venerdì 15 luglio 2016

A te offerto, da: Anche ora che la luna, 2010


A te offerto in dono come svendita invernale
a te troppo tardi quel che resta di me
quel che resta del giorno
e della notte insonne

a te l'ultima lacrima
l'ultima nota e la speranza di vederti
distesa al mio fianco a ricordare
il mio tempo d'infanzia

quel tempo che, tiranno, resta nella memoria
perché non t'incontravo amore

E poi arriva quell'aria di giugno
che ti allontana a me al mondo che ignaro
e stupido non si chiede dov'è l'altra parte di me

Aspetto autunno e ricordo questo assurdo
stato che innalza monumenti a geni morti di fame
quando ormai sono cenere e vedo ancora bambini
in cerca del ricordo dei loro lager
in cerca di altre ceneri amate
hanno perso tutto padri madri fratelli
case ritrovano fra le polveri di guerre insane
solo materassi inceneriti o coperti di polvere
tu noi con quel che dei nostri vecchi rimane
a coprirci sussurrando ninne nanne che nessuno ascolta
mentre bombe ancora cadono su Bagdad
squarciando cuori vecchi e giovani
donne bambini amanti innamorati
per la sciocca stupida vendetta d'un uomo
che dice di credere in Dio

Dio io non ti credo se ti crede lui
e poi le tre b sembrano cercarsi nel gioco della b
Bih diceva mia nonna siciliana: "bih!" e com'è
che Bush Blair e Berlusconi vanno a Bagdad?
odio la b pure il bello che è anche brutto
E rimango attonito e grido e piango
ma Dio che fine hai fatto? Hai mandato tre b
tutt'insieme verso Bagdad dove ognuno si chiama
Saddam Hussein come in Senegal tutti si chiamano Senghor
che vuol dire signore. Allora Dio non è Signore!

E corre il tempo passa quello del dolore
ma è lungo tanto lungo come è breve troppo breve
quel tempo di felicità ch'io la sento ch'io le parlo

Finisce Giugno continuano le ninne nanne
quelle che non fanno sentire ai bambini del Darfur
le esplosioni stesse dei loro fucili puntati
verso altri bambini verso altri fratelli
E noi a che fare? sperare che l'Italia vinca al pallone!
Allora che ci posso fare comincio a detestare
Dio, il pallone e quelli che si chiamano per B, bih,
come diceva ancora mia madre quando vide il marito
ubriaco imposto che scaricava la sua rabbia su di lei
infilandole un pugnale ruvido e orrido fra le cosce

E i palazzi cadevano in pezzi
tempeste di polvere sul sangue versato
tempeste di odio e di cadaveri a marcire al vento
al sole all'acqua acida che sembrava coprire il cielo
E correvano le nuvole veloci come a scacciare
le ombre nere di questa terra ormai sfinita
che gli esseri umani sembravano non volessero viverci più
Mi chiedevo, a me e agli altri bambini:
"Com'è che abbiamo perso e d'un tratto il giorno dopo vinto?"

Non capivo, sembrava mi odiassero
Sembrava proprio che non dovessimo viverci sulla nostra terra
mia madre ballava il tango con la rosa appassita
sempre la stessa, chiedevo la risposta meno convinta
abbiamo perso con gli americani che
ci hanno preso nella loro squadra e abbiamo vinto
contro i tedeschi che ci hanno espulso.
io avevo le brooklyn! ma non ne ero certo

Sarò bambino ma l'infanzia resta impressa
anche ora che sei tornata e la luna non c'è
tu ne vedi un'altra ma la musica è la stessa
Poi partì mia zia con un transatlantico e un soldato americano
così si navigava suonando e canti dei dialetti
d'ogni regione vi univano le musiche
ma i dialetti diversi in cerca di fortuna

Arrivati il soldato americano andò dall'altra moglie
anch'essa americana e mia zia tette grandi
e vita snella andò a serva finché trovò un uomo con due cuori
invece che due mogli e glieli offrì tutt'e due
lei scoprì l'amore quello che ti dà libertà d'essere sé

Mia madre venne giù dal balcone
si salvò riappacificò nacqui così fra tante guerre
e una sola pace, anche stavolta lo infilò male l'arnese
nacqui con molti difetti e mezzo cervello
così che l'occhio vede da mezzo cervello
Figurati disse il dottore tanti anni dopo
se l'avesse avuto tutto!…
Adesso è luglio sono passati anni
cerco la luna la mia per essere anche tua
e un mondo che più non c'è
ed io non posso che dire sono qui
con la mia luna che mi guarda mi consola
sembra dire: "e adesso che ci fai? È tardi
anche ora che la luna vi vede separati ma insieme
adesso che ci fai? Torni ? Già ricordi delle prime righe
timide, impacciate e piene di raccomandazioni:
non vorrei che accadesse, ed è accaduto,
meglio non sentirsi mai, ed è accaduto di sentirsi
ma è solo la mente, i miei, i nostri pensieri
ed è accaduto, accade, il desiderio di carezze
di esplorare quel corpo che non sai, non so
ed è accaduto che finisse giugno,
mia madre balla il tango, scopriamo la suite
il ricordo da bambino con le navi di allegri emigranti
(che ora scacciamo, schiacciamo)

Anche ora che la luna da noi è serena
e nuvole di guerre sembrano volate via
il mio cuore è tempesta sembra crollare
con fulmini e tuoni che minacciano la nostra luna che aspetta
curiosa guarda si nasconde a volte mezza, a volte tutta
mentre immagino cantarti le stesse ninne nanne
che cantavano a me, fra bombe mascherate da tuoni

e guardo il tuo corpo i seni le cosce il tuo ventre
dopo l'amore e per essere naturale fumo
come uno che fuma dopo l'amore
e mi sento idiota e cenere calda scende su di te
e allora non resta che rifugiarsi dietro la nostra adolescenza
e rimpiangere l'infanzia
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