mercoledì 25 novembre 2015

Ho conosciuto un poeta: Naim Araidi di Franca Palmieri

Naim 
Ho conosciuto un poeta 
arrivato da lontano; nella sua mano il calore di versi dettati dal cuore, nel sorriso l’apertura al mondo, nello sguardo la sua terra amata. Ricordando  gli avi, le generazioni, la famiglia, il villaggio, mi ha portato in un’umanità senza tempo, né spazio, dove tutto si accorda come strumenti in un solo fiato. Ha raccontato la storia di popoli diversi che hanno combattuto, ma anche pronti a darsi la mano per porre fine a dissidi antichi e mi ha rivelato sogni che, da lui custoditi, sono diventati miei.
Mi è venuto incontro a scuola, prima di parlare con gli studenti, come se mi avesse conosciuto da tempo e il regalo più grande che mi ha fatto era composto di parole, pronunciate alla fine:
“Cara Franca, mi hai fatto sentire a casa”
Ho avuto la sensazione istantanea che il nostro sarebbe stato un incontro importante, ma non immaginavo quanto. L’ho capito dopo averlo visto e parlato.
Sapevo che aveva scritto poesie che scavano in profondità e si imprimono con forza nell'anima, poesie di grande impatto emotivo, ma anche di dolcezza e leggerezza incomparabili, di gioia, d’amore e di dolore. Poesie evocative che fanno sentire parte di un tutto a cui non ci si può sottrarre, che fanno volare nell'immaginario e discendere in una triste realtà; poesie che suscitano riflessioni approfondite su temi scottanti, apparentemente irrisolvibili e su cui spesso stendiamo il velo dell’indifferenza.

Lui, il poeta, tutto era tranne che indifferente e distaccato. Con un’estrema facilità proponeva situazioni incredibilmente risolutive, mostrando una sicurezza spiazzante che faceva esclamare: “ Come mai nessuno ci ha pensato prima?”
Ho conosciuto un poeta paziente e tenace che, senza darlo a vedere, ha preso in carico fardelli pesanti, trovandosi al centro di grosse contraddizioni, ma non si è fermato, ha proseguito con tranquillità sapendo che la sua, era la giusta strada da percorrere. Un poeta che non temeva le proprie azioni, perché sapeva giuste. Un Uomo colto che non si vantava, ma si serviva della cultura per cambiare le cose, per combattere  pregiudizi, per unire le persone, anche con ciò che sapeva fare meglio: scrivere versi. Un uomo che ricercava e seguiva la verità. Questo trapelava dal sorriso spontaneo e sincero, dall’amabilità dei suoi gesti e dalla gentilezza delle sue parole.
Ero così felice di sapere che l’avrei nuovamente incontrato e che avremmo letto e ascoltato insieme versi in lingue diverse, ma non è accaduto. Non sempre le vicende della nostra vita vanno come vorremmo. Siamo stati in ospedale nello stesso momento e quando ho saputo che ci aveva lasciato per sempre, sono rimasta incredula, senza parole, poi  una lacrima è caduta dal mio occhio operato riverso sul pavimento e ho scritto a te, Naim.
Franca Palmieri (coordinatrice dell'incontro), Francesca Barbaliscia
(Assessore cultura) e Angela Persichino (Preside dell'Istituto)

dedicato a Naim Araidi

Se da ogni lacrima
nascesse una poesia
il mondo sarebbe salvo
Naim.
Hai raccolto lacrime
ne hai fatto sorgente
che vivifica cuori morenti
restituendoli eterni.
Una sorgente limpida
che rende umani.
Tu
cavaliere pastore poeta
aquila albero frutto
ci hai condotto lì
dove fiorisce il melograno
e cantano gli ulivi.
Con te
amico generoso
abbiamo attraversato ponti
per giungere a noi stessi
alla madreterra
e vestirci di gesti buoni.
alcuni degli studenti leggono le poesie di Naim

Ci siamo arrampicati sui monti
per contemplare bellezza mistero
ambire alla libertà.
Con la speranza negli occhi
ci siamo seduti sulle pietre di Galilea
ascoltando lamenti di perseguitati
levando voci al cielo
in attesa del miracolo
che i versi muovano coscienze
uniscano popoli in segno di pace.
Siamo in molti adesso
amici e mai nemici insieme
nel sogno azzurro di un lago
carezzati dagli stessi desideri
che spingono vele nella verità.
Tra grappoli d’uva rigonfi di sole
che specchiano il tuo sorriso leale
in ombra solitudine e tristezza
nel cammino che ci attende a sud.

