venerdì 26 gennaio 2018

due o tre cose che so di me

La poesia resiste al di là dei poeti, alcuni sopravvivono altri scompaiono ma, in questo enorme moltiplicarsi di versi del poeta esiste la propria vita.
Mi sono avvicinato alla poesia proprio come un bambino cresciuto in un circo con la propria famiglia, in quel circo inizia e prosegue quasi sempre il lavoro che sarà, nel bene e nel male la mia vita.
Era stato mio nonno Vincenzo Muglia a cogliere le difficoltà, anche economiche di Giovanni Pascoli che alla fine dell’Ottocento insegnava a Messina e mio nonno faceva l’editore fino al terremoto nel 1908 data che lo vide spostarsi a Catania, dove proseguì la propria attività di editore della Real Casa, continuando a pubblicare autori noti e poco noti italiani, fra questi il grande narratore per bambini e ragazzi Luigi Capuana o il critico d’arte Stefano Bottari.
Crescendo in questa famiglia di editori e librai, non potevo non avvicinarmi ai libri con i mezzi che avrei potuto trovare via via nel crescere.
L’impegno o, se vogliamo, lo spirito, è stato sempre quello di ‘scoprire’ autori che, per la loro storia, sentivo vicini al mio spirito, solitudine o inquietudine.


Divenendo al tempo stesso un discreto lettore. La mia vita è stata fin qui abbastanza lunga e con i mezzi sempre scarsi a mia disposizione, credo di aver fatto più che un buon lavoro. Non pensavo certo che la poesia potesse salvare la vita, molto spesso anzi scoprivo quanti poeti, lottando per la propria libera parola, la vita l’avevano persa.
Passando per Albert Camus a Federico Garçia Lorca fino ad Arrivare a Fernando Arrabal e Jodorowsky.
Mi si apriva d’incanto una possibilità reale, potere pubblicare autori che in Italia non erano ancora conosciuti. Col tempo cresceva la mia ansia e le difficoltà diventavano insormontabili per via dei costi che questo tipo di attività richiedeva.
Ma non mi sono fermato, mai, nemmeno adesso che la vita va verso il tramonto.
Incontrando nel corso delle esperienze poetiche decine di persone in difficoltà per la sopravvivenza, nel senso stretto del termine: soldi per mangiare, per mantenere una casa e così via.
I due casi, poi scoperti o riscoperti e pubblicati dai maggiori editori italiani sono quelle riguardanti due donne: Anna Maria Ortese e Goliarda Sapienza. Ignorate in vita ora è possibile leggere tutto, anche le opere minori che non si sarebbero mai sognate di pubblicare.
Ma non basta, uno dei maggiori filosofi francese Gaston Bachelard ignorato nel nostro paese viene da me pubblicato nel 1978, da quell’anno tutte le opere vedono man mano la luce. Così come lo spagnolo Manuel Vazquel Montalban del quale pubblicherò l’opera prima, fino ad arrivare allo scrittore arabo Naim Araidi incontrato prima a Roma, poi in Galilea.
In sintesi i miei autori pubblicati in italiano sono il mio apporto ad una  vita poetica possibile: non avrei potuto combattere altrimenti la solitudine dell’essere umano davanti al potere, alla sopraffazione che quotidianamente vive.
La poesia è quindi una risorsa, oltre che uno stimolo ad andare avanti. La parola del poeta molto spesso fa paura, è comunque e sempre rivoluzionaria, si batte con i pochi mezzi che trova al di là di ogni frontiera. Ed è forse per questo che poeti d’ogni parte del mondo si incontrano sulle stesse tematiche: la vita, l’amore, la pace, quando c’è.
Molti sono i fermenti che stimolano la creatività in ciascun essere umano e certo la poesia non risolve né stabilisce una possibile risorsa, ma è un’arma, talvolta protesa verso se stessa, il più delle volte rivolta allo stesso poeta che non potrebbe farne a meno per vivere.

Proprio per questo molti incontri fra poeti di varie lingue e nazioni, come scriveva lo stesso Araidi, avvengono affinché si continui a parlare malgrado le diversità delle lingue e delle situazioni vissute. Attraverso questi scambi si spera sempre e da sempre che il mondo comprenda la lingua comune dell’amore e della pace.  
b.c.

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