martedì 23 giugno 2015

Serse Cardellini, Dell'Inutile, Gilgamesh Edizioni

Serse Cardellini, Dell'inutile
collana: LE ZANZARE, n° 7,  maggio 2015
diretta da Andrea Garbin
Prima edizione in 69 esemplari numerati.
Copertina realizzata da Ivana Maksić.
pagine: 56, : € 8,00, maggio 2015
ISBN 978-88-6867-089-4
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Cosa scrivere davanti ad un libro come quello di Serse Cardellini? Per chi non ama o non ha mai amato la letteratura, è certamente un testo inutile. Al contrario per coloro che ancora di questa si nutre, diventa un testo fondamentale. Con la consueta passione e maturità Serse Cardellini dà una ulteriore prova di quanto possa servire la lettura ma, direi, l’arte in genere, ripercorrendo così alcuni altri grandi autori che dell’inutile si sono occupati in passato: da Pavese a Leopardi fino a Giorgio Manganelli. Ci si chiede, e Serse lo chiede a noi lettori, quanto e se sia ancora utile scrivere e continuare ad “esercitare” il mestiere di scrittore (perlopiù non riconosciuto, specie da noi). Così l'Autore si definisce:

[E quando penso alla cosa più inutile che abbia caratterizzato
la mia vita, questa non può che essere l’ossessione con cui 
ho perseguito la tentazione più comune tra gli scrittori: 
quella di credersi originali. Una credulità
che in me ancora oggi cresce e persiste come qualcosa
d’irrinunciabile, rendendomi il più comune tra comuni
scrittori. Come posso, infatti, rinunciare a quell’unica
cosa che in tutta la sua inutilità mi rende perfettamente
libero nei confronti del mondo?]

Sarà anche vero che l'arte primi a distruggerla sono le istituzioni, ma anche gli 'artisti' contribuiscono alla sua totale devastazione. Non si trovano esempi, se non rarissimi, nei grandi del passato (ma anche del presente) che non vivano in enormi difficoltà - non solo economiche - quando non siano stati perseguitati, incarcerati o, peggio ancora uccisi. Di frequente e più naturalmente abbandonati a se stessi. Si saranno chiesto e molto spesso quale fosse la loro utilità o il loro ‘mestiere’. Le loro voci saranno, se ascoltate, talora postume ma, oggi ancora serviranno? Ancora peggio, anche quando non vivono le disperazioni appena citate, resta solo un flebile lamento, compensato da una mostra o una lettura poetica da condominio, nei casi migliori una targa (non all'ingresso dove hanno miseramente vissuto), ma un pezzo di carta e una foto che ne provi e giustifichi l'esistenza. Se riuscissero in questo, anche nel silenzio più totale, sono certo che starebbero almeno sfiorando il tema di loro interesse, cioè l'Arte! e tutto questo vale anche per me, naturalmente, visto che dell’"inutile" ho fatto anch’io un bel raccolto. Così forse “regrediremo” ancora a quando la scrittura serviva come il pane o come le proteste in strada e le conquiste conseguenti, che erano per davvero una vincita e sepoltura di barbarie. Non ci resta nemmeno il ricordo di quel tempo in cui la letteratura aveva valenza storica e sociale e non solo una valenza introspettiva, egocentrica… evidentemente stiamo così bene che non c’è più nulla da denunciare.
O forse è diventato inutile denunciare perché ci rivolgeremmo ai nostri aguzzini?

[Io rispondo solo alla scrittura, sono al suo servizio, e il “mio” scrivere 
(concedetemi l’aggettivo possessivo per facilità di espressione)
non è a servizio di nessuno perché a nessuno serve, 
essendo la cosa più inutile di questo mondo.
Ciò che voglio dire è che mi è impossibile rinunciare a
tale libertà: sono libero dal momento in cui servo quel
tipo di scrittura che a nulla serve. Qualcuno, allora, di
certo obietterà che il mio essere scrittore non può vantare
un’inutilità assoluta. Ci dovrà pur essere un lettore
(magari io stesso) che ha trovato utile giovamento da ciò
che vado scrivendo. Ma io dico impossibile].

Sembra che questo soliloquio - sproloquio - come lo definisce lo stesso Autore, possa essere un addio alla scrittura mentre, al contrario - penso - sia la consapevolezza dovuta anche all'attività di editore (è Presidente dell'Associazione Culturale Thauma) frequentando e pubblicando per troppo tempo autori tesi ai loro testi, meno a ciò che di nuovo avevano da dire, più  alle 'confezioni in libro' del prodotto sognato. Ed è forse in questa attività piuttosto complessa, e non negli Autori, che Cardellini ha frequentato sin da giovanissimo, che si affronta l'utilità dell'essere poeta o scrittore prima ancora dell'essere pensante, arrivando alla conclusione di quanto possano essere inutili parole che nessuno legge e che non aggiungono nulla di nuovo alla poesia e alla letteratura in genere.
Tutto ciò che noi sappiamo, come agiamo dipende ed è dipeso sino ad ora da ciò che ci è stato trasmesso ma, pare che quanto accaduto per secoli non incida più di tanto: terrori e meraviglie del passato non fanno scuola, non insegnano nulla e si commettono i medesimi errori perché, appunto, la storia non insegna o, più probabilmente non la si conosce.

