lunedì 26 ottobre 2015

Naim Araidi di Laura Quinzi al Simposio di Anzio

Quando la Poesia sopravvive al Poeta


Non è una lettera questa che ti scrivo, né un racconto su un uomo noto a tanti nell’ambiente della poesia, né un articolo che, mi è stato chiesto di scrivere entro il 24 di ottobre.
No, anzi, perché un articolo è un attenersi a riportare i fatti, limitarsi a raccontarli senza però commentarli, e se dicessi che questo è un articolo sarei disonesta, perché la mia intenzione non è limitarmi a un resoconto freddo e impersonale, perciò sono troppo coinvolta, nel parlare di te, in un luogo e in uno spazio con penna alla mano e carta bianca, tutta da riempire.
Uno spazio metaforicamente indefinito, dato che ogni rapporto vi si colloca, e questo appunto non sarà un normale reportage, ma il breve estratto di un rapporto cui il tempo di maturare è stato negato, già, perché non ho potuto conoscerti da vicino, ma ho sentito da subito, attraverso quello che scrivi, che tipo di persona sei. Prima di tutto una persona per bene, semplice, e autentica.
Un’amica ultimamente, in due diverse occasioni nello stesso periodo mi fa:
- Se ne vanno senza chiederci niente, e noi dobbiamo lasciarli andare –
Niente di più vero.
Laura Quinzi
Questo è il tipo di amore cui dovremmo aspirare, un amore che va oltre il dolore personale per la perdita di una persona cara, privo della pretesa egoistica di averli vicini per sempre, ma noi che siamo esseri “finiti” non ne siamo capaci, se non con il senno di poi.
È in questo luogo fisico che cerco di dirti e dire agli altri quello che provo e che penso di te, e voglio farlo anche con te caro amico.
Un mese e mezzo fa circa, chiamando un amico in comune e anche fratello tuo, dato il grande affetto che vi ha tenuti uniti per anni, gli chiedevo - Come stai? Ti sento stanco, non voglio essere indiscreta ma vedo che non stai bene,
- e lui - Sto passando un brutto momento, ho un amico che sta male, un grande dispiacere. –
Che stupida a non aver chiesto di più, mannaggia alla buona educazione!
Già, ma a saperlo prima che parlava di te Naim, cosa avrei potuto fare? Forse convincerti a restare ancora con noi? O forse la danza della pioggia per distrarre la morte? Ma quella è più furba di me e di te messi insieme.
Molti ti avevano conosciuto al Simposio di Giuliana Bellorini, ricordi? Ma sì che lo ricordi!
Come potresti dimenticare quel pomeriggio meraviglioso a raccontarci di te, e noi ad ascoltarti ipnotizzati dai tuoi modi sinceri nel dire come stavano le cose, mentre ci parlavi della tua terra, quella che ti ha visto nascere e quella ereditata da tua madre, che amavi in egual modo, due in una.
Mentre parlavi della tua famiglia, della poesia, della tua infanzia, della tua professione. Che meraviglia ci hai procurato nel racconto della tua Galilea.

