martedì 23 settembre 2014

Mauro Macario, Metà di niente, Puntoacapo, 2014

ISBN 9788866790396, pp. 90, € 10.50
La fine del sogno, di un paese al limite dell'insofferenze per alcuni e dell'assuefazione da parte di altri, e sono milioni di ex sognanti,
"...la gente è infelice
perché di giorno non vede ciò che sogna di notte
tra poco non sognerà più e per voi sarà perfetto..."  forse un tempo eravamo anche sognatori, con la speranza che un paese perdente in guerra, riconquistasse il senso di libertà. Ma le armi più potenti sono arrivate, in possesso di uomini (e donne) senza scrupolo alcuno a conquistare i cervelli di un intero paese (e, ahimé non solo il nostro). Da queste armi di "Persuasione occulta" (avvertite già da McLuhan sin dagli anni '60) è difficile salvarsi ancor più che dei carri armati e dei missili.
Così un Presidente, ma anche un amore sognati non sono immuni dal grande buio (silente) che incombe su milioni di persone. Poche le mie righe per questo nuovo libro di versi, ho già scritto della Poesia di cui Mauro Macario si nutre. Ribadisco che questo è (o era) il compito del Poeta, avvertire ciò che attorno accade, nel bene o nel male (complementari e utili) che spesso distratti o in corsa continua la gran parte di noi non avverte. Avvisare con parole dure come pietre del rischio che si corre. Anche se è altrettanto vero che quasi sempre il Poeta soffre in completa solitudine e silenzi, interrotti dalle voci che provengono dai libri letti che avrebbero già consegnato da tempo l'umano al divino. Ma non accade e questo l'Autore lo sa bene. Ne fa testo il titolo.

LETTERA  AL  PRESIDENTE

Signor Presidente
siamo tutti d'accordo
il cibo per mangiare
i vestiti per coprirci
le case per dormire
il lavoro per la sopravvivenza
ma ha dimenticato nell'elenco
un'altra necessità primaria
il senso del sogno
signor Presidente
non l'ho mai vista lanciare un aquilone sulla folla
eppure quelle mani tese quelle grida confuse
ne sono certo
lo richiedevano a gran voce
perché il sogno si nasconde dietro ogni ragione
che ci fa scendere nelle piazze
anche quando le folle non se ne rendono conto
lei non l'ha mai capito
neanche i suoi predecessori
solo da un sogno condiviso scaturisce la percezione del reale
solo l’ineffabile sconfigge i ragionieri e la civiltà addizionale
la gente è infelice
perché di giorno non vede ciò che sogna di notte
tra poco non sognerà più e per voi sarà perfetto

L'alta Corte dell'Aia può chiudere i battenti
perché lascia impunito il più efferato crimine
contro l'umanità
la sottrazione del sogno
e il suo smaltimento in “american dream”
a cura dei mercati finanziari
entità coperta dall'omertà globale
di cui ignoriamo la mappa fisiognomica
i nomi l'indirizzo il portone di casa
ma di noi conoscete tutto
nome indirizzo faccia matricola portone di casa
orientamento politico gusti sessuali
disperazioni varie ed eventuali
non entrerete mai al Père Lachaise
le anime di servizio ai cancelli
rifiuterebbero le vostre misere credenziali
c'è una legge morale anche tra i morti
come fra i detenuti che eliminano
i compagni di cella più schifosi e indesiderati
perché solo chi scrive “ verrà la morte e avrà i tuoi occhi ”
porta un paese sulla vetta del mondo
e ha diritto di asilo tra quelle tombe
non la vostra sbiadita mediocrità
senza memoria futura

Lei signor Presidente
ha sicuramente origliato
i discorsi che si tengono nei bar popolari
o nelle anticamere dei medici di base
e si è così rassicurato
sull'ottimo lavoro svolto
dagli strumenti comunicativi
del degrado organizzato
ci siete riusciti
ce l’avete fatta
invece di cambiare le cose avete cambiato le persone
con il prezioso ausilio dei collaboratori più stretti
economisti agenzie di marketing pubblicitari psicologi
vi siete fatti virtualmente esplodere
sulle radici della nostra storia
facendo sessanta milioni di orfani identitari
complimenti
è una strage mica da poco
ci vorrebbe un corridoio umanitario
i caschi blu la croce rossa Emergency
ma sappiate che la mancanza del sogno
non è un optional facoltativo
né il delirio di qualche intellettuale da salotto
è lo spirito di un popolo che vuole rientrare nel corpo collettivo
non facciamolo aspettare troppo
potrebbe provocare un fenomeno epidemico
la sindrome di Versailles
da voi stessi alimentata
qui è il lato divertente
crearsi il potere e al contempo gli agenti patogeni
preposti al suo annientamento
se davvero siamo il sale della terra
quanto è amaro questo sale
Signor Presidente!