Scriveva Manuel Vázquez Montalbán, all'inizio del suo "Manifesto subnormale", che ho scoperto e pubblicato nel 1980, ma che risaliva almeno a dieci anni prima:
[La magia della parola è l’unica forza che gli intellettuali speculativi possono opporre all’oscenità del reale. Di tutti gli abbagli che prende l’intellettuale uno solo è grave: credere di aver compreso qualcosa per il mero fatto di essere stato capace di ordinare un determinato segmento di linguaggio].
Quindi mentre il mondo si riarma, lo scrittore parla al muro, impicca i propri sogni e tace.
Anche se, in questo caso, penso, non sia nemmeno una breve pausa.
A voi la scelta leggendo questo saggio, monologo, poesia e, altresì, una motivazione filosofico poetica che non dà risposte bensì una serie infinita di domande, la risposta deve darla il lettore – se ancora è presente – in questa grande bolgia di libri che affolla la società contemporanea, diffusa ormai ovunque, senza considerare se i best sellers siano libri utili da leggere, giustificando la quantità industriale di tali copie presenti ovunque.

Fra tanti libri che si pubblicano questo "dell'inutile" rimane un testo da leggere, rileggere e certamente uno dei più utili per riflettere sui ruoli di chi scrive e di chi legge 
aiutando certamente tutti coloro che si pongono e si curano di queste tematiche.
b.c.

altri brani tratti dal volume:

..Pollicino oggi siede in senato,
[beato...
e va bene, lo ammetto, non riesco
a scrivere di questo nostro tempo
non riesco a non essere geniale
non riesco a leggere il giornale
non riesco a non masturbarmi
non riesco a migliorare
non riesco a curarmi
ma adesso basta con questo mio me,
sia fatto il futuro in terza persona:
prima la brezza, poi il brivido, son
[dei morti il sospiro
è solo questione di tempo (tra un
[tramonto e l’altro)
per trovare tutte le risposte alle
[domande dei filosofi
sapendo che la noia non è mai
[improvvisa,
29
la noia impiega un sacco di tempo ad
[annoiare.[...]


[...] Come posso, infatti, fare a meno di cercare in ogni momento quella vera madre, fosse anche solo per rimproverarle la sua inutilità che mi ha reso un essere al servizio della libertà, il che è come dire libero di non servire a nulla.
Si sarà dunque compreso come la libertà trovi la propria compiutezza nell’inutilità e nell’inutilizzabilità, perché quanto più un uomo è libero tanto maggiore sarà la sua inservibilità. Così la libertà è tanto più vera quanto più è inutile e, similmente, la verità è tanto più inutile quanto più è libera. Allora, ritornando sulla figura dell’autentico e comune scrittore, egli dovrà farsi guidare da questo lume d’inutile verità e libertà e, allo stesso modo del pazzo, dello storpio e del povero, giungerà a essere completamente inservibile per l’intera società al fine di farsi da essa servire; egli, infatti, in nome della propria originale inutilità è l’essere più emarginato dalla società e, dunque, veramente libero.[...]

e conclude:
[...] al poeta, dall’altra parte del mondo, la musa ha proibito di continuare a scrivere. egli ha dunque ripreso il suo saccopelo e, srotolandolo, s’è infilato nel silenzio. di lui dicono che non abbia potuto fare a meno di togliersi la vita. così dicono. ma è già leggenda.]

L'Autore al Festival Internazionale di Poesia Virgilio
qui con Basir Ahang (Mantova, maggio 2015)
Serse Cardellini è nato a Pesaro nel 1976, dove vive. Poeta e filosofo, nel dicembre 2005 fonda l'Associazione Thauma Edizioni di cui è il Presidente. In ambito poetico ha pubblicato: L'Archipoeta (Edizioni OCD, 2007); Atlantide, Atlante della Terra del Poeta (Thauma Edizioni, 2008); Il mio Orfeo (Thauma Edizioni, 2010); Né giorno né notte (Greta Edizioni, 2011); Cantico lunatico (Thauma Edizioni, 2011); Vita morte e miracoli (Edizioni Forme Libere, 2011). Nell'anno 2010 ha curato per l'AMP (Accademia Mondiale della Poesia) della città di Verona, di cui è direttore letterario, l'antologia Poesia e Pace, che vede presenti le opere di sessanta poeti provenienti dai cinque continenti. Nel 2011, per il decennale dell'AMP, ha organizzato la Prima Fiera dell'Editoria Poetica Italiana.
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