domenica 29 settembre 2019

Beppe Costa poeta ribelle di Luan Rama

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Beppe Costa poeta ribelle (Luan Rama)
traduzioni: Valbona Jakova

Beppe Costa è un poeta che dice “ Io sono nato nei tempi del fascismo e mi pare che morirò in tempi di fascismo”. Sembra contraddittorio per un italiano democratico, ma la sua parola è disperante in un momento in cui l’estremismo di destra pare riaffiorare. Il suo viso, e specialmente il suo corpo, testimoniano tutto il dolore di chi aspira alla parità e alla pace sociale, ad un futuro equo veicolato dalla libertà di pensiero. È un erede di Albert Camus, come possiamo notare nel suo libro di poesie “Rosso, poesie d’amore e di rivolta”, è l'uomo che si ribella, il poeta ribelle che sebbene fisicamente provato, sceglie la militanza attiva non di facciata; viaggia, persino viene a passeggiare in Albania, incontra e ascolta le storie delle nostre genti e della gioventù di questo popolo, viaggia in autobus fino a Rahovec di Kossovo, dove il noto poeta Fahredin B. Shehu ha organizzato il quinto incontro Internazionale dei poeti dal mondo: America, Giappone, Irlanda, Slovenia, Albania, Bosnia e poeti del Kossovo. Innanzitutto Beppe, questo siciliano che la moderna Italia del dopoguerra ha vissuto, con i colori nero, rosso, rosa, verde, ecc., fondamentalmente è un poeta umanista. Sempre contro la guerra, con una poesia che ha saputo descrivere nei suoi versi le immagini di Pasolini e Fellini nello stesso tempo, di un’Italia che si trova anche negli altri grandi poeti del dopoguerra. Ma Beppe è una voce unica, distinta, originale, dove si intreccia il lirismo e il tragico, il profondo contro l’oltraggio dei padroni del mondo che si fa grido contro ogni forma violenza. Beppe è stato anche editore di noti autori di romanzi, filosofi, drammaturghi e poeti europei. La sua casa editrice si chiama "Pellicanolibri" (i pellicani lirici della sua poesia, pellicani di sogni e desideri). Mi racconta le sue amicizie artistiche mentre bevo un vino rosso di Rahovec e lui un caffè, l’ha legato con Fernando Arrabal, che successivamente accompagnò in molte città italiane, presentando la sua grande opera percorrendo l’Italia dal nord al sud, raccogliendo consensi e aiuti da artisti di spicco, come Monica Vitti. Ha anche pubblicato Alberto Moravia, Gaston Bachelard, Manuel Vasquez Montalban, Naim Araidi, Dario Bellezza, Arnoldo Foà, Anna Maria Ortese, Gisele Halimi, (opere di letteratura realistica sino a quella magica) femminista "gay", dove si sente una speciale simpatia per gli scrittori francesi e per la "Nuova onda" dei cineasti francesi con Godart, Trouffaut, Chabrol e Romer, così cari a me. Conversare con Beppe ti dà molto piacere, lui è come un vegliardo che racchiude in sé tutto il sapere del mondo e che con intelligenza lo riversa con modestia nella parola semplice. Ma quando sale sul palco o quando legge una poesia davanti a noi, si trasforma: l’impulso della la sua forza espressiva ti rapisce, la voce sembra non provenire dalla sua bocca ma da un altrove remoto, che è quello del tempo quando non mente.
Insieme alla poetessa Olimbi Velaj, lo accompagnato in diversi luoghi di Rahovec, prima a Masjid (Teqe) Halveti, ai piedi della grande moschea della città, a quel cortile di quattro secoli, dove vecchi padri avevano trovato un stele romana con i grappoli d'uva, poiché fin dall'antichità, questo luogo produceva un'uva meravigliosa. L'avevano trovata sottoterra e l'avevano messa all'ingresso del Teqe, e accanto a lei anche una gigantesca anfora di vino, dove senza dubbio i legionari di Cesare che seguivano Pompeo in quel tempo, verso Farsala, godevano quel vino, così come viene assaggiato oggi, poiché le cantine di Rahovec producono 50 milioni di litri di vino all'anno: bianco, rosso, "rosato". 