( Sarzana, 20 ottobre 2013 )



BREVETTO  FUORI  COMMERCIO

La mia donna è dentro di me
l'ho forgiata negli anni
con triste perizia
attento ai particolari
davvero un lavoro di cesello
ma non ha mai attraversato la strada
non è mai sbucata dietro l'angolo
dove sostavo in attesa che apparisse dal mio fiato
perché l'ho creata con argilla e lacrime
è rimasta chiusa tra la testa e il cuore
come un organo in più
nato malato
la terapia del sogno l'ha peggiorato
è cresciuto a dismisura
mi ha divorato l'anima
non ci sono anticorpi al corpo immaginato
si compone e decompone a suo piacimento
già adolescente ne vedevo le mani i capelli gli occhi
quasi una gemella incestuosa
invisibile ingombrante eppure festosa
la terra promessa dove cadere un giorno
davanti a un essere sconosciuto che non corrisponde
al disegno originario ma è naturale come una tempesta
e tempesta è stata nel dare asilo
al suo simulacro vagante senza essere lei
ne ho sentito l’odore il sapore ma non la tenerezza
perché sono io la donna che ho dentro di me
non posso distruggerla
ne andrebbe della mia vita
l’ho posseduta in forma solitaria pur entrando in altricorpi
ma parlavo a lei che era lì tra la testa e il cuore
non sul cuscino
sul cuscino la controfigura non sapeva bene la parte
ometteva le battute più importanti
quelle che fanno di una vita piccola un’opera immortale

Le ho dato le mie cellule
ho seguito la procedura dell’autofecondazione assistita
con masturbazioni che hanno innalzato
la temperatura terrestre e sciolto i ghiacciai
e in quel flusso alluvionale vorticoso
disperso tra fango e detriti
più nessuno mi ha ritrovato
privo di una parte di vita in lei trasfusa
come un donatore d’organi che salva un suo simile
l’ho mandata nel mondo per incontrarla
ma non mi ha riconosciuto agli incroci predestinati
dove guardavo il clone del mio riflesso alato
allontanarsi dalla mia costola sanguinante
creare dal nulla altro nulla è un’operazione ad alto rischio
dove a morire è il chirurgo infilzato da tutti i suoi ferri
  
                                 sogni
speranze                                               commozioni

                                 poesia

o forse non è mai uscita
e giace ancora tra la testa e il cuore
in una tomba di molti sospiri
non dell’ultimo
perché in quel momento la rivedrò ancora
e avrà un bel sorriso
un sorriso di tenerezza.

(Sarzana, 1 dicembre 2013)


Mauro Macario (S. Margherita Ligure 1947) ha pubblicato i volumi di poesia: Le ali della jena (Lubrina, Bergamo 1990), Crimini naturali (Book, Ro Ferrrarese 1992), Cantico della resa mortale (ivi, 1994), Il destino di essere altrove (Campanotto, Pasian di Prato 2003), Silenzio a occidente (Liberodiscrivere, Genova 2007), La screanza (ivi, 2012, Premio E. Montale Fuori di Casa 2012). Ha scritto la biografia del padre, Macario un comico caduto dalla luna (Baldini&Castoldi, Milano 1998) e Macario mio padre (Campanotto, Pasian di Prato 2007). Del 2004 è il romanzo Ballerina di fila (Aliberti, Reggio Emilia). È curatore di tre antologie: due sulle opere di Leo Ferré (Il cantore dell’immaginario, Eleuthera, Milano 1994, e L’Arte della rivolta, Selene, Milano 2003), e una, insieme a Claudio Pozzani, sulle poesie di R. Mannerini, Un poeta cieco di rabbia (Liberodiscrivere, Genova 2004). È inserito in molte antologie, tra cui: La poésie ligurienne du XXéme siécle di F. De Nicola (Poésie-rencontres, Lyon 1999), I limoni di F. De Nicola e G. Manacorda (Caramanica, Marina di Minturno 1999), Tre generazioni di poeti italiani di F. De Nicola e G. Manacorda (Caramanica, Marina di Minturno 2005), Il novecento letterario italiano di F. De Nicola (De Ferrari, Genova 2009), Il mondo attraverso un verso? di G. Occhipinti (Rubbettino, Soveria Mannelli 2010), Italia chiamò di F. De Nicola e M.T. Caprile (De Ferrari, Genova (2011)

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