lunedì 3 novembre 2014

Il becchino e la scrittrice

Il becchino e la scrittrice di beppe costa
 (da una storia 'quasi' vera)

Spesso gli artisti hanno un becchino accanto che in trepidazione ne attende la fine.
Intesa come morte, naturalmente.
A volte, i più coraggiosi (ci sono coraggiosi anche fra i becchini) tentano tuttavia di anticiparla.
In vita non si curano che di ciò produce, sottraendo tutto ciò che possono, dai soldi del ‘fumo’ al respiro del sole caldo perfino nel tramonto dell’ottobre romano.
Così fu questa storia: malgrado qualcuno pensi che a provocare la morte della nostra protagonista sia stato lo stesso suo uomo, marito, poco amante ed erede.
Forse spingendola dolcemente giù per le scale oppure porgendo allungando il braccio l’ultima sigaretta di un pacchetto ormai vuoto, così che la ‘nostra’ spingendosi in avanti ebbe a cadere.
E cadde giù dalle scale dove rimase uno o due o addirittura tre giorni, prima che lui la cercasse e ne desse allarme.
Così finì, o almeno immagino finì la vita della grande scrittrice.
S’era dato poco da fare lui, in verità. Le uniche ad aiutarla sono state qualche amico fraterno, qualche femminista o post femminista e il portiere del palazzo di casa.
Poche persone per la verità e pochi libri editi fino alla morte.
Teatro, cinema ormai erano solo un lontano ricordo di tanti anni prima.
L’ultima rappresentazione la ricordava però: proprio lì, quando il marito, scadente autore e attore, s’invaghì della bella cointerprete dello spettacolo.
Così da portarla nella grande casa dove abitavano, consumando in tre quel poco che non bastava per due.
Per questo il becchino, affamato sempre più, avvenuta la sepoltura cominciò a chiamare tutti gli amici Gaudenzia, per vedere il da farsi: era inammissibile che la sua opera venisse seppellita con Lei.
Fece e rifece, stilò, riscrisse, sistemò documenti, lettere, saggetti e poesie (anche quelle che facevano vergognare Gaudenzia, sebbene ormai a vita l’aveva addestrata a non vergognarsi ormai di nulla).
Trovò amici, complici in convegni, raduni, filmati e quanto potesse servire alla sua causa: aveva aspettato tanto, con altrettanta fame addosso che adesso non ne poteva più.
Piccoli editori, poi il caso vuole che in Francia e in Austria comincia gradualmente e col passaparola, specie fra i giovani, ad avere successo ed è l’inizio del successo (quasi) mondiale per lui, naturalmente che amministra da quel giorno dello scivolamento, ogni pizzino Gaudenzia abbia scritto.
Ma farà di più: scrive e riscrive romanzi, aggiusta lettere inesistenti, scrive poesie al femminile, modifica, amplia e inventa ciò che per anni teneva gelosamente in testa.
Era nato e finalmente! un caso: la più grande scrittrice italiana veniva scoperta e pubblicata dal migliore editore italiano.
Ma perché smettere?
La ‘mucca’ può produrre di tutto e, se i grandi editori non vogliono, ci sono i cosiddetti piccoli affamati e affannati per avere quel ‘nome’ in catalogo.
Così Gaudenzia che aveva in verità scritto per tutta la vita ma sempre lavorando a due tre romanzi e qualche verso, si ritrovò con centinaia di volumi all’attivo.
Lei morì triste, sola e in povertà giù per le scale del paese amato, avendo scritto un capolavoro!
Il becchino vive felice, ricco e contento (con altre attrici al fianco) e produce - come qualche tempo prima aveva fatto il segretario di un noto pittore  - e continuerà a produrre (immagino) opere in quantità industriale.
Ne scrisse, corresse e modificò tante che alla fine diventò uno scrittore ‘quasi’ bravo anche lui.
Ci aveva provato prima di incontrare la sua Gaudenzia.
Quanto lavoro dà la morte ai becchini!

b. c.

Posta un commento