestimento in blocchi di pietra. Lungo la curva del muro correva un gradino continuo che faceva da base a un banco presbiteriale in muratura con un’altra spalliera di tipo semicircolare. Al centro del banco, un corpo sporgente segnava il posto della cattedra episcopale.
Le origini del cristianesimo catanese sono illuminate dalla figura di S. Agata; a questo proposito citiamo un rilievo che sormonta una piccola porta, in via Museo Biscari, databile circa al 1500, porta che immetteva in un locale sotterraneo di tarda età romana: questo locale, secondo la tradizione, sarebbe stato la casa natale della Martire.
In questo periodo la Sicilia subisce innumerevoli incursioni barbare quali quelle dei Vandali e degli Eruli; poco si sa degli avvenimenti della storia catanese di quest’epoca, tranne il ricordo di un’autorizzazione concessa dall’imperatore Teodorico durante il periodo gotico, autorizzazione che permetteva ai catanesi di servirsi dei materiali dell’Anfiteatro (che era in stato di abbandono) per erigere nuove costruzioni.
Portale gotico-catalano dell'ex chiesa di
S. Giovanni di Gerusalemme in via Cestai

La tradizione cristiana e la fedeltà dei cittadini alla Chiesa di Roma assunsero, nel corso degli anni un carattere esemplare: basti dire che  spesso i vescovi catanesi si schierarono addirittura contro la Corte di Bisanzio appoggiando il Papa.
È noto inoltre il fiero atteggiamento dei vescovi catanesi contro le eresie; citiamo a proposito i nomi di Giacomo, accanito oppositore dell’iconoclastia e morto nella lotta contro questa eresia (nel XVII secolo i catanesi lo proclamarono loro patrono), del saggio Teodoro (organizzatore del concilio di Nicea nel 787), di Leone II il Taumaturgo, fiero oppositore della magia e di cui sono note le lotte col mago Eliodoro che sconvolgeva, con le sue visioni, la vita cittadina e che la leggenda vuole legato alla immagine dell’elefante, divenuto poi simbolo di Catania.
Nel 535 la città venne occupata dai Bizantini di Belisario, e fu la prima città a cadere sotto il dominio straniero in Sicilia.
Sotto il dominio bizantino Catania assunse grande importanza: basti ricordare la Zecca che l’imperatore Maurizio Tiberio vi fondò e le magistrature che vi ebbero sede.

Sono comunque scarsissimi i monumenti bizantini visibili nella città; più che altro sono dei ruderi senza importanza. Unico documento della dominazione orientale sono tre icone in pessimo stato di conservazione ma che hanno per noi grande rilevanza storico-artistica. Prima fra queste è la tricora di via S. Barbara databile al VI secolo e quasi certamente appartenente a un edificio di culto fortemente legato, per le sue forme alla tradizione architettonica classica. All’incirca dello stesso periodo è la basilichetta scoperta nel 1925 in località Monte Po; di essa ci restano avanzi di mura e resti di mosaici. Ma l’opera senz'altro più interessante è la cappella del Salvatorello, appartenente all’VIII secolo e di cui ci restano i ruderi; di questa cappella, a pianta centrale, sono state messe in luce le strutture che si trovano visibili all’interno di un palazzo settecentesco in via Bonaiuto.
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