(scritta il 2 Ottobre 2015, quando Naim ci ha lasciati)

Naim Araidi è pubblicato in italiano
"Canzoni di Galilea" da Seam edizioni, 2013
Proponiamo la registrazione effettuata nel corso del ricordo
degli alunni dell'Istituto Garibaldi di Aprilia 
il 23 novembre 2015. 
Il poeta era già stato ospite dell'Istituto il 20 gennaio dello stesso anno.
Naturalmente si tratta di un estratto con alcune delle letture e dei pensieri degli alunni


Franca Palmieri Morolo (FR) vive e lavora a Aprilia (LT) dove attualmente insegna e conduce Laboratori di Scrittura Creativa, Poesia e Teatro. Laureata in Pedagogia e diplomata in Fisiopatologia,ha conseguito due Abilitazioni in Materie Letterarie. Ha insegnato in due diversi ordini di scuola: Primaria e Secondaria di primo grado. Ha ricoperto incarichi organizzativi relativamente a Progetti Educativi e Aree Funzionali, quali la Valutazione, l’Antidispersione, la Disabilità, la Continuità e l’Orientamento. Ha pubblicato i libri di poesie: Arabeschi di luce, (2008), Quando la vita profuma di nuovo, (2013) e La coscienza e la vanità (2014)  Finalista in diversi Concorsi Nazionali e Internazionali. Fra le Menzioni di Merito, la più recente al Premio Internazionale Luigi Di Liegro (2014). Fra le diverse antologie, è presente in SignorNò (prefazione di Margherita Hack) poeti e scritti contro la guerra e ha coordinato l’incontro del grande poeta arabo Naim Araidi con gli studenti della scuola dove attualmente insegna. Quest'anno ha dato vita (e ne è  Presidente) al Premio di poesia per gli alunni delle scuole intitolato a Masio Lauretti, insieme all'Associazione Pellicano 

domenica 22 novembre 2015

Premio Nazionale di Poesia Terra di Virgilio 2016

L’Associazione La Corte dei Poeti bandisce la seconda edizione
del Premio Nazionale di Poesia Terra di Virgilio


Premio Nazionale di Poesia “Masio Lauretti”

Prima Edizione

Premio di poesia destinato agli alunni delle scuole medie e superiori


Una società come quella attuale, che si serve degli strumenti elettronici per comunicare, non può non modificare gli usi delle famiglie, delle scuole e, soprattutto del linguaggio. Il rischio è che si perda la capacità di leggere, di capire ciò che si legge e di scrivere in modo adeguato. La scuola non può, da sola, combattere questo grande fenomeno che, se da una parte è utilissimo per la diffusione delle notizie, per la ricerca, per l’assistenza in ogni campo, dall'altro trasforma la vita reale in ‘quasi’ virtuale. In tal modo anche i più giovani finiscono per rivolgersi quasi esclusivamente a uno schermo per comunicare dolore e gioia. Per questo motivo la nostra associazione Pellicano, ha istituito questo premio rivolto ai giovani delle scuole nazionali, fornendo loro uno stimolo alla creatività, alla fantasia, all'immaginazione che posseggono prima che diventino definitivamente adulti.



mercoledì 11 novembre 2015

Come disse... di Iago


Giordano Bruno, foto di Marco Cinque
Amo questo paese, profondamente, amo le sue contraddizioni, il suo essere “borderline”, l’uso sfacciato delle maschere anche fuori stagione, il non ammettere una colpa specie quando è più evidente del sospetto. In Italia è possibile dimostrare che il colpevole di un omicidio sia la pistola e non il criminale.

Siamo campioni del mondo in questo settore e i nostri confinanti stanno incamerando le nostre lezioni. Dalle borgate, alle piazze, fino ai piani alti (come disse un nano al comodino) è in comodato d’uso la capacità di deformare la verità, di attribuire ad un pezzo di ferro le stesse proprietà dell’oro. La poesia non si è salvata, nemmeno lei ne è uscita indenne. 

Cerco di essere più chiaro (come disse il lampione alla notte). Partiamo dai concorsi letterari: dall’ultima riunione dell’Onu, risulta che la nostra penisola è il paese con più premi letterari al mondo, da cui si evince che esistono milioni di persone che scrivono. Ma cari artisti vi inviterei a riflettere su questo fatto: la 35esima edizione del premio SCRIVI MEGLIO CRETINO che si tiene a IMPARA A LEGGERE in provincia di DAMMI 20 EURO a chi serve? 

