giovedì 13 aprile 2017

Festival Internazionale Virgilio Terza edizione -Anteprima-

La terza edizione di Mantova Poesia – Festival Internazionale Virgilio è ormai vicina. Quasi cinquanta i poeti, saggisti e studiosi che parteciperanno. La rassegna, curata dall'associazione La Corte dei Poeti, si svolgerà dal 18 al 21 maggio prossimi.

Il comitato organizzatore di Mantova Poesia, in vista della kermesse di maggio, ha pensato di realizzare quattro “tappe di avvicinamento” che avranno lo scopo di illustrare la poetica di alcuni dei principali protagonisti del Festival. Tali appuntamenti saranno ospitati nella Sala delle Colonne della Biblioteca Baratta di Mantova, in corso Garibaldi 88. Tutti gli incontri, a ingresso libero, inizieranno alle ore 21 e prevedono relazioni tematiche e contributi video e audio relativi agli autori selezionati.
Giovedì 13 aprile si comincerà con la serata dedicata a conoscere la poesia di Franco Loi, autore che aprirà Mantova Poesia con una lettura prevista per il 18 maggio.
Giovedì 20 aprile sarà la volta della poesia di Elena Liliana Popescu e Beppe Costa. Giovedì 27 aprile si tratterà della poetica di Milo De Angelis, Il ciclo di incontri terminerà giovedì 4 maggio con la serata tesa a illustrare l'opera poetica e saggistica di Donatella Bisutti.
Franco Loi, foto: Dino Ignani

Protagonisti delle quattro serate saranno i poeti Paolo Aldrovandi e Antonella Lucchini, i saggisti Lucia Papaleo ed Enrico Ratti, nonché il direttore artistico di Mantova Poesia Stefano Iori.
Il programma completo di Mantova Poesia – Festival Internazionale Virgilio sarà presto pubblicato

Per ulteriori informazioni: segui la pagina facebook

lunedì 10 aprile 2017

Premio Nazionale di Poesia Masio Lauretti, seconda edizione

Vincitori Premio Nazionale 

di Poesia Masio Lauretti  

Seconda edizione

Organizzato dall'Associazione culturale Pellicano

con il Patrocinio del Comune di Aprilia (LT) e del Consiglio Regionale del Lazio


ISBN 9788899615338 - pag 100, € 10,00



Sono centinaia le poesie che hanno partecipato al Premio Nazionale di Poesia Masio Lauretti! 
Per leggere tutti i nomi di vincitori e selezionati presenti nell'antologia e per altre informazioni
clicca QUI 

DOMENICA 7 MAGGIO alle ore 10:30 presso la Sala Manzù

della Biblioteca Comunale di Aprilia (Latina)
via Guglielmo Marconi




















domenica 9 aprile 2017

Noe Gitano, Normalmente faccio altro, Pellicano, 2017

ISBN 9788899615284, pag. 124, € 10.00, ill.
Uscito meno di un mese fa, il libro di Alessandro Galli (Associazione culturale Pellicano) è già in ristampa e la prossima settimana avrà anche il battesimo del pubblico, dato l'argomento conviviale che propone, in un ristorante di Roma La Lanterna , presentato da Doriana Figliolini che, per affetto e complicità, verrà appositamente da Soronno (VA),
Anche in questo caso, come quasi sempre è accaduto, la scelta di proporre all'autore la pubblicazione è arrivata dopo aver letto alcuni stralci che, probabilmente affidava solo alle pagine di facebook. 
Sentivo in questi brani, oltre a un'ottima capacità di scrittura, una forte musicalità -malgrado il linguaggio spesso composto di poche parole- che avvicinavano le storie di Noe, alla mia e a quelle già narrate in romanzi che avevo scritto negli anni '80.
Visto che sono sempre stato io a scegliermi la gran parte degli autori pubblicati nei 40 anni di attività non potevo, e non volevo, negarmi ancora una volta tale possibilità essendo un testo ideale per la collana inediti rari e diversi della nostra associazione. Per averlo scrivi alla nostra Associazione

Il libro è arricchito da un'ottima introduzione di Leonardo Omar Onida


Così Stefania Battistella presenta il volume:
Un libro per capire -se ancora non lo abbiamo fatto- che tutti Noi siamo un po’ Noe.

Lo siamo quando, come dice lui stesso, lasciamo in giro le chiavi dei nostri diari segreti, o quando ci mettiamo in volto una faccia massacrata per farci chiedere come stiamo.Una delle cose da non dimenticare mai: siamo esseri emotivi; ciò vuol dire che siamo esseri che hanno un rapporto con l’emozione, devono averlo; quando quest’ultimo è positivo, siamo sereni come l’acqua e il suo mulino. Quando invece questo rapporto è cattivo diventiamo esseri incompiuti. L’unico antidoto al male dell’incompiutezza è quella “cosa” che viene ripetuta 28 volte dentro questo libro: l’amore.
La parola “bottiglia” viene ripetuta 31 volte, ma questa è un’altra storia.
Altra cosa da non dimenticare mai: la cura; aver cura di rispettarsi, aver cura di se stessi, trovare qualcuno o qualcosa di cui aver cura. Come spiega il curatore, appunto, di questo libro, tutto trova il suo giusto inizio, se viene fatto con cura.
E a quel punto suona il campanello.