Proprio da quel cortile vediamo il luogo dove prima del grande massacro di Rahovec, nella Grande Krusha e Piccola Krusha, furono uccise più di 300 persone innocenti in un solo giorno, il padre di Teqe fu ucciso per primo. Ma come si suol dire, i Padri di Teqe non muoiono, anche se vengono uccisi. Quindi ci dirigiamo verso  la Grande e Piccola Krusha. Verrai con noi a Krusha? - dico io. - Certo! - dice lui con quella sua curiosità di conoscere il Kossovo e la tragedia degli albanesi. I cimiteri delle persone uccise a Rahovec sono scioccanti per lui, poiché per una famiglia come la famiglia Hoti c'erano oltre 15 tombe bianche, la stessa cosa anche per la famiglia Ramadani ed altre. Ci sono tombe in cui le date scritte accanto ai nomi sono dei vecchi di 85 anni o bambini di età superiore ai dieci anni. Questi erano gli oppositori pacifici contro l'esercito serbo, i papaveri esili del campo del Kosovo. E Beppe chiude gli occhi! Mormora sottovoce tra sé! Chissà che parola dice, forse una maledizione contro la stupidità umana, contro gli interessi di partito. E noi continuiamo, in uno splendido tramonto con una luce dorata e ci fermiamo a casa di Ukshin Hoti, con ancora le tracce della guerra, il tetto in fiamme, il busto nel cortile, il melo piantato da lui e nella semplicità di quell'uomo: le immagini di un grande figlio del Kosovo. Beppe guarda le foto e poi si siede per rendere omaggio a questa tribuna della libertà. Beppe scrive in italiano e deve lasciare quell’omaggio in albanese. Cammina lentamente come se avesse la casa di Ukshin Hoti sulla schiena, come se avesse sulla schiena un amore che trafigge quel delicato corpo fermandosi nel suo cuore che batte ancora. Poi, di fronte alla moschea di Prizeren, si siede per prendere il suo solito caffè e meditare, continuando a scrivere ancora i suoi versi. Il sentiero in salita del castello non lo può fare, ah queste gambe, si dispera perché vuole  arrivare là per incontrare le leggende albanesi e i volti umani, vuole fissare sulla carta le parole di questa terra martoriata. E così, seduto, ascolta la pacifica preghiera dei religiosi e osserva la piazza così vivace con quelle belle ragazze molto moderne che contrasta con la moschea, e poi al ritorno, poesia... leggiamo poesie ognuno a modo suo: l’americano, questo erede di George Whiltman molto poetico e serio, il giapponese Tendo è uno spettacolo a sé poiché  ti sembra di avere davanti un piece teatrale di Kabuki, dove l'attore urla e cade in intonazioni basse dove si ascolta solo il suo respiro; Anne dall'Irlanda dialoga con i suoi genitori e le fotografie della memoria, tutti leggono dal loro mondo nascosto, ora svelato per tutti noi.
Grazie a Fahredin, è un dialogo di poesia, culture, natura dei popoli, diversi. Peter Andrej della Slovenia ha le sue canzoni nella chitarra, poeta e compositore, che ci ricordano Cohen o Dylan, il poeta danese Paul Lyndggard Damgaard è un bellissimo crepuscolo di castelli maestosi della Danimarca, Ali Al Ameri ci racconta della "foresta che fa scende un arcobaleno / dai rami sopra.../, l'israeliana Miriam Neiger-Fleischmann sulla "deportazione" Sono un poeta esiliato nei campi del colore"... Ramiz Huremagic per le  forme della morte, che portano le forme della mia infanzia"; Olimbi Velaj per “i tempi delle campane perché” arriva il tempo delle campane per i morti che sospirano sotto abiti neri e fiori secchi...”; o Martinovski così allegro che non abbandona mai il suo ritornello anche quando scrive poesie, poiché come dice lui stesso "quando tu te ne sei andato, io all’improvvisamente mi trasformo in un girasole senza sole."
Beppe, l’uomo ribelle, Camus lo sapeva che come lui c’erano poeti, scrittori e  molti artisti da tutto il mondo che si erano ribellati, poiché loro chiedevano di avere un mondo più umano, più generoso, più solidale, più bello, più giusto, più progressista, più pacifico.
Questo è ciò che Beppe Costa ha nel cuore avvicinare i popoli eliminare le disuguaglianze, accettare i diversi. Prendiamo la strada di ritorno verso Rahovec non lontano dal fiume Drini e io leggo i versi di una delle sue poesie: "Anche ora che la luna...". 