Pensate che del vostro nome rimarrà traccia? O vi basta mettere in bella mostra l’ennesimo diplomino di carta stile asilo? Oppure avete bisogno del risultato per credere in voi e convincervi di saper scrivere? Bella consolazione (come disse il castrato alla cintura di castità), le giurie non possono qualificarvi, non ne sono all’altezza (come disse Brunetta alla moglie), perché rispecchiano esattamente l’aspettativa che hanno di voi, già sanno cosa scriverete e come lo farete. In altre parole è un trucco utile a pochi a danno di molti. Ci sono i concorsi gratuiti, mi direte voi; però che dritta (come disse la curva in tangenziale). 
Si vince una coppa a Trento o una segnalazione, ma certo che spendo 500 euro per andare a prenderla, perché no, non aspettavo altro (come disse il treno al capolinea). Passando in rassegna gli eventi variamente assortiti a cui ho preso parte, vi confido che sono di una noia mortale, il suicidio sarebbe la soluzione migliore (come disse Pietro a Giuda). Non si può far leggere venti poeti per cinque minuti ciascuno, chiunque sia il poeta (Dante compreso). 

Le presentazioni poi, utili di certo al critico di turno meno all’autore che alla fine invece dei complessi ha un’orchestra. Non parliamo infine dei partecipanti, i veri coraggiosi che dovrebbero esser pagati per la presenza… altro che prefiche. 

Chi vi scrive è un poeta, ancora non so per quanto, vivo (come disse Giordano Bruno al legno secco).

sabato 7 novembre 2015

Memorie (quasi) vere: Adele Cambria




il 5 dicembre ci ha lasciati, ancora una delle poche persone che ho profondamente rispettato.
Ho inserito tanti brani di questo libro inesistente che lei insisteva avrei dovuto completare. Tanti brani che la riguardano. Decido oggi di riportare quanto già scritto alcuni anni fa e non ancora pubblicato in blog, anche se quasi sempre le mie memorie (quasi) vere l'hanno sempre vista presente negli ultimi 40 anni.
A due giorni dalla scomparsa, a parte la notizia della morte, i giornali e la televisione non ne hanno fatto cenno. Molti si meravigliano, io non troppo!

Cliccando QUI trovate il suo blog, che Stefania Battistella continuerà a curare.

Premio Pellicanolibri 1997

            Fra il 1990 e il 2001 mi sono venuti a mancare amici ispiratori della mia (chiamata in famiglia) follia.
Da Moravia a Ferré fino a Luce d’Eramo, (pubblicai nel 1997 il suo Raskolnikov e il marxismo), e, in quest’anno, cominciai davvero a sentirmi solo.
Avevo organizzato tante manifestazioni in piazza dall'apertura della libreria fino agli eventi organizzati all'interno della stessa. Non potevamo più pubblicare per difetti di distribuzione e quel poco che riuscivamo a distribuire non ci veniva pagato.
Ma ancora avevo il sostegno dei tanti poeti e amici che ruotavano intorno a noi. Quell’anno fu anche quello della ulteriore separazione dall’ultima convivenza che avesse un qualcosa di umano, cioè una splendida figlia che, poco dopo, venne a vivere con me.
Così, fra mille difficoltà e la scomparsa di chi mi sosteneva ‘spiritualmente’, cessai in piazza e altrove qualsivoglia attività, rinchiudendomi sempre più con la grande fortuna, però, di educare (almeno stavolta) uno dei figli: l’ultima.
In libreria con Goliarda Sapienza
Mi sentivo quindi attorniare dalla normalità del denaro, dei soldi occorrenti e attorno a me non c’era, può dirsi pure, qualcuno che non pensasse al denaro per la macchina o per altro.
La fortuna di sempre: rimaneva instancabile mio figlio Dante, cui poco dopo affidai la libreria e, in parte, la mia vita.
Non avevo più sogni se non quello di pensare a loro, i figli, e stare male per ciò che non avevo potuto fare per loro. Solo Adele Cambria, fra i miei intimi amici della scrittura, rimaneva in attività, ma abitava troppo lontano e ci vollero dieci anni buoni prima che potessi rivederla, ma fu tutto merito dei miei malanni e della rete.
Arrivò il 2006, sembrò il mio turno di andarmene. Dopo un infarto lieve si scoprì un aneurisma addominale. Operato e per molto tempo chiuso in casa, con Marcello Cirillo, amico sempre vicino anche adesso, imparai l’uso del pc e la rete. Mia figlia Karen dovette ritornare dalla madre, ma rimase e rimane sempre vicina (purtroppo Alessandro e Cristina vivono da sempre e Carsoli e non ho avuto che pochi contatti con loro, solo le informazioni che arrivano da Dante che ogni giorno per lavorare si fa ben cento chilometri, avendo scelto di vivere nella cittadina abruzzese).
La rete e il pc dicevo, ed è così che ritrovai forza e dignità di vivere e nuovamente la voglia di battermi per la poesia.
Dopo una qualche corrispondenza e-mail incontrai Fabio Barcellandi e venne l’idea di creare un gruppo di artisti, scelti, fra i migliori (anche umanamente) scovati in rete e così nacquero non solo amicizie che tuttora mi ridanno vita, ma una serie di incontri che ricominciano, appunto, in libreria nel 2007.
Dieci anni dopo, i grandi andati sostituiscono i grandi che arrivano. E così penso di non aver perso il fiuto.

