lunedì 8 giugno 2015

Basir Ahang, Sogni di Tregua, Gilgamesh Edizioni

SOGNI DI TREGUA
ISBN 978-88-6867-088-7, pp. 64,
prezzo di copertina € 9,00
Collana Le Zanzare N. 6, a cura di Andrea Garbin
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Era (quasi) logico che prima o poi ci si incontrasse e così, infatti, è accaduto. Quel verso che la poesia unisce i popoli ancora una volta si rivela esatto. Per quei popoli che soffrono mancanza di libertà, di azione, quando non diviene ancor peggio di sistematica eliminazione. Questa la poesia e la vita di Basir Ahang, rifugiato in Italia da alcuni anni, (le notizie relative si trovano facilmente in rete) percorsa anche con la poesia la strada che, in qualche modo, renderà ancora più visibile il suo canto d'amore sconfinato verso il suo popolo, gli Hazara (primi fra tutti i familiari) che da sempre soffre la persecuzione e lo sterminio.
Una poesia civile, d'impegno quindi ma che non tralascia mai, anche nelle parole talvolta dure e\o amare, le ragioni dell'umano cuore ed è lì che diventa un canto ancor più doloroso e allo stesso tempo assume ritmi musicali ancora più intensi.
Nella collana diretta da Andrea Garbin, per le misteriose vie che percorrono i Poeti che hanno tanto da dire sulle proprie ferite, comuni a quelle di tanti perseguitati, per le Edizioni Gilgamesh - non poteva essere altrimenti - il risultato arriva e arriverà nelle menti e nei bisogni di chi quotidianamente svolge un lavoro di diffusione così raro, malgrado innumerevoli siano diventati i mezzi, sulla devastazione di terre e popoli senza stato e condizione, mentre ignaro l'occidente continua a sfruttarli e consumarli. Mi auguro che questa voce di Basir si diffonda e che anche la Poesia serva in qualche modo a fare conoscere situazioni quasi sempre sepolte nel nostro vivere quotidiano. (b.c.)

due "esempi" tratti dal libro

QUESTO MOMENTO MI APPARTIENE

Questo momento mi appartiene
per il peregrinaggio e lo sconforto
per tutto ciò che è stato e non è più
le orme dei miei piedi segnano il tracciato di molti
                                       confini
da Kabul a Roma
da Tamerlano a Giulio Cesare
passando per terre che trasudano de Gobineau

questo momento mi appartiene
ed io lo regalo a mia madre
che per tutta la vita ha ricamato i suoi desideri
su scampoli di cotone
solo per permettere a mio padre
di soffiarcisi il naso

per le mie sorelle isolate dal mondo
e per i miei fratelli
che al posto dei libri
senza averne l’intenzione
hanno imbracciato i fucili

questo momento mi appartiene
ed io lo donerò alle lacrime e alle grida
affinché il riflesso e l’eco
sveglino i sordi e ridiano la vista ai ciechi
della mia città
Basir con il poeta Mohammad Sharif Saiidi
al Festival Terre di Virgilio

questo momento non mi appartiene più
è tempo di andare
tocca a me raccontare le acque vagabonde
del Mediterraneo
affinché le orme dei miei piedi divengano indelebili


HO SOGNATO LA FINE DELL’ESILIO

Ho sognato la fine dell’esilio
e con esso la stagione della rabbia
in quelle gelate terre montuose
a me così care

Ashterlai e Nili
indossavano i loro abiti bianchi
e i corpi tremavano per il freddo

Quando arriverà la stagione dei Panj Toghal13
sono sicuro:
tornerò nella terra d’Hazaristan

Sotto i raggi della luna piena
le ragazze del paese formavano un cerchio
e con un Chardapal14
riuscivano a predire il futuro

Quando il canto di distici funesti
echeggiava in tutto il paese
io ero ritornato in Hazaristan
ed ero in cerca di te
per ricongiungermi alla mia essenza
e alla gente delle montangne
dai volti più tristi
dei Buddha di Bamiyan
che tremanti con le mani rivolte al cielo
pregavano per il passaggio indenne del Se Toghal*
le valanghe del furioso inverno

