lunedì 28 novembre 2016

Concerto poetico per SignorNò e iniziative a favore di Fernando Eros Caro

Concerto poetico contro la guerra “SignorNò”
Primo dei nuovi incvontri per la nuova edizione di SignorNò il 14 dicembre a Roma
per l'evento su facebook clicca QUI


Parteciperanno all’iniziativa, organizzata e curata da Beppe Costa, l’attore Alessandro Galli, gli autori Antonella Rizzo, Franca Palmieri, Giovanna Iorio, Iago, Leonardo Omar Onida, Marino Santalucia, Michela Zanarella, Stefania Battistella, Stefania Di Lino , Valeria Raimondi.
Le musiche dal vivo saranno curate da Giuseppe Natale(chitarre) e Marco Cinque (percussioni e fiati etnici). La serata sarà dedicata al nativo americano di ascendenza yaqui Fernando Eros Caro, prigioniero da 35 anni nel braccio della morte di San Quentin, a cui sono dedicati anche i diritti d’autore del volume.
“Riproponiamo con le edizioni Pellicano una versione allargata della raccolta SignorNò, per diversi motivi: il primo è che, purtroppo, la guerra è un argomento sempre tragicamente attuale. Il secondo motivo è che le voci dei veterani statunitensi e dei refusnik israeliani, cioè coloro che la guerra l’hanno fatta in prima persona, sono capaci di dare un impatto emotivo che va oltre la retorica, riuscendo a far vacillare le certezze di coloro che ancora confidano nell’utilità e nell’ineluttabilità dei conflitti.
Inoltre, questo progetto si pone come inclusivo, aperto perciò alle collaborazioni di nuove voci poetiche che lo arricchiscano, regalandogli altra linfa, ulteriori energie, rinnovati entusiasmi finalizzati a divulgarne e rilanciarne il contenuto. L’ultimo, ma non meno importante motivo, è che SignorNò ha anche una valenza molto concreta e tangibile, poiché i diritti d’autore di questo volume sono interamente dedicati alla causa di Fernando Eros Caro, nativo americano di ascendenza yaqui rinchiuso da ormai 34 anni nel braccio della morte di San Quentin, in California.
Abbiamo potuto sperimentare, negli anni, come un semplice libro possa trasformarsi in un vero e proprio progetto multimediale itinerante,capace di seminare pace in una umanità sempre più alla deriva, sempre più orfana di risposte che lascino un segno, una speranza, un sogno da raggiungere, assieme.”
Il sostegno economico arrivato da queste iniziative è stato molto utile a Fernando Eros Caro perché, come dice spesso lo stesso Marco, lo spaccio del carcere vende prodotti ad un prezzo molto superiore rispetto a quello usuale, quindi anche comprare un francobollo per rispondere alle nostre lettere diventa impegnativo.
Fernando è rinchiuso nel braccio della morte di San Quentin da oltre trent’anni perché è stato accusato di duplice omicidio. Come scrive Marco nell’introduzione di Saai Maso:
“Se Gesù Cristo fosse nato indiano, come minimo, sarebbe stato condannato per pedofilia soltanto per aver detto “lasciate che i bambini vengano a me”, scriveva dal carcere il Sioux-Lakota James Weddel, ed è proprio il fatto di essere un “indiano” che ha reso Fernando, e tanti altri come lui, colpevole ancor prima di nascere. […]
Dal 1981 Fernando Eros Caro è prigioniero nel braccio della morte, per un duplice omicidio di cui si è sempre dichiarato innocente. Il suo avvocato d’ufficio fu incapace di offrire una difesa degna di questo nome, ma fu anche intimidito dalla situazione ambientale: il processo, infatti, si svolse nella contea di Fresno, dove risiede il quartier generale del Klu Klux Klan californiano. Il pubblico ministero nascose alcuni fatti alla giuria, composta solo da bianchi, e chiese di ignorare importanti prove a discarico; inoltre, sbarazzò la giuria dei giurati ispanici e amerindiani, in barba a una legge federale, e mentì dicendo che ci sarebbero state opzioni di pena. Nella foto Fernando Eros Caro durante una visita al carcere di San Quentin 

Marco Cinque e Giuseppe Natale durante un concerto
Vogliamo unirci, così, ai ringraziamenti di Marco e far vedere a tutti coloro che hanno sostenuto questi progetti che l’obiettivo è stato centrato, siamo riusciti ad aiutare Fernando anche se si trova dall’altra parte dell’oceano, dentro un carcere di massima sicurezza. Questa è la prova che la poesia non ha confini e sa essere molto, estremamente concreta.
Il primo incontro
Posta un commento