E nemmeno io posso dimenticare quanto mi hai dato in quell’unica occasione in cui ci siamo incontrati, in cui ti sei rivelato a me, un uomo fragile, perché chi ama, lo diventa.
Quanta verità storica usciva dalle pieghe della tua bocca, amareggiata per quel conflitto di sangue che sta distruggendo i Paesi che tanto ami, Palestina e Israele.
Da subito ho percepito la dedizione profonda per il lavoro che svolgevi, con l’amore caricato in spalla, e tra le mani la fiducia incrollabile che la pace fosse possibile. Poi nel ’99 hai ideato e fondato il “Nissan Poetry Festival”, un evento che riunisce poeti da ogni parte del mondo, perché si crei un legame fra le diverse realtà religiose culturali e politiche.
Nessuno ci aveva pensato. Che bellissima idea hai avuto. Che ancora oggi vive
Un raduno che parla di pace e giustizia, di libertà e diritti per ogni popolo, amore per la verità e la dignità dell’essere umano, l’amore che dovrebbe trasparire dalla vita di quanti ne parlano tanto.
Ecco, è questo a mio avviso che dovrebbe comunicare chi scrive e fa poesia, e chi si spende con tante parole scritte, che diventino parole vive, e non cosa morta.
Caro Naim, vedi? Come non dire di te? Come non lasciarmi trasportare da quel sentimento di affetto sincero che provochi in chi ti ascolta? E io ti ho ascoltato, e lo faccio ancora.
Ma questa è una altra storia, qui stiamo dicendo che te ne sei andato, che ci hai privati senza volerlo della tua persona fisica, della tua voce, eri occhi attenti e scuri.
Sto dicendo Naim, che mi manchi, si, manchi alla mia socialità, al mio quotidiano vivere, a quello scambio di alcune parole ogni tanto sui social.
Tu che eri una piccola certezza, una delle poche nella mia vita, una di quelle su cui si può contare sempre, sapendo che il mondo è popolato anche da persone di cuore come te, un uomo, un Poeta, e lo scrivo maiuscolo perché così è, questo sei.
Dico grande per il comunicare con umiltà l’essere tuo Poeta che sa parlare a tutti, una voce che si lascia raggiungere e non si nega mai, che ascolta e risponde, con la calma e la mitezza del cuore che ti rendono straordinario. Voce che mi piace sentire nel suono della tua pronuncia.
Ci hai raccontato che quando eri Ambasciatore in Israele, ti sei dimesso perché non condividevi la loro politica, perché eri scomodo, una voce fuori dal coro, e hai fatto scelte che appagassero il tuo spiccato amore per la umanità, e per la cultura. E sei tornato a fare il professore di arte e letteratura
Eri un sant’uomo Naim?
No, un uomo semplice, che simile a un gesù moderno, scendevi nel cuore della gente istillando gocce di piccoli miracoli poetici, in un deserto di menti e cuori inariditi, come la vita ne è piena, ma fatta anche di persone che apprezzano e amano la letteratura l’arte e la poesia.
E qua si rafforza l’idea e la certezza che la poesia salva la vita.
Una Poesia la tua che guarisce, che fa bene all’anima di chi l’ascolta e la beve a piccoli sorsi.
Eri un religioso?
No, anzi, tu le religioni non le amavi, così intrise di fanatismo bigotto, fondamentaliste, paraventi per l’ipocrisia, atte alla conquista di spazi e territori in nome di un dio vanaglorioso che punisce e si vendica, oramai la verità è sotto gli occhi di tutti, la religione anestetizza la coscienza.
Religioni omofobe, volte a perpetrare violenza e dipendenza psicologica, ma, a detta del mondo occidentale “più civili” di altre, non sanguinose per fortuna, ma non meno distruttive e schiavizzanti, che creano pregiudizi e ignorano il rispetto delle diversità.
La tua era una fede pulita, fiducia in dio, oltre la religione.
con Giuliana Bellorini, ospite esemplare
Chi eri tu Naim? Uno che ci ha creduto, che ha sempre svolto il suo lavoro con amore, nella professione che più ti si addiceva, più incline alle tue aspirazioni dicevi, in quel delicato compito di insegnare ai ragazzi, e nell’ambito di un progetto appoggiato dai Comuni e dalle istituzioni scolastiche, per dire a questi giovani che ci sono sensibilità altre, come il valore della cultura, l’importanza di leggere i libri, della poesia.
Può darsi caro Naim che questa tua sfida produca futuri poeti e poetesse, chissà, o al più lettori e cultori della poesia. Penso che da adulti si ricorderanno di te, e magari alcuni di loro porteranno avanti quei valori che gli hai trasmesso.
Oggi quelli che ti hanno conosciuto molto meglio e più a lungo di me, potranno raccontare in modo più profondo, di te persona.
Grazie per essere entrato anche se per poco nella mia vita, grazie per quella certezza che nonostante l’assenza materiale, ritrovo nelle tue opere poetiche. Sono sicura che altri continueranno il tuo lavoro.
Grazie perché, anche se ti ho visto una sola volta, ti ho conosciuto per sempre, e di questo sono onorata e felice. Mi piace adesso immaginarti “sulla riva del tuo Lago di Galilea, appoggiato alla quercia, mentre lo sguardo scuro si perde tra i riflessi dorati di un paio d’ali che tu stesso hai disegnato per volare”.

Laura Quinzi

Dopo quello del Galeter di Montichiari del Movimento dal Sottosuolo del 17 ottobre, domenica 25 si è svolto un altro degli incontri organizzati dagli amici che Naim Araidi ha conosciuto nei suoi tanti viaggi italiani. Questa volta siamo vicino Anzio, ospiti dell'amica Giuliana Bellorini, della sua casa d'amore e di poesia, dove il grande Poeta era già stato nel gennaio di questo stesso anno.
Riporto uno dei brani letti in questa occasione, senza aggiungere se non questa breve nota.
Hanno anche letto poesie di Naim Iago, Franca Palmieri e altri mentre Fiore Leveque è intervenuto con proprie poesie e brani musicali.
Il prossimo 15 novembre un altro incontro,  questa volta a Roma, sempre in una casa d'amore e di poesia dell'amica Maddalena Saitta. Le foto della serata sono di Rosario Napoli e Paola Leoncini.
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