domenica 31 agosto 2014

Memorie (quasi) vere: Marta Marzotto, prima parte


con Marta e Adele Cambria, nello stand per
i 10 anni della Confesercenti
Parlare di Marta Marzotto sarebbe molto semplice, se non fosse che ciò che di lei più si conosce, riguarda l’effimero, o quello che molti di noi, me compreso, considerano tale. Ed io non sono un esperto del campo.
Quindi il caso ci fece incontrare e fu, come sempre, il libro: lei ne aveva scritto uno o, almeno, era stata aiutata a scriverne uno. Ne seguì poi un altro con il sostegno e l’aiuto della grande e sempre amica Adele Cambria.
Nessuno avrebbe creduto, né forse ancora oggi ci crederebbe che almeno 6 dei libri da me editi, hanno avuto il suo sostegno.
La incontrai alla redazione della rivista Minerva e, dopo essermi presentato tre volte, mi ascoltò, nel senso vero: aprì bene le orecchie perché le parlavo di libri e soprattutto perché con me collaborava Dario Bellezza.
Ne era innamorata umanamente ed esaudii subito la richiesta, malgrado Dario recalcitrasse la cosa, lo costrinsi quasi ad andare a casa sua a farle visita.
Entrammo, dopo un lungo corridoio, ricco di ‘cose’ facili da rubare (fu la sua immediata riflessione) fummo regalmente accolti nella sua casa su Piazza del Popolo. Non è il caso di descriverla qui, penso lo abbiano fatto altri. Ciò che mi preme è dire alcune fondamentali cose:
non avevo più soldi per stampare libri e da lei li trovai, quindi stampai di Anna Maria Ortese, Estivi terrori e le proposi quello di Goliarda Sapienza “Le certezze del dubbio” e il mio “Fatto d’amore, fra politico e privato, con riflusso senza stato” (bel titolo, no?).
Non si limitò a questo ma anche alla presentazione del libro di Goliarda a Roma al Bagaglino (che affittò o gli prestarono) e venne in Sicilia, prima a Catania a presentare il mio e poi insieme a Goliarda anche a Castiglione di Sicilia, invitata dal sindaco Enzo Grasso.
E ancora, contribuì (anche se a volte non direttamente, perché non gira come i comuni mortali coi soldi in borsa) alla stampa delle poesie del figlio naturale di Renato Guttuso, Antonello Cuzzaniti, il quale aveva scoperto dai giornali questa feroce notizia. Uso feroce lasciandovi immaginare che in autobus uno scopre ad oltre trent’anni una relazione della propria madre (Carolina Piro, allora sposata con Roberto Cuzzaniti, che ebbe una relazionedal ‘49 al ‘54 con Renato Guttuso) con il più noto pittore italiano.
E così via, si prestò a Latina a fare da madrina al Premio Villa delle Querce, promosso anche e soprattutto da me ed infine, facendomi guadagnare qualche milione, venendo alla festa della Confesercenti a Milano, in mezzo alle bancarelle di piazza Duomo, rifiutando il compenso, lasciandocelo spartire fra me e Dario.
Non ha mai voluto essere chiamata contessa, dagli amici solo Martina. La sua semplicità, come il suo cuore, erano e sono ancora (credo) disarmanti. Così come era accaduto a me, ha aiutato molti altri, non solo economicamente, per fare libri come nel mio caso, ma intervenendo (sempre in silenzio) in molti casi ove occorreva davvero un impegno notevole economico, oltreché umano.
Ricordo alcuni interventi su bambini ammalati, in gravi condizioni.
Qualche volta se n’è parlato, a proposito della casa Marzotto e dei contributi in beneficenza e non credo che le faccia piacere se io ne accenno.
Alla malattia di Dario Bellezza cercò di intervenire in tutti i modi, almeno in uno riuscì: fare in modo che Mondadori ripubblicasse qualche suo libro (tramite il consuocero Emilio Fede e tramite Vittorio Sgarbi) e fare in modo che andasse al Costanzo show.
Persone non certo amate dal mio stesso pubblico, però così è stato. Fra politica e danni che la politica stessa ha arrecato al paese, la vicinanza di Marta e alcuni altri amici al gruppo di Berlusconi, ha allontanato molti di noi.
È stata quasi costretta a lasciare la casa di Roma, la presunta conversione alla religione cattolica da parte di Renato Guttuso e agli inghippi (e alle eredità) dietro la sua morte (1987); se ne parlò abbastanza in quegli anni.
Ma a lei, a Martina, non fu consentito più di entrare in casa del pittore: il segretario diventava erede (e forse autore di molte opere di quel tempo dello stesso). Ma di questo non sono in grado di parlarne. Mi ci trovai in mezzo, tentando (sempre con la Cambria) di aiutarla e ricordo le mie corse per tutto il centro di Roma in cerca di una fotocopiatrice aperta di domenica, per fare le copie delle lettere in mano di Marta. 
Di tutto questo e di tanto altro che si scriveva ne era nauseata. Così lasciò la casa di piazza del Popolo rientrando a Milano e, dopo un periodo di crisi e di silenzio, riprese a viaggiare e a occuparsi, come sempre di moda.

Oggi questa bellissima donna è più che nonna. Mi ha cercato qualche volta, ricordando agli amici comuni le pazzie che per la “Poesia” aveva fatto.
Grazie Martina, molti non ti hanno mai ringraziato, io sì, sempre e lo faccio adesso che mi saluti e mi ricordi sempre tramite Adele Cambria che, per fortuna, malgrado le enormi distanze politiche ti è rimasta amica.
(segue...)
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