2013 ancora con noi
Fra musicisti e poeti e pittori, un gran numero di affetti, a questi si aggiungono quelli cresciuti nel quartiere dove, nel 1992, avevo, anzi mia madre, aveva voluto aprire la libreria, per me, per fermarmi dai miei pazzi giri. Così crescono Fabio e la sua pittura, Giuliano Perticara con la sua musica e Simone Ciampanella che, lasciato il flauto, si occupa di vari tipi di assistenza dalle carceri alle chiese.
In tutto questo c’è sempre una persona: Paolo Antinori, unico e imprevedibile presente ogni volta in cui, vivendo da solo, mi serva qualcosa. Contadino e fine lettore, insieme a Claudio Giurgola, sono delle presenze costanti nella mia vita da quando vivo a Roma. Questo e su questo sembra si riprenda a vivere. Non sono più né editore, né libraio e neanche riuscirò a scrivere questa biografia seria, per tutto ciò che mi ha circondato.
Adele Cambria, giornalista, scrittrice, attrice di Pier Paolo Pasolini che, rincontrata dieci anni dopo, smaltiti una serie di rimproveri, curiosa della mia ripresa, accetta di affacciarsi al mondo di internet comunicando le sue attività tramite il blog e facebook.
La convinco così a dar vita al suo blog, mezzo che, fino a pochi anni fa, non sapevo neanche io cosa fosse.
con Leonardo Onida al Festival Ottobre in poesia, 2012
Alle parole ‘link’, ‘file’ che dice Marcello Cirillo, rispondo alterato: «perché non parli italiano?!».
Impiegherò anni per capirlo e ora che ritengo di esserci quasi riuscito, penso che se questo mezzo fosse stato nella mia disponibilità negli anni sessanta, la mia attività editoriale, forse, sarebbe continuata, sfruttando la sua enorme potenzialità.
Avevo incontrata Adele qualche anno prima, agli inizi degli anni ‘80, presentatami da Dario Bellezza in uno dei miei pellegrinaggi fra Roma e Catania e, nell’‘86, pubblico il suo primo romanzo ‘Nudo di donne con rovine’ che, penso, gli abbia fatto avere più d’un guaio nella sua famiglia, ma di questo ne parla nella sua biografia ‘Nove dimissioni e mezzo’. L’anno prima eravamo riusciti a far applicare la legge Bacchelli per Anna Maria Ortese, tentammo, sempre con Adele, di fare la stessa cosa per Amelia Rosselli, Dario Bellezza, Goliarda Sapienza, ma fu inutile: Amelia si suicidò prima, gettandosi dal sesto piano di via del Corallo, dove viveva. (Nell’aprile del 1994 era morto Ruggero Orlando abitante nella stessa via che frequentavo parecchio).
Goliarda Sapienza era stata in carcere, volendolo in certo modo, per avere rubato gioielli alla cognata e Dario Bellezza era gay e quindi non ci sarebbe stata "Bacchelli" a prescindere.
Insomma non mi occupai più di questa legge di cui intanto ne usufruivano altri più stretti alle solite manovre politiche.
Poi non avevo né soldi né telefono per continuare a fare battaglie e per giunta da solo.
Vissi non so come e con quali soldi ma è certo che ai miei figli che erano già tre non avevo potuto dare nulla: qualcuno mi chiamava poeta ma avrei preferito, come diceva nonna, essere un idraulico.
O almeno la definizione di ‘distributore automatico di parole’ perché in effetti ero peggio di un avvocato: qualsiasi cosa mi si chiedesse, la mia proverbiale ‘parlantina’ mi toglieva dai guai.
Solo che per un bel po’, dieci anni, appunto, caddi nel silenzio. Parlando solo con Karen e Dante per le necessità più impellenti.
Tantissimi sono e saranno gli incontri con Adele, la sua energia non le impedisce, malgrado l’età, di continuare a combattere con la forza della sua scrittura. Nel 2012 consiglio a Leonardo Omar Onida di invitarla al Festival Internazionale Città di Sassari e, in Teatro, rispondendo alle domande dello stesso Onida, racconterà, lasciando gli spettatori come davanti a un film, un romanzo tratto da tutti i suoi libri, da Gramsci a Istanbul.
Questo progetto, così si chiama, Ottobre in Poesia sarà un incontro, come una nascita. Morto il premio Akesineide, morta la mia attività in piazza, ecco che nel 2009 scoprirò, dopo una stupenda lettera, ‘la famiglia’ che organizza a Sassari il festival di cui scrivo. Ma di questo parlerò altrove.
Lei, al contrario di me la biografia è riuscita a scriverla: Nove dimissioni e mezzo (Donzelli, 2010)





