venerdì 3 ottobre 2014

Federico García Lorca: Breviario amoroso, Kaos edizioni

Tanto grande è stata la stima per questo autore, uno dei primi poeti letti credo fra gli 8 e i nove anni e mai abbandonato, che, per l'uscita di questo libro straordinario, non intendo spendere più di qualche riga, riportando soltanto l'immagine di copertina, una foto e tre poesie, una famosissima.
Su questo grande autore, vittima del franchismo, vittima di una società ancora più omofoba per quei tempi tristi di Spagna, si scriverà ancora, perché tanto c'è da sapere. Non certo della sua omosessualità, ma certamente del suo grande coraggio pari alla sua grandezza di poeta.
Naturalmente, come spesso capita, non sono i grandi editori ad occuparsi del poeta (Garzanti e Guanda hanno quasi ceduto le armi), ma la Kaos nota per i tanti libri inchiesta e di impegno civile. Non poteva essere altrimenti ché Mondadori o l'Einaudi berlusconiana continuano a inseguire e pubblicare i docenti universitari o personaggi televisivi. Spesso quando si premia un Nobel per la poesia, in Italia non c'è traccia. (b.c.)

BREVIARIO AMOROSO
Federico García Lorca
isbn 978-88-7953-263-1, pagg. 202, prezzo € 17,00
settembre 2014
A cura di José Arqueta. 

Frammenti poetici, i noti e censurati “Sonetti dell’amore oscuro”, poesie e scritti sentimentali: la tematica amorosa, nell'espressione artistica del grande poeta spagnolo Federico García Lorca.
«L’amore, con i suoi inganni e i suoi tradimenti, attraversa la vita umana... Questa angoscia di andare senza sapere dove, e il sapore dell’amore che mi brucia in bocca... Io non saprò mai dirti come e quanto ti amo: quando ti sono vicino mi scordo di tutte le parole».
«Il primo bacio / che sapesse di bacio / fu per le mie giovani labbra / come la pioggia fresca... / Il mio amore errabondo, / castello senza fortezza, / di ombre ammuffite...» 
«Ti vedo solitario, pieno d’amore, di spiritualità e di bellezza, e sento la tua solitudine come un incantevole paesaggio nel quale mi addormenterei per sempre. 
Anch’io sono solo, per quanto tu mi creda in compagnia perché ho successo e ricevo corone di gloria, eppure mi manca la divina corona dell’amore».
In appendice: gli amori omosessuali di García Lorca, con testimonianze di Luis Buñuel, Pablo Neruda, e del biografo lorchiano Ian Gibson.



La ballata dell’acqua del mare
(La balada del agua del mar)

Il mare
sorride in lontananza.
Denti di spuma,
labbra di cielo.
«Cosa vendi, oh giovane torbida
con i seni al vento?».
«Vendo, signore, l’acqua 
dei mari».
«Cosa porti, oh giovane negro, 
mischiato al tuo sangue?».
«Porto, signore, l’acqua 
dei mari».
«Queste lacrime salmastre, 
madre, da dove vengono?».
«Vengono, signore, dall’acqua 
dei mari».
«Cuore mio, e questa amarezza 
grave, da dove nasce?».
«È così amara l’acqua 
dei mari!».
Il mare
sorride in lontananza.
Denti di spuma,
labbra di cielo.

A Catalina Bàrcena

La tua voce è ombra di sogno.
La tue parole
sono nell’aria dormiente
petali di rose bianche.
Per i tuoi capelli dorati, 
per la tua occhiata intensa, 
per la tua voce nuvolosa e triste 
consegno il mio mantello andaluso.
I tuoi occhi hanno la nebbia 
delle mattine antiche; 
dolci occhi sonnolenti, 
rigonfi di lontananze.
Nell’ascoltarti si sente
dentro l’anima un lontano 
mormorio di calda fonte.
Lorca con Salvador Dalì, 1925


Romanzero gitano. La moglie infedele
(Romancero gitano. La casada infiel)

E io me la portai al fiume 
credendo che fosse ragazza, 
e invece aveva marito.
Fu la notte di San Giacomo 
e quasi per un impegno.
Si spensero i lampioni 
e si accesero i grilli.
Negli ultimi anfratti 
toccai i suoi seni dormienti, 
che mi si aprirono subito 
come rami di giacinti.
L’amido della sua sottana 
mi risuonava nelle orecchie, 
come una pezza di seta 
lacerata da dieci coltelli.
Senza luce nelle sue coppe argentate 
gli alberi erano cresciuti,
e un orizzonte di cani 
latrava molto lontano dal fiume.

Superati i biancospini, 
i giunchi e i rovi, 
sotto il suo cespuglio di capelli 
scavai una buca nel fango.
Mi levai la cravatta.
Lei si tolse il vestito.
Io il cinturone con la pistola.
Lei i suoi quattro corpetti.
Né nardi né chiocciole 
hanno la pelle così fine, 
né i cristalli alla luna 
risplendono con quel luccichio.
Le sue cosce mi sfuggivano 
come pesci impauriti, 
per metà piene di fuoco, 
per metà piene di freddo.
Quella notte io percorsi 
il migliore dei sentieri, 
montando una puledra di madreperla 
senza briglie e senza staffe.
Non voglio dire, da uomo, 
cose che lei mi disse.
La luce della ragione 
mi fa essere molto discreto.
Sporca di baci e sabbia, 
la portai via dal fiume.
Con la brezza si battevano
le spade dei gigli.

Mi comportai per come sono, 
un autentico gitano, 
Le regalai un cestino da cucito 
e di raso paglierino, 
e non volli innamorarmi 
avendo lei marito, 
mi disse che era ragazza 
quando venne al fiume.







Posta un commento