E ritornavo
per trovare la mia parte mancante
e con essa la Gul Andam dei miei sogni
come quando di notte
nella primavera della mia infanzia
cercavo le tue gote
nel riflesso dell’acqua

Il Chardapal continuava a predire il futuro
e il riflesso delle tue gote di melograno
era ancora visibile sullo specchio dell’acqua
e i palpiti del tuo cuore
Basir al con la cantante Elaha Soroor
al 
Festival Terre di Virgilio
che attimo dopo attimo
mi distruggevano
si mescolavano alla melodia del Dambura

Sotto la luna piena
per un attimo rigettati
nel nostro mondo d’infanzia
tra l’amore e la semplicità
vicino al vecchio stagno d’acqua calda
ogni cosa brillava
alla luce dei tuoi fulvi capelli

Come se ogni cosa fosse tornata al suo posto
e io impazzivo
ebbro di una gioia insperata
quando infine i nostri menti si avvicinarono
e la tua mano destra toccò il mio collo
ero finalmente ritornato
per dissolvermi in te

15 Fine dell’inverno.


Biografia dell’autore:

Basir Ahang è poeta, giornalista e attivista per i diritti umani nato a Ghazni, in Afghanistan, nel 1984. Laureato all’Università di Kabul in Storia e Letteratura persiana con una tesi sulla poesia contemporanea dell’Afghanistan, ha iniziato la sua carriera scrivendo per diversi giornali locali, fondando e lavorando come produttore radiofonico per Radio Malistan e per molti altri mezzi di comunicazione locali a Kabul. Nel 2006, mentre si trovava in Afghanistan, iniziò a collaborare
con un giornalista del quotidiano La Repubblica. In quel periodo, il giornalista e fotografo, Gabriele Torsello venne rapito dai Talebani nella provincia di Helmand.
Durante la presentazione a Mantova (22.5.15)
de "Le zanzare"con Andrea Garbin 
Basir è stato direttamente coinvolto nella liberazione del giornalista, ottenendo rapporti confidenziali da parte delle autorità dei talebani che detenevano Torsello. Ha avuto così modo di conoscere i nomi dei rapitori. Dopo il rilascio di Torsello, è stato oggetto di minacce e intimidazioni da parte dei Talebani e per questo costretto a fuggire dall’Afghanistan.
Nel 2008 ha ottenuto lo status di rifugiato politico in Italia dove tuttora studia e lavora. Nel 2009 e 2010 ha viaggiato in Grecia con l’obiettivo di documentare la tragica situazione dei rifugiati. Il resoconto di questi viaggi è stato raccontato nel suo documentario La Voce di Patrasso e nella pubblicazione di molti articoli su siti online tra i quali Kabulpress.org, del quale è responsabile per la parte relativa ai diritti umani. Da anni si occupa di diversi progetti volti a richiamare l’attenzione
sulla situazione del suo popolo e soprattutto degli Hazara, il terzo maggiore gruppo etnico in Afghanistan.
A questo fine ha fondato assieme al giornalista Kamran Mir Hazar il sito www.hazarapeople.com. Quest’etnia è infatti da tempo immemorabile oggetto di discriminazioni e tentativi di pulizia etnica in Afghanistan e Pakistan. Basir ha anche collaborato con UHNCR (Agenzia della Nazioni Unite per i rifugiati). Tra i siti che hanno pubblicato i suoi articoli vanno annoverati Kabulpress, “BBC” Persian, Deutsche Welle, Al Jazeera, Radio Zamaneh e Frontiere News. In qualità di giornalista e attivista per i diritti umani Basir è stato inoltre candidato al premio Images and Voices of Hope’s 2014 negli Stati Uniti. Basir si occupa anche di poesia e di cinema.
Ha recitato nel cortometraggio del regista Hazara Amin Wahidi L’ospite vincitore del premio Città di Venezia 2014. In veste di giornalista ha invece preso parte al documentario dei registi Razi e Soheila Mohebi “Afghanistan 2014”.
Nel 2014 ha partecipato al Festival Internazionale di Poesia “Ottobre in Poesia” di Sassari, ottenendo il premio speciale della critica per una sua poesia in concorso(Quella fottuta notte).

Questa è la sua prima pubblicazione in italiano.

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