Edhe tani që hëna
ç’vlere ka nëse keni qenë atje
ajo ishte zhdukur tashmë.
Edhe tani që hëna është këtu, ju ku jeni
Dhe unë pyes veten nëse yjet po luajnë me ju
si dhe ju edhe unë pyes ende veten nëse në tokë
ku me vullnet keni shkuar është e njëjta hënë dhe i njëjti det
Edhe tani që hëna kthehet
nëse ndoshta kthehet, ajo do të kthehet ndryshe
ju nuk do të jeni më me mua,
hëna që s’ka dritë dhe yje në universet e shkuara,
unë shpesh kam menduar për ju
Por nuk gjej asnjë tjetër, më kot kërkoj
para se hëna të kthehet, derisa ju nuk jeni këtu.
Ju nuk jeni më dhe unë pyes veten 
nëse hëna bën dredhi e luan me gënjeshtra,
apo ka bashkëfajtorë ose tiranë dashurie,
hëna që nuk është atje.
Ndërkohë që unë këtu, jam ulur para pragut
ju shikoni një tjetër qiell, një tjetër det
e hëna s’është këtu
Ndërsa atje tej ekziston!



martedì 24 settembre 2019

Multiverso di Iago visto da Bruno M. Daga

riveviamo e volentieri pubblichiamo questo testo di Bruno M, Daga 
relativo all'ultima raccolta di Iago Sannino edito quest'anno da EBS 
Ho trovato questo progetto interessante per la sua novità letteraria. Si tratta di una raccolta divisa in quattro parti o sezioni. L'autore considera nei suoi multiversi una architettura poetica e letteraria con un ragionamento logico e allo stesso tempo veritiero sul fare poesia.
Memore della sua capacità d'improvvisazione, riordina le idee e le strutture verbali in parole che colgono il modo e l'approccio compilativo e descrittivo della poesia attraverso i temi e le sue originali ispirazioni.
É evidentemente una ricerca non solo spontanea, ma mirata alla assoluzione delle formule e degli stessi versi.
Nella prima parte, Iago dedica particolare attenzione nella interazione tra un opera liberale e la sua interpretazione poetica. Da un film, piuttosto che dalla musica o un opera pittorica, il poeta cerca l universale in esso contenuto estremo tentativo di una maieutica tutta personale e propositiva. Come lui stesso spiega nelle sue note, far sì che l'atto creativo della scrittura provochi e faccia accadere qualcosa che possa innescare lo scritto. Cogliere la fase, la trasmissione di continuità che origina un opera, e giungere a sentire fisicamente la poesia come un "fatto fisico" e non come " fatto romántico".
Nella seconda parte l'intento di Iago, si sviluppa nel desacralizare ogni intento di
caparbietà accademica o dogmatica, per scrivere poesia libera da ogni iconografia o punto di riferimento. La convergenza degli intenti porta libertà nel uso appropriato di parole che investono nuove immagini e perfette allusioni.
La terza parte del libro, presenta la capacità del compiuto, dell'atteso ma racchiuso come lui stesso spiega:" l'esperienza che inizia all'alba e termina la notte". È ciò che possiamo definire il vissuto diventa oggetto del contemplato e restituito in versi sigilla il sentire del poeta.
I " Versi selvaggi", nella parte finale del libro sono ancora nuove intuizioni in parte libere, che attualizano in modo diverso la poetica contemporanea.
" prima di uscire
lascio una lacrima sul tavolo
sempre la stessa da anni
contiene il senso fatale di una sconfitta,
faccio due passi nel bosco
e subito riconosco la dolcezza vagabonda
dei millenni...."
A questo seguono i versi.
" Quest'alba mi tratta da amico."
Nei campi tuffati nell'acqua benedetta
gli uccelli palustri danzano felici
sul fango che dona la vita
la campagna é sorella sincera
non emette giudizi accetta i fatti.
Porto l'attenzione nei pressi
di un piccolo lamento felino
e quando lo accolgo nelle mani
rendo omaggio all'infinita devozione
che mi ha donato l'umana terrestrità.
Bruno M Daga.
CFD.
Per Poesia. Attualità.
Officina dei poeti.
1 agosto 2019.


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Premio Nazionale di Poesia Terra di Virgilio Premio Nazionale di Poesia Terra di Virgilio VI edizione


PREMIO NAZIONALE DI POESIA TERRA DI VIRGILIO ©Sesta edizione2020
L’associazione La Corte dei Poeti, in collaborazione con Cooperativa Sociale Società Dolce, associazione Giuseppe Acerbi e Gilgamesh Edizioni, bandisce la sesta edizione del Premio Nazionale di Poesia Terra di Virgilio (2020). Il Premio è parte integrante di Mantova Poesia – Festival Internazionale Virgilio e gode del patrocinio degli enti pubblici mantovani.
Straordinariamente, e solo per l’edizione 2020, il Premio sarà dedicato alla figura del grande poeta mantovano Umberto Bellintani nel ventennale della morte (7 ottobre 1999).
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giovedì 5 settembre 2019

International Poetry Festival - Kosovo 5th edition

Quinta edizione dell'International Poetry Festival 
Rahovec 13-15 settembre 2019

Fondi për Edukim Kulturor dhe Trashëgimi ka bërë me dije e nga 13 deri 15 shtator 2019 do të mbahet edicioni i pestë i Festivalit Ndërkombëtar të Poezisë në Rahovec ku do të shpalosen poezitë nga vende të ndryshme botërore.
Pjesëmarrësit në këtë festival do të jenë autor të shquar të vendeve të ndryshme të botës. Në këtë festival do të jenë të pranishëm Anne Tannam nga Irlanda, Ali al Ameri nga Emiratet e Bashkuara Arabe, Andreë Singer nga ShBA-ja, Beppe Costa nga Italia, Tendo Taijin nga Japonia, Mercedes Roffe nga Argentina, Miriam Neiger Fleischmann nga Izraeli, Jack Mc Cann- nga Irlanda, Luan Rama nga Shqipëria/Franca, Olimbi Velaj nga Shqipëria, Peter Andrej nga Sllovenia, Vladimir Martinovski nga Maqedonia, Ramiz Huremagic nga Bosnja, Ndrekë Gjini- nga Shqipëria/Irlanda, Kristian Wikborg Wiese nga Norvegjia, Poul Lynggaard Damgaard nga Danimarkë si dhe poetët nga Kosova Faruk Buzhala, Xhevat Latifi, Tahir Hoxha, Jeton Kelmendi, Lulzim Tafa, Donika Dabishevci, Sali Bashota, Sibel Halimi, Murteza Osdautaj Vjollca Kuqi dhe Ismail Gashi.
Është bërë me dije se në këtë festival do të promovohet krijimtaria letrare e poetit për fëmijë, Jonuz Fetahaj.
Pjesëmarrësit në edicionin e pestë të Festivalit Ndërkombëtar të Poezisë në Rahovec do të kenë mundësinë të njoftohen me traditën, artin dhe kulturën e Kosovës.
Festivali Ndërkombëtar i Poezisë në Rahovec tash e pesë vite më radhë tubon zërat më të fuqishëm të skenës botërore të poezisë dhe audiencës i mundëson që të njoftohen me poetë dhe poezi e cila kultivohet në këtë kohë.
Drejtor i Festivalit Ndërkombëtar të Poezisë është poeti, Fahredin Shehu. / Koha.net / KultPlus.com