Un estratto:
Tom è uno che continua ad amare. Uno che la paura la nasconde diversamente da me. Io mi ritraggo e lui dissipa. Io inaridisco e lui si prosciuga. Diversi modi di affrontare il percorso difficile fino al diventar stronzi. Ma ci applichiamo con successo entrambi, sia chiaro.
Thomas ama. Ama troppo, che sarebbe come dire che ama nulla ma lui non vuole sentirsele dire certe cose. Ha una moglie, un’amante, una segretaria. Ovviamente si scopa anche quella. Ma ogni volta che ottiene la parvenza di una serenità posticcia lui
si dedica ad altro.
E soprattutto ad altre.
THOMAS - Hai presente quella che...
NOE - Sì. Ho presente. Le ho presenti tutte e tre, in effetti.
THOMAS - Ma no! Intendo quella… Quella che non vedo più da un po’.
NOE - Il che fa di lei la migliore, suppongo.
THOMAS - Comunque... Mi sono accorto che frequenta un tipo.
NOE - Che sicuramente è meglio di te, che è più responsabile, più alto, più simpatico, si lava più spesso e la protegge meglio.
una immagine dal libro
THOMAS - Lo conosci?
NOE - No. Ma tanto è sempre così. Se tu sei quello che viene lasciato sicuramente l’altro è meglio. Anche se sicuramente non è vero nemmeno per un cazzo.
THOMAS - Comunque non è questo il problema. L’ho incontrata per caso e le ho fatto notare che dopo qualche mese già sta con un altro. E lei...
NOE - ...e lei ti ha detto che non stanno insieme, che è una cosa così, ed ha sminuito.
THOMAS - Precisamente!
NOE - Ma tu vedi bene che non è così.
THOMAS - Sì!
NOE - E mi vuoi chiedere perché lo faccia.
THOMAS - Chiaramente!
NOE - È la domanda sbagliata. È altrove, Tom. Lei è altro. Il problema è il tuo che ti poni domande.
THOMAS - Dovrei smettere di spiarla, dici?
NOE - Probabile.
THOMAS - Però è difficile.
NOE - Anche le equazioni algebriche di terzo grado lo sono.
THOMAS - Le sai fare?
NOE - No. Nemmeno quello.
THOMAS - Non sono mai stato un genio in matematica
NOE - Non vedo il motivo di scendere nel dettaglio. Anche nel resto non hai mai brillato. Fai l’avvocato!
THOMAS - Cazzo però!
NOE - Non puoi arrabbiarti, sei tu che ti sei laureato in legge.
THOMAS - Parlo di lei. Sono sicuro si sia innamorata.
NOE - Di quello con cui non sta insieme?
THOMAS - Eh…
NOE - Pensa che culo che hai. Con te stava insieme.
THOMAS - Stava con me…
NOE - E tu?
THOMAS - Io?
NOE - Tu.
THOMAS - Io non lo so.
NOE - Lo so che non lo sai. Si è sempre presi così tanto a fare a gara con gli altri che ci si dimentica spesso di indagare su quello che, poi, vogliamo davvero.
A volte mi domando 
una immagine dal libro
Alessandro Galli, romano e scrittore - nell'ordine - si occupa principalmente di teatro.
Da oltre dieci anni porta avanti la sua Compagnia in qualità di autore, regista e, talvolta, attore. Collabora con varie associazioni sul territorio italiano, producendo ed allestendo commedie, monologhi, attività laboratoriali, formazione aziendale ed eventi culturali. Negli anni ‘90 fa coppia autorale con Glauco Nespeca, chitarrista e cantautore, con il quale compone oltre 400 canzoni, alcune delle quali partecipano a manifestazioni come Sanremo Giovani e il Festival di Napoli oltre a comparire in quattro CD del musicista suddetto. Se rinascesse, probabilmente sarebbe un urside. Ma con meno capelli. Dice di sé: ditelo voi.
E non riesce mai a scrivere una biografia completa.


giovedì 2 marzo 2017

Marco Cinque, Parola nuda, Pellicano, 2017

ISBN 978-88-99615-30-7, pag. 122, € 10.00
Appena pubblicato il nuovo libro di  Marco Cinque, Parola nuda nella collana Inediti rari e diversi, a cura di Beppe Costa e Igor Costanzo
puoi i acquistare il libro su tutte le librerie online, o richiedendolo a l tuo librario oppure scrivendo

Parola nuda non è una semplice antologia di bei versi. La sua bellezza non conosce l’estetica stagnante della mera contemplazione, si tratta piuttosto di un viaggio di ricerca verso il nucleo stesso
dell’essere umano. Se è vero che l’uomo è animale politico e sociale, se la comunicazione articolata è tratto distintivo della nostra specie, la ricerca della parola nella sua essenza è, allora, nel progetto poetico di Marco Cinque, ricerca di ciò che resta - oggi - dell’umanità. Da sempre sensibile ai problemi politici, sociali, ambientali dei nostri anni, l’autore abbandona adesso i tratti specifici della protesta e abbraccia un canto che si fa protesta universale, perché ogni decadenza ed ogni crisi vengono, in questa raccolta, a identificarsi con una sola, archetipica, caduta, che coincide con l’uso perverso del linguaggio.[...] Olga Campofreda

[...]Vi è in fondo, nella poesia di Marco Cinque, proprio tutta l’urgenza di svelare il suo più profondo pensiero, l’urgenza di nascere nella nostra mente, di scorrere nelle nostre vene, di farci palpitare l’animo, di innestarsi nel nostro cuore per deflagrarvi con tutta forza
il suo messaggio.
La sua è una parola essenziale, ma tagliente. È una parola pura, ma che lascia un segno. È una parola lieve, ma che erompe con la forza del suo impegno, senza orpelli o accessori, rivestita solo di se stessa. È così che ci incanta, è così che emana tutta la prorompente forza del suo messaggio e la nuda bellezza che la permea. Alessandra Bava

[...] Il poeta, instancabile sommozzatore, scende fino al cuore del logos, dal quale ogni volta la Parola rinasce a noi nella sua primitiva purezza e, in quella inaspettata meraviglia, ci risveglia alla vita e al futuro che ci spetta e ci attende. E nell'essenza più profonda della Parola, nella sua intatta radice primordiale, l’uomo che è nel poeta ritrova il dono del silenzio, lo spaziotempo necessario al muto pulsare dello Spirito, alla meditazione, all'ascolto silente del proprio Sé come anima del mondo.
È fondamentale ricordare qui che Marco è uomo e artista d’indubbio valore, il cui fraterno impegno verso gli altri, i perseguitati, gli emarginati, gli ultimi, ha una concretezza, una lucidità, una costanza che si fa - per ognuno di noi - esempio da seguire, solidarietà da condividere, amore da donare. [...] Antonino Caponnetto

Congedo provvisorio

Piegato
sopra un respiro elettrico
nel delirante parlarmi addosso
pateticamente muto al mondo
con sterili tentativi di complessità
naufragati nel trionfo del non dire.
Ecco servito il pacco
in arcaiche confezioni postmoderne
a sorprendermi consenziente
nel giro labirintico
di spacciatori di solitudini
in crisi d’astinenza speculare.
Un trascinarmi malato
catturato nella vana cura
di lingue autarchiche incomprensibili
sommergibili di un nulla siderale
che mai fu tale lo sperpero di versi.
Intrappolato marcio
da invisibili burattinai
recente incontro da Pellicvanolibri con gli studenti
che guidano la mano al vuoto
la testa al culo dell’oblio
illudendomi alla serietà del gioco
tra fili impietosamente ingarbugliati
dove ogni idea di movimento corrisponde
ad un’apologia di confusione.
Ora so che mai sovverrà
un senso o un nesso al dunque
che la nudità fu insopportabile dolore
(vero mascherina?)
perciò chiuderò la porta con un click
su questo sinistro d’ossa rotte
che di flettere la colonna inutilmente
abusai non poco.

