lunedì 11 agosto 2014

Obama & Francesco... e la "pace" sia con voi, di Marco Cinque



L’ho sempre detto e lo ribadisco ancora: non mi fido e non mi sono mai fidato di questo Papa. Capisco che vado contro quello che è un comune e diffuso sentire e che posso risultare molto antipatico per ciò che dico, ma sinceramente non ho mai creduto che egli fosse davvero migliore dei suoi predecessori, per questo non mi sento deluso né tantomeno sorpreso dalla sua totale incapacità di equidistanza riguardo alla realtà che abbiamo tutti sotto gli occhi. 
Non un discorso, non una parola, una sillaba, un cenno, nemmeno un fiato sul genocidio subito dal popolo palestinese. Nessuna pietà manifestata per le centinaia di bambini massacrati lucidamente e premeditatamente a Gaza, mentre invece ora, in difesa dei cattolici iracheni perseguitati, il pontefice fa sentire nitida e ferma la sua voce, che andrebbe giustamente fatta sentire, sì, sempre e comunque, ad ogni violenza o arbitrio dell’uomo sull'uomo. Ma persino le decine di bandiere della Palestina, presenti e ben visibili, assieme ai rappresentanti di quel popolo, qualche giorno addietro, in Piazza San Pietro, sono state deliberatamente ignorate. Forse per il Santo Padre i civili palestinesi sterminati fanno parte di un’umanità meno degna di altre?
E perché il governo degli Stati uniti, che adesso bombarda lo stesso paese da lui precedentemente “democratizzato” a scapito di un despota da egli stesso sostenuto, può impunemente continuare la sua vomitevole opera di arcangelo planetario dell’apocalisse, senza che l’attuale pontefice pronunci una parola? No! No e poi no! Io non ci sto e, come ho sempre affermato, l’invenzione di questo Papa Francesco è stata solo l’ennesima furbata di una Chiesa in crisi di consensi e credibilità.
A pensarci, credo che Obama e Francesco abbiano molto a che fare tra loro: da una parte il primo Premio Nobel preventivo per la pace, mentre dall'altra parte colui che avrebbe dovuto “smilitarizzare” e riumanizzare una Chiesa in caduta libera per la ben nota sequela di scandali & omertà in cui si era impantanata. Poi, invece, si può ben vedere cosa è realmente accaduto: malgrado i proclami accorati da campagna elettorale la vergogna di Guantanamo è ancora lì e il Nobel preventivo per la pace continua a sentenziare a suo capriccio, senza processo né condanna, direttamente o indirettamente (vedi Bin Laden, Saddam, Gheddafi), coloro che considera ostili ai propri interessi, nonché la continuazione impunita, esattamente come il suo predecessore, delle politiche guerrafondaie in giro per mezzo mondo. 

Dall'altra parte, troviamo un Papa che, oltre a dosi massicce e ben propagandate di promesse, proclami e buoni propositi, non ha spostato di una virgola l’istituzione clericale, sostituendo qualche nome un po’ troppo compromesso ma lasciando intatti poteri, visibilità mediatica, ricchezze, privilegi e tutte le contraddizioni che hanno contraddistinto la Chiesa cattolica sin da quando è diventata una potenza politico-economico-religiosa.
Barak e Francesco insomma, cioè finalmente “la pace sia con noi”, ma qualcuno mi spieghi in modo convincente di quale pace si tratti e come sia possibile crederci ancora. Da quando sono uscito dalla mia fase adolescenziale ho sempre diffidato delle parole, per quanto belle e promettenti possano sembrare, pronunciate dall'alto e senza che queste poi si traducano in fatti tangibili e azioni concrete e conseguenti.
Nonostante tale manifesta ammissione di sfiducia, però, continuo comunque a restare un irriducibile sognatore, ma almeno mi si permetta di sognare “dal basso”, senza che i miei sogni diventino ostaggio di depositari o proprietari che li rivendicano o li sbandierano poi dalla sommità dei loro poteri, siano questi presidenti, papi, governatori, dittatori, re o imperatori che dir si voglia. L’umanità, credetemi, non ha bisogno di siffatta altolocata stirpe per essere salvata dalla sua disumanità. Nessuna piramide sociale può essere retta dal suo vertice, ma la stessa andrebbe rifondata dalle radici, dalle fondamenta, per ritrovare la propria natura umana, sempre più rinnegata, tradita, perduta.
Come ben diceva Vittorio Arrigoni, “restiamo umani”, dunque, ma ciascuno lo faccia davvero nel suo piccolo e senza più demandare a un qualsivoglia salvatore di turno questo difficile ma non impossibile percorso verso la verità e verso il miglioramento di ciò che ora siamo diventati.
Marco Cinque

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