Su Youtube trovate tante registrazioni che la riguardano, alcune anche nostre, qui una delle splendide serate con Adele in Libreria






giovedì 5 novembre 2015

Tiburtino 24: Letture per Naim Araidi

C'è qualcosa di marcio attorno e dappertutto. Come accade per la politica da anni avviene anche per la cultura che precipita anno dopo anno nell'inferno più totale di una editoria marcia, condizionata in tutti i sensi e casi dalla politica.
Qualche testimonianza è confermata dalla mia stessa 'voce', sempre più debole, sempre più inutile.
Senza aiuti, come nella gran parte dei paesi civili, l'Italia precipita in tutti i campi che la cultura riguardano.
Piccoli editori tentanto senza aiuti di affermare la loro presenza ma anche l'unificazione della distribuzione in pochissime mani rende tutto così difficile. E, in tutto questo caos, che coinvolge anche e soprattutto le librerie indipendenti (molte di quelle storiche hanno chiuso, invertendo anche qui la situazione, sempre di quei paesi civili) l'aumento di autori senza lettori diventa sempre più tragico.
Allora forse la necessità di fare per pochi quel tanto che serve a loro e a noi che da tempo ce ne occupiamo.

Seguendo l'esempio di Giuliana Bellorini che nella sua casa vicino Anzio, ha creato il Simposio, incontri pressoché ogni due giorni fra musica, arte, teatro e poesia, tentiamo anche noi a Roma e sempre in una casa, questa piccola carta o iniziativa culturale se così vogliamo chiamarla.

La "Casa" non è tanto grande ma lei, noi, sì, lo siamo e siamo anche un po' folli per proporlo a quanti (sappiamo pochi, così ci entrano tutti) ancora possono provare piacere nel leggere e diffondere poesia.
Il primo degli incontri di questo esperimento sarà dedicato al grande poeta arabo scomparso il 2 ottobre di quest'anno Naim Araidi e la padrona di Casa (bisogna fare i nomi) che propone questa attività è Maddalena Saitta. Una casa all'ottavo piano al numero 36 di via Cave di Pietralata, scala B interno 24, a due passi da autobus, metro e stazione Tiburtina.
Per questo, dal numero dell'interno e dalla vicinanza alla stazione abbiamo deciso di chiamare Tiburtino 24. Organizzata dalla Pellicano Associazione Culturale.

Ci saranno, oltre me e Stefania Battistella che con me ha curato l'edizione italiana di alcune poesie di Naim, pubblicate da Seam nel 2013, Liliana Arena, Marcella Testa e chi altri vorrà aggregarsi a questa lettura-conversazione.

Naim e Liliana
Maddalena e Naim
Sarete tutti benvenuti e ci accoccoleremo anche per terra come si fa per i grandi concerti, accovacciati gli uni sugli altri. Se troverete l'accoglienza e l'interesse che vi aspettavate faremo in modo che questi incontri proseguano almeno uno al mese.

Bisogna tornare come nel passato anche se adesso non abbiamo castelli se non quelli in aria che costruiamo ancora, testardi come muli.