Versi scorretti

Ho scritto versi scorretti
luridi rabbiosi maledetti
sui muri di un cesso pubblico

come se una vita di merda
potesse redimersi con parole
sputate in una latrina d’autogrill

come se l’angelo
sterminatore di se stesso
potesse ingoiare il mondo
per vomitarlo migliore.

Quelle luci, abbacinanti di neon
tremano nell'eco d’angosce incurabili
Giornata della memoria alle elementari di Campoleone
nelle squallide miserie sorseggiate
a puntate, che nemmeno un’intera
scatola di toglimilansia riuscirebbe
ad addormentare un dolore così incarnito
profondo come un incubo realizzato.

Ah, se potessi mentire a questo rettangolo
bianco come la più cinica insostenibile verità
se potessi convincerlo a non prendersi
gioco di me e la mia penna imbonitrice
potesse condurlo verso i più oscuri tranelli
sino a renderlo docile, servile come un leccapiedi

allora gli direi: tu, foglio
puliscimi il culo, te lo ordino!
e spedisciti con questa firma
a tutti i coglioni del mondo

che si leggano
finalmente
una poesia.

Il lavoro del poeta
Ho chiesto a un poeta
che moriva di fame

e faceva la rivoluzione
ogni giorno la rivoluzione
per vincere la sua fame.
Gli ho chiesto a che prezzo
quale fosse il suo lavoro.

Sorridendo m’ha mostrato
scarpe rotte, buchi nelle tasche
i canyon profondi delle costole
gli accapo storti della sua dentiera.

Forse non ho mai letto
una poesia più vera.

alcuni'strumenti di Marco per comunicare
Marco Cinque scrive, fotografa, suona, recita, pubblica saggi, raccolte poetiche, articoli. Partecipa ad album musicali, festival internazionali di poesia, mostre pittoriche e fotografiche. Attraverso i linguaggi dell’arte veicola tematiche sociali e ambientali, privilegiando nei suoi progetti multimediali le carceri, le periferie, le scuole di ogni ordine e grado. Nel ‘94 ha promosso la campagna nazionale Adotta un condannato: adozioni epistolari di prigionieri detenuti nei bracci della morte statunitensi. Ha pubblicato circa 30 libri ed è stato tradotto in inglese, spagnolo e tedesco. Di recente per la poesia ha pubblicato Muri e mari, (Seam): un lavoro poetico sull'immigrazione dedicato alla tragedia di Lampedusa e rEsistiAmo (Pellicano). Da poco pubblicata negli Stati Uniti una sua raccolta antologica bilingue dal titolo At The Top Of My Voice, curata da Jack Hirschman per Marimbo Press di San Francisco.
Per saperne di più sull'Autore clicca QUI

martedì 28 febbraio 2017

Antonino Caponnetto, Il sogno necessario, Pellicano 2017

ISBN 9788899615314, pag. 166, € 10.00
Dopo Agonie della luce, edito dalla nostra associazione Pellicano, abbiamo deciso, insieme all'autore che era il caso di riprendere un nostro 'sogno': stampare le poesia anche in lingua inglese, visto che sembra ancor più complicato far conoscere i nostri poeti, non solo in Italia, ma nel resto del mondo, visto che la rete offre delle possibilità d'incontro finora pressoché impossibili.
Viene così edito in questi giorni Il sogno necessario che completa questa esigenza,

In un periodo storico in cui parlando di poesia si fa metafora diretta all'acqua bollita, pensiamo di non sbagliare molto affermando che Il sogno necessario è anche -finalmente- la raccolta necessaria a ridare alla poesia ciò che le appartiene davvero. Una poetica quasi cinematografica che riesce ad allestire nella mente del lettore un preciso luogo, un preciso istante, una precisa emozione.
Gli eroi dei nostri giorni sembrano affannarsi per portare bandiere che non ci appartengono, così ci scopriamo tutti quanti antieroi pirandelliani in cerca di un qualche canone che differisca da una realtà che i più impavidi hanno il coraggio di rifiutare. Speriamo di dare il via, in questo modo, ad una ricerca di analisi sociale che sia in grado di destabilizzare, almeno un po’, questi nostri eroi scaduti.

per l'acquisto del volume vai nel SITO

1.
Oltre la linea bianca, il gialloverde
dell’erba luminosa sotto il sole.
Lungo la rosseggiante linea d’ombra
l’acqua trascorre d’un antico rivo.
Nel folto si nascondono gli amanti
ma tacciono ad un tratto gridi e risa.
Sulla radura indugiano i bambini
dagli occhi grandi come interi mondi.
Ai confini violetti dell’azzurro
Icaro leva l’affilato sguardo
e lancia sulla preda il suo falcone,
mentre da est s’addensano lontane
e tenebrose nubi.
È basso il cielo
di là dall’orizzonte: la burrasca
è già sul mare, e sferza il navigante.
È tempo di naufragi. Ma quaggiù,
nell’entroterra, non si sa del mare.
Ed è quaggiù che Icaro è felice.
Offre il braccio al riposo del falcone
e leggero carezza le sue piume.
L’orecchio squassa d’improvviso il tuono
e lieve pioggia opalescente cade.
Le voci delle madri in lontananza
le belle figlie chiamano alle case.

Beyond the white line, the green-yellow
of the luminous grass under the sun.
Along the reddening shadow line
the water of an ancient stream flows.
Lovers hide in the thick
but hush sudden cries and laughter.
On the clearing children linger
with eyes big as whole worlds.
At the violet borders of the azure
Icarus lifts his sharp look
and hurls his falcon on the prey,
while towards the far away East,
dark clouds gather.
The sky is low
beyond the horizon: the storm
is over the sea already, whipping the seaman.
It’s time for shipwrecks. But, over here,
in the backcountry, the sea is unknown.
And it is over here that Icarus is happy.
He offers his arm as rest to the falcon
and caresses lightly his feathers.
All of a sudden the ear jolts the thunder
and the opalescent rain falls lightly.
The mothers’ voices in the distance
call the beautiful daughters home.

