venerdì 25 maggio 2018

Prima d'ogni altra cosa di Antonino Caponnetto, novità Pellicano


ISBN 978-88-99615-50-5 pag. 210, € 10.00
Al poeta che pubblichi con qualche costanza i suoi libri accade sempre, quasi per norma, che l’ultimo uscito gli sembri il migliore. Ma poi scuote le spalle e, continuando a scrivere, ha ancora la medesima certezza: cioè che la sua poesia stia migliorando, che non si stia ripetendo. Allora forse quel suo ultimo libro non era il migliore. Una cosa però è certa: il tempo darà ragione al poeta, poiché in questo caso il nostro autore, Antonino Caponnetto, leggendo, raggiungendo (malgrado certi capricci del corpo) una maggiore serenità sia rispetto alla propria vita che attorno alla parola, curando altri poeti, traducendo da altre lingue, abituandosi a convivere con ciò che non può combattere, avviene che abbandoni quella presunta necessità tutta italiana di mascherarsi. O forse, ancora, è la chiarezza che avanza nella sua scrittura: i legami sono ormai consolidati, i tempi in qualche modo programmati, ed semplice ormai la vita che conduce. La mente asseconda il corpo rispettandone le necessità prima solo immaginate e/o mutevoli. Lo stesso vale per gli spazi dove ha deciso di stare e di quelli a cui ha deciso di voltare le spalle. 
 Mentre il tempo trascorso rimane bene impresso nel suo presente, tanto da costituire dentro di lui un vero e proprio universo umano, tutto questo - con ogni probabilità - lo ha lasciato più libero anche nelle frequentazioni di quello che è il nostro ben modesto mondo letterario.
La sua riservatezza gli è diventata assai congeniale, non così combattuta come un tempo, tanto che egli può scrivere senza alcun dubbio molto più liberamente.
Questo però non vuole sottintendere che i precedenti volumi dell’autore non siano di notevole livello: per me Caponnetto si pone fra i poeti più riservati da una parte e fra i migliori del nostro tempo dall’altra.
Proprio questa sua riservatezza, come le frequentazioni, forse lo salva anche nella scrittura: arma unica che consente la difesa in un mondo o in un paese dove proprio la parola sembra diventata un urlo e un coacervo di mediocrità: dalla politica ai libri, dalla letteratura nostrana ai canali televisivi, senza scampo alcuno.
Questa libertà d’espressione - attraverso quel meccanismo strano d’un pensiero soltanto in apparenza solitario che fluisce lungo le braccia fino alla tastiera - si compie l’azione di scrittura. In Caponnetto, per esser ancor più chiari, non esiste la metafora d’un giro di complessità che portano a nulla, come ne ritroviamo di frequente leggendo, e in tutta sincerità, ne rimaniamo offesi, come autori e come lettori: metafore come sacchi vuoti.
con Arrabal e me al Monigart Festival, 2016
A questa capacità di donarsi si aggiunge ritmo e musicalità che ben conosce attraverso i poeti che ama, leggendo direttamente in francese, spagnolo o inglese che sia. Lo stesso amore per la musica si trasferisce, mantenendo quasi sempre una tecnica classica, alla modernità del linguaggio. Cosicché la lettura è al tempo stesso intensa e godibile. Parlando direttamente al lettore il quale vive di quelle stesse trame, emozioni, paure.
Nessuna maschera dunque nel nostro autore come non la indossavano poeti quali Lorca, Neruda Salinas, Ritsos, Prevert, Pacheco e centinaia di altri. Nessuno degli italici vezzi cui ormai siamo avvezzi.
Certamente il titolo di questo suo libro ha più significati possibili: Prima d’ogni altra cosa, (Associazione Pellicano, 2018) la salute, la pace,  la vita, l’amore, il denaro, i figli? Forse. O forse questo c’è proprio tutto, e sta in una parola, la parola del poeta, di Caponnetto: una parola che si fa poesia, sublime intensa poesia.
beppe costa

tratte dal volume

Medizinischen Lager

lo scarto fra me e te è ormai così profondo
è uno spazio abissale ogni minima crepa
ogni emergenza forse - è un cuore che s’arrende
in asettiche sale scrupolosi chirurghi
vanno incidendo i corpi martoriati
degli ammalati che non hanno amore

Canto di madre

Oscuro figlio, fragile giglio,
tu nel groviglio celi un artiglio.

A me mistero e al mondo intero,
ora la luna nuova t’abbruna.

Mentre i malvagi a te vicini
bramano stragi come assassini.

Tu stringi e sciogli ogni legame
e in te dispogli le loro trame.

Di questo amore ogni ferita
sia rosso fiore per ogni vita.

Lignes pour un jacobin

Se fosse solo il corpo a farmi male
ogni volta che un crimine
colpisce un indifeso

se non odiassi il male fino al punto
che il mio spirito sanguini ogni volta
forse sarei capace di votarmi
a lotte nonviolente

Per amore io odio
e so che mai potrei
ingentilirmi al punto da morire

Eri la nostra voce, che risuona

E parlavi dei Minima di Adorno,
e dei mostri parlavi e di puntute
spine che lì nella coscienza stanno
come in attesa di portar dolore.

Eri la nostra voce, che risuona
dalle viscere al cuore. E noi, qui, ora,
per te, fratello antico, solitario
viandante eterno in luoghi mai veduti,
noi, per quelli fra noi che più non sono,
poniamo il Primum vivere
a fondamento estremo.

Contro le sfingi, amabili
guardiane del potere,
d’ogni filosofare in cui l’Enigma
sempre viene infamato e vilipeso.

Contro i mostri che l’alba
non dissolse
e le astute ragioni
del vampiro.

Taccuino: stanza IX - Il malo uomo

     Tu sogni d’una notte senza stelle e clamorosi arcangeli in battaglia.

Ah se gli fosse dato cancellare
ogni umana parvenza sui cammini
della piccola morte quotidiana

se laggiù dove sciama
ancora fra i vigneti il calabrone
potesse il malo uomo
dare voce al suo vecchio Dio del tuono.

Se dalla notte cinta di soffusi
favolosi miraggi di tesori
sapesse il malo uomo ritornare
la prima pietra certo scaglierebbe

e nostalgia nel cuore brucerebbe
d’un terribile fuoco antelucano.

Allora ciò che è più non sarebbe.

Allora ciò che fu non tornerebbe.


Antonino Caponnetto (Catania 1950) vive a Mantova. Diverse sono le pubblicazioni personali e in antologie. Dirige la collana Poetry by the Planet, (Associazione culturale Pellicano) dove ha curato l’edizione italiana delle poesie dell’autrice rumena Elena Liliana Popescu, del poeta kosovaro Fahredin Shehu, e tradotto dallo spagnolo un’ampia raccolta di versi del poeta colombiano Fernando Rendón.
Le sue ultime raccolte, uscite tutte per Pellicano, sono Agonie della luce (2015), Il sogno necessario (2017). e Prima d’ogni altra cosa.
La passione per la poesia fa parte del vestito che indossa, della sigaretta che fuma e dell’ironia come arma di difesa dinnanzi alla tragicità del Mondo.


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