lunedì 20 novembre 2017

Bruno Petretto o la felicità del vivere: Molineddu

Bruno Petretto o la felicità del vivere
Ingresso Teatro civico di Sassari, sabato 21 ottobre in occasione del Festival Internazionale di poesia.

 Barba e capelli incrociano gli sguardi, un secondo di incertezza e:
-Sei Bruno?- -Sei Beppe?- in contemporanea. Un abbraccio stretto senza precauzioni, non trattandosi di una delle tante straordinarie donne incontrate in questi giorni.
-Devi venire da me, sicuramente-
-Verrò, appena rientro stanne certo, Bruno. Sarà una delle mie prime visite da fare. Ogni volta sembri io scappi, mentre fra poco verrò qui e per sempre-
Mani e braccia si chiudono e si entra a vedere lo spettacolo di Marcos Vinicius.
Invece  venerdì mattina, giorno prima dal rientro a Roma, viene Rita a casa di Leonardo e andiamo a Molineddu.
A poca distanza da Sassari arriviamo, dall’alto della montagna si sente –Arrivo-.
Entriamo da un cancello e si entra in una favola. Non ci credete? Allora venite e scommettiamo.
Certo non una finta favola per adulti, ma quelle che gli occhi dei bambini hanno da sempre immaginato.
C’è il ruscello, il ponticello il legno (più d’uno) che vi passa sopra, c’è la casa sull’albero, dove puoi entrare.
Pavoni, galline, oche, per non dire di cani e gatti. E c’è lui: Bruno. Artista, contadino, agricoltore scultore.

Alla favola si aggiungono opere d’arte di notevole bellezza e originalità, disseminati lungo il percorso, almeno quello in pianura che ho potuto vedere.
Non ricordo di quanti ettari è costituito Molineddu, ma alte montagne sovrastano tratti pianeggianti, sistemati a mo’ di teatro per incontri e presentazioni e quant’altro riguarda le attività che si svolgono (ma di questo scriverò in altra occasione)
Adesso solo uno sguardo di un’ora appena, consentitami dal tempo. Una casa dove vive Bruno esemplare per l’essenzialità, un edificio adibito e adeguato per le mostre e, certo, altro che potrò vedere più avanti nel tempo.

Ti rendi conto che lì c’è un uomo che ha un rapporto di sereno ma anche faticoso amore per la natura, fatica, però, che in Bruno non avverto, anzi ci lascia per risalire in montagna per poter continuare il proprio lavoro. La notte di Bruno, credo sia breve, credo aspetti  il giorno per poter rivedere e proseguire ciò che più ama.
Anche qui spariti i fronzoli e i suppellettili di una società ormai rincoglionita che suda sangue per potere avere troppi oggetti inutili che poi non usa, non godendosi pressoché mai la vita e malgrado la modernità vive come un selvaggio guerreggiando ovunque: in casa ufficio per strada o in ascensore.

Per la pagina su facebook clicca QUI


Posta un commento