2. 
Mille soli si spengono
quando una donna è mortalmente offesa
quando violenza oscenità follia
ne insudiciano il corpo
ne sfregiano e percuotono la mente
mille stelle si oscurano
quando contro di lei, giorno per giorno,
la tirannia malata
d’un maschio non più uomo, lui, che in fondo
odia se stesso e quelli del suo branco,
contro di lei, femmina madre donna,
senza sosta imperversa,
senza ragione. E d’improvviso uccide
in lei speranze e sogni.
Ogni bellezza in lei non ha più casa
ogni cosa è mutata nel suo opposto
ogni ferita è silenziosa colpa,
voglia di morte, odio senza fine.
Ma durerà per sempre tutto questo?
Di nuovo tu sarai
femmina madre donna, ancora e sempre
portatrice di vita, di bellezza
sorgente dell’amore quando il mondo
debellerà quel virus che lo uccide
adesso, qui, nel più nero dei giorni.

A thousand suns turn off
when a woman is mortally offended
when violence obscenity folly
litter her body
gash and beat her mind
a thousand stars darken
when, day by day, against her
the insane tyranny
of a male no more a man, he, who in truth
hates himself and those of his pack,
rages against her, female mother woman,
without justification,
without ceasing. Suddenly killing
her hopes and dreams.
Each beauty in her is homeless
each thing changed into its opposite
each wound is silent guilt,
death wish, endless hate.
Will this last forever?
You will be again
female mother woman, still and forever
bearer of life, of beauty
source of love when the world
will eradicate that virus that kills it
here, now, in the blackest of days.

3.
La voce risonante
dell’orologio avvisa:
è questo il filo della mezzanotte
sono vuote le piazze
vegliano al sussurrio delle fontane
le statue secolari
ragazza sola, come un’ombra lenta
tu scivoli
sui neri marciapiedi
nel tuo grembo, rifugio dei perduti,
cresce il figlio d’un dio che non ha nome
più tardi un misterioso messaggero
ti darà la notizia, le istruzioni
poi sparirà nel cielo mattutino
di luci fioche
l’alba già ti veste
come piccole gemme
luna e stelle
scintillano fra i tuoi
capelli bruni

The resounding voice
of the clock warns:
this is the midnight’s thread
the squares are empty
at the whisper of fountains
centuries-old statues watch over
lonely girl, as a slow shadow
you slide
over black sidewalks
in your womb, shelter for the lost,
grows the son of a nameless god
later a mysterious harbinger
will bring you the news, the instructions
to then disappear in the morning sky
with dim lights
dawn dresses you up
as small gems
stars and moon
sparkle amid your
dark hair

Antonino Caponnetto È nato nel 1950 a Catania (Italia), dove ha vissuto, salvo una breve pausa romana, fino al 1980. Dal 1981 vive a Mantova.
Opere:
Per l’Editore Campanotto, ha pubblicato due raccolte di poesie: Forme del mutamento (Udine, 1998) e La colpa del re (Udine, 2002). Per le Edizioni Kolibris, la silloge Miti per l’uomo solo (Bologna, 2009). Per l’Associazione Culturale Pellicano, Agonie della luce - Poesie 2012-2015 (Roma, 2015).
traduzioni:
Fernando Rendón, Qual era la domanda? (Poesie 1986-2016), Pellicano, Roma, 2016.
Con Pellicano collabora già da qualche tempo come curatore della collana poetica internazionale “Poetry by the Planet”.
È stato ospite di vari festival poetici, come il Sirmio International Poetry Festival, il Festival internazionale di Poesia Virgilio, il Festival internazionale Ottobre in Poesia. Sue poesie sono state radiotrasmesse, altre sono apparse su riviste e antologie (le ultime: SignorNò, I dialetti nelle valli del Mondo 2016), LiberAzione poEtica (2017) tutti con l'associazione Pellicano, Roma, e No Resignación (Poetas del mundo por la no violencia contra la mujer). “Antología de Salamanca, Ayuntamiento de Salamanca” (ES), 2016. Suoi testi poetici o interviste si possono leggere anche online attraverso vari link. Diversi sono i suoi contributi critici, spesso in forma di pre o postfazioni alle opere di giovani, meno giovani o ben noti poeti. Presso le Edizioni del Trito&Ritrito, sono apparse (in un numero limitato di copie destinate agli amici), quattro plaquettes: A che serve? (2001), Le chiare strade (2002), Contromovenze (2003) e Petits cahiers pour la douleur du pauvre (2005).
Antonino Caponnetto was born in 1950 in Catania (Italy), where he lived - except for a brief period in Rome - until 1980. Since 1981 he lives in Mantua.
Works:
Poems Collections: Forme del mutamento (Campanotto Editore, Udine, 1998). La colpa del re (Campanotto Editore, Udine, 2002). Miti per l’uomo solo (Edizioni Kolibris, Bologna, 2009. 2nd Edition 2010). Agonie della luce - Poesie 2012-2015 (Associazione Culturale Pellicano,
Roma, 2015). Translations from Spanish: Fernando Rendón, Qual era la domanda? (Poesie 1986-2016), Associazione culturale Pellicano, Roma, 2016. With the Cultural Association “Pellicano” he’s working as the editor of the international poetic series “Poetry by the Planet.”
He was a guest of some poetic festivals, such as Sirmio, Virgilio or “Ottobre in Poesia” International Poetry Festivals. Some of his poems were radioed, others appeared on magazines and anthologies - for example SignorNò, I dialetti nelle valli del mondo, (2016) and LiberAzione poEtica (2017) all by A. C. Pellicano, Roma, or No Resignación (Poetas del mundo por la no violencia contra la mujer). “Antología de Salamanca, Ayuntamiento de Salamanca” (ES), 2016. Some of his poetic texts or interviews can be read online. Several are his critical contributions, often in the form of prefaces or afterwords to the works of young or wellknown poets. By Edizioni del Trito & Ritrito from Pieve S. Polo in Capannori, Lucca, four plaquettes have appeared (in a limited number of copies for the Author’s friends): A che serve? (2001), Le chiare strade (2002), Contromovenze (2003) and Petits cahiers pour la douleur du pauvre (2005).

Ray Allen e Fernando Eros Caro insieme in un libro e a passeggio col Grande Spirito

ISBN 9788899615291, pag. 138, € 12.00
Mettere in evidenza e pubblicare autori che difficilmente apparirebbero presso ‘grandi editori’: questo lo scopo del mio lavoro iniziato nel 1976 a Catania, con Pellicanolibri e proseguito fino al 1992 a Roma, (aprendovi anche una libreria), che continua con l'Associazione culturale Pellicano da qualche anno. Questo, scoprire lavori che difficilmente avrebbero spazio, è quasi sempre il merito di quella che per comodità chiamano ‘piccola editoria’. In realtà la gran parte di questi lavori verrà ‘notata’ e/o pubblicata (dopo) da editori maggiori. Molti di questi autori che inizialmente nessuno vuole, in passato vivevano isolati dal mondo letterario e spesso ridotti in difficoltà economiche. Ne cito alcuni: Bachelard, Ortese, Bellezza, Montalban, Ripellino, Arrabal, Sorel, Barone, Pelloutier, Cabet, Jodorowsky, Verdinois, Amendolara pubblicati in quegli anni.
Ma la storia non cambia neanche oggi, forse peggio, o accade la medesima cosa: la rete semmai metterà in evidenza i ‘festeggiamenti’ e le tante manifestazioni di autoproclamati scrittori e poeti.
In questo mio post però desidero segnalare due persone che vivevano in una situazione che definire ‘peggiore’ sarebbe solo delicato. Mi riferisco a Fernando Eros Caro (Nendy) e Ray Allen (Orso-che-corre). Questi due nativi americani sono stati rinchiusi nel carcere di San Quentin per oltre trent'anni, in attesa di essere giustiziati, con diversi processi rinviati e senza alcuna possibilità di pagarsi avvocati in grado di stabilire o dimostrare la propria innocenza. Fernando e Orso-che-corre non ci sono più, ma rimangono i loro racconti e i quadri: in carcere hanno imparato perfino l’italiano, a dipingere e a scrivere talmente bene che da anni e in vario modo vengono pubblicati.

Traggo dal blogspot di Marco Cinque:
“Ora, vorrei ringraziare di cuore il mio meraviglioso fratello adottivo, Marco Cinque; il nome indiano che gli ho dato è “U-wo-li gi-ga-ge”, che significa “Aquila Rossa”. E grazie anche alla sua amorevole moglie Lina “Summer Sun” e a suo figlio Stefano “Little Warrior”, per il modo in cui amano questo vecchio Orso. Un grande “WA-DO” (grazie dal centro del cuore), a un altro meraviglioso fratello adottivo: Maurizio “Drum Dancer” Carbone, che assieme a Marco “Red Eagle” portano Orso-che-corre a spasso per l’Italia, per farlo conoscere a tante persone, soprattutto a quei dolcissimi bambini delle vostre scuole. Senza il loro amore e sostegno questo tepee di cemento non avrebbe lo splendore che ha”.
Per conoscere il testo completo clicca QUI
Questo continua ad accadere, per volontà di “Aquila Rossa” malgrado Orso-che-corre non ci sia più da anni, (giustiziato il 17 gennaio 2006, con una iniezione letale nel carcere di San Quentin, all’età di 76 anni, di questi 30 passati rinchiuso un una stanzetta di poco più di 2 metri quadrati). E continuerà ad accadere anche per Fernando Eros Caro, altro fratello adottivo di Marco Cinque, scomparso in punta di piedi, oseremmo dire, grazie a un infarto che gli ha risparmiata l’umiliazione di una probabile esecuzione.
Fernando con Aquila Rossa (Marco Cinque) nel 2007
Visto che l’ex presidente Obama non ha ritenuto opportuno chiudere la propria carriera di nobel per la pace almeno con un atto di umanità che difficilmente potrà avere il successore Trump.
Di loro due, nativi americani e prigionieri di uno stato nemico rimangono le opere: quadri, disegni, lettere e racconti pubblicati in un volume della nostra associazione Pellicano che in qualche modo, prosegue dopo avere già edito due libri di Fernando, Non smettete mai di sognare (2015) e Saai Maso (2016).
Quello che risalta subito leggendoli è la grande capacità espressiva che non cade mai nel patetico e ci appare piuttosto come un film sequenza dopo sequenza raccontando attraverso racconti, solo apparentemente divisi, la propria giovinezza, l’apprendimento della ragione amorosa e la capacità di raccontare anche la tragedia non tralasciando consapevolezze con un certo sorriso ironico.
Questa frase di Fernando dovrebbe essere incisa nei cuori di coloro che determinano le morti altrui e che non posso non chiamare 'boia': “...perché si può vivere, si può morire, ma nessuno dovrebbe vivere aspettando di morire..”.

Alcune pagine del libro un racconto Lasciano 'Oklaoma di Ray Allen Orso-che-corre e Ta’a ama Mecha (il Sole che ama la Luna)

Lasciando l’Oklahoma

Partimmo dall’Oklahoma per cercare una vita migliore. Mio padre, per poter comprare una vecchia e scassata automobile, vendette i nostri cani da caccia, un paio di fucili e dei vasetti di marmellata preparata da mia madre durante l’estate. Non credo che mio padre avesse mai guidato un’automobile prima di allora e, se non ricordo male, faticò parecchio per scoprire quale marcia dovesse ingranare per farla partire.
C’eravamo io, mia madre, mio padre, mio fratello Glen Aquila Nera, mia sorella maggiore Hazel Luce del Mattino e la mia sorellina Lennie Piccola Penna, che io chiamavo “baby”. Il nome di mia madre era “Minnie Colomba del Mattino”, quello di mio padre “Grande Aquila Nera” e il mio, naturalmente, “Orso-che-corre”.
Sembrò che mettessimo troppa roba su quella vecchia e malandata automobile. I materassi li sistemammo sul tetto, i catini da bucato sul cofano posteriore e molte pentole e casseruole sparse un po’ dappertutto. I sedili posteriori erano completamente carichi di roba, e lì ci infilammo sopra io, mio fratello e Lennie. Dovevamo restare sdraiati, visto che non c’era proprio spazio per stare seduti. Partimmo la mattina presto, non appena spuntò il sole. Non era possibile viaggiare di notte, poiché questa carretta di macchina non aveva neppure un fanale anteriore. Già poco dopo la partenza dovemmo fermarci a riempire il serbatoio dell’acqua, perché ogni tanto, percorse poche miglia, usciva un sacco di vapore a causa dell’acqua che bolliva e traboccava di nuovo fuori.
Il primo giorno, quando iniziò a imbrunire, trovammo un posto per accamparci e passare la notte, visto che non potevamo proseguire senza luci. I miei genitori non sapevano esattamente dove stavamo andando, tranne che si trattava di un posto chiamato Texas. Noi ragazzi non sapevamo neanche che esistesse uno stato del Texas.
Una cosa che ricordo bene, però, è che raggiungemmo la cima di una collina piuttosto alta e mio padre disse a mia madre: “Se spegniamo il motore e scivoliamo giù da questa ripida discesa risparmieremo un sacco di benzina”. Non ci volle molto perché mio padre si accorgesse che quella fu una pessima idea e un grave errore che poteva costarci caro. L’automobile rimbalzò da un lato all’altro della strada e molte cose saltavano via ogni volta che urtavano contro una sporgenza del terreno. Fu come se stessimo precipitando giù da quell’altura ad una velocità di quasi 100 miglia all’ora. Diedi uno sguardo a mio padre che stava lottando per controllare il volante di quella vecchia e dannata automobile.
Mia madre stava zitta e rannicchiata come un topolino e sembrava che il sangue fosse scomparso dal viso, talmente era impallidita. Papà sudava come se fossimo in piena estate sotto un sole battente, mentre mio fratello e mia sorella tenevano il viso sepolto sotto le coperte ed i vestiti su cui eravamo sdraiati. Io, però, non volli perdermi nulla di quella veloce e pazza corsa che la vecchia automobile ci stava offrendo. Mia sorella maggiore si mise a piangere; era cosciente che quella corsa avrebbe potuto portarci dritti nel Mondo degli Spiriti, ma io avevo una grande fiducia in mio padre e quella corsa spericolata fu per me un vero spasso.
Quando finalmente planammo in fondo alla discesa più morti che vivi, per un lungo tempo nessuno di noi aprì bocca, poi ruppi il silenzio e dissi: “Dai papà, facciamolo un’altra volta!” Lo sguardo di mio padre mi fece di capire di aver detto la cosa sbagliata… Ad ogni modo, io e mio fratello tornammo indietro su quella collina, arrampicandoci per recuperare le pentole, le casseruole, i catini e tutte le altre cose che erano saltate giù dall’automobile. Quel giorno non ripartimmo subito, ma ci accampammo, perché credo che mio padre si fosse spaventato troppo e non era in grado di fare neanche un solo altro pezzetto di strada.
Alcuni anni dopo, egli ammise che quella fu un’esperienza che non avrebbe mai voluto ripetere. Beh, sembrava che questo posto chiamato Texas non dovesse mai arrivare. Attraversammo anche qualche grande città, con più negozi ed edifici di quanti ne avessi mai visti. Vidi per la prima volta degli strani aggeggi agli incroci stradali: erano semafori. Mio padre diventò talmente nervoso ad un semaforo rosso, che fece spegnere il motore. Così, mentre lui continuava a guidare, io, mia madre, mio fratello e le mie sorelle spingevamo la vecchia automobile attraverso la città. Mi ricordo che la gente bianca, tutta vestita di gran lusso, ci additava con l’indice puntato e rideva a crepapelle. Pensavo che ridessero perché gli eravamo simpatici, ma scoprii a mie spese che quella era un’idea del tutto sbagliata e che la maggior parte dei bianchi, a quei tempi, guardava la gente indiana con disprezzo. Però sapevo di avere una famiglia dove tutti ci volevamo bene. Comunque, alla fine, riuscimmo ad arrivare in una città chiamata Hell Center (Centro d’Inferno), sperduta nelle pianure del Texas, dove si poteva guardare in qualunque direzione senza mai vedere un albero o una montagna. Eravamo assai lontani dalla piccola città nelle colline dell’Oklahoma da dove eravamo partiti, ed era proprio lì ad Hell Center che, come mio padre mi disse, avremmo guadagnato molto con la raccolta del cotone. Io, però, non avevo mai visto ancora com’era fatto il cotone. Riuscimmo ad avere un posto di lavoro da un uomo bianco veramente gentile e da sua moglie. Per abitazione ci dettero una vecchia casupola con una sola stanza e senza alcun fornello, ma mia madre era abituata a cucinare all’aperto. Il giorno seguente cominciammo a raccogliere il cotone e lavorammo dall’alba al tramonto. Quando pesammo l’ultimo sacco di cotone della giornata, mio padre dovette accendere un fiammifero per vedere quanti chili segnava la bilancia.
Ray Allen: Orso-che-corre
Nella primissima settimana di raccolta, io e la mia famiglia, riuscimmo a guadagnare centoundici dollari. L’uomo per cui stavamo facendo la raccolta pagò tutto in biglietti da un dollaro e mio padre li portò a casa in un sacchetto di carta. Quando aprì il- sacchetto e versò il contenuto sul piccolo tavolo che avevamo, sul suo viso c’era il più grande sorriso che gli avessi mai visto. Disse a mia madre che adesso eravamo pari all’uomo bianco, perché avevamo tanto denaro quanto qualunque altra persona. Fece toccare le banconote anche a tutti noi ragazzi e ci sentimmo felici perché in tutta la nostra vita non avevamo mai visto tanti soldi.
La settimana seguente lavorammo ancora più duramente, ma non passò molto tempo che quella zona del Texas venne colpita da una tempesta di neve. E mentre raccoglievamo il cotone si mise a nevicare così forte, che l’uomo per cui stavamo lavorando usci dalla sua casa e urlò a mio padre: “Ma cosa sta cercando di fare?
Vuol far morire di freddo la sua famiglia?”. Ci invitò a smettere di lavorare, spiegandoci che la stagione della raccolta era finita e aggiunse che avremmo fatto bene ad andarcene al più presto da quella zona prima di rimanere bloccati dalla neve. Lasciammo il Texas e viaggiammo verso un’altra città texana chiamata McAllen vicino al confine con il Messico. Lì coltivavano arance, pompelmi e anche pomodori. Confesso che non ho mai mangiato tante arance in vita mia quante ne mangiai lì, ed erano tutte gratis!
Perciò non tornammo indietro per diversi anni, ma questa è una storia che racconterò un’altra volta.
Ta’a ama Mecha
(il Sole che ama la Luna)

Ta’a (il Sole) ha sempre amato Mecha (la Luna), che considera il suo tesoro e che ha sempre sognato di sposare.
Un giorno, quando sole e luna erano insieme nel cielo del mattino, Ta’a le disse: “Senti Mecha, sono tanto innamorato di te, vorrei che diventassimo marito e moglie”. Sfortunatamente per lui, Mecha non aveva nessuna intenzione di sposarlo, ma comunque gli rispose: “Acconsentirò al matrimonio solo ad una condizione: dovrai farmi un regalo che… abbia esattamente le mie misure!”.
Ta’a decise immediatamente di cucire per lei un abito. Così, dopo averle preso le misure esatte, andò a tessere una veste con splendenti fili d’oro. Quando terminò di confezionare l’abito, convinto di aver fatto un lavoro perfetto, tornò da lei, ma con suo grande stupore s’accorse che la bellissima veste non era della misura giusta. Restò molto confuso, senza riuscire proprio a capire perché non andasse bene.
Fernando Eros Caro: Nendy

Ma desiderava così tanto sposare Mecha che le prese di nuovo, ancor più accuratamente, le misure. Poi andò di corsa a tessere un nuovo vestito ma, tornando da lei, anche stavolta si rese conto che non andava affatto bene. Questo fatto si ripeté per parecchie volte, ogni tentativo falliva miseramente, tutti gli abiti che confezionava risultavano o troppo larghi o troppo stretti.
E andò avanti così per un bel pezzo. Mecha, in cuor suo, sapeva che se la veste che Ta’a le confezionava fosse stata della misura giusta, prima o poi avrebbe dovuto mantenere la parola e sposarlo. È per questa ragione che la luna, ogni mese, cambia aspetto, dimensioni e forma. Malgrado ciò, Ta’a continua imperterrito a cercare di prendere le misure esatte alla sua amata. Ma è triste, perché ha capito che per questo matrimonio forse non sarà mai il momento giusto.
Questa è la fine della storia.
Puoi vedere il vero amore quando si volta a guardarti con gli occhi di qualcun altro.


Questi alcuni link per saperne di più:
http://www.ildialogo.org/campagne/orsocorre18012006.htm
https://www.youtube.com/watch?v=692uULR-BLo




domenica 19 febbraio 2017

Su “Plethora” di Antonella Rizzo (o su una eccezione non casuale)

ISBN 9788890899584, p. 64, € 10.00
In copertina Lʾiride del tempo di Emanuela Del Vescovo
È proprio vero che le polemiche attorno alla poesia e ai poeti non finiscono mai.
Ma è sempre stato così. Quello che oggi è cambiato riguarda l’intimità e l’apparire: a partire da questo, il fenomeno si mostra in tutta la sua evidenza.
Se in passato gruppi di artisti si riunivano per discutere di poesia, questo avveniva in ambiti ristretti, molto spesso con attacchi feroci, ora pressoché sconosciuti. Al giorno d’oggi i critici, poeti a loro volta, non fanno che elogiarsi vicendevolmente, seguitando a scambiarsi premi e inviti. La rete che potrebbe e dovrebbe essere un mezzo per una maggiore informazione, non fa altro che amplificare questo fenomeno e renderlo più visibile.
Lo stesso Pasolini (forse l’ultimo che ha avuto il merito di esercitare una critica feroce e sincera nei confronti di ciò che era corrotto) cercava complici per poter vincere qualche premio importante. Non riuscendoci si scagliava poi contro gli stessi giurati.
Fra i tanti volumi che a lungo rimangono sulla mia scrivania, ce ne sono alcuni - naturalmente di poesia - piuttosto dignitosi, questi però presentano un grande difetto: sono corredati di introduzioni o note che nulla hanno a che vedere con l’opera che trattano e, semmai, diventano una sorta di complice, ma anche incomprensibile, testimonianza pro-autore. Il linguaggio ottuso e/o astruso che vi si usa allontanerebbe chiunque, lettore di poesia o no, ancora abbia voglia di accostarsi a cotanta novità editoriale.
Ogni tanto però qualche eccezione esiste, e non a caso, introdotta da uno che della poesia e solo di questa ha fatto lo scopo della propria vita: Antonio Veneziani. Ma di certo qui non desidero scrivere di lui, semmai invece riportare alcune delle parti che egli ha posto a presentazione di “Plethora” (Nuove Edizioni Aldine, 2016), il bel nuovo libro di Antonella Rizzo.
Beppe Costa

Da: “Cartoline per Antonella Rizzo e il suo Plethora” (prefazione al libro citato)

Non è facile classificare i poeti, vivono e prosperano, tutti, in zone d’ombra, anche quando agiscono in piena luce e parlano di sole e di riverberi.
Antonella Rizzo poi è più sfuggente ancora, cambia pelle ad ogni libro pur restando la sua una voce sicura, potente, piena di sfumature e di colorazioni, modulata anche nell’urlo, dato che per lei la parola è origine e prosecuzione del dire e del fare.
Un poetare che viene dal sangue e nel sangue del lettore va a depositarsi.
[…]
La poesia di Antonella Rizzo è sorgiva ma sempre incanalata su una strada di raziocinio, irrazionale ovvio, come tutta la vera poesia.
[…]
Scrittura pulita, ricercata, zeppa di rimandi letterari, molti femminili da Elisabeth Bishop ad Antonia Pozzi, da Margherita Guidacci ad Anne Sexton… Insisto nel fatto che la poesia della Rizzo, pur avendo una forma assai ricercata, questa non sovrasta mai il contenuto. Dunque una forma pulita, elegante, perfetta fino allo sfinimento, ma sempre pregna di sensualità e sensazioni derivanti da un anticonformismo di fondo, che nascono e procedono su quella strada.
[…]
[Quella di Antonella Rizzo] è una poesia che dialoga con specchi; specchi poetici, come ho già affermato, e specchi reali-quotidiani presentando a suo modo gli accidenti e gli accadimenti dell’assistere e del sognare l’esistenza. Visionaria e colta, le sue parole sono un controcanto alla durezza del sopravvivere, con poesia.
Per parafrasare Woody Guthtrie: «Una buona poesia può solo fare bene» e quella di Antonella è buona poesia; essa non insegna a vivere ma paradossalmente può far vivere meglio. Il problema è che la poesia purtroppo consuma chi la scrive e chi la legge.
Cees Nooteboom dice: «In questo momento storico le persone si sentono sole. E la poesia offre qualcosa che va oltre la vita di ciascuno, trasporta in un luogo che sta più in alto della quotidianità. Compie questo strano miracolo per cui parte da un punto molto personale e arriva all’universale».
Perché la poesia, quasi sempre, si legge da soli, ma mette in comunicazione con l’anima del mondo e con gli amici degli amici e degli affini, e questo è un miracolo di cui la poesia della Rizzo è generatrice.
Bisogna avere il coraggio della visione ma anche quello della realtà e allora leggere «Plethora» è un atto di intelligenza verso se stessi e verso il mondo. Infatti dopo vi sentirete meglio o peggio, dipenderà da voi […]
 Antonio Veneziani


Adamo

Adamo non perdonerò mai
la natura stessa dellʼinganno
farti cimice insignificante
senza sangue, storia, una dimora
farti monaco, romita, clericale
caricare colpe a serpi e donne
nascondendo mele da addentare.

Morte moderna

Il tempo di morire
assomiglia alla guerra
dell'ultimo notiziario
che mostra i bisturi
di nuova generazione.
Hanno perso la capacità
di orientare la cesura
prestandosi alla civile convivenza
tra seni incisi per necessità
o per affabulazione.

Primavera araba

Così si riaffacciò
il tempo trascorso di Fahranez
insieme alle sue armi.
Il vuoto della solitudine
è sgombro da equivoci e da carezze
capitolate in un attimo.
Ci aspettavamo su sedili di legno
che inarcavano la linea ideale
del dorso, come canne per battere.
Io sono qui, figlia, per calmare
quella specie nuova di sindrome
che tolse vita a tuo padre
nel riconoscerti al mondo.
Io sono te
con la costola dellʼuomo
nascosta in una scatola.

Su “Tilla Durieux come Circe” di Franz Von Stuck

Ho un uomo accanto
e un amante pazzo della Giudecca
che disprezza quando il cielo piange.
Non sono lʼusignolo del mattino
pallidissima, la danzatrice calva
che chiama Amore le natiche di marmo
strette a forzare il rigor mortis
invidiando i coiti delle antilopi.
Come orfiche creature
anche i nostri, di ventri muliebri
hanno bisogno di cinta solide
e di stagioni, assalti e rotazioni
moti dʼanimo, razzie lucide
paralisi e preludi dʼattimo.
Così il Giorno porta consiglio
e dispiacere di essere figlia
di Ecate alla quale appartengo
monacazione, poi abiura e peccato
Circe novella dispensa vergogna.
Meglio figlia impura del volgo
e fiore estraneo alla serra
piuttosto, una lapide in fronti di guerra
dove ancora ergersi fiera, lontano
da fiorai importuni, come barbieri
che recidono steli come capelli
e quieti, dozzinali mazzi come parrucche
a riempire damaschi e potiche.
Miracolo di rosa nera
unica e vera regina, in mezzo alle scorie
zona franca da patrie e da limiti
come nel Donbass i cimiteri.
E fiore bastardo che porti vertigine
rosa mistica, unica e trina
custode di numeri, ansa di fiume
Madre guerriera, Dea della Cabala
Santa Sara che aspetta gli zoccoli
di puledri alle rive, cavalcati da zingari
la notte di Maria della Camargue.
A Dio la sentenza metafisica
sui diaspri di luce e su spore
impazzite, che fuggono.

Ex voto al poeta

Sono qua
ad aspettare il giorno
con un canestro di verbi nuovi.
Il poeta, o chi conduce il tempo
è avvoltoio e Cerbero.
Sʼaccoda allʼumanità piangente
gode dei languori mai narrati
similitudini tra mali,
al lavoro alacre dei Pastori
nei lanzichenecchi globali
dei nostri giorni.

Il cenacolo umano

Seduti. Davanti a Rasputin
mascherato
da angelo buono.
Il primo cristallo si rompe.
E appresso le speranze vane
se ne vanno in pezzi,
dannazione.
Ora è di nuovo lʼora
di figurarmi arditamente
masticare bolo e grazia.
Il secondo cristallo si rompe.
Ma non è posto questa mensa
per metà donna e metà sauro
urla il monaco adirato.
Il terzo cristallo si rompe.
Streghe perfide,
è meglio la puttana di un re
che la serva dʼuno schiavo!
Inside

Non puoi impedire
dʼabitarmi dentro.
Sono lʼunica padrona
di questo confino
e tu il predatore gagè.*
Fuori il solfeggio
di strumenti scordati
alienano la testa
lʼillusione graffiata
di sentirmi unʼorchestra.

*Gagè: Il termine gagé indica nella lingua romanì 
il non essere rom o meglio il non appartenere alla dimensione romanì.

Poesia per Pasolini

Ti ricordo come un iconico santo
in un soprabito stretto, dai colli generosi
strizzato in una vita da silfide maschio
troppo povero per i ricchi
troppo ricco per i miseri.
Difficile immaginarti prono
immerso in una pozza di sangue.
Stavi difendendo la mia natura
notturna e candida
implume e maliarda
che si sveglia con i segni delle corde.
Eppure, ho sentito stupirsi
rinnegando il canto del gallo
parlando di amore e madrigali
le vipere e i guardoni del Palazzo.
Hai seminato le crepe e i cortili spogli
erano fertili, sapevano di talco
e di giovani vecchi armati fino ai denti.
Se non è questo il sacrificio...
farsi carne e sentirne la crudezza
quando lʼanima è fuori da ogni tempo
e già divina con le sue parole.

Plethora

Lo spirito sovrabbonda
doppio e unico
supplica spazio
per esistere.
Si arrocca scabro
sul cratere lavico
talvolta è così,
minimo,
estinguendosi al limite.
Si riaffaccia barbaro
cavalcando cieco
quella bestia dissimile.
Non pregarmi di scendere.


Cenni biografici
Antonella Rizzo è nata a Roma il 17 gennaio 1967 e vive a Campoleone. È poeta, scrittrice, docente, giornalista, performer. Ha al suo attivo: Il sonno di Salomè – Edizioni Tracce 2012; Confessioni di una giovane eretica – Edizioni Lepisma 2013; Cleopatra. Divina Donna dʼInferno – Fusibilia Libri 2014; Iratae pièce teatrale con Maria Carla Trapani - Fusibilia Libri 2015. Ha curato il volume: Haiku. Come fiori di ciliegio - Fusibilia Libri 2014 e Il morso verde nel 2016 per le stesse edizioni. È presente in molte Antologie di Poesia contemporanea e partecipa ad eventi culturali di carattere nazionale e internazionale, cortometraggi, pièces teatrali, in collaborazione con artisti visivi e musicisti. Scrive recensioni letterarie e musicali su riviste